BIONDO, OCCHI AZZURRI, MA SEMPRE TRASH
di Domenico Ciccone


Annunciato come ospite alla STICCON 2004, Judson Scott non si è fatto vedere in quel di Bellaria; avrà dato buca per motivi propri o sarà fuggito terrorizzato alla vista delle “babes” sempre più raccapriccianti ogni anno che passa?
Nelle sue biografie, tra l’altro, è scritto che l’attore ha vissuto per quasi tutto il decennio passato in Germania e Italia, girando anche alcuni film. Delle sue esperienze lavorative nel nostro paese non ho trovato traccia, ma se qualcuno lo avesse intravisto in tv in cose nostre, lo può sempre scrivere alla nostra redazione: verrà lautamente ricompensato.

Scott ottenne un certo successo nel campo della SCI-FI con la miniserie “The Phoenix” del 1982, tratta da un omonimo film dell’anno precedente con lo stesso attore come protagonista. La storia prende l’avvio da una spedizione archeologica in Perù, intorno a rovine Inca: gli archeologi scoprono all’interno del sottosuolo un sarcofago intatto, e quando lo aprono trovano un alieno in stato di animazione sospesa.
L’alieno si risveglia, e dice di chiamarsi Bennu; esploratore di una specie molto più evoluta degli esseri umani, Bennu era arrivato sulla Terra 1.500 anni prima, ponendosi in stato di ibernazione in attesa di compiere la sua missione. Sfortunatamente, le informazioni sulla missione sono state distrutte all’apertura non corretta del sarcofago da parte degli archeologi (e quando mai...). L’unico modo per Bennu di recuperare la sua missione è quello di ricongiungersi con Mira, un’altra esploratrice ibernata in qualche altro sito archeologico del Nord America. Durante il viaggio verso il ritrovamento della sua compagna, Bennu si troverà ad usare i suoi straordinari poteri per aiutare la gente in difficoltà e combattere contro le piaghe dell’inquinamento e della criminalità. Non manca l’agente rinnegato dell’FBI che tenta di catturare Bennu per sfruttare i suoi poteri.
Sull’onda di questo successo, Scott viene scelto per la parte di Joachim, il figlio di Khan in “Star Trek II – L’ira di Khan”.
Vi propongo qui a lato una foto con Scott e Ricardo Montalban tratta dal film, ed una fatta ad una convention del 2002: non vi sembra che nella seconda più che padre e figlio sembrino fratelli?

Scott avrebbe comunque incrociato ancora Star Trek, partecipando alla puntata “Simbiosi” della prima stagione di TNG e alla puntata “Messaggio in bottiglia” della quarta stagione di VOY, come comandante romulano Rekar.

La carriera di Scott si è poi sviluppata prevalentemente a livello di ospitate nei telefilm americani, come “Hazzard” (pure qui, però, partecipi a tre diversi episodi e fai tre diversi personaggi, sempre con la stessa faccia!!!), “A-Team”, “TJ Hooker”, “I Colby”, “Renegade”. Non sono mancati altri approcci con la SCI-FI, dalla famosa miniserie “V-Visitors”, ai più recenti “Babylon 5” e “X-Files”.

Di quel poco di cinema che ha fatto, invece, non si salva nulla: e la cosa calza a pennello per questa rubrica.
Il primo film di cui ho trovato traccia dopo Star Trek II è “Full Exposure: The Sex Tapes Scandal” del 1989, classico pornosoft a base di omicidi nel dorato mondo della prostituzione d’alto bordo, che però è sempre un piacere stroncare. Nel capolavoro in questione, una di queste intrattenitrici di lusso viene assassinata, e il poliziotto che indaga scopre l’esistenza di videocassette sulle quali la vittima registrava gli incontri con importanti politici e uomini d’affari, allo scopo di ricattarli. Dopo un misterioso attentato alla sua persona, il poliziotto capisce che l’assassinio è stato compiuto per conto di una delle persone importanti di cui sopra, che ora cerca di rientrare in possesso della cassetta (ooooohhhh… meraviglia!). In questo fondamentale film, Scott sostiene la gravosa parte del pornodivo John “Amazing” Grace, praticamente John dalle Grandi Prestazioni, collega dell’assassinata: nella foto a lato lo potete ammirare in tenuta borchiata sado-maso stile “John Holmes andato a male” con tanto di baffi rigorosamente di colore diverso da capelli e sopracciglia. Non è una vera delizia?

Andiamo ora all’anno successivo e al film “Escape”: la trama propone una giovane ragazza beneducata della provincia americana (l’incipit in inglese suona “Brooke Howser is young and beautiful”….puah!!), che ad un certo punto riceve la tragica notizia della morte del fratello, in viaggio di piacere. Si reca allora nella cittadina di Wallburg, dove si è consumata la tragedia, per avere più notizie, ma la versione che le dà lo sceriffo del posto (un incidente) non la convince. Viene però contattata da un ragazzo del posto, che si offre di aiutarla, e le rivela che lo sceriffo è un pazzo criminale, a capo di un corpo di polizia fatto di pazzi criminali, che terrorizza la cittadina tenendo in pugno i suoi abitanti (mah…..).
Quando cerca di scappare dalla città, la ragazza si trova a fare i conti con inseguimenti ed attentati, ma alla fine lo sceriffo cattivo verrà sconfitto e l’amore tra lei e il ragazzo del posto trionferà: improponibile perfino per i film del dopopranzo di agosto su Canale 5.

Nel 1991 Scott si produce invece nel film “K-9000”. Ritroviamo un’intrepida figura di poliziotto, che stavolta collabora con una giovane e affascinante scienziata dagli occhi da cerbiatta e i capelli color del miele (mai che nell’America televisiva si trovi una scienziata fisicamente più vicina a Margherita Hack che a una bagnina di Baywatch…), per recuperare un prototipo di cane cibernetico, trafugato dai soliti russi cattivi, creato per la lotta al crimine organizzato. Per essere più precisi il russo cattivo è uno solo, Anton Zeiss, coadiuvato dalla solita pletora di scagnozzi: la parte di Zeiss è appannaggio del nostro Judson, che qui a lato vediamo, con supertecnologico fucile, attentare, naturalmente fallendo, alla vita dell’intrepido poliziotto.

Per qualche anno non si ritrova traccia del nostro, fino a quando ricompare nel 1999 nel film “Fugitive Mind”. Un ritorno in bellezza, oserei dire, considerato che regista e primattore del film sono, rispettivamente, Fred Olen Ray e Michael Dudikoff.
Per chi non li conoscesse, Fred Olen Ray è considerato negli Stati Uniti il principe dei film da girare in fretta e con budget ridotto, mentre Michael Dudikoff è uno dei migliori eredi della sacra trimurti Seagall -Van Damme - Norris con il loro campionario di inseguimenti, scazzottate, guerre. Nel caso specifico, la trama narra di un pacifico impiegato (Dudikoff) di una multinazionale tecnologica, la Gencom, con una bella moglie, bei figli, una vita tranquilla nella paciosa provincia americana. Ad un certo punto il tranquillo impiegato comincia ad avere degli improvvisi vuoti di memoria, incubi e chi più ne ha più ne metta. Dopo atroci tormenti il tranquillo impiegato comincia a ricordare l’atroce realtà: con un rivoluzionario sistema la Gencom ha programmato la sua mente per commettere crimini e misfatti a favore della società, per poi dimenticare tutto. Naturalmente tutti questi ricordi riaffiorano perché il processo di programmazione mentale non è ancora perfetto, e il tranquillo impiegato decide così di scoprire chi è il responsabile di tutto ciò, e “sprogrammarsi” prima di tornare ad uccidere. Judson Scott partecipa a questo innovativo lungometraggio nella parte di Karns, un cattivo (ma và??) dirigente della Gencom.

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