Arrivammo
sulla Luna.
A casa ho una vecchia enciclopedia degli anni ’50, che recita:”A
breve riusciremo a costruire un propulsore abbastanza potente per sfuggire
dall’attrazione terrestre, potremmo atterrare sulla Luna”.
Le speranze di una generazione hanno esaltato questo traguardo, ed ora
che ci siamo arrivati l’universo sembra ancora più grande.
I telescopi puntano verso galassie lontane anni luce, forse troppo lontane
per raggiungerle veramente. La sensazione è quella di voler arrivare
dove di fatto non arriveremo.
Può sembrare provocatorio interrogarsi sulla effettiva possibilità
di conoscere a fondo lo spazio. Il tempo ce lo dirà. Nel frattempo
la comunità scientifica sta concentrando i propri sforzi sulla
propulsione (da notare il progetto di Rubbia sull’ipotetico
motore nucleare in grado di raggiungere Marte in due mesi), sotto l’occhio
guardingo dell’interesse commerciale da parte di privati, attualmente
capaci di mandare piccoli veicoli nello spazio sub-orbitale. Non saremo
ancora in grado di raggiungere Alpha Centauri, ma ormai abbiamo una certa
confidenza con lo spazio. È un prosupposto che non può non
avere un seguito: per assecondare la mia vena scaramantica evito di pormi
troppe domande, e rimango felicemente a guardare…

Accensione
sistema centrale, attivazione unità video, verifica dei sistemi
di comunicazione, un’occhiata al programma di navigazione…
poco dopo: il monitor mostra immagini ad alta risoluzione di Saturno.
Interessante, sembrerebbe l’inizio di un romanzo, invece ho semplicemente
acceso con molto “folklore” il computer di casa, e visitato
l’homepage della missione Cassini-Huygens, http://saturn.jpl.nasa.gov/.
Una
missione esplorativa in piena regola che, con molta superficialità,
si rischia di sottovalutare.
Il “vecchio” sistema solare infatti nasconde ancora troppe
sorprese per essere ignorato.
Saturno, sesto pianeta del sistema solare, secondo per dimensione dopo
Giove, ha stuzzicato gli osservatori terrestri già da parecchio
tempo, a causa del suo strano modo di presentarsi nei diversi periodi
dell’anno. L’anomalia, così come poteva essere osservata
dal telescopio di Galileo, fu compresa solo parecchio
tempo dopo, con l’individuazione degli anelli. Composti da frammenti
di roccia e ghiaccio, l’origine degli anelli è ancora avvolta
nel mistero: le ipotesi più accreditate parlano di frammenti di
comete, asteroidi, o lune disgregate ancor prima che raggiungessero il
pianeta. Gli anelli infatti non sono la sola particolarità del
sistema Saturno, semmai quella più appariscente. Il pianeta stesso
presenta una densità minore dell’acqua, la sua atmosfera
tempestosa porta i venti fino a 1.800 km/h, ed è circondato da
almeno trentun satelliti (questo è il numero di quelli conosciuti).
La complessità della situazione richiede una missione su misura:
la Cassini-Huygens è un gioiello scientifico, un concentrato
della migliore tecnologia terrestre. Nello specifico, la navicella è
composta da due moduli operativi: il satellite Cassini (Cassini
orbiter) e la sonda Huygens (Huygens probe).
Dei
due, il primo rimarrà in orbita per quattro anni attorno a Saturno
ed ai suoi anelli; il secondo scenderà su Titano,
il satellite naturale più grande nonché l’unica luna
che per dimensioni può avvelersi di una propria atmosfera.
I sistemi d’analisi sono molti e consultabili sul sito della missione
http://saturn.jpl.nasa.gov/spacecraft/instruments-cassini-intro.cfm
, tra i più rilevanti: lo spettrometro al plasma ed il magnetometro
per le rilevazioni elettromagnetiche; gli spettrometri infrarossi; camere
per immagini a luce naturale ed ultravioletta; l’insieme dei sottosistemi
(sottounità che controlleranno la struttura interna, il sistema
elettrico, le condizioni termiche), che gestiranno l’atterraggio
della sonda Huygens su Titano.
L’intero
progetto, compresa la fase di studio dei dati in arrivo dalla sonda, nasce
da una collaborazione internazionale che coinvolge scienziati provenienti
da diciassette paesi. La NASA ha curato lo sviluppo della
Cassini, la sonda Huygens è stata costruita dall’Agenzia
Spaziale Europea, mentre la sofisticata antenna per le comunicazioni
è un prodotto nostrano, sviluppato dall’Agenzia Spaziale
Italiana. Con un pizzico di vanto nazionale, anche parte del
nome della missione rende omaggio al nostro paese: Giovanni Domenico
Cassini (1625 – 1712) fu il primo a misurare il periodo
di rotazione di Saturno e scoprì nel 1677 la divisione maggiore
degli anelli, appunto la “divisione Cassini”.
Passiamo
ai fatti. Il 15 ottobre 1997, la sonda decolla a bordo
del vettore “Titan IV-B Centaur” dalla piattaforma
di lancio in Florida. In orbita attorno al Sole, compie due passaggi nel
campo gravitazionale di Venere (26 aprile e 24 giugno 1998) ed uno in
quello terrestre (18 agosto 1999), per acquisire maggior energia cinetica.
L’ultima spinta la riceve da Giove circa 16 mesi più tardi
(30 dicembre 2000). Ora è abbastanza veloce per raggiungere Saturno,
senza perdere la coincidenza con il passaggio del pianeta stesso.
Si
entra nel vivo della missione, tante sono le cose da analizzare. Con calma,
e molta precisione, il 1 luglio 2004 il centro di controllo terrestre
(Jet Propulsion Laboratory) invia le manovre correttive
per entrare in orbita stabile attorno a Saturno. Gli anelli sono ad un
passo, a loro è dedicato il primo passaggio, ed eccoci dunque alle
prime immagini. Gli anelli mostrano riflessi chiari, con bande più
scure color sabbia. Molto probabilmente è ghiaccio sporcato da
detriti rocciosi a diverse densità. Arrivano anche le prime sequenze
delle tempeste su Saturno. Si vedono molto chiaramente le diverse fasce
di correnti, che disegnano bande orizzontali rispetto all’asse di
rotazione del pianeta. I prossimi quattro serviranno a capire meglio il
suo comportamento. E quello delle sue lune.
Non
a caso gli strumenti della Cassini-Huygens inseguono sin da subito Titano,
i sensori puntano e penetrano la spessa nube giallastra della luna maggiore,
individuando ampie zone ghiacciate nella superficie. Il 25 dicembre 2004
la sonda Huygens si staccherà dal satellite Cassini, per un avvicinamento
alla luna che durerà ventun giorni. Il solo strumento attivo in
questo periodo sarà il timer interno allo Huygens, che provvederà
all’accensione di tutti gli altri sistemi a soli quindici minuti
dall’ingresso nell’atmosfera del satellite. La Cassini farà
da sponda per le comunicazioni tra la Terra e la Huygens durante tutta
la discesa. Una coppia di paracaduti permetterà al primo strumento
terrestre di toccare questo nuovo traguardo.
Occhi aperti dunque, il viaggio è appena cominciato.
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