QUALCOSA MI SFUGGE: SATURNO
di Lorenzo "Sunrise" Pifferi

Arrivammo sulla Luna.
A casa ho una vecchia enciclopedia degli anni ’50, che recita:”A breve riusciremo a costruire un propulsore abbastanza potente per sfuggire dall’attrazione terrestre, potremmo atterrare sulla Luna”. Le speranze di una generazione hanno esaltato questo traguardo, ed ora che ci siamo arrivati l’universo sembra ancora più grande. I telescopi puntano verso galassie lontane anni luce, forse troppo lontane per raggiungerle veramente. La sensazione è quella di voler arrivare dove di fatto non arriveremo.
Può sembrare provocatorio interrogarsi sulla effettiva possibilità di conoscere a fondo lo spazio. Il tempo ce lo dirà. Nel frattempo la comunità scientifica sta concentrando i propri sforzi sulla propulsione (da notare il progetto di Rubbia sull’ipotetico motore nucleare in grado di raggiungere Marte in due mesi), sotto l’occhio guardingo dell’interesse commerciale da parte di privati, attualmente capaci di mandare piccoli veicoli nello spazio sub-orbitale. Non saremo ancora in grado di raggiungere Alpha Centauri, ma ormai abbiamo una certa confidenza con lo spazio. È un prosupposto che non può non avere un seguito: per assecondare la mia vena scaramantica evito di pormi troppe domande, e rimango felicemente a guardare…

Accensione sistema centrale, attivazione unità video, verifica dei sistemi di comunicazione, un’occhiata al programma di navigazione… poco dopo: il monitor mostra immagini ad alta risoluzione di Saturno. Interessante, sembrerebbe l’inizio di un romanzo, invece ho semplicemente acceso con molto “folklore” il computer di casa, e visitato l’homepage della missione Cassini-Huygens, http://saturn.jpl.nasa.gov/.
Una missione esplorativa in piena regola che, con molta superficialità, si rischia di sottovalutare.
Il “vecchio” sistema solare infatti nasconde ancora troppe sorprese per essere ignorato.
Saturno, sesto pianeta del sistema solare, secondo per dimensione dopo Giove, ha stuzzicato gli osservatori terrestri già da parecchio tempo, a causa del suo strano modo di presentarsi nei diversi periodi dell’anno. L’anomalia, così come poteva essere osservata dal telescopio di Galileo, fu compresa solo parecchio tempo dopo, con l’individuazione degli anelli. Composti da frammenti di roccia e ghiaccio, l’origine degli anelli è ancora avvolta nel mistero: le ipotesi più accreditate parlano di frammenti di comete, asteroidi, o lune disgregate ancor prima che raggiungessero il pianeta. Gli anelli infatti non sono la sola particolarità del sistema Saturno, semmai quella più appariscente. Il pianeta stesso presenta una densità minore dell’acqua, la sua atmosfera tempestosa porta i venti fino a 1.800 km/h, ed è circondato da almeno trentun satelliti (questo è il numero di quelli conosciuti). La complessità della situazione richiede una missione su misura: la Cassini-Huygens è un gioiello scientifico, un concentrato della migliore tecnologia terrestre. Nello specifico, la navicella è composta da due moduli operativi: il satellite Cassini (Cassini orbiter) e la sonda Huygens (Huygens probe). Dei due, il primo rimarrà in orbita per quattro anni attorno a Saturno ed ai suoi anelli; il secondo scenderà su Titano, il satellite naturale più grande nonché l’unica luna che per dimensioni può avvelersi di una propria atmosfera.
I sistemi d’analisi sono molti e consultabili sul sito della missione
http://saturn.jpl.nasa.gov/spacecraft/instruments-cassini-intro.cfm , tra i più rilevanti: lo spettrometro al plasma ed il magnetometro per le rilevazioni elettromagnetiche; gli spettrometri infrarossi; camere per immagini a luce naturale ed ultravioletta; l’insieme dei sottosistemi (sottounità che controlleranno la struttura interna, il sistema elettrico, le condizioni termiche), che gestiranno l’atterraggio della sonda Huygens su Titano.


L’intero progetto, compresa la fase di studio dei dati in arrivo dalla sonda, nasce da una collaborazione internazionale che coinvolge scienziati provenienti da diciassette paesi. La NASA ha curato lo sviluppo della Cassini, la sonda Huygens è stata costruita dall’Agenzia Spaziale Europea, mentre la sofisticata antenna per le comunicazioni è un prodotto nostrano, sviluppato dall’Agenzia Spaziale Italiana. Con un pizzico di vanto nazionale, anche parte del nome della missione rende omaggio al nostro paese: Giovanni Domenico Cassini (1625 – 1712) fu il primo a misurare il periodo di rotazione di Saturno e scoprì nel 1677 la divisione maggiore degli anelli, appunto la “divisione Cassini”.

Passiamo ai fatti. Il 15 ottobre 1997, la sonda decolla a bordo del vettore “Titan IV-B Centaur” dalla piattaforma di lancio in Florida. In orbita attorno al Sole, compie due passaggi nel campo gravitazionale di Venere (26 aprile e 24 giugno 1998) ed uno in quello terrestre (18 agosto 1999), per acquisire maggior energia cinetica. L’ultima spinta la riceve da Giove circa 16 mesi più tardi (30 dicembre 2000). Ora è abbastanza veloce per raggiungere Saturno, senza perdere la coincidenza con il passaggio del pianeta stesso.

Si entra nel vivo della missione, tante sono le cose da analizzare. Con calma, e molta precisione, il 1 luglio 2004 il centro di controllo terrestre (Jet Propulsion Laboratory) invia le manovre correttive per entrare in orbita stabile attorno a Saturno. Gli anelli sono ad un passo, a loro è dedicato il primo passaggio, ed eccoci dunque alle prime immagini. Gli anelli mostrano riflessi chiari, con bande più scure color sabbia. Molto probabilmente è ghiaccio sporcato da detriti rocciosi a diverse densità. Arrivano anche le prime sequenze delle tempeste su Saturno. Si vedono molto chiaramente le diverse fasce di correnti, che disegnano bande orizzontali rispetto all’asse di rotazione del pianeta. I prossimi quattro serviranno a capire meglio il suo comportamento. E quello delle sue lune.

Non a caso gli strumenti della Cassini-Huygens inseguono sin da subito Titano, i sensori puntano e penetrano la spessa nube giallastra della luna maggiore, individuando ampie zone ghiacciate nella superficie. Il 25 dicembre 2004 la sonda Huygens si staccherà dal satellite Cassini, per un avvicinamento alla luna che durerà ventun giorni. Il solo strumento attivo in questo periodo sarà il timer interno allo Huygens, che provvederà all’accensione di tutti gli altri sistemi a soli quindici minuti dall’ingresso nell’atmosfera del satellite. La Cassini farà da sponda per le comunicazioni tra la Terra e la Huygens durante tutta la discesa. Una coppia di paracaduti permetterà al primo strumento terrestre di toccare questo nuovo traguardo.
Occhi aperti dunque, il viaggio è appena cominciato.

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