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IL DESTINO DELLA FENICE
di Sondra Marshak & Myrna Culbreath
di Riccardo
"Summer" Palazzani
Sempre
grazie al prestito gentile della mia direttrice rieccomi questo mese a
recensire un altro romanzo edito nel lontano 1988 dalla Garden Editoriale
e che Fanucci,
poco prima che decidesse di interrompere la pubblicazione di romanzi basati
su Star Trek, aveva iniziato a ripubblicare. Probabilmente, se l'editore
non avesse deciso altrimenti, anche questo breve romanzo avrebbe avuto
nuova vita, ma tutto sommato forse è meglio che rimanga disponibile solo
per pochi fortunati collezionisti, vista la scarsa qualità dello stesso.
Il Destino della Fenice è il naturale seguito de Il Ritorno
della Fenice, da me recensito nello Stim n° 55,
ed è il terzo romanzo tradotto in italiano del duo Sondra
Marshak e Myrna
Culbreath, già autrici de Il Triangolo di cui ho scritto
invece nello Stim n°50
, e ha visto la sua prima pubblicazione americana nel 1979.
Nel romanzo precedente avevamo lasciato Kirk&Co. sull'Enterprise in orbita
attorno a Black Hole, un pianeta extrafederale regno di Black Omne,
alieno dal fisico e dalla forza possente e dotato da capacitò intellettive
sopra la norma, sconfitto e defunto, ucciso proprio da Kirk al termine
di tormentate vicende che ruotavano attorno al tema dell'immortalità resa
possibile grazie ad un misterioso macchinario nelle mani di Omne, capace
di ridonare la vita.
Kirk aveva dovuto confrontarsi con un proprio duplicato, James, in tutto
e per tutto identico a lui, ottenuto attraverso il procedimento della
Macchina della Fenice e che infine si farà da parte accettando
di vivere all'ombra della Comandante Romulana vista come protagonista
dell'episodio Incidente all'Enterprise.
Naturalmente un seguito ha bisogno del colpo di scena per decollare che,
in questo caso è facilmente intuibile: Omne il Nero non è morto e sta
architettando un nuovo inganno per riuscire nel suo intento di portare
l'anarchia nella galassia facendo scoppiare un conflitto fra Romulani
e Federazione.
Lo stile delle due signore o signorine è come sempre molto originale e
ricorda molto da vicino certe fanfiction "proibite" con Kirk &
Spock, che spesso, troppo spesso, finiscono senza abiti in ginocchio di
fronte a qualcuno che pretende la loro sottomissione. Fino a che punto
non è dato saperlo...
Omne il Nero era un tempo conosciuto come Omnedon, uomo giusto
e saggio, divenuto crudele e spietato con un senso di frustrante inferiorità
con Kirk e con il desiderio inestinguibile di misurarsi con lui al fine
di stabilire chi dei due sia il vero maschio alfa.
Omne era creduto morto, ma grazie al meccanismo della Fenice è ritornato
in vita e ora possiede anche i ricordi e le capacità mentali di Spock,
con cui aveva avuto una fusione mentale nel romanzo precedente; purtroppo
si è sdoppiato, addirittura a sua insaputa, e un nuovo Omne, ma con il
corpo di Spock, cerca disperatamente il modo di restare in vita ottenendo
da Omne il codice necessario per disattivare un meccanismo genetico di
sicurezza pensato per terminare copie viventi non autorizzate. Molto Blade
Runner.
La posta in palio è la pace galattica che Omne ha messo in discussione
mettendo l'uno contro l'altro i pianeti di una vasta area della Federazione
conosciuta come Egemonia, appartenente alla dinastia Voran, territori
che vogliono la secessione, e il sistema Thorvano, situato invece all'interno
dei confini dell'Impero Romulano, e dominato da una dinastia reale alleata
dei Romulani.
E naturalmente la Flotta Astrale decide di inviare Kirk come ambasciatore
alla conferenza che sta per tenersi sul pianeta principale dell'Egemonia,
mentre sul fronte opposto, la Comandante lotta per far sì che James
non venga scoperto, nonostante le alterazioni chirurgiche praticategli
e a sua volta viene trascinata dalle mosse astute di Omne, che trama nell'ombra,
al cospetto della Doyen, reggente di Thorvan.
La lotta sarà sia fisica che psichica, con frequentissimi cambi di scena,
a volte troppo repentini e privi di logica. Stucchevoli quanto dolciastre
le lunghe descrizioni degli intrecci sentimentali che legano i vari protagonisti,
a volte difficili da comprendere nella logica i passaggi lessicali con
battute che vorrebbero dare l'idea di menti raffinate, quasi poetiche,
che invece purtroppo disorientano e a volte annoiano.
L'elemento telepatico è sempre in primo piano e i protagonisti hanno percezione
l'uno dell'altro attraverso il ponte psichico creato dalla capacità vulcaniane
di estendere legami mentali anche a distanza. Kirk percepisce le emozioni
di James, che a sua volta è in legame con la Comandante, la quale nutre
ancora un sentimento per Spock, il quale è entrato in contatto con Omne.
La trama ha alcuni buchi logici, cosa che costringe il lettore a tentare
la ricerca di improbabili significati nascosti, ma è una peculiarità delle
due autrici concentrarsi più sui rapporti interpersonali dei protagonisti
che sulla reale efficacia di certi espedienti narrativi.
Un po' come accade nelle telenovelas, dove la trama è secondaria rispetto
agli intrecci amorosi.
Il finale è obbligato, quasi un tentativo di porre rimedio al finale del
precedente libro, che lasciava in circolazione troppi doppioni, azzerando
il pallottoliere così come era nelle righe iniziali del primo romanzo.
Personalmente ho faticato molto a terminare il seppur breve romanzo. La
trama non avvince, troppo frequenti le pause narrative, le lungaggini
descrittive, i dialoghi improbabili e spesso criptici.
Al tutto si aggiunge una traduzione approssimativa che per chi è abituato
a leggere solo materiale curato dallo Stic,
lascia perplessi per l'errata interpretazione di alcuni termini trek di
uso comune.
Se mai Ultimo
Avamposto avesse la sciagurata idea di riprendere l'opera di Fanucci
con lo scopo di rinverdire i fasti dei romanzi della Garden, come ho già
personalmente fatto via email tempo fa, lo sconsiglio vivamente di prendere
in considerazione sia questo che il precedente romanzo incentrato sulla
figura di Omne e la macchina dell'immortalità, senza almeno predisporre
una nuova traduzione, pena l'insoddisfazione di molti felici lettori.
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