TIMELINE
di
Maurizio "Zeno" Corò



Il tema del viaggio nel tempo tiene banco ancora una volta, e nell’ennesima pellicola dedicata a questo delicatissimo concetto, sale in cattedra con un bel bagaglio di effetti speciali e pochezza di trama.

TRAMA

Timeline è una fiera del già visto: un gruppo di archeologi trova una pergamena del 1300 firmata dal capo spedizione ed accompagnata da una lente bifocale dei suoi occhiali.
Il gruppo parte per la società che finanzia gli scavi e scopre che, guarda caso, è stata inventata la macchina del tempo. Qui facezia ed originalità si intrecciano in una collana diabolica: gli scienziati stavano cercando di creare un fax per oggetti tridimensionali (si, lo sappiamo: potevano chiamarlo teletrasporto e darci un taglio), ma qualcosa non funziona e il fax si aggancia, per qualche misteriosa ragione, ad un tunnel spazio-temporale che conduce in Francia nel bel mezzo della guerra con gli Inglesi.
Una spedizione scivola indietro nel tempo nella speranza di salvare il professore e tornare a casa in tempo per la cena. Conoscenza moderna contro brutalità medievale, chi vincerà? Alla fine l’unico a trionfare sarà, come sempre, il Continuum Temporale.

REGIA

Richard Donner, famoso per la saga di Arma Letale, la saga di Superman, per il bellissimo Goonies, e per molti altri celeberrimi capolavori, ce la mette proprio tutta per confezionare un prodotto all’altezza delle aspettative, ma vuoi per i buchi nella trama, vuoi per la pochezza del soggetto, vuoi perché senza grandi effetti speciali Hollywood non produce un fico secco, ecco che riesce ad imbastire poco più di una baracconata.
Di certo non si tratta di responsabilità sua, il suo occhio vigile ed attento ai particolari, complice un mastero della fotografia come Caleb Deschanel (Il patriota, Anna and the king, Haunting – Presenze), riesce a cogliere molte sfumature che ci fanno vivere la sensazione della follia medievale.

ATTORI

La carrellata di volti noti è davvero impressionante: Paul Walker (The Skulls, 2 Fast 2 Furious), è uno dei protagonisti, anche se la sua è un’interpretazione leggermente anonima.
Frances O’Connor è la bella del film, ed è forse l’interpretazione più sentita. L’abbiamo vista in Artificial Intelligence.
Gerard Buttler, qui in versione selvaggia, è già comparso in Il regno del fuoco, Dracula 2000 e Lara Croft 2. Il ruolo è quello di uno scienziato (archeologo e non fisico, d’accordo, ma c’è un limite alla stupidità) che infrange tutte le regole del viaggio nel tempo e cerca di cambiare la storia in tutti modi. Se ci riesce o no è tema di discussione, viste le mancanze della sceneggiatura…
Citarli tutti è impossibile, ma occorre menzionare di certo David Thewlis che qui interpreta un finto buono (il film è del 2003), mentre quest’anno ha fatto il finto cattivo nei passi nel Professor Lupin (Harry Potter ed il prigioniero di Azkaban).


IL PARADOSSO È SERVITO

Si sa: ogni volta che si parla di viaggi nel tempo, bisona affrontare anche il problema dei paradossi.
Si parte dal più classico: un oggetto del XX secolo (occhiali), rinvenuto in una cripta del 1300; ma siccome lo sceneggiatore Jeff Maguire non ha voluto privarsi del piacere di farci commuovere, ecco comparire un sarcofago rappresentante niente meno che uno dei due archeologi in dolce compagnia di Lady Claire, bella fanciulla francese, impiccata dagli inglesi molto prima di diventare moglie.
Certo tutto ciò si comprende solo alla fine, ma resta il fatto che è impossibile ignorare le concezioni moderne del viaggio nel tempo: per essere quantisticamente accettabile, un viaggio nel tempo non deve modificare alcunché del continuum generale, ed essere di fatto autoconclusivo.
Un bellissimo esempio lo abbiamo proprio nel terzo episodio di Harry Potter: i tre fanciulli assistono al boia che cala l’ascia. Non importa se prima era per decapitare Fierobecco, e dopo per spaccare un’anguria; l’unica cosa importante è che quel fatto sia rimasto immutato. Dal momento che questi paletti valgono solo per chi effettua il viaggio, se i tre maghetti avessero visto volare via la testa di Beccuccio, quel preciso fatto sarebbe stato non modificabile.
È ormai dal bel Time Machine con Guy Pierce che questa regola non viene mai infranta; questo vuol dire che se il sarcofago esisteva anche prima, allora o i due personaggi non erano archeologo e Claire (con mille varianti del caso), oppure la sceneggiatura contiene un buco mostruoso.
Aggiungiamo pure che gli archelogi portano il fuoco greco in seno agli inglesi, che la battaglia viene vinta in modo del tutto diverso da quello narrato dalla storia, che chi doveva morire non è morto e chi è morto doveva essere altrove… ecco apparire un mosaico di pezzi presi a caso e costretti a giacere l’uno accanto all’altro, nella speranza che il pubblico si sazi di effetti speciali e sorvoli sul resto.


TECNOLOGIA

Vediamo la macchina del tempo.
Un fax a specchi che porta solo in un punto preciso del Continuum… ricorda un po’ troppo Stargate. Tuttavia non è qui la cosa peggiore, ma nel congegno di rientro: si parte con un viaggiatore che torna a casa e finisce nel bel mezzo del deserto (invece che nella macchina), e nessuno dà mai una spiegazione; si prosegue con dei medaglioni che consentono il rientro: uno per uno, ma ne basta uno per tutti, basta essere tutti vicini ed in un luogo aperto; si conclude con la scadenza delle sei ore, dopo le quali il segnale decade.
Aggiungiamo infine il fatto che, proprio come nei fax, la correttezza del soggetto trasportato peggiora di viaggio in viaggio: in altre parole i corpi vengono ricomposti male.
Fate voi…

CITAZIONE

C’è solo una cosa peggiore di morire qui, ed è vivere qui.
(ovviamente riferito al Medioevo)


CONCLUSIONE

In definitiva Timeline è un film troppo lungo: due ore sono davvero pesanti, e le ricche incongruenze fanno rabbrividire gli amanti della fantascienza. La sceneggiatura ha dei buchi spaventosamente profondi, con intrighi di potere appena accennati, mediocri scienziati che infrangono le più semplici regole del cinema fantastico, e troppe, troppo domande lasciate scivolare nel vento, o, in questo caso, nelle pieghe del tempo.

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