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ASSURDI
UNIVERSI
Fredric Brown
di Susanna
Ricci
Da
un po’ di tempo a questa parte Urania ha messo
in commercio una edizione di “classici” della fantascienza
degli anni d’oro.
Mi riferisco agli anni ’40 – ’50, quando gli autori
potevano sperimentare qualsiasi idea venisse loro in mente, visto che
comunque sarebbe stata una idea “nuova”. Nuova come il genere
che stava emergendo e che cercava faticosamente di trovare una propria
identità ed un proprio pubblico.
Secondo me si tratta di una bella iniziativa e si tratta soprattutto di
una bella collana, che anche dal punto di vista estetico, trova una sua
dignitosa collocazione in qualsiasi libreria.
Il libro in questione, uscito nel 1951, tratta l’oggi
inflazionato argomento degli universi paralleli, offrendo
però uno spunto molto originale di riflessione: il protagonista
è un editore di racconti di fantascienza americano e ha diversi
lettori affezionati, che spesso interagiscono con lui attraverso le pagine
della posta della sua rivista.
A causa di un incidente, Keith Winton si ritrova sbalzato
in una realtà alternativa, un universo parallelo appunto, in cui
la maggior parte delle cose e delle situazioni sono come lui le conosce
e le ricorda, ma nel quale sono presenti Lunari, Marziani, Venusiani,
robot in grado di leggere la mente, un super eroe intelligentissimo e
famosissimo, e una guerra con gli Arturiani, ormai all’ultimo stadio.
Dopo alterne vicende, tutte molto godibili e divertenti, il nostro protagonista
si rende conto di essere stato trasportato niente meno che nell’universo
ideale di uno dei suoi lettori: poco prima dell’incidente infatti,
Keith stava pensando ad una delle lettere che gli erano state inviate,
all’accuratezza con cui il lettore aveva descritto i suoi mostri
spaziali, il suo eroe ideale, la sua eroina perfetta, e proprio perché
stava pensando a questa lettera, lo sbalzo era avvenuto non in uno qualsiasi
degli infiniti universi possibili, ma
proprio in quello.
La chiave di lettura è infatti questa: infiniti
universi possibili.
Ma
infiniti significa proprio infiniti, un concetto che difficilmente ci
soffermiamo a valutare: se gli universi possibili sono infiniti significa
che non c’è limite alla nostra fantasia.
Esiste un universo in cui tutto è uguale a questo, ma c’è
un passerotto in più.
Esiste un universo in cui niente è uguale a questo, ma esiste William
Shatner tale e quale lo conosciamo noi.
Esiste un universo in cui io conosco Keanu Reeves...
Considerato che anche lo STIM ha la sua bella fetta di
lettori, ammiratori e interlocutori, che comunicano con noi attraverso
warp-mail, vi pregherei di pensarmi nell’ultima configurazione,
in modo tale che se un’astronave con testata nucleare si schiantasse
di fianco a me mentre me ne sto a riposare sotto una quercia, mi trasporti
esattamente di fianco al bel Keanu!
Grazie infinite e buona lettura!!!
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Mail
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