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MICHAEL
EDDINGTON
di Chiara Salvioni
Odo: “Signore, ha mai ricordato
al Comando della Flotta Stellare di aver messo Eddington qui perché non
si fidavano di me?”
Sisko: “No.”
Odo: “La prego, lo faccia.”
Iniziamo
con una sincera, schietta ammissione (promessa di rivelazioni personali
- strategia numero uno per accattivarsi il lettore): il motivo per cui
ho deciso di scrivere questo articolo è che ho un gran debole per
gli esemplari alla Michael Eddington, anarchici idealisti
che citano Hugo e spirano sussurrando il nome dell’amata (capacità
di sintesi -strategia numero due per accattivarsi il lettore). Non sarà
esattamente il ritratto dell’uomo da mangiarsi con gli occhi, data
l’aria tutto sommato anonima e la stempiatura mediocre (né
tanto contenuta da poterla trascurare, né abbastanza estesa da
ricordare un’adorabile pelata integrale alla Picard); eppure come
resistere? Dopo un anno e mezzo di zerbinaggio impiegatizio passato a
fare il travet la maschera scompare e –voilà- salta fuori
Guglielmo Tell. Un notevole incentivo alla mia passione è dovuto
al fatto che Eddington sia interpretato da nientepopodimenoche Ken
Marshall, il protagonista di “Krull”
(indimenticabile per me causa trauma infantile, dato che quando il film
uscì avevo cinque anni); i più vecch… ehm, i più
attenti fra voi lo ricorderanno anche nei panni del “Marco
Polo” televisivo targato Rai (1982) cui partecipò
Leonard Nimoy. Memore dei suoi anni ’80 trascorsi nei panni dell’eroe
fantasy, immagino che l’aria anonima e la stempiatura di cui parlavo
prima siano state una conquista del tempo. In ogni caso, giacché
questo è lo Stim e non Eva Tremila, conviene forse lasciare da
parte i pettegolezzi estetici per entrare nel vivo dell’argomento.
In Deep Space Nine
Michael Eddington dura il breve volgere di qualche stagione, dalla terza
alla quinta; eppure, nonostante sia un semplice comprimario e si trovi
protagonista in tre soli episodi, nonostante la sua importanza per l’arco
narrativo principale sia quella di un guardiamarina dalla maglietta rossa
per Kirk, egli è senza prezzo in un altro ambito: concorre infatti
al sottile, progressivo sgretolamento dell’idea che per anni
Tos e Tng ci avevano offerto di Federazione
e Flotta Stellare.
È questa una delle tante caratteristiche innovative della serie,
nonché uno dei motivi per cui alcuni fan ne hanno visto gli autori
come oscuri massoni dediti all’obiettivo di annientare la dignità
di Star Trek (spero proprio che gli stessi fan, oggi, prendano a ciabattate
il televisore ogni volta che su La 7 compare il logo di Enterprise).
Il primo tassello in tale mefistofelico progetto fu la coppia di episodi
della quarta stagione “Il nemico tra noi”/”Paradiso
perduto”: la Terra minacciata dalle mire dittatoriali di
un Ammiraglio, il Presidente della Federazione eletto senza esserne entusiasta,
l’esistenza all’Accademia della Flotta di una squadra elitaria
di cadetti… Tutti particolari inquietanti, se inseriti nel più
ampio quadro della tradizionale filosofia trek; a essi più avanti
si unirono la truffa di Sisko per coinvolgere i romulani nella guerra
contro il Dominio e l’invenzione della Sezione 31, duro colpo per
chi credeva che solo Romulus e Cardassia potessero avere la Tal Shiar
e l’ordine Ossidiano, ma la Federazione no, mai e poi mai si sarebbe
dotata di un corpo di spionaggio autonomo soggetto al rischio di diventare
incontrollabile. Nel mezzo dell’opera si colloca la figura di Michael
Eddington, prima ufficiale modello, poi terrorista Maquis dedito alla
difesa delle colonie federali dai cardassiani.
Il
tenente comandante Eddington viene assegnato alla sicurezza su Deep Space
Nine quando le prime schermaglie con il Dominio fanno temere ai papaveri
della Flotta che Odo, in quanto ufficiale esterno ad
essa, sia poco affidabile (episodio “In cerca dei Fondatori”).
Una volta superato l’iniziale contrasto con il mutaforma, Eddington
sembra inserirsi con agio nel gruppo di comando della stazione. Certo,
non oltrepassa i limiti del proprio ruolo, non pare estroso o particolarmente
creativo; tuttavia adempie con professionalità al proprio dovere.
Un autentico impiegato della Flotta, o almeno così sembra. Per
un paio d’anni Eddington sembra destinato all’oscuro ruolo
della comparsa: fino al momento in cui, quasi al termine della quarta
stagione, si palesa il doppio gioco che sospettiamo avesse condotto per
tutto il tempo e si aprono prospettive prima inimmaginabili per l’evoluzione
del suo personaggio. Occorre una intera trilogia di episodi, uno durante
la quarta stagione e due nella quinta, affinché la storia ad egli
legata si esaurisca. I primi capitoli sono un botta e risposta, a partire
dai titoli: “Per la causa”, sostiene Eddington;
“Per l’uniforme”, gli risponde Sisko.
Due titoli che corrispondono ad altrettanti manifesti programmatici, il
più sincero dei quali, tocca dirlo, è il primo; Sisko infatti,
anche se per un breve momento, sacrifica l’uniforme per cui dice
di lottare alla frenesia privata di catturare il terrorista. Una sorta
di riconciliazione fra i due personaggi ha luogo infine in “Una
fine gloriosa”, l’ultima puntata del trio, a mio
parere la meno efficace.
Come si può evincere dalle
mie brevi e incomplete anticipazioni, il fil rouge che lega gli episodi
è il rapporto fra Benjamin Sisko e il suo ex sottoposto, vissuto
in modo ossessivo dal primo, beffardo dal secondo. La querelle prende
il via al termine dell’episodio “Per la causa”.
Il Capitano è avvertito dell’esistenza di una talpa Maquis
su Deep Space 9 e con grande sconcerto scopre che tutti gli indizi portano
alla sua compagna Kasidy Yates, al comando di una nave
commerciale. Per sincerarsene la segue fino alle Badlands, dove si rende
conto che, nonostante Kasidy sia effettivamente coinvolta nella causa
Maquis, certo non è la famigerata talpa. Solo all’ultimo
momento nella sceneggiatura si realizza il colpo di scena ormai intuito
da ogni spettatore: ad avere tradito è l’ufficiale della
sicurezza Michael Eddington. Un
onesto lavoratore, un burocrate che all’apparenza ha sempre svolto
il proprio dovere in modo ligio e professionale ma senza particolari guizzi
di fantasia. Un uomo serio, rispettoso della gerarchia militare, fedele
alla Flotta al punto da sostenere di seguirne gli ordini senza chiedersi
se siano legittimi, modellando il proprio senso della giustizia in funzione
di essi. Il terrorista perfetto, insomma, al di sopra di ogni sospetto
e bene integrato nel meccanismo che in realtà intende scardinare.
Eddington aveva utilizzato la compagna del capitano quale diversivo per
sviare i sospetti da sé mentre boicottava una partita di replicatori
federali destinata ai cardassiani. Costretto a svelare la doppia identità
mantenuta per chissà quanti mesi, si concede il piacere di inviare
a Sisko un messaggio in cui illustra con chiarezza le proprie convinzioni
politiche: “Noi Maquis abbiamo lasciato la Federazione, e questo
proprio non potete accettarlo. Nessuno lascia il Paradiso”,
afferma Eddington nel corso del suo splendido comizio. “In un
certo senso siete anche peggio dei Borg. Almeno loro dichiarano l’intenzione
di assimilarti. Voi siete più subdoli: assimilate la gente e lei
neppure se ne accorge”. Come diceva il Satana di Milton,
“meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso”.
La provocazione di Eddington colpisce
l’ego di Benjamin Sisko come fosse una paperella di gomma al Luna
Park; un ego che nella sesta stagione, a mio parere, diventerà
grosso quanto uno Zeppelin. Il Capitano della stazione più importante
della Flotta, l’Emissario dei Profeti, il pelato in procinto di
tramutarsi nella versione spaziale del Sai Baba, il sobrio ufficiale che
di lì a poco definirà il proprio scontro con Dukat sintesi
suprema della lotta fra bene e male: è questo l’uomo cui
Eddington lancia un sardonico guanto di sfida. Sisko la prende bene. Più
o meno con l’autoironia di una murena affamata. Per mesi gli dà
la caccia ma il terrorista lo anticipa costantemente riuscendo addirittura
a sabotare la Defiant. Sisko lo accusa di voler fare l’eroe a tutti
i costi dando false speranze a coloro che afferma di proteggere; gli rinfaccia
furiosamente di prolungare le sofferenze dei coloni facendo credere loro
che potranno riavere le terre espropriate. Dopo
l’ennesimo smacco subito, l’umiliazione di vedersi tolto dalla
Flotta l’incarico di catturare Eddington, il Capitano decide di
chiudere la vicenda una volta per tutte. Mentre dimostra di non essere
per nulla frustrato dalla situazione massacrando di pugni un sacco da
pugilato, urla a Dax: “Potevo accorgermene, non ho nessuna scusante.
È forse un cambiante? No! È forse uno di quegli esseri con
sette vite di esperienza? No! È un alieno del tunnel spaziale?
No! È solo un uomo come me e mi ha battuto!” Il personaggio
del terrorista è importante anche per questo: perché riesce,
soprattutto nell’episodio “Per l’uniforme”,
a stimolare il lato di Sisko che meno si addice a un ufficiale della Flotta
e a volte ritornerà, quello che lo spinge ad anteporre i propri
desideri personali all’etica militare. Uno degli aspetti più
interessanti della puntata riguarda l’analisi della personalità
di Michael Eddington fatta da Jadzia e dal Capitano. I due ragionano sul
libro preferito del fuggitivo, “I miserabili”
di Victor Hugo. “Un ufficiale della sicurezza
è affascinato da un melodramma francese del XIX secolo e adesso
è un leader dei Maquis, un gruppo di resistenza che combatte una
nobile battaglia contro i perfidi cardassiani”, dice Sisko.
Eddington poco prima lo aveva paragonato al cattivo del romanzo, l’ispettore
Javert, che insegue il povero Valjean
e morirà suicida a causa della propria stessa rigidità.
“Ma il protagonista dei Miserabili non è il poliziotto”,
continua Sisko. “È Valjean, vittima di una mostruosa
ingiustizia, che passa la sua intera vita ad aiutare la gente, sacrificandosi
nobilmente per gli altri”. Questa è l’immagine
che Eddington ha di sé: “È Valjean, è Robin
Hood. È una figura romantica che combatte una giusta battaglia
contro insormontabili difficoltà”. Pertanto Sisko comprende
di dover diventare l’ispettore Javert e mettere Valjean nelle condizioni
di sacrificarsi nobilmente, cosa che gli riesce minacciando la distruzione
dell’ecosistema di un intero pianeta all’insaputa del comando
della Flotta. Eddington compie il gran gesto e si consegna; eppure la
vicenda è ben lungi dall’essere conclusa.
Benjamin
Sisko crede di avere chiuso in cella Eddington e di avere gettato via
la chiave. Dopo pochi mesi, tuttavia, è costretto ad avvalersi
del suo aiuto nell’episodio “Una fine gloriosa”
per evitare che Cardassia sia distrutta da alcuni missili Maquis: solo
il prigioniero può aiutarlo a impedire la tragedia. I due vanno
dunque insieme alla caccia di una base segreta in cui dovrebbero trovarsi
i comandi per disattivare i missili; peccato però che sia tutto
un imbroglio e i missili non siano mai stati lanciati contro i cardassiani.
I Maquis hanno organizzato la messinscena per rendere noto al loro compagno
il nascondiglio in cui si trovano e fuggire insieme da una zona infestata
di Jem’Hadar; Sisko si trova così a collaborare per salvare
la vita di alcuni terroristi, fra cui la moglie di Eddington Rebecca.
Per l’ultima volta Michael Eddington si sacrifica nobilmente e lascia
che i Jem’Hadar lo uccidano mentre Sisko e gli altri terroristi
trovano la via della salvezza. Muore pronunciando il nome della moglie.
Gli ultimi minuti di “Una fine gloriosa” mi infastidiscono
perché hanno un retrogusto di ipocrisia da parte di Ben Sisko.
Stima Eddington, ora; riconosce la sua dignità di avversario. Si
può dire che Eddington ottenga senza averlo minimamente richiesto
il riconoscimento che Dukat ha sempre desiderato. “L’ho
chiamato traditore una volta, ma in un certo senso era l’uomo più
leale che avessi mai conosciuto”: peccato che il terrorista
sia ormai morto e non possa più infastidire Sisko, il quale si
concede il lusso di compatire lo sconfitto. Egli è infatti ben
consapevole di avere vinto contro il canto del cigno del movimento Maquis,
i cui ultimi membri attivi nello stesso momento si trovano a bordo della
Voyager, qualche decina di migliaia di anni luce più in là.
Una fine non molto onorevole per un movimento che ha avuto il coraggio
di evidenziare gli aspetti contraddittori della gloriosa Federazione.
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