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PICCOLI GUARDIAMARINA
CRESCONO
di Domenico
Ciccone
Questo
mese parliamo di Garrett Wang, il guardiamarina Harry
Kim di “Voyager”.
La carriera di Wang non è molto nutrita di produzioni, ma il ragazzo
è giovane, ed è sulla buona strada. La sua partecipazione
a VOY è stata, infatti, la prima cosa fatta in assoluto in ambito
televisivo-cinematografico, e a questa hanno fatto seguito perle di fulgidissima
trashaggine.
Il primo film susseguente alla partecipazione in VOY è stato “Flesh
Suitcase” del 1995, che letteralmente si tradurrebbe “Valigia
di carne” (e ora capirete il perché).
È la storia di Michael, un corriere della droga, che convince un
giovane pivello smanioso di denaro facile ad entrare nel suo giro. Una
fascinosa e conturbante “maitresse” del giro consegna ai corrieri
due dozzine di ovuli da ingoiare (immaginatevi la solita anoressica con
lunghi capelli bruni e unghie laccate di rosso), e i due partono per Parigi,
con il compito di consegnare la merce ai destinatari. Posto concordato
un albergo nel centro della città. Arrivati in albergo i corrieri
si imbattono in personaggi e situazioni sempre più strane, come
un religioso fanatico sterminatore di cani, due lesbiche anch’esse
corriere della droga, un portiere d’albergo fuori di testa.
Possiamo tranquillamente definirlo una brutta copia di una brutta copia
di un film di Tarantino, con delle perle gustose sparse
qua e là (agenti di polizia teoricamente parigini che si presentano
all’hotel con uniformi e automezzi chiaramente americani).
Garrett fa una particina, un personaggio secondario senza nome.
Nel
film successivo interpreta un personaggio più presente e con un
nome (Mark Burton….tipico cognome di un sino-americano),
ma la qualità non si innalza di molto.
Film ambientato in ambito tecnico-informatico: infatti il protagonista
è un giovane programmatore di nome Anthony (Patrick Van
Horn) che lavora in una compagnia di nome Felice (non l’ho
tradotto, è proprio così…) e che sta sviluppando un
nuovo e rivoluzionario microprocessore di nome Horizon. Le cose si complicano
quando in azienda arriva un nuovo vicepresidente, Marshall Fallace (Michael
Ironside). Fallace è invidioso del talento di Anthony
e fa di tutto per mettergli bastoni fra le ruote, arrivando persino a
negargli l’accesso a informazioni importanti per il suo progetto.
A questo punto si fa avanti la MicroTronics, industria leader nella produzione
di software e tristemente famosa per essere una divoratrice di piccole
compagnie. La MicroTronics però non si fa avanti per acquistare
la compagnia o il software Horizon, bensì fa un’offerta diretta
a Anthony per assumerlo come dipendente. A questo punto il sensibile programmatore
si trova davanti ad una scelta angosciosa: mollare tutto per approdare
fra le braccia sicure della multinazionale come onesto dipendente, o stringere
i denti e resistere alle ingiustizie del capo per portare avanti il sogno
di una vita. Il film in sostanza ripropone al solita zuppa del tormento
interiore di un giovane e onesto lavoratore diviso tra il suo progetto
di vita ideale e la sicurezza economica da ottenere a prezzo di pesanti
compromessi, il tutto immerso in un’ambientazione alla “tutti
odiano Microsoft”.
Commento trovato su Michael Ironside: “Non è convincente
in un ruolo in cui non abbia una mano d’acciaio o almeno un fucile”.
Con
il film successivo, posso proporvi anche delle fotografie (nientepopodimenoche):
si parla di “Hundred Percent” (1998), che
più che trash è un film piuttosto noioso. L’argomento
è quello della vita quotidiana di una comunità di ragazzi
di origine asiatica a Los Angeles, tra sogni, speranze e aspettative.
C’è un romantico barista che aspetta la donna della sua vita
(Dustin Nguyen), un ladruncolo dal cuore buono (Darion
Basco), un attore che si troverà a scegliere tra la carriera
e la fidanzata (Garrett Wang). Come si può capire,
variazione non originale sul tema trattato da decenni per le minoranze
di volta in volta ebree, nere, italiane, latine, arabe etcetera etcetera.
Nella
foto a lato potete ammirare Wang con espressione da duro con un meraviglioso
sfondo di cesso da autogrill.
Se questo film un certo decoro l’aveva, l’equilibrio trash
si ristabilisce già l’anno dopo con il film “The
Auteur Theory” (1999).
Gli
affezionati ricorderanno che di questo film parlai fugacemente nel numero
di marzo di quest’anno, per la partecipazione del dedicatario dell’articolo
di allora, Luigi Amodeo. Come promesso, torno ora sull’argomento
in modo più diffuso. “The Auteur Theory” è un
film che si situa nel filone “mal di testa” di cui spesso
abbiamo parlato a proposito dei nostri eroi di Star Trek.
La storia è ambientata in un film-festival studentesco al quale
concorrono registi con produzioni giudicate immonde schifezze. Ad un certo
punto cominciano ad essere uccisi uno ad uno, e un documentarista britannico
decide di girare una pellicola sulla ricerca dell’assassino (se
non ve ne siete accorti prima ora potete notare che sulla locandina fa
bella mostra di sé un operatore che con aria professionale riprende
un cadavere). Il documentarista comincia ad essere attratto da una delle
studentesse, ma ad un certo punto tutte le prove convergono contro di
lei. Il sensibile regista si trova davanti ad una scelta angosciosa (dove
ho già sentito questa cosa….): andare avanti con il suo documentario,
con la possibilità di inguaiare la sua amata, o lasciare perdere
e sprecare tutto il suo lavoro. Garrett Wang interpreta Mike Wong,
uno degli studenti in concorso, che nel fotogramma a lato vediamo con
espressione terrorizzata mentre scopre il cadavere di uno dei suoi colleghi.
La
ciliegina finale, però, è l’ultimo film in ordine
di tempo al quale Garrett ha partecipato (due anni fa, significativo che
da allora in poi non abbia fatto più nulla): “Piñata:
l’isola del terrore”.
Come potete vedere nella foto qui a lato, la locandina dice già
tutto (…non erano solo fantasie……paura, eh????), ma
due paroline di commento bisogna pur spenderle. Pronti a stupirvi per
l’incredibile plot: un gruppo di giovani si avventura in un'isola
deserta, ma la loro presenza risveglia dopo centinaia di anni lo spirito
sanguinario di un mostro che di quel luogo è l'unico padrone. Quella
che doveva essere un'isola paradisiaca si trasforma presto in una prigione
e il tranquillo weekend diventa un'affannosa fuga per scappare dal demone
che ad uno ad uno sta uccidendo tutti i ragazzi. L'unico modo per uscire
da quel posto è andare incontro ad una morte orrenda.
Ora vi chiedo, l’esistenza stessa di questo film è giustificabile
con una qualsiasi altra ragione che non sia “che s’ha da fa
pe’ magnà”? Ma leggiamo le considerazioni di uno che
il film l’ha visto: “Non dovrebbe essere inserito tra
i film dell’orrore, bensì tra quelli comici. Il demone sembra
sia stato creato con la computer-grafica del Commodore 64. Le scene di
esplosione sono state prese direttamente dal videogame ‘DOOM’
e appiccicate nel film. Tutti gli attori sono incredibilmente noiosi,
al punto che speri che il demone li faccia fuori il più presto
possibile per vedere come va a finire, e quando succede non puoi fare
a meno di ridere: guardarlo uccidere una persona randellandola con un
ramoscello d’albero è troppo ridicolo anche da descrivere.
E in una situazione dove dovrebbero lottare per la loro sopravvivenza
in una giungla, indossano lindi e variopinti costumi sempre diversi.”
Se
volete buttarvi nella visione, il capolavoro in questione, come si vede
dalla locandina, è in commercio come DVD regolarmente doppiato
in italiano (se qualcuno è così malfidente da non credere
alle mie ottime recensioni…). Garrett Wang è naturalmente
uno dei malcapitati ragazzi dell’isola. Inoltre amo constatare come
l’altra mia tesi su come si riconosce la qualità di un film
(dai nomi degli interpreti) si conferma senza eccezioni anche questa volta.
La locandina propone infatti, tra gli altri, Julia Mendoza
(e fin qui…) Daphne Duplaix (chiaro nome di attrice
porno canadese), Robert Tena, Syante Villa,
e…il più bello…Tressa DiFiglia, che
non riesco a capire se sia un nome o un insulto.
Altra curiosità: la parte maschile principale è sostenuta
da Nicholas Brendon, che
gli appassionati conoscono come Alexander "Xander" Harris
di “Buffy”; magari aveva un paio di giorni di pausa tra le
riprese di un episodio e l’altro e si è dedicato a questa
fondamentale pellicola.
Concludiamo con una cosa che non c’entra niente con cinema e tv
ma che è abbastanza trash da meritare la menzione in questa rubrica;
nel 2000 Garrett Wang è stato “Grand Marshal”
della parata dei sino-americani di Los Angeles per il Capodanno Cinese.
Potete vedere la testimonianza visiva dell’evento e giudicare voi
stessi.
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