FIREFLY
di Flavio De Negri e Emanuela Zanella

Nel 2001, mentre andava in onda con successo “Buffy l’Ammazzavampiri” e si favoleggiava che in America altrettanto successo stava riscuotendo il suo spin-off “Angel” (prima del suo sbarco sui canali satellitari italiani), si diffuse la notizia che Joss Whedon, la creativa mente dietro a questi due show, era interessato alla produzione di una nuova serie di fantascienza.
Per chi è cresciuto a latte e astronavi come me, e che adori il misto di azione e humor (e non solo) caratteristico di Buffy, la notizia non poteva che essere esaltante.
L’immediata caccia sul fido google dava però risultati non altrettanto esaltanti. Si parlava di una nave spaziale… un equipaggio… un capitano, un secondo, un pilota, un medico di bordo… Non so perché ma tutto ciò mi sapeva di già “vagamente” visto.Nulla quindi poteva preparare al risultato finale: una rivisitazione della storia coloniale americana che ripresenta sì il classico equipaggio di una nave stellare, ma anche tutti i volti familiari del genere western. Ritroviamo quindi il pistolero dalla mano spietata ma con nobili principi, il mercenario che per soldi venderebbe la madre (anche in pezzi se il prezzo è migliore), la prostituta dal cuore d’oro.
Anche gli scenari sono sempre sporchi e polverosi, ben lontani dalle plance immacolate (mai che ci abbiano fatto vedere chi è che ripara e pulisce dopo le esplosioni a catena delle console) e ambienti pullulanti di strani alieni. Qui abbiamo solo l’umanità al suo peggio, senza scuse, senza la necessità di affibbiare ad altre razze difetti che sappiamo essere nostri.
Prima di vedere i buoni sentimenti ce n’è di fango da scrostare!

Tra una rapina al treno, un duello all’arma bianca, e furti su relitti abbandonati nello spazio, i nostri “eroi” sono sempre in fuga, con un occhio fisso sul radar per evitare di incappare in una pattuglia dell’Alleanza, fazione pseudo-nazista vincitrice di una guerra civile terminata da poco. E di pianeta in pianeta c’è anche il tempo di tirar su dei passeggeri per arrotondare lo “stipendio”, che finiscono per diventare compagni, ma più spesso causa, di sventura.
Un totale di nove persone, che si dividono gli spazi della Serenity in modi non sempre pacifici, spinti più dalla necessità che da reale amicizia, con le dovute eccezioni. È il caso del legame tra il capitano, Malcom “Mal” Reynolds (interpretato da Nathan Fillion) e Zoe (Gina Torres, già vista in panni più succinti nella serie Cleopatra 2525), sua sottoposta anche durante la guerra. Due reduci sconfitti ma ancora uniti dalla fiducia reciproca conquistata sui campi di battaglia (e chissà se sui campi quei due hanno solo combattuto!). O il legame tra Zoe e Wash (Alan Tudyk), suo infantile ma devoto marito dalla battuta sempre pronta, pilota della Serenity e geloso marcio dell’intimità tra sua moglie e il capitano.
Simon e River Tam (rispettivamente Sean Maher e Summer Glau) sono invece fratello e sorella.
Lui medico brillante, lei pazza furiosa.
In realtà River è una ragazzina dall’intelligenza straordinaria, che per le sue doti è stata accettata da una misteriosa accademia. Non è chiaro cosa le abbiano fatto là dentro, ma Simon l’ha tirata fuori, l’ha fatta fuggire trovandosi ad affrontare una persona disturbata, dalle strane facoltà che a volte saltano fuori. Per non parlare dell’Alleanza, che li considera ricercati.
Solo Mal, in costante fuga dalle truppe federali, poteva offrire loro un rifugio. E mentre sono a bordo perché non approfittare delle conoscenze mediche di Simon?
L’arrivo del bel dottorino non è stato ignorato da Kaylee (Jewel Staite, uscita di recente dal giro delle produzioni disneyane), giovane e un po’ ingenua ragazza che si prende cura dei motori della Serenity e a cui piacerebbe prendersi cura di Simon.
Di tutt’altro avviso è Jayne Cobb (Adam Baldwin, forse l’unico Baldwin a non appartenere al clan, già supersoldato in X-Files), in pratica il tipo che venderebbe la madre a tranci di cui parlavo sopra. Per lui l’importante è fare soldi, non importa come. L’avere dei fuggitivi a bordo quindi lo innervosisce parecchio, ma visto che Mal li vuole a bordo, non gli rimane che sfogare la sua ira affilando lame e oliando tutte le sue armi (compresa la sua adorata Vera).
Il Pastore Book (Ron Glass) invece ha fatto sua la missione di vegliare sulle anime di questi furfanti intergalattici, anche se forse conosce troppe cose che nei monasteri non dovrebbero insegnare.
In uno dei due shuttle di salvataggio della Serenity vive poi Inara Serra (Morena Baccarin).
Accompagnatrice, dicono loro, prostituta, diremmo noi, con la sola differenza che nell’universo di Whedon le accompagnatrici svolgono un lavoro riconosciuto, con sindacati appositi per la tutela dei loro diritti. Inara è anzi la persona più rispettabile sulla nave tanto da avvalersi del soprannome di “ambasciatrice”. E se in un telefilm che si rispetti ci deve essere della tensione sessuale, non poteva che essere Mal a scambiare con lei costanti frecciatine e gesti di sorprendente dolcezza.

Personaggi interessanti, ambientazione senz’altro originale, dialoghi brillanti ed effetti speciali da urlo. Fans che ne hanno fatto un cult solo perché era Whedon a scriverlo e che lo avrebbero seguito fin dentro la bocca dell’inferno (d'altronde lui la conosce bene).
Un successone, quindi.

Macchè, ci dovevano ancora mettere le mani quelli della Fox.
Intanto rendono il telefilm odioso ad una schiera di fans altrettanto accaniti, quelli di Dark Angel, che si vedono sostituire la loro bella transgenica con una ciurmaglia che continua ad insultarsi con frasi in cinese. Poi scombinano l’ordine delle puntate, seguendo non lo schema previsto dal creatore, ma partendo da un episodio più d’azione e posizionando il pilota alla fine (ma nessuno mi toglie dalla tasta l’idea che dietro ci sia un’estrazione casuale).
Infine lo piazzano al venerdì sera, quella che in America viene chiamata la “serata morta”, dove non c’è storia, più di tanti telespettatori non riesci a fare.
Se aveva chiuso Dark Angel, stessa sorte è toccata al più costoso Firefly dopo soli 12 episodi (altri tre episodi già pronti sono poi stati trasmessi in un secondo momento), senza neanche il tempo di chiudere le varie linee narrative.
In un momento in cui si vedeva chiudere, uno dopo l’altro, tutti i suoi show, Whedon non si è demoralizzato (o forse solo un pochino) e ha lanciato una sfida: fare uscire le 15 puntate in DVD, nel loro reale ordine. Se le vendite fossero andate bene, si sarebbe fatto un film.

Il 3 giugno 2004 sono iniziate le riprese di Serenity, con tutto il cast della serie tv, per la regia (la prima) di Joss Whedon, con la possibilità di ripartire con una seconda stagione nel caso il film dovesse andare bene.

Se qualcuno mi avesse detto che mi sarebbe piaciuto un telefilm western (se pur con elementi di fantascienza) mi sarei divertito a deridere quel povero stolto. Invece eccomi qui a sperare che le cose vadano come devono andare, e che la Serenity continui a volare.

Per chi volesse saperne di più segnalo il sito www.fireflyfans.net , dove, oltre a tutte le informazioni che cercate, è possibile accedere ad un vivace forum che recentemente ospita dei reportage dal set di Serenity di alcuni dei protagonisti. Per acquistare i DVD ci sono i soliti canali, con il solo avvertimento che dovete conoscere l’inglese perché in quei cofanetti non c’è niente di vagamente italiano.

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