BABYLON 5
di Stefano "Gullyt" Galli

Sono sempre stato un trekker convinto, fino ad un paio di anni fa. Ero uno di quelli per cui la fantascienza più sublime era e doveva essere Star Trek. Un estremista, se volete, che non ne voleva sapere nulla di altre serie. Una posizione rigida e, oggi lo riconosco, profondamente sbagliata, dettata forse dalla giovane età.
A poco a poco, nella mia vita da telespettatore-italiano-non-medio-perchè-in-italia-se-ti-piace-la-fantascienza-sei-uno-strano, fecero capolino Stargate SG-1, Farscape, Battlestar Galactica... e cominciai a rendermi conto che c'era tutto un mondo là fuori che fino ad allora mi ero perso. "Poco male!", pensai, e mi misi subito all'opera per colmare il divario.
C'era però una serie che sentivo decantata da molte persone, scritta e orchestrata da un essere mistico, dal nome impronunciabile, dotato - pare - di un genio creativo fuori dalla norma. Una serie ambientata su una base spaziale, una base diplomatica... "Che noia che sarà!" pensavo. "Una base diplomatica, ci sarà politica e poco più!". Figuratevi, io, innamorato di Deep Space Nine da anni, come potevo andare a guardare una serie che la copiava così spudoratamente? Io, che prima di ogni esame mi dò la carica gridando "FOR CARDASSIAAA", e ho fatto la follia di acquistare tutti i cofanetti DVD di DS9... come potevo abbassarmi a guardare Babylon 5?
"Che nome ridicolo!" dicevo sempre, "non hanno nemmeno la curvatura, usano quei cunicoli colorati! E poi che effetti speciali del cavolo, li faccio meglio io con 3D Studio MAX!".
Beh, che dire... quando si sbaglia e ci si accorge dell'errore il minimo che si possa fare è ammetterlo. E devo dire che mi sbagliavo, di brutto anche!
È cominciato tutto una sera, ero a cena con i soliti amici Cial'troni. Parte una discussione pro-DeepSpaceNine (capirete, una di noi come nick ha scelto CaptainJaneway, è sempre stato per me un *dovere morale* riportarla sulla retta via) e dal discorso esce fuori questa Babylon5. Ricordo di aver detto più o meno le stesse cose che ho citato sopra, criticando gli effetti visivi eccetera. Ma vedendo la convinzione negli occhi di chi difendeva a spada tratta B5, non ho potuto fare a meno di pensare che forse ne potesse valere la pena la visione.
Mi sono fatto quindi prestare dalla gentilissima Janeway i cofanetti delle prime due stagioni di Babylon5, e nel periodo susseguente la prima tornata di esami, in cui gli studenti notoriamente hanno molto tempo libero, mi sono dedicato con tutto me stesso alla visione di questa nuova serie, non senza una certa diffidenza.
Non vi starò adesso a raccontare la meraviglia crescente. Più andavo avanti a guardare episodi, più venivo preso in un vortice di eventi ed emozioni, un crescendo che ad ogni finale di stagione raggiungeva un picco, per poi ricominciare la stagione successiva con intensità sempre maggiore.
Non starò nemmeno a raccontarvi la storia che c'è dietro Babylon5, ci vorrebbe un libro intero, e non potrei dire nulla senza spoilerarvi l'impossibile. B5 parla del bene e del male, del crescere e diventare maturi, parla dell'unione che comunque sia fa sempre la forza, e del coraggio di affrontare amici e nemici, per il bene ultimo.
Quello che posso fare è descrivere le cose che più di tutto mi hanno colpito di questa stupenda serie tv, nella speranza che altri vi si avvicinino.
Innanzitutto la continuity. Noi trekker ci siamo molto affezionati, e chi come me ha amato DS9 non potrà non apprezzare il filo narrativo tessuto da Straczynski. Un filo che comincia dal primo episodio e che prosegue, ingarbugliandosi sempre più, accogliendo altri fili che vanno ad avvilupparsi attorno al suo cuore. Un filo che, con precisione geometrica e chiaroveggenza, copre tutte le possibilità, tutti i personaggi; a volte torna nel passato, altre fugge nel futuro, spesso si incrocia con altre parti di sè stesso, per poi svolgersi in tutta la sua maestosità alla fine dei giochi.
Non esistono praticamente episodi slegati in B5, ogni puntata aggiunge un pezzo o ne collega altri. E il risultato finale è un Gullyt attaccato al monitor aspettando di vedere la puntata seguente.

Ma così come un punto di forza è l'arco narrativo lungo cinque stagioni, altro elemento a favore di B5 sono i personaggi. Guardando questa serie subito dopo Enterprise mi sono reso conto della pochezza dei vari Mayweather, Reed e Sato. Le relazioni tra i personaggi di B5 sono complicate come poche. A parte il bel rapporto tra Sheridan e Delenn, le interazioni tra gli altri sono mutevoli, cambiano radicalmente con il trascorrere del tempo e con lo svolgimento dei fatti. L'orgoglioso Londo Mollari, che parla con un marcato accento russo; il coraggioso G'Kar dalla voce profonda e misurata; il buon Dottor Franklyn, esempio di integrità morale; il misterioso e saggio Kosh; la bella Susan Ivanova, profondamente dedita al suo lavoro e al suo comandante. E poi i due capitani, Sheridan e Sinclair, così diversi eppure indissolubilmente legati; e la bellissima, elegante, soave Ambasciatrice Delenn (si è capito che è la mia preferita?). Un insieme eterogeneo di personaggi, inizialmente forzati a interagire per via della natura diplomatica della stazione, ma diventati poi parti di un unico meccanismo, oliato dal genio di Straczynski. A loro supporto una serie di guest (tra cui il nostro Walter Koenig "Chekov" nei panni di uno PsiCop) parti altrettanto vitali di quel meccanismo: personaggi ricorrenti che tornano, quando meno te lo aspetti, per aggiungere altri tasselli al grande mosaico.
A condire questo fiume di eventi, che raccontato così potrebbe sembrare quasi opprimente, un tocco sempre presente di sagace umorismo. Giochi di parole (che non so come rendano in italiano), allusioni a volte scabrose (lo sapete che i Centauri hanno sei... sì sì proprio SEI! per l'invidia di Rocco Siffredi), battute e storielle che fluiscono naturalmente, senza forzature.
Una leggera dose di sentimento completa il quadro. Troppo renderebbe il tutto sdolcinato, troppo poco farebbe apparire i personaggi freddi e cerebrali. Come sempre Straczynski riesce a dosare al meglio gli ingredienti, mostrandoci persone che vivono, amano, soffrono e piangono, ridono, scherzano e si lasciano andare.
Alla fine, dopo aver visto un episodio, o un'intera stagione, si resta comunque soddisfatti, come dopo un'ottima cena. Ma con in più una rinnovata fame di vederne ancora, di stare ancora lì con loro, a soffrire nei momenti difficili, e gioire delle vittorie.
Non scrivevo per lo STIM da molto tempo, più di un anno; non mi ritengo spesso all'altezza di miei bravissimi colleghi, anche perchè (come mi insegna la Suprema Direttora) ho difficoltà a mettere del mio in ciò che scrivo. Devo dire che dopo la travolgente esperienza di Babylon5 (vi assicuro che ho visto 100 episodi in poco più di un mese) non potevo non comunicare quello che aveva suscitato in me questo capolavoro televisivo. Adesso ho esaurito quello che mi sento di poter dire. Ci sarebbero altre pagine, capitoli interi da scrivere, ma probabilmente non è questo il momento (o l'articolo) adatto.
Saluto quindi tutti voi, ringraziandovi per la pazienza che avete dimostrato raggiungendo la fine dell'articolo (la scrollbar non vale!), e vi lascio con due delle citazioni più belle che riesco a ricordarmi in questo momento:
Jeff Sinclair: "Whether it happens in a hundred years or a thousand years or a million years, eventually our Sun will grow cold and go out. When that happens, it won't just take us. It'll take Marilyn Monroe and Lao-Tzu and Einstein and Morobuto and Buddy Holly and Aristophenes .. and all of this .. all of this was for nothing unless we go to the stars."
(Che accada tra cento anni, o tra mille anni, o tra un milione.. alla fine il nostro Sole si surriscalderà, ed esploderà. Quando ciò accadrà, non si porterà via soltanto noi. Porterà via Marylin Monroe e Lao-Tzu, e Einstein e Morobuto e Buddy Holly, e Aristofane... e tutto questo.. tutto questo non sarà servito a niente, a meno che non raggiungiamo le stelle.)
John Sheridan: "Someone once told me "If you're falling off a cliff, you may as well try to fly. You've got nothing to lose".
(Qualcuno una volta mi ha detto: "Se stai cadendo giù da una montagna, puoi per lo meno provare a volare. Non hai niente da perdere".)



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