SITO DEL MESE
a cura di Lorenzo "Sunrise" Pifferi



SFM
Science Fiction Museum


Nel 1996 viene pubblicato in Italia un libro di un professore di fisica e di astronomia dell’università di Cleveland, tale Lawrence M. Krauss, in grado di richiamare l’attenzione di un vasto numero di lettori, con un titolo assai appetitoso. I voraci “consumer” del genere fantascientifico (dal semplice appassionato al fisico ricercatore) non potevano farsi sfuggire questa ghiotta occasione, ed i più attenti avranno già individuato il libro in questione: “La fisica di Star Trek”. Il libro assume una sua connotazione ben precisa, ponendo subito in relazione l’immaginazione con la realtà, il binomio tanto caro ad ogni autore – o scienziato - che intenda divertire, ed allo stesso tempo educare. Il nostro “consumer” affamato vuole la conferma, e leggendo si sazia quasi, di come le scoperte di maggior rilevanza nascono il più delle volte da semplici intuizioni.
Se vogliamo (e lo vogliamo), la portata della nostra immaginazione è ancora più vasta. Non esiste opera di fantascienza che non sia intrisa di simboli, che non racchiuda al suo interno una visione del futuro, un monito per il presente, o un valore per il sociale.
Il destino dell’uomo è legato ancora una volta alla capacità di sognare. Non esageriamo se riconosciamo a questo istinto la propria influenza sul mondo reale, oggi più che mai. Siamo rimasti affascinati nel vedere molti dei nostri sogni realizzarsi: dalle rocambolesche invenzioni di Leonardo, ai voli sub-orbitali, ai primi passi sulla Luna.

Ma torniamo sulla Terra…

Seattle, 5th avenue north, 325, Science Fiction Museum (SFM), il sogno continua.
Un evento dalla doppia valenza: se da una parte si presenta come una ricca mostra di oggetti e risorse per appassionati, dall’altra cerca di dare continuità e valore alle nostre scoperte, esprimendo e delineando quelli che saranno i nostri passi futuri. Il suddetto binomio ancora una volta è stato rispettato, nel migliore dei modi.
Non ci vuole molto per rendersene conto: a metà strada tra un parco giochi ed una visita guidata, il pubblico potrà osservare i prodotti dell’immaginazione ed allo stesso tempo compararli con gli ultimi traguardi della tecnica. In attesa di prendere l’aereo per Seattle, andiamo sul sito ufficiale (www.sfhomeworld.org), lasciamoci guidare dalle macrocategorie proposte, e proviamo ad entrare nel cuore del museo.
Quattro sezioni principali: Homeworld, le idee chiave della fantascienza , citando il sito “dove tutto comincia e dove tutto finisce”; Fantastic Voyages, mezzi e personaggi dell’esplorazione; Brave New Worlds, i futuri scenari della razza umana; Them!, le altre forme di vita, alieni ed intelligenza artificiale. Il percorso mi sembra logico, si parte dalla terra e si arriva alle civiltà aliene. Ogni settore è suddiviso ulteriormente in stand tematici, che cercano di esporre, oltre al materiale, anche idee sulle quali riflettere. L’esposizione ambisce a darsi un taglio ben preciso: visitando il museo non solo si ripercorrono i grandi classici dell’industria sci-fi con tutto l’insieme delle “reliquie” più significative, ma si entra nell’universo che gira intorno ad essi. Troveranno spazio diversi approfondimenti in materie scientifiche, filosofiche e sociali.

Cosa andrà a visitare dunque chi si appresta ad entrare nel SFM? Questo aspetto meriterebbe considerazioni più approfondite, con il rischio (anzi la certezza) di lambire tematiche già troppo esasperate dai media. Un po’ di pazienza allora, e riflettiamo sul presente.
Sappiamo bene quanto lo sviluppo tecnologico abbia aumentato le nostre aspettative, così come le nostre preoccupazioni. I successi della medicina, nel più immediato degli esempi, ci hanno posto con la loro stessa progressione di fronte ad innumerevoli problemi di carattere etico. La scienza ufficiale del resto, dall’esplorazione del cosmo alla manipolazione della realtà subatomica, elabora teorie sempre più “rarefatte”, una volta prerogativa dei filosofi. Il ventesimo secolo sembra aver creato uno strano rapporto fra quelle che possono essere considerate due attitudini del nostro vivere: il fare e il pensare. Ci aspettiamo dalle ricerche e dalla tecnica molte risposte, e chi si interroga su quanto ci circonda utilizzando solo il pensiero rischia di passare per un visionario, un astratto individuo che vive di speculazioni mentali troppo lontane dalla realtà.
È opportuno ritenere che il fanatismo per l’una o l’altra via porti a conflitti inconciliabili, in grado di creare mostruosità su ambo i versanti. Credo invece sia necessario ricordare quanto i grandi scienziati siano anche dei notevoli pensatori (forse tra i più celebri Stephen Hawking), e come i più grandi pensatori spesso si affidano all’esperienza prima di poter elargire giudizi (Socrate!). Lasciandoci quindi dietro le spalle le faziosità, e consapevoli del potenziale delle nostre scoperte, incamminiamoci sulla via mediana: un occhio alla ricerca, un occhio alla filosofia.
È il momento (anzi siamo in ritardo) di chiedersi quale sarà l’utilizzo del nostro sapere. Facciamolo, e cerchiamo di analizzare la situazione. Chi ha progettato l’allestimento del museo forse avrà fatto queste considerazioni confabulando con gli addetti al marketing, cercando di richiamare il maggior numero di persone possibili, allargando il tutto alla ricerca ed al pensiero scientifico. Ci viene sicuramente il dubbio che dietro lo stendardo del progresso illuminato si celi soprattutto un ottimo profitto commerciale. Preferiamo pensare però che tra le soddisfazioni degli organizzatori, oltre all’esposizione di oggetti “cult” del cinema, trovi posto il sodalizio tra impegno ed intrattenimento. Ed anche se così non fosse, l’importante è che l’abbiano fatto.
Il resto sta a noi, e a chiunque voglia mettere la propria voce in capitolo. Per farlo torniamo sul sito: la dimensione educativa del museo trova riscontro nei vari luoghi adibiti ai convegni scientifici e letterari, oltre che nei vantaggi offerti agli studenti (è prevista anche una raccolta di curricula). Tra gli eventi in programma, anche se per la maggior parte nell’ambito puramente dell’intrattenimento sci-fi, troviamo anche conferenze con professori universitari, personalità politiche, convegni su tematiche di attualità sociale. Insomma, un coro dalle molteplici voci, al quale tutti siamo invitati a partecipare. Anche questo aspetto, la partecipazione, è stato tenuto nella giusta considerazione (ci avrebbe stupito il contrario). Non a caso è previsto un sistema di sottoscrizioni/donazioni, la cui entità conferisce in proporzione una serie di vantaggi, traducibili in termini di accesso alle varie iniziative del museo e sconti nei vari store. Mantenendo lo stile sci-fi, in base alla donazione il “member” otterrà un titolo differente, “Terran” ad esempio per la sottoscrizione minima, oppure “Replicant” per un contributo più sostanzioso, fino a diventare un vero e proprio “Immortal” con la donazione massima.
Cos’altro da aggiungere? Largo agli appassionati allora, nella speranza di arrivare un giorno là dove nessun museo - pardon - uomo era mai giunto prima.


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