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FUORI
CAMPO
a cura di Rossella "DrBev"
Marchiselli
Il racconto di questo mese avrebbe dovuto essere
pubblicato in più capitoli, ma in considerazione della nostra lunga
pausa estiva, si è pensato di farvi cosa gradita e invece proporvene
la metà, per darvi la possibilità di stamparlo e di leggervelo
in baita, sotto l'ombrellone, sotto le fresche frasche distesi su un'amaca,
o dove diavolaccio volete, anche a tappe, nell'intimità del vostro
bagno, e pregustare il ritorno di tutta la redazione per la continuazione
del racconto.
Il racconto ci è stato cortesemente fornito dallo Star Trek Italian
Club, e si intitola "Armonia Tariana" di Nelly
Wheeler, pubblicato dallo STIC sul Log Plus 12.
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ARMONIA TARIANA
di Nelly
I Nuove Reclute
L'Enterprise era nel quinto anno della
sua prima missione, cominciata con il capitano Pike, sostituito poi dal
giovane capitano Kirk alla fine del terzo anno. Mancavano sei o sette
mesi al ritorno sulla Terra dove l'Enterprise sarebbe rimasta in orbita
per subire una totale revisione, con l'aggiunta di tutte le ultime novità
scientifiche e militari. Nel frattempo l'equipaggio si sarebbe dato alla
pazza gioia ritrovando gli amici, ritornando alle proprie terre, visitando
qualche pianeta turistico, innamorandosi...
La Terra non era mai parsa tanto lontana. Sembrava
un sogno dimenticato. Da più di quattro anni ormai avevano lasciato
l'ultimo anello della Federazione e scoprivano mondi nuovi di cui mai
nessuno aveva sentito parlare prima.
Adesso erano tornati verso zone già attraversate da altre astronavi,
ma i cui pianeti non erano stati ancora cartografati. Rimaneva solo un
settore da esplorare, con tre stelle maggiori, dopodiché sarebbero
tornati verso il loro punto di partenza, in pochi mesi... e senza tappe!
L'atmosfera a bordo era un misto di noia e di
attesa febbrile, parte per il desiderio di finirla con le avventure (almeno
per un po'), per una certa stanchezza, per la perdita di troppi compagni,
parte per il bisogno di ritrovare le radici, le famiglie, gli affetti
fedeli nella madre patria.
Il settore delle comunicazioni aveva perso recentemente
tre persone. Otto uomini erano morti nell'esplosione di una navetta, durante
un incontro imprevisto con l'Impero Romulano, che aveva allargato i suoi
confini oltre il settimo anello. Per colmare le perdite il capitano aveva
ricevuto da una navetta di collegamento alcuni tecnici e soldati (quattro
donne e sei uomini) raccolti su diversi incrociatori che pattugliavano
le zone conosciute alle spalle dell'Enterprise.
L'arrivo di nuove persone a bordo aveva galvanizzato
l'equipaggio per alcuni giorni, quasi una settimana, poi tutto era tornato
alla routine. Le nuove guardie, di entrambi i sessi, si erano mimetizzate
completamente con il resto del personale della sicurezza, le due addette
alle comunicazioni si erano buttate nel lavoro con impegno, dato che la
loro superiore non era molto tenera con chi sbagliava per negligenza.
Fuori dall'orario di servizio anche loro si vedevano poco in giro perché
la più anziana aveva scoperto un'antica fiamma tra i tecnici meccanici,
mentre la più giovane non si staccava mai dalla dottoressa Noel,
per raggiungere la quale aveva chiesto il trasferimento sull'Enterprise.
Due delle nuove reclute, il soldato Ambre e
il tenente alle comunicazioni Sheen, erano fior di bellezze, anche se
molto diverse tra di loro. Vedendole al loro arrivo il Dr McCoy e il primo
ufficiale Spock, ognuno per conto suo, si erano sentiti lievemente preoccupati,
pensando all'interesse eccessivo che il loro giovane capitano dimostrava
per il bel sesso. Ma il carattere rude della soldatessa o, al contrario,
quello troppo schivo della ragazza delle comunicazioni li aveva subito
rassicurati: il capitano non amava le donne troppo sicure di sé,
almeno non nel tempo libero, e questo escludeva qualsiasi pericolo da
parte della soldatessa. Per quanto riguardava il tenentino Sheen, la sua
giovane età aveva colpito sfavorevolmente Jim Kirk. Secondo lui
ventun anni erano troppo pochi per affrontare lo stress di un incarico
importante come quello delle comunicazioni sul ponte. Inoltre, siccome
la ragazza non lasciava quasi mai Ellen Noel, che il capitano invece evitava
accuratamente dal party di Natale, non v'era timore che s'incontrassero
troppo spesso per permettere al capitano di superare il suo pregiudizio
verso la nuova arrivata.
Due mesi erano passati dall'arrivo delle nuove
reclute. Ormai due stelle del settore avevano ricevuto un nome ed erano
state debitamente schedate dal computer con il loro sistema planetario.
La nave puntava verso la terza stella, ultima tappa del viaggio, eppure
la meno sconosciuta perché la Challenge aveva attraversato il settore
dodici anni prima e altre navi vi erano giunte prima di scomparire, forse
per colpa del vicino Impero di Nion. Non si sarebbe raggiunto il primo
pianeta di quel sistema solare prima di un altro mese, salvo imprevisti
di tipo nionese. Le nuove reclute avevano partecipato a due missioni minori,
comportandosi bene. Nonostante i timori del capitano, il tenente Sheen
si era dimostrata un ottimo acquisto per il settore delle comunicazioni.
Faceva già i turni con Uhura e Smithey. Spock sembrava aspettarsi
molto da lei.
Il tenente non parlava quasi mai, teneva gli
occhi bassi, ma sorrideva di cuore quando la prendevano in giro per la
sua timidezza. Non era timidezza, era riservatezza e questo non poteva
che piacere al capitano e al Vulcaniano. Per quanto riguardava il lavoro,
la ragazza era estremamente precisa nei suoi rapporti tecnici, perfezionista
in modo quasi maniacale e calma... di una calma simile a quella del signor
Spock. Sembrava quasi impermeabile alle emozioni anche lei. Questo, invece,
piaceva meno al capitano: gli bastava un Vulcaniano sulla sua nave.
Il ponte era silenzioso e malinconico. Erano
presenti una dozzina di persone che svolgevano il loro lavoro in silenzio
in un'atmosfera di profondo abbattimento.
Il capitano, accasciato sulla sua poltrona,
era appena arrivato alla conclusione che persino sulla sua nave ci si
poteva sentire giù di morale: due mesi senza un'avventura! Due
piccole missioni senza nessun interesse, inventate lì per lì
per mettere alla prova le nuove reclute. Aveva riascoltato il diario di
bordo che gliel'aveva confermato: noia, noia, noia... Beato il signor
Spock che sembrava rapito da ciò che stava facendo! Beati gli uomini
sul ponte che avevano un lavoro da svolgere! Chiese al bar che gli mandassero
una tazza di caffè: almeno avrebbe avuto la possibilità
di ammirare Janice Rand. Riprese le sue fantasticherie preferite, immaginando
le reazioni dei suoi uomini in caso di qualche incidente. Il mento sul
pugno chiuso, il gomito sul bracciolo della poltrona fissava, senza veramente
metterla a fuoco, la nuova recluta Sheen e tentava di riprendere il filo
del suo ultimo test immaginario. Ma non riusciva a costruire una storia
plausibile: troppo ancora gli sfuggiva della personalità del tenente.
In due mesi non l'aveva mai sentita esprimere una sola opinione personale.
Se non fosse stato per il rapporto che lei doveva leggere ogni volta che
il capitano entrava sul ponte durante il suo turno, avrebbe anche ignorato
il suono della sua voce. E sarebbe stato un peccato! La voce del tenente
era piacevole come tutta la sua personcina.
Nell'ultima missione il tenente aveva fatto
un ottimo lavoro (parole di Spock): perfetto, razionale, senza aspettare
di essere sollecitata, un lavoro che denotava anni di esperienza che la
ragazza non poteva avere, ma insomma niente al di là di ciò
che Kirk si aspettava dal suo equipaggio. La giovane donna sembrava avere
la stoffa per diventare un elemento prezioso sulla nave e ci voleva proprio
un'altra Uhura alle comunicazioni quando questa lasciava il suo posto,
in modo da utilizzare Smithey il meno possibile. Quel ragazzo non dava
affidamento e Kirk sospettava che non fosse capace di affrontare gli imprevisti.
Sorrise tra sé e sé ed osservò
con occhio critico i suoi tenenti alle comunicazioni. La ragazzina sorrideva
(questo la trasformava completamente) ad Uhura appena arrivata per darle
il cambio. Non c'era in lei niente della sua solita riservatezza e sembrava
illuminata dal piacere di vedere l'amica. Si alzò per cederle il
posto.
"Che cosa è questa cancellazione?"
bisbigliò Uhura,
"Penso che manderanno di nuovo il messaggio.
Questo è illeggibile."
"Certo che è illeggibile se è
cancellato! Non hai risposto alla mia domanda."
"Il difetto era alla fonte. Il messaggio
non poteva essere letto com'è arrivato."
"Perché non ha richiesto una nuova
trasmissione subito, tenente?" si intromise Spock, il cui udito finissimo
aveva captato i bisbigli delle due donne. Qualcosa nel tono del suo primo
ufficiale destò l'interesse del capitano, che voltò completamente
la poltrona verso la consolle delle comunicazioni. Notando il suo movimento,
la ragazza si raddrizzò, fissò Kirk e sembrò perdere
ogni capacità di intendere e volere.
"Perché non l'ha fatto, tenente?"
ripeté il capitano. La ragazza guardava nel vuoto, rigida e assente.
Esasperato, Kirk alzò un pugno dal bracciolo della poltrona, poi
lo lasciò cadere senza sbatterlo per non spaventarla oltre. Ormai
era abituato al fatto che lei si bloccasse ogni volta che doveva rispondergli
direttamente. Il dottore sosteneva che il tenente era stata traumatizzata
dall'accoglienza seccata del capitano, quando aveva scoperto quanto fosse
giovane. Spock sosteneva che si trattava semplicemente di soggezione per
una reputazione esagerata.
Kirk pensava che non gli piaceva far paura alle bambine. Spock riprese
la parola in tono quasi gentile: "Vuole spiegarci il suo ragionamento,
tenente?"
La ragazza volse lentamente lo sguardo verso
di lui. Tutti sul ponte notarono come la tensione svanì d'un colpo:
la nuova recluta era l'unica sulla nave a sentirsi a suo agio con il Vulcaniano.
Il tono di lei era tranquillo quando rispose finalmente alla domanda iniziale:
"Altre comunicazioni sono arrivate nel
frattempo. Ho registrato e trasmesso prima le altre. Il tenente Uhura
è giunta prima che io riprendessi in mano la questione."
Terminata la spiegazione, la ragazza fece un
sorriso dolce al Vulcaniano (assolutamente sprecato) poi abbassò
di nuovo gli occhi per rivolgersi a Kirk: "Penso che non abbia più
bisogno di me, signore. Ormai il tenente Uhura può provvedere adesso
che è qua. Posso andare?"
Kirk la mandò via con un gesto stanco.
Quando lei fu uscita, si voltò verso la postazione del signor Spock.
Questi sembrava aspettare la sua domanda.
"Ciò che mi ha interessato"
spiegò "è il fatto che non avesse segnalato questa
cancellatura nel suo rapporto di fine turno. Molto inconsueto da parte
del tenente, che dimostra di solito un rispetto per la precisione piacevolmente
fuori della norma."
"Che tipo di messaggio era, Uhura?"
chiese Kirk, senza rilevare l'ironia vulcaniana del suo secondo.
"E' andata via senza dircene la provenienza.
Inoltre non ne rimane proprio niente."
"Come ha fatto allora a notarne l'esistenza
?"
"L'intervallo, signore. Non è riuscita
a ridurlo più di tanto, né ha avuto tempo di codificarlo."
Kirk si voltò di nuovo verso Spock: "Bravo
davvero il suo tenentino modello!"
"Non più di quanto avessi già
notato, capitano. Il tenente, che non è mai stato mio dato che
non sono il capitano della nave, conosce molto bene la sua specializzazione...
ma non ancora abbastanza questa nave e quindi si è lasciato sfuggire
alcuni accorgimenti per nascondere il suo misfatto... Comunque non sono
le risorse del tenente che mi lasciano perplesso, ma piuttosto le ragioni
di un atto tanto grave. Deve aver avuto molta paura per rischiare tanto."
Uhura non aveva apprezzato l'intervento di una
estranea nel suo dominio. Fissava corrucciata il monitor sul quale poteva
seguire tutte le operazioni compiute dai suoi apparecchi nell'ultimo turno.
Tornava sempre indietro finché non riuscì a capire come
aveva fatto l'amica ad intromettersi nei circuiti di ricezione e decodificazione.
Emise un sospiro soddisfatto e si voltò verso il capitano.
"Che cosa diceva il messaggio?" ripeté
Kirk ansiosamente.
"Lo sapremo tra poco, capitano. Con un
po' di fortuna riuscirò forse a recuperare una copia a rovescio
della cancellazione... Ecco!" esclamò, producendo una fiche
che conteneva il passaggio originale della banda manomessa. Fece per infilarla
nel suo lettore, poi ci ripensò e la portò al signor Spock.
Kirk venne a raggiungerli e si chinò sullo schermo per leggere
il famoso messaggio. Prima questo apparve in effetti in trasparenza a
rovescio sullo schermo, ma dopo alcuni tentativi diventò chiaramente
leggibile.
RECUPERATO RELITTO NELL'ORBITA DI
PROVIS IV: TRE SUPERSTITI: IL COMANDANTE THOMAS KIRK DELLA FEDERAZIONE,
STEPHEN STEPPEN, TERRESTRE E LUK, VULCANIANO: APPENA RIMESSOSI KIRK VERRA'
TRASFERITO SULLA TERRA SU RICHIESTA DEL COMANDO STELLARE.
Kirk si fece terreo in viso. L'illuminazione
dello schermo accentuò l'aspetto innaturale del suo volto in quel
momento. Uhura accennò un gesto istintivo per sorreggerlo. Spock
estrasse rapidamente la fiche dal computer e la passò in silenzio
al capitano, mentre premeva alcuni tasti per proteggere il segreto d'accesso
del messaggio.
I tre si guardarono sgomenti, poi Uhura tornò
al suo posto e fece finta di essere assorbita dal suo lavoro. Ancora Spock
e Kirk non avevano emesso un suono. Di comune accordo si diressero verso
l'ascensore e, soltanto quando furono soli, si sentirono liberi di parlare.
"Si tratta di suo padre, vero?"
Kirk annuì in silenzio.
"E' la prima volta che ne sente parlare
da quando era sparito?"
"Sì... Non era sparito. Si nascondeva
in mezzo alle montagne di Taria."
"Questo non risulta da nessuna parte...
soltanto che non fu più visto dopo le sue dimissioni."
Di nuovo Kirk annuì senza parlare. Questa
volta Spock non continuò. Non aveva bisogno di farsi dire dal giovane
uomo avvilito e furioso di fronte a sé ciò che egli stesso
si era premurato di appurare quando il nuovo capitano era stato assegnato
all'Enterprise. Ricordava benissimo come il comandante Kirk aveva dato
le sue dimissioni, abbandonando senza spiegazioni posto e famiglia per
ritirarsi su Taria, dopo aver visitato il pianeta alcune volte durante
i suoi giri d'ispezione nel settore spaziale di Vulcano. Si diceva che
vivesse con una Tariana, ma non si era più fatto vedere, nemmeno
dalle pattuglie di controllo che sbarcavano regolarmente sul pianeta per
mantenere i contatti dei coloni con il resto dell'universo. Tanti anni
erano passati. I pochi che ricordavano Thomas Kirk non avevano difficoltà
a riconoscere nel giovane Kirk gli stessi difetti del genitore e le sue
qualità, ma si guardavano bene dal parlarne e se questo pensiero
qualche volta attraversava la loro mente, lo allontanavano con un senso
di disagio e di paura all'idea della reazione del loro comandante.
Per quanto riguardava James T. Kirk egli era
più che convinto che il nome, la figura, il ricordo del padre erano
stati cancellati per sempre dalla sua mente dopo il trauma subito all'età
di otto anni. Non aveva il minimo dubbio sul fatto che si era fatto da
sé, che la lotta aspra ed estenuante per arrivare a comandare la
più bella nave della Flotta Astrale era stata combattuta e vinta
unicamente grazie ai suoi sforzi e alle sue qualità innate. Non
pensava mai al padre, neanche per scacciarne il ricordo. Non aveva mai
avuto un padre. Era assolutamente persuaso che Jim Kirk fosse unico e
non dovesse rendere conto della sua personalità che a se stesso.
Men che meno doveva ringraziare qualcuno per quello che era. Spock, pur
se non ancora in grado di seguire i meandri del ragionamento di Kirk,
avvertiva con una sensibilità tanto vulcaniana quanto umana l'intenso
conflitto nella mente dell'uomo che gli camminava a fianco. Si stavano
dirigendo verso gli alloggi degli ufficiali per interrogare la strana
ragazza che si permetteva di ingerire negli affari privati del capitano.
Ma lei non era nel suo alloggio e Kirk, ancora più seccato, proseguì
verso la rec-room più vicina a passo di marcia e con la faccia
sempre più severa. Spock rallentò il passo.
"Che cosa c'è?" ringhiò
Kirk, fermandosi d'un colpo.
"In qualsiasi posto troviamo il tenente,
non sarà sola."
"Giusto" Kirk si avvicinò ad
un interfono e premette un pulsante poi, ripensandoci, fece cenno al compagno
di parlare al suo posto.
"Il tenente Sheen a rapporto nell'alloggio
del capitano" disse due volte il Vulcaniano con un tono ufficiale
che il capitano non avrebbe potuto controllare nelle condizioni in cui
si trovava. Comunque Kirk cominciava lentamente a dominarsi e forse a
rilassarsi.
"Non riesco ad capire le motivazioni del
gesto" cominciò a brontolare per sé "È
troppo giovane per avere conosciuto mio padre."
"Forse conosce l'altro naufrago, non il
Vulcaniano, che in effetti è un rinnegato della nostra razza. Lasciò
Vulcano quando ero molto giovane."
Il signor Spock giovane?! questo era un pensiero
che non aveva ancora sfiorato Kirk. Lo distolse per un istante dalla sua
ira.
"Allora, neanche Steppen, il terrestre"
aggiunse il capitano "perché era un vecchio amico di famiglia.
Raggiunse mio padre dopo..." Si bloccò.
Il biondo etereo tenente li aspettava davanti
all'alloggio del capitano insieme a McCoy.
"Che cosa ci fa lei qua?" protestò
Kirk vedendo il dottore.
McCoy cadde dalle nuvole. Non sapeva di essere
capitato in mezzo ad un piccolo terremoto. Si era soltanto fermato un
attimo per salutare la graziosa ragazza che gli ricordava Joanna e dirle
che il prossimo controllo medico era vicino. Il suo viso prese un'espressione
offesa davanti all'ingiusto rimprovero, poi si rese conto dello stato
di tensione che regnava tra i tre presenti e studiò più
attentamente i due appena giunti. Ovviamente non si poteva leggere niente
sul viso del dannato Vulcaniano, ma Jim Kirk era sconvolto e la ragazza
adesso tremava. Nel frattempo i passanti nel corridoio lanciavano occhiate
colme di curiosità al piccolo assembramento davanti alla porta
del capitano. Quando Kirk fece entrare il tenente nel suo alloggio, McCoy
li seguì senza chiedere il permesso e si accomodò per primo
attorno al tavolo delle riunioni, per dimostrare che non intendeva abbandonare
la ragazza sola con un capitano inferocito e un Vulcaniano la cui aria
ancora più funerea del solito non prometteva niente di buono. Appena
entrata il tenente sembrò disinteressarsi della minaccia che pesava
sul suo prossimo futuro. Osservò con attenzione ogni minimo particolare
della stanza, come se volesse imprimersi nella mente l'immagine di quell'ambiente.
"Tenente!" chiamò Kirk.
Lei li raggiunse in fretta vicino al tavolo
e, non sapendo se o dove sedersi, guardò prima Spock poi Kirk in
modo guardingo. Si sedette sull'orlo della poltrona indicatale da Spock.
"Perché ha cancellato il messaggio?
chiese Kirk con voce minacciosa.
"Perché non volevo che venisse letto"
rispose la ragazza in tutta franchezza.
"Quale messaggio?" chiese McCoy.
"Fatti miei" brontolò Kirk.
"Ovviamente non solo suoi" ribatté
il dottore seccamente.
"Tenente!" interruppe Spock, in modo
quasi vivace come se avesse trovato la soluzione. "In quale modo
i fatti riportati sul messaggio sono suoi oltre che del capitano?"
La ragazza riprese d'un colpo la sua aria totalmente
assente.
"Tenente!" disse Kirk parlando tra
i denti "Se non risponde alle domande la consegnerò nel suo
alloggio fino alla prossima base e questo sarà la fine della sua
carriera sull'Enterprise."
Quale base nel settore B?! La minaccia era ridicola,
ma il tenente non la prese così e manifestò un certo nervosismo.
"Quale dei tre superstiti conosce, tenente?"
chiese Spock.
"Tutti e tre."
"Da quando li conosce?"
"Da sempre. Luk e Stephen erano i comandanti
della Champion quando invitarono Kirk a partire con loro. Più tardi
lui venne a riprendermi su Taria. Sono stati... mi hanno insegnato tutto."
"Perché venne a riprenderla?"
"Era il suo dovere. Non poteva lasciarmi
là. Ero troppo piccola."
"Sta suggerendo che il comandante Kirk
è suo padre?"
Il tenente esitò, poi optò per
la politica del silenzio. Adesso Kirk seguiva il suo esempio, con gli
occhi sbarrati che sembravano non vedere abbastanza di ciò che
guardavano. McCoy, dopo un attimo di sorpresa in cui aveva sbirciato l'amico
per controllare la sua reazione, non poté più trattenere
il suo entusiasmo: "Lei sta dicendo... Se lei è la figlia
del comandante Kirk... Ma allora lei e Jim siete..."
Si rese conto che nessuno condivideva la sua
felicità e ammutolì. Dopo un pesante silenzio, Kirk prese
la parola: "Perché non l'ha mai detto?"
"Avevo paura delle complicazioni."
Kirk ebbe un sorriso amaro: "In fondo aveva
ragione, tenente. Non so assolutamente come mi dovrò comportare
con lei in futuro. La presenza di un familiare del capitano nell'equipaggio
di servizio è sconsigliata dal regolamento. Ma la realtà
è che lei è qua e che ci dovremo adattare per questi pochi
mesi, prima della fine della missione. Spero che mi capirà se mi
ci vorrà tempo per abituarmi."
"Jim!" protestò McCoy sconvolto
"Ma come può parlare a sua SORELLA così? Una sorella
appena trovata!"
Anche Spock sembrava leggermente sorpreso dal
discorso del capitano, ma la ragazza rispose con un tranquillo sorriso:
"Capitano, temevo questa situazione. Mi dispiace di essermi scoperta
in un modo così avventato perché ero felice di essere un
semplice membro del suo equipaggio che lei, spero, stimava. Quello che
sceglierà di fare mi andrà bene."
McCoy alzò gli occhi al cielo. La ragazza si alzò in piedi
e si avvicinò al capitano. Gli tese la mano con un sorriso gentile
e Kirk la prese e la trattenne. Per un secondo sembrò che stesse
per alzarsi ed abbracciare la sorella, ma scelse di lasciarla andare senza
aver preso una decisione.
"Proverò" disse con un sorriso
di scusa.
Chi sa per quale miracolo la notizia trapelò?
L'equipaggio dell'Enterprise prese la notizia del legame di parentela
tra il capitano e il tenente Sheen in modo assolutamente normale: cioè
tutti morivano dalla curiosità di conoscere quanti più dettagli
possibili sul come e sul perché e in che cosa sarebbero cambiati
i rapporti tra i due. Ciò che succedeva sulla terraferma, dove
c'erano notiziari e letteratura elettronica unicamente dedicati alle vicende
private degli eroi del momento, stava succedendo in piccolo sulla nave
più disciplinata di tutta la Flotta Astrale. Il capitano e sua
sorella non potevano più trovarsi per caso insieme in un qualche
luogo della nave senza che un gruppetto di curiosi si formasse per osservare
i loro gesti o quello che si dicevano... o evitavano di dirsi, dato che
perfino il capitano si era reso conto della situazione.
"Mi dispiace ammetterlo," disse Spock,
mentre spostava il condottiero degli scacchi spaziali al di sopra della
navicella "la presenza del tenente Sheen sta generando spiacevoli
inconvenienti."
"Si spieghi" disse il capitano con
finta noncuranza.
"Lei, capitano, viene osservato in modo
dannoso per la sua immagine di comandante."
"Continuo a non capire."
"È bene che il capitano di una nave
desti l'interesse e l'ammirazione dei suoi uomini, oppure il timore e
il rispetto. È un bene che molti abbiano per lui un forte sentimento
di ammirazione: favorisce l'emulazione negli umani. Ma qua abbiamo dei
dati contraddittori: lei non è più per loro un personaggio
eccezionale, tanto superiore da non essere giudicato, sempre un po' al
di sopra delle loro comuni possibilità."
"Quasi un dio" tentò di scherzare
Kirk.
"Un eroe, un punto di riferimento. Invece
adesso il delicato equilibrio che eravamo riusciti ad instaurare si sta
rompendo."
"Come mai? Cosa ho fatto?"
"Cosa ha fatto, non ha fatto... Non so
neanche come dirglielo, perché sono d'accordo con questi commenti,
anche se non mi sono permesso di riportarglieli prima."
"Coraggio, signor Spock! Se ho ben capito
si tratta del buon andamento della nave e questo mi sta a cuore quanto
a lei."
Questo era proprio un eufemismo e Spock si permise
un'occhiata divertita. Riprese la sua maschera imperturbabile per proseguire:
"Lei tratta sua sorella peggio di come tratterebbe un passeggero
sgradito. Questo non va a genio a nessuno: lei non può dimostrare
tanto senso del dovere da risultare senza cuore e brutale con un membro
dell'equipaggio che fa egregiamente il suo lavoro."
"Brutale?! Brutale io! Con una bambina?!"
Spock non rispose. "D'altra parte, Spock, se avessi trattato il tenente
in modo più fraterno mi può garantire lei che l'equipaggio
non avrebbe trovato ugualmente da ridire? Sono quasi due anni che cerco
di evitare le gelosie nei ranghi e non può immaginare quanto ciò
sia difficile certe volte: la dottoressa Noel, Janice Rand... Oppure prenda
tipi come Smithey che non sopporta che la ragazza sia più brava
di lui. O quei due meccanici che abbiamo dovuto separare l'altro giorno
o i tenenti Ambre e Woch..."
"So tutte queste cose, capitano. Proprio
per queste ragioni non vorrei mai comandare un'astronave di terrestri."
"Queste rivalità esistono sempre...
e, son pronto a scommettere, anche tra i saggi Vulcaniani!" Alzò
la mano per impedire all'ufficiale di ribattere "Come avrebbero reagito
se avessi dimostrato una qualche preferenza per il tenente?"
"Ha ragione. Ci sto pensando da settimane.
Spero che troveremo una soluzione."
"La soluzione è già trovata.
Ho parlato con McCoy stamattina ed è convinto che bisogna veramente
allontanare il tenente. Al ritorno sulla Terra le faremo chiedere il trasferimento.
A casa, le farò conoscere la famiglia di mio fratello. Mi è
sembrata una brava ragazza dall'inizio. Durante quei mesi di vacanza potrò
imparare a conoscerla e sarò finalmente libero di essere più
gentile con lei."
"Sono stupito. Il dottore ha veramente
suggerito l'allontanamento del tenente? Mi sembrava che fosse addirittura
affascinato da lei..."
"Che perspicacia! Ma il suo punto di vista
è diverso, ovviamente. Lui dice che la ragazza viene assillata
dai colleghi che non la trattano più come prima. Le chiedono favori
come se fosse già in grado di ottenerne. Insomma anche per lei
la situazione è difficile. McCoy se n'è reso conto. Dice
che rimane sempre più spesso sola. Non è giusto a vent'anni.
Quindi la sua partenza sarà un bene per lei stessa."
"Glielo vuole dire prima della fine della
missione?"
"Perché no?"
"Perché non credo affatto che il
tenente voglia lasciarci. Ciò renderebbe la sua condotta precedente
piuttosto illogica e il tenente è molto, molto logico."
"E' stata educata da quel Luk, vero?"
"La logica del tenente Sheen è rigorosa,
sì, quasi vulcaniana. Questa ragazza ha voluto venire sull'Enterprise,
probabilmente per essere vicino a lei. Io non l'avvertirei troppo presto
della vostra decisione nei suoi confronti."
"Signor Spock, sta facendo lo psicologo?"
"Chi non ci prova su questa nave, capitano?"
concluse il primo ufficiale senza sorridere.
Per scaricare i primi
sei capitoli del racconto in un file unico, seguite questo
link.
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