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STORIA DI FANTASMI
CINESI - LA TRILOGIA
di Fabio
Miele
Tutto nasceva da una videocassetta.
“Metti su questa roba!”
“Cos’è?”
“Un film cinese.”
“Non sarà uno di quelli dell’eroe solitario odiato
dai colleghi poliziotti contro la mafia cinese a suon di kung-fu?”
“No, no, è qualcosa di più elevato.”
“Ho capito, sex & zen e cose del genere, eh? Perché non
ci vediamo una tamarrata con Steven Seagal, allora?”
Se
riuscivate ad aggirare tutti i preconcetti degli amici, se riuscivate
a non perdere voi la pazienza, alla fine potevate finalmente mostrare
ai vostri scettici amici qualcosa che non era uscito dalle fucine di Hollywood
o dalla mente monocorde dei Vanzina ma che aveva a pieno diritto bisogno
di un suo posto nella storia del cinema fantasy e di genere.
Storia di Fantasmi Cinesi non sarà stato un fenomeno di
botteghino come Natale in India, ma almeno è passato da Venezia
e per niente inosservato. L’idea alle spalle del primo film della
serie è nientemeno che un racconto, manco a dirlo, di fantasmi
intititolato Il fantasma di una donna e scritto sì
e no tre secoli fa da un certo P’u Sung-ling. E
ancora qui non stiamo parlando di fantasmi in stile investigazioni di
Carnacki o Scooby Doo, ma di demoni orribilmente disgustosi e fantasmi
ambigui e seducenti di cui è infarcita la ricca cultura cinese.
L’unico modo di procurarsi queste pellicole fino a qualche mese
fa era trovare un amico con una vhs dal nastro sgualcito e magari rattoppato
con lo scotch, ora invece finalmente esce in DVD l’intera trilogia.
Molto povera dal punto di vista degli extra, ma presenta finalmente al
mondo occidentale anche i due seguiti inediti in Italia.
Il
primo film, prodotto a Hong-Kong nel 1987, vede il giovane Ling,
un esattore delle tasse, che in un fantastico diciassettesimo secolo cinese
si ritrova in una piccola cittadina ai confini dell’impero per riscuotere
quanto dovuto alle casse dello stato. Per un incidente che distrugge il
suo registro contabile, Ling è obbligato a trattenersi più
del dovuto e decide di passare la notte in un vecchio tempio abbandonato
al limite del bosco. Ovviamente il tempio è infestato da presenze
affascinanti e letali: un antico demone di un albero millenario, chiamato
Liu-Liu, costringe un gruppo di fantasmi di giovani ragazze
a sedurre e quindi dargli in pasto tutti gli ignari viandanti. L’esattore
rischia di essere il prossimo. Senonché Hsiao-Tsing,
uno di questi fantasmi, finisce per innamorarsi del giovane e imbranatissimo
Ling. A proteggere il giovane ci sarà un secondo ospite casuale
del tempio, un vecchio monaco taoista esperto nelle arti del kung-fu e
nelle arti magiche. E per arti magiche non intendio poterucoli mediocri
ma una vasta gamma di incantesimi da far impallidire un mago di Dungeons
& Dragons del decimo livello! Abbiamo esplosioni da palle di fuoco,
energie mistiche che mitragliano il suolo come colpi di mortaio e sutra
magici in grado di incendiarsi al contatto con un fantasma.
La storia non è solo deliziosamente favolistica, con ambientazioni
suggestive di un mondo tanto lontano nello spazio e nel tempo, ma attinge
anche da tutti gli altri generi della cinematografia di Hong-Kong con
una dose di umorismo assolutamente gradevole e a tratti fantozziana (i
vari tentativi degli zombie disidratati dei precedenti occupanti del tempio
che cercano di avere la meglio su Ling il quale se ne sbarazza senza neanche
accorgersi della loro presenza) e l’uso di ottime tecniche da action
movie con capriole, salti acrobatici, calci volanti rivalutati solo in
tempi recenti con il bellissimo La Tigre e il Dragone.
La colonna sonora inoltre mixa delle sonorità di flauti e nenie
perfettamente in stile con l’antica cultura cinese a temi rock-pop
da cartone animato. Il risultato è così stranamente alieno
e così anticonvenzionale da risultare sublime. Una ventata di diversità
nell’universo del fantasy occidentale che da sempre monopolizza
il genere e snobba i cugini minori e che minori non lo sono affatto.
Romanticismo,
umorismo, azione, orrore e avventura tutto in un’unica pellicola
assolutamente sui generis. Nel suo svolgersi vedremo l’amore tra
Ling e Hsiao-Tsing crescere in contrasto con la malvagità del demone
dell’albero che non ha nessuna intenzione di lasciare libera la
sua fantasmina più bella in quanto l’ha promessa sposa niente
meno che al Signore Nero, una sorta di capoccione del
mondo dei demoni.
Sul finale nostalgico sentimentale non mi esprimerò per non svelare
nulla a chi avesse ora la curiosità di procurarselo, ma mi trovo
costretto a parlare dei due seguiti.
Nel
secondo (Storia di Fantasmi Cinesi 2, ovviamente) ritroviamo
gli stessi identici protagonisti del primo, o meglio, gli stessi attori
del primo ma con un rimpasto nei personaggi. Viene introdotto un nuovo
monaco, un mitomane ossessionato dal denaro. Qui la minaccia consiste
addirittura di un complotto ai danni dell’intero impero e il giovane
Ling si ritroverà in mezzo agli inganni e alle battaglie contro
fantasmi ancora più minacciosi di quelli della prima pellicola
e una manica di improbabili alleati pronti ad aiutarlo nella lotta. Memorabile
la serie di vicissitudini tragicomiche legate ad un incantesimo paralizzante.
Ancora una volta Fantozzi sbarca in Cina. La differenza stilistica tra
i due film si fa però subito vedere: la storia non sembra convincere
appieno e nonstante la gioia di rivedere i volti noti del primo film tutto
si spegne in una rocambolesca vicenda che cerca di sfruttare l’inerzia
del primo esperimento.
L’anno
successivo vede subito la luce Storia di Fantasmi Cinesi 3.
Questo si ritrova orfano di due dei tre protagonisti storici e abbiamo
però un felice, per così dire, ritorno. Infatti la storia
riprende dallo stesso tempio con il ferocissimo demone dell’albero
del primo film. Anche la storia però ricalca quasi fedelmente quella
del primo film, con alcune varianti. La stessa attrice che interpretò
Hsiao-Tsing (Joey Wang) qui impersona un fantasma di
nome Lotus che viene mandata a sedurre ed eliminare un
giovane apprendista monaco e il suo maestro. Inutile dire che Lotus si
innamorerà del monaco e si ribellerà al suo infernale padrone
dando inizio ad una serie di scontri totalmente surreali (N.d.R. il potere
“dei lunghi lobi” del monaco è qualcosa di inguardabile!).
Ciò che ci lasciano queste
pellicole sono alcune ore di divertimento in un’ottica non più
mediata dal modo hollywoodiano di concepire il cinema. Sono una finestra
su una cultura ricca e antica che spesso solo in pochi hanno cercato di
approfondire. La parte difficile è certamente far esportare tali
prodotti dal loro paese di origine, questo perché c’è
spesso da combattere con una concorrenza sfrenata e da un mercato saturo
di prodotti made in USA. Prodotti che ovviamente possono essere sia ottimi
ma anche mediocri e che vengono comunque preferiti a buoni prodotti in
arrivo da mercati differenti.
Ovviamente poi c’è poi chi preferisce prendere una boccata
di diversità guardandosi gli italianissimi Natale in Vattelappesca.
Sono scelte alle quali dobbiamo rassegnarci.
Dobbiamo, no?
“Hmmm, fantasmi cinesi, eh?
Che ne dici di riguardarci la Donna Esplosiva, invece?”
“(*sigh*) Oook.”
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