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PICCOLI
CHE CRESCONO
Parte 1 di 2
di Fabiano
"Langley" Piccione
Reduce
dalla scoperta che i DVD di Voyager iniziano ad uscire
anche in Italia, come ho notato incredulo coi miei stessi occhi l'altro
giorno, in un negozio di dischi, non so se esserne grato o esserne un
po' frustrato: la mia mensola da 2 metri e mezzo, piena di preziose ed
ingombrantissime videocassette in lingua originale, pagate uno sproposito,
al tempo che fu, ancora infondono in me quella verace soddisfazione connotata
da un non so che di nostalgico; pur essendo conscio del fatto che non
garantisco non vengano un giorno, in un futuro lontano, affiancate da
qualcosa di più "tecnologico".
Ma
bando a questa piccola digressione, nel contempo festosa e deprimente,
passo la parola al tema che intendo affrontare per ben due mesi di fila:
crescere nel Quadrante Delta.
Sulla Voyager sono diversi i personaggi che crescono. Credo che tutti,
se poniamo Tuvok come unica eccezione, siano cresciuti e si siano arricchiti
emotivamente. Ma io non intendo questo; intendo una crescita che sia prima
di tutto biologica, e conseguentemente emotiva.
Intendo dire come infanzia e/o adolescenza: di bambini e adolescenti sulla
Voyager ne abbiamo da vendere, se ci pensate. Icheb, Naomi Wildman,
e addirittura Kes. Se affronteremo la piccola Wildman
e il piccolo Borg nel numero del prossimo mese, ora preferisco occuparmi
subito di quella "adolescente" che per prima ha messo piede a bordo.
Sì,
perché Kes è una ragazzina, se vogliamo, che muove i suoi
primi passi "fuori casa". Kes compirà due anni quando avrà
già intrapreso il viaggio a bordo della nave federale. Per un Ocampa
due anni non sono poi così pochi, ma per una Ocampa che ha vissuto
solo nel suo mondo, avvolta da chilometri di roccia che la separavano
dalle insidie del mondo esterno, due anni sono pochi per poter pretendere
di sapere come funzionano le cose sotto la luce delle stelle. Lei è
sfuggita al mondo sotterraneo che la sue gente accetta come scontata normalità,
e ha cercato cosa ci fosse oltre a quello: ha voluto andare oltre i limiti
che le erano stati imposti e ha "disubbidito", scappando dalle mura di
casa; trovandone fortunatamente un'altra a bordo della Voyager.
Kes
mi ha sempre trasmesso un'idea di innocenza, di ingenuità
e di candore. La scelta dell'attrice che la doveva impersonare,
biondina e minuta, è stata abbastanza azzeccata da parte dei produttori:
Kes doveva trasmettere un'idea di innocente, inevitabile curiosità
di muovere i propri passi nel mondo esterno. Tanto ingenua ed inesperta
da non capire nemmeno che il Tenente Paris aveva una cotta per lei; tanto
avventatamente curiosa da ficcare il naso dove non deve, pagandone le
conseguenze, in "Sacred Ground", in cui violerà
il terreno sacro di un tempio e cadrà in coma a causa dell'onda
di energia che la colpirà fra le mura del luogo sacro. Kes è
sostanzialmente abbastanza idealista e la sua è
una visione discretamente manichea dell'universo, se
vogliamo, perché per lei non esistono molte sfumature fra il bianco
ed il nero, fra il giusto e quello che non lo è. La
sua evoluzione e il suo distaccarsi da questa condizione di inesperto
ed impacciato candore comincia a vedersi quando diventerà assistente
del Dottore, trovando un suo spazio professionale ben preciso a bordo.
Kes inizia a gratificarsi per quello che può dare all'equipaggio,
e questo è un primo passo per la sua maturazione. Scusate l'approccio
poco romantico, ma anche il fatto che Kes ad un certo punto interrompa
la sua relazione sentimentale con Neelix (peraltro interruzione goffamente
improvvisa, secca e mal sviluppata a livello di copione, secondo me) è
un'ulteriore prova del suo bisogno di maggiori spazi e maggiori libertà,
perché segno di un inizio di indipendenza. La
relazione con Neelix era obsoleta, perché ormai appartenente ad
un passato in cui lei non conosceva nulla al di là delle caverne
del suo pianeta: Neelix allora poteva esercitare su di lei il fascino
dell'esperienza e dell'ignoto che lui poteva avere visto e che lei poteva
solo immaginare. Avventura dopo avventura la coppia perde tono (ne aveva
sempre avuto poco, a dire la verità; ndr )e lei, per quanto nella
puntata sembri una decisione presa solo a causa della sua possessione,
non tornerà mai più sui sulla sua scelta di avere lasciato
Neelix (che per altro pare prenderla sorprendentemente bene; forse una
superficialità di copione?!).
Tempo prima, incontrando degli altri Ocampa lungo la rotta della Voyager,
aveva avuto occasione di mettere alla prova e superare quelli che credeva
essere i limiti dei suoi poteri. Ma quella forza era risultata effimeramente
"gonfiata" da Suspiria, la compagna del Guardiano, e
non effettiva.
In "Warlord", invece, in cui Kes è posseduta dal
despota Tieran e lascia appunto Neelix, invece, la nostra
biondina aliena ha una prima, vera occasione per rendersi conto, probabilmente,
del potenziale non sfruttato che c'è in lei: l'alieno che la possiede
e che ne governa il corpo è infinitamente più bravo di lei
nell'usare i suoi poteri mentali. Kes perde anche quel velo di ingenuità,
ed afferma sempre più un'indole maggiormente marcata. È
decisa a capire le sue facoltà e ricorrerà all'aiuto di
Tuvok nell'esplorazione dei suoi poteri, tramite la meditazione e la concentrazione
interiore. Kes esplora l'universo ed esplora soprattutto se stessa.
Ironicamente,
la sua voglia di sapere e conoscere sfocerà nella sua evoluzione
ad uno stadio superiore, segnando così la sua dipartita. Kes, fuggita
dalla Voyager in preda a mutamenti incomprensibili e radicali della sua
stessa essenza di essere biologico, sembra partire all'esplorazione di
un universo che ora sembra un po' meno spaventoso ed inaccessibile di
prima. Dico "sembra" non a caso, perché la figliola prodiga tornerà
all'ovile in "Fury"...ma non per amore dei suoi compagni
o per nostalgia: solo perché ciò che ha trovato nell'universo
è alla portata dei suoi poteri, ma non necessariamente della sua
mente e del suo spirito. Lei non può più tornare dalla sua
gente, perché crede di essere troppo diversa per poter essere accolta
di nuovo fra gli Ocampa. Ma nemmeno può andare avanti e affrontare
l'universo intero, perché lei stessa dice che "l'universo è
troppo per lei". Troppo in quale senso, lo possiamo solo dedurre: spaventoso?
Oppure vasto e stancante? Forse entrambe le cose. Quindi Kes vuole tornare
indietro nel tempo, una volta salita sulla Voyager dopo 3 anni di assenza,
per cambiare il corso degli eventi, che hanno fatto sì che i suoi
poteri evolvessero e che la sua essenza mutasse. Se la prende col Capitano
Janeway (e te pareva!!sembra lo sport nazionale dare addosso alla poverina!
Ndr), dicendo che la colpa di quanto le è accaduto è sua:
lei la avrebbe messo in testa "strane idee" sull'esplorazione;
le avrebbe infuso la voglia di sapere, di conoscere. Insomma, la accusa
di averla plagiata e coercita, per poi
mandarla incontro ad un universo nel quale non era pronta per muoversi
da sola. Come
se la mamma avesse deciso di buttare fuori il piccolo dal nido improvvisamente,
obbligandolo ad imparare a volare prima del tempo. Concordo che Janeway
non sia una tutrice della classica specie, ma è chiaro a tutti
che Janeway non ha colpa di quanto accadutole. Fu Kes a volere salire
a bordo, a volere intraprendere il viaggio con l'equipaggio e a cacciare
il naso nell'universo, dal momento stesso in cui superò le barriere
del suo mondo sotterraneo e venne in superficie. Forse quello che ha trovato
Kes, nella sua nuova forma, è troppo rispetto a quello che può
sopportare, proprio perché le manca una guida e un supporto con
cui condividere il peso della sua nuova esperienza. L'evoluzione dei suoi
poteri non è andata di pari passo rispetto all'evoluzione della
sua mente e della sua maturità, tanto che dovrà trovare
un capro espiatorio per poter dare una giustificazione alla paura che
l'universo ancora le incute. La
Kes che torna sulla Voyager è frustrata, rabbiosa, subdolamente
intenzionata a cambiare il corso delle cose e a tutelare se stessa. È
triste pensare al fatto che la giovane Kes facesse del Capitano Janeway
una figura modello, per carattere e tenacia, e che poi
sia passata ad odiare quanto successole sotto il suo comando. Non sa a
chi dare la colpa, e con qualche escamotage mentale decide di incolpare
Janeway, è vero. Come è vero che è stata ben resa
la grande differenza tra la Kes contemporanea, triste, collerica, disillusa
e vecchia nei lineamenti e nel sofferente modo di agire, e la giovane
Kes del passato, così serena e ingenuamente contenta del suo ruolo
e della sua scelta.
Kes viene convinta, dall'equipaggio e da una registrazione olografica
che la se stessa del passato aveva lasciato, a rivedere la sua posizione
e a non incolpare il Capitano per una scelta che lei aveva fatto in passato.
Un'ennesima fase di maturazione della giovane Ocampa: la capacità
di riconoscere e assumersi le responsabilità delle proprie scelte.
A questo punto mi chiedo solo perché gli scrittori non abbiano
fatto in modo che Kes fingesse di prendere in considerazione la possibilità
di tornare fra i suoi compagni, a bordo della U.S.S. Voyager, e l'abbiano
ricacciata fra le stelle nel tentativo di tornare fra gli Ocampa. Che
volessero suggerire che il suo viaggio verso la conoscenza
era finito e che era ora di passare il resto della sua (breve?) vita fra
la sua gente?
(CONTINUA...)
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