UN PEZZO DA 90
Terza Parte

di Domenico Ciccone


E fu TNGIn molti degli articoli o delle recensioni celebrative di Patrick Stewart, si cita sempre il suo passato di attore teatrale specialista in ruoli shakespeariani nei più prestigiosi teatri della madrepatria inglese. Come fece acutamente notare il buon Paolo Longarini in un articolo di qualche tempo fa, in Inghilterra basta sputare per terra e cresce al volo un attore specialista in ruoli shakespeariani: non parliamo poi dei teatri, per i quali basta appiccicare l'insegna "Royal Theatre" sulla bettola più infima di Londra o Edimburgo, che ti diventa di colpo la patria dell'arte scenica solo perché si trova sul sacro suolo inglese.
Speriamo per lui che Patrick riesca meglio in teatro nell'interpretazione dei classici di quanto non abbia fatto nella trasposizione cinematografica datata 1996 del famoso romanzo di Oscar Wilde "Il fantasma di Canterville".
La storia la conosciamo un pò tutti: il ricco americano Hiram Otis acquista l'antico castello di Canterville in Inghilterra, e vi si trasferisce con la famiglia, incurante delle voci che vogliono l'antico proprietario aggirarsi ancora per le mura del castello sotto spoglie di fantasma. Sir Simon de Canterville, questo è il suo nome, in effetti tenta di spaventare Otis e la sua famiglia, ma questi, da pragmatici americani, non si lasciano per nulla atterrire (famosa la descrizione della signora Otis che pulisce con un rivoluzionario prodotto americano la macchia di sangue teoricamente indelebile lasciata dal corpo di Sir Simon sul tappeto del salotto, o quella dell'assonnato Otis che prega il fantasma di non sferragliare rumorosamente le catene quando si muove per il castello).
Cominciamo col dire che gli effetti speciali richiamano molto Star Trek, ma Star Trek della serie classica: "l'effetto spettro", infatti, viene ricreato nientepopodimeno che con un faro puntato addosso a Stewart e che lo segue quando lui si muove; quando appare e scompare, poi, lo fa con delle dissolvenze tagliate con l'accetta tipo i filmini dei matrimoni e avvolto in una nebbiolina che sembra l'effetto-teletrasporto della serie classica. Gli interni del castello di Canterville sono ricostruiti con la cartapesta pitturata, e per risparmiare sui costumi l'azione è stata spostata al tempo presente. In questo modo i personaggi vanno tranquillamente vestiti con jeans, felpe, giacche e gonne di uso quotidiano.
Commento trovato in rete: "Molti romanzi famosi sono stati spostati in epoche diverse e adattati per diventare imbarazzanti film per la tv. 'Cantherville Ghost' è uno di questi. Questo film per ragazzi è assolutamente scadente, per la direzione, gli attori, il modo di recitare, i modesti effetti speciali. Come spesso accade, la domanda che ci si pone è: ma che l'hanno fatto a fare?".

Non è andata meglio con un'altra operazione di adattamento di un grande classico shakesperiano, effettuata nel 2002: Re Lear. Anche in questo caso l'azione è stata spostata nel tempo, ma mentre ne "Il fantasma di Canterville" i personaggi mantenevano perlomeno le loro caratteristiche originali, in questo film si è osato molto di più. Giova anche in questo caso un piccolo resumè: nel capolavoro shakespeariano, il vecchio Re Lear ha deciso di dividere il suo regno tra le tre figlie in base all'affetto che esse nutrono verso di lui. Ingannato dalle false profferte delle maggiori e irritato dalla relativa sobrietà dell'ultima, disereda la figlia più piccola lasciando tutto il regno alle altre due. Ma, una volta ottenuto l'oggetto delle loro aspirazioni, le due figlie snaturate scacciano il padre, privandolo di ogni autorità ed appannaggio. Abbandonato e solo, Lear comincia a sconfinare nella follia, ma viene accolto dalla figlia più piccola, la quale, benché non abbia ricevuto nulla in eredità, è l'unica che provi un vero affetto per il vecchio monarca. Il resto della vicenda si dipana in un susseguirsi di guerra e sofferenza, con i personaggi che agiscono guidati da un destino perverso che punisce con la morte i malvagi, ma trascina con sé anche i giusti.
Nel film "King of Texas", Re Lear diventa John Lear, ricco e megalomane fattore americano del 1840 (gesù...). Sentendosi sempre più vecchio, decide di lasciare il suo sterminato ranch alle figlie che meglio dimostreranno il loro affetto. Stessa storia di fregature e abbandono e stesso ritorno dalla figlia più piccola; altra piccola differenza rispetto all'originale è che, mentre nel romanzo di Shakespeare il marito della figlia piccola era il Re di Francia, in questo film il marito della figlia piccola è Toribo Menchaca, piccolo proprietario terriero che Lear odia perché lo ritiene troppo amico degli odiati messicani (mah...). Qui a lato potete ammirare Stewart in una raccapricciante foto di scena a torso nudo sullo sfondo di un'equivoca scultura naturale texana.

Lasciamo Shakespeare a rivoltarsi nella tomba e parliamo del film "Safe House" del 1997. Questo è uno di quei film pieni di eventi che noi crediamo veri ma che in realtà veri non sono (o potrebbero non esserlo) perché frutto della mente malata del protagonista (o forse no): insomma, una specie di "Vanilla Sky" dei poveri, da far venire il mal di testa dopo la prima mezz'ora. Il nostro Patrick interpreta la parte di Mace Sowell, un ex-agente dell'FBI a riposo, ma che mal sopporta la sua condizione di pensionato. Ad un certo punto comincia ad essere perseguitato da numerosi nemici, che tentano di venire a conoscenza di preziose informazioni di cui lui sarebbe in possesso, ma (colpo di scena!) Sowell si scopre malato del morbo di Alzhaimer. I suoi nemici, dunque, sono reali o sono solo il frutto dell'avanzare della malattia? Il film si snoda lungo questa scia, saltando da una situazione di pericolo all'altra nell'angosciosa ricerca di un equilibrio mentale per il povero Sowell. Non sono riuscito a scoprire come va a finire il film, ma sinceramente non me ne faccio un problema.

Concludiamo in bellezza questa intensa trilogia dedicata al capitano Picard parlando del film "Dad Savage" (1998), che nella pagina dedicata sull'Internet Movie Database uno spettatore definisce "violent trash". Il protagonista, Dad Savage, (Patrick Stewart) è un coltivatore di tulipani che però non disdegna di curare le attività criminali della cittadina in cui vive. Su suggerimento del figlio Sav, decide di assumere due compagni di scuola del rampollo, tali Bob e Vic, per aiutarlo nella gestione dei suoi affari poco leciti. I due, però, dopo essere venuti a conoscenza del luogo dove Dad Savage tiene i suoi ingenti risparmi, decidono di derubarlo (che ingrati!!). Durante il casino che segue alla rapina, Sav rimane ucciso. Dad scatena così una sanguinosa caccia all'uomo per farla pagare ai due assassini del figlio. Nella foto a lato potete ammirare Stewart in versione Dallas con tanto di borchie e fazzolettone al collo. Lo stesso spettatore di cui sopra riferisce che "se non avessi visto nemmeno una piccola parte di questo film, sarei stato una persona molto più contenta. Perché Stewart vi ha preso parte, per amor del cielo?"

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