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LETTERA
APERTA AL SIGNOR B.
di Matteo "Norton"
Bistoletti
Egregio signor B,
mi chiedevo: saprebbe
darmi la definizione di arte?
Certo, domanda ambiziosa, addirittura difficile. Anche io farei fatica
a dare una risposta soddisfacente e completa, forse proprio per la tendenza
altamente personale che il concetto di arte e bellezza suscita in tutti
noi.
Allora le chiedo piuttosto: saprebbe definirmi piuttosto Star Trek?
A questa domanda dovrebbe sapermi dare in un batter d'occhio una risposta
dal momento che lei, ogni giorno da tempo, tira a campare e deve tutto
a queste due parole. Eppure ho il terribile sospetto che per lei queste
due parole abbiano ancora, dopo tutti questi anni, un oscuro significato.
O forse, ma non credo lo ammetterebbe, per lei altro non rappresentano
che un investimento sicuro, due parole a cui deve il suo lavoro e la sua
carriera e tutti i soldi, che dubito saranno pochi, che attraverso questo
marchio è riuscito a metter via. La prova di quello che penso e
dico in fondo l'ho davanti agli occhi ogni volta che guardo quello che
oggi ci viene proposto come Star Trek e lo raffronto con quello che io
chiamavo Star Trek.
Ma bando ai moralismi, magari lo ammettesse, chi sono io per dire che
ha fatto male?
A quanto pare Enterprise avrà una quarta stagione. Sono contento
per coloro che ancora trovano qualcosa per cui appassionarsi in questa
serie mentre lei potrà ancora vivere nella dolce bambagia di questo
marchio per almeno un altro anno.
Ma non cambia i fatti: che ci sia o meno una quarta stagione di Enterprise,
è innegabile che ormai Star Trek si sta piano spegnendo, sta morendo
nel più triste dei modi; di vecchiaia, solo ed abbandonato. Sì,
perché quando Star Trek si spegnerà, sia questo quest'anno
o l'anno prossimo, io, come molti altri di appassionati dei tempi che
furono, non saremo lì a rimpiangerlo.
Per loro, per noi, Star Trek è morto tempo fa. Per loro, per noi,
esso vive grazie alle repliche, alle chiacchiere con gli amici, ai bei
ricordi...ai DVD.
Mi ritrovo oggi a pensare al concetto di serie cult. Anche Star Trek ha
contribuito a formare il cult della televisione. L'ha fatto alla fine
degli anni sessanta (e soprattutto postumo negli anni settanta) attraverso
la serie classica, ed è riuscito a replicarsi con TNG nella fine
degli anni ottanta fino all'inizio degli anni novanta.
Certo, anche DS9 è un'ottima serie, scritta stupendamente, Voyager
invece è riuscita per diverso tempo ad appassionarmi in modo nuovo
e infine grazie ad Enterprise ho imparato a riscoprire trasmissione come
"Mai dire domenica" o perfino "Amici di Maria de Filippi", decisamente
più coinvolgenti.
Però TNG resta unica e forse è da lì che dovremmo
riprendere la mia prima domanda. Forse, a quei tempi, Star Trek era anche
(perché non sono un illuso che crede che si tiri a vivere con la
solo arte senza guadagno) una forma artistica, nata nella mente e, se
mi si concede la smanceria, nel cuore di un uomo, o diversi uomini.
Analizzare il fenomeno TNG è un'impresa più ardua che difficile
in quanto la serie stessa è una talmente complessa e raffinata
che viene da chiedersi come sia potuta arrivare così facilmente
ad un largo pubblico. Quando ora mi sembra troppo facile definire un programma
dall'ampio riscontro popolare come banale e stupido, TNG ci dimostra il
contrario.
Quello che TNG ha è proprio quello che manca secondo me alle serie
successive: la sua unicità. Sì, perché TNG non era
solo una bella serie, era anche un serie diversa da tutto quello che ci
era stato finora proposto. Essa ci portava a riflettere e a meravigliarci,
ci proponeva personaggi e modelli introvabili nel resto del mondo cinematografico
e televisivo, ci offriva l'opportunità di un viaggio stellare e
spirituale comodo e sicuro.
Lì Star Trek ha brillato. Era qualcosa di speciale e unico che
forse entrerà nella storia. Oggi si raccolgono i frutti di quel
passato successo. Ma senza semina un campo esaurisce ben presto i suoi
prodotti.
Forse sono io ad essere invecchiato e non Star Trek? È vero, può
darsi. Butti via allora questo articolo, dimenticate quanto letto finora.
Sono solo uno stupido fan che non sapeva che altro scrivere per l'articolo
di una rivista telematica a tema Trek. Non me ne voglia nessuno per quanto
scritto, è tutto personale.
Forse anche alla mia giovane età si può rimanere indietro.
Preferisco crogiolarmi davanti a quella che io considero la vera arte
Trekkiana che perdere tempo dietro due ufficiali in canottiera che si
sono persi nel deserto o, da quanto leggo begli articoli di Susanna, il
peggio deve ancora arrivare.
Schultz prima della sua morte ha proibito che qualcun altro scrivesse
storie sui suoi personaggi, Whedon ha chiuso definitivamente la sua creazione
Buffy. Si poteva chiudere in bellezza, ora non è più possibile.
Eppure lo diceva il titolo stesso: "All good things..."
Cordiali saluti.
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