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L'ALBA DEI MORTI
VIVENTI
di Maurizio
"Zeno" Corò
RECENSIONE
È
un dato di fatto che gli americani siano maestri nel creare slogan accattivanti.
Ci sono frasi che farebbero venir voglia di vedere un film anche al più
diffidente degli spettatori. Purtroppo, nella buona tradizione americana,
è anche vero che spesso l’apparenza è assai più
della sostanza… o, se preferite, c’è tanto fumo e ben
poco arrosto.
Ed ecco come, trentacinque anni dopo il capolavoro di
Romero, nelle nostre sale sbarca un nuovo horror incentrato
sugli zombie.
Prima di analizzare questa pellicola, è doveroso fare una premessa
storica.
George Romero è l’autore della celebre trilogia
incentrata sugli zombie: nel 1968 nasceva “La notte dei
morti viventi”.
In seguito alle radiazioni provenienti da un satellite caduto, tutti i
cadaveri delle persone morte di recente si animano, diventando zombi.
E mentre la televisione continua a vomitare talk show e disquisizioni
religioso-filosofiche sull’origine di questa piaga, i protagonisti
della storia trovavano rifugio all’interno di un centro commerciale.
All’esterno gli zombi sentono il loro odore e cercano di entrare;
lenti e privi di forza, sono però una piccola minaccia: la loro
unica forza è data dal numero. Ogni nuovo cadavere diventa uno
zombie ed il morso degli zombie è contagioso.
La pellicola di Romero conteneva una metafora densa e
pungente. Il suo merito, quindi, non fu solo quello di inventare un genere
(sfociato in decine di pellicole sul tema, tra cui come dimenticare Le
notti erotiche dei morti viventi… non “eroiche”,
proprio “erotiche”: avete letto bene).
L’alba
dei morti viventi, oltre a scatenare una bagarre giudiziaria
(pare che i diritti d’autore non siano stati pagati a Romero), nasce
come remake del celeberrimo capolavoro. Tuttavia ha solo una cosa in comune:
il centro commerciale.
La pellicola si svolge in oltre novanta minuti dove il senso principale
è il tentativo di far saltare sulla sedia gli spettatori. Purtroppo
anche l’intento horror è piuttosto deludente, poiché
vi sono solo due scene davvero adrenaliniche… il resto è
clichè.
Come se non bastasse gli zombi hanno perso le loro caratteristtiche fondamentali,
forse nel tentativo di inventare qualcosa di nuovo, acquisendo una grande
forza fisica e la capacità di correre come Michael Johnson…
come si dice in questi casi: “gli manca solo la parola”.
Certo le capacità degli effetti visivi sono infinitamente migliori
di trent’anni fa. Nel film di Romero gli zombi sembravano persone
uscite da una stireria, mentre ora i “mostri” sono credibili
e spaventosi; inoltre non c’è certo risparmio di salsa di
pomodoro: tuttavia non è su questo che dovrebbe basarsi un film
dalle pretese sociali.
I
temi trattati dalla pellicola sono i soliti del film horror che spera
di riuscire a far riflettere.
Purtroppo, però, i personaggi sono a mala pena tratteggiati e molti
aspetti che potrebbero in effetti risultare interessanti vengono sviluppati
in modo banale e scontato.
Il panorama, dunque, è quello in cui l’orrore è dilagante:
nessuno sa da dove viene, ma tutti son convinti che non finirà
mai.
Abbiamo il cattivo che finisce con l’immolarsi per gli altri (quando
oltretutto non ce n’è bisogno); c’è il riccone
stupido che mette tutti in pericolo di vita e finisce come merita. Poi
abbiamo la belloccia di turno che va a letto tutta serena e si sveglia
con la figlia del vicino indemoniata sotto il letto (chiusura della scena
con un coro di “boh???” proveniente dalla sala). Quindi la
storia d’amore che potrebbe nascere se non fosse che proprio alla
fine lui è infetto e decide di non farsi salvare… con tutti
che gli dicono di non farlo, quando solo mezz’ora prima hanno ammazzato
uno dei compagni perché morso…
Tuttavia è da notare come Zack Snyder,
regista proveniente da esperienze con videoclip musicali, punti l’accento
sullo shock, sull’esplosione delle scene, con rapidissimi cambi
ed un montaggio che stordisce. Si tratta tuttavia di un accenno rivolto
più ai videogiochi che non ai clip musicali. È un esempio
la scena della fuga in auto di Ana (la protagonista), che ricorda molto
immagini prese dalla saga ludica Resident Evil.
Snyder non disdegna l’aspetto ironico della faccenda, come la scena
del tiro a segno con gli zombi: ironia ed humour per vincere l’orrore
che circonda nel mondo. Forse le scene migliori del film nascono proprio
da questa folle combinazione.
Tra
gli attori abbiamo uno splendido Ving Rhames (Pulp Fiction,
Mission Impossibile) che risulta meraviglioso qualunque porcata gli chiedano
di recitare: un vero spreco.
L’unico elemento interessante, ma chiuso troppo in fretta, è
la coppia di sposi. Lui nero e lei bianca, con un breve accenno alla scelta
del nome (africano o americano?) del nascituro. Lei è incinta e
viene morsa da uno zombie. Lui tiene tutto nascosto per far partorire
la moglie.
L’operazione gli riesce, però…
Il tutto finisce e si volta pagina come se non fosse mai accaduto.
Il finale è l’apoteosi dell’inutilità
cinematografica. Il gruppo di superstiti decide di abbandonare il centro
commerciale e attraversa un vero mare di zombi fino a raggiungere il porto.
Qui prendono (non senza fatica) una barca e se ne vanno al largo nella
luce dell’alba.
Fine, luci in sala.
Alzi la mano chi si ricorda dov’è già stato usato
questo tristissimo, inutile e senza spiegazione finale (si, perché
l’isola che vogliono raggiungere è deserta… ottimo:
niente zombi. E il cibo?).
Ve lo diciamo noi: era “Brivido”, di Stephen
King (sceneggiatura e, fortunatamente, unica esperienza come
regista).
Come
nota conclusiva possiamo dire che l’alba dei morti viventi è
tutto fuorché un tributo a George Romero, inoltre esiste già
una pellicola che ripercorre gli stessi temi, ma con la giusta dose di
variazioni e che sviluppa aspetti molto interessanti sull’epidemia
di scala mondiale. Si chiama “28 giorni dopo”
e mostra il tema dell’homo homini lupus, anche nel momento
in cui bisognerebbe essere tutti uniti.
L’alba dei morti viventi, invece, tratteggia solo alcuni aspetti
che sarebbe stato interessanti approfondire.
Non è un caso, quindi, se gli zombi non sono più immersi
in quella sorta di trance (trance indotta dal Sistema che ipnotizza e
soggioga), ma esseri veloci, frenetici ed aggressivi (come l’individuo
contemporaneo), non vittime controllate dal Sistema ma schegge impazzite
e fuori controllo, che si rivoltano contro tutto e tutti.
RECENSIONI ILLUSTRI
“Romero ha aperto la strada a
questo difficile genere, sottovaluto e considerato un b-movie che in realtà
possiede tutte le carte per essere una metafora della nostra società.
Cosa c'è di più spaventoso e irrazionale della morte che si risveglia
e si nutre dei propri simili? Come placare la collera dei morti?”
– cinema.intrage.it
“Anche in questo film infatti
un gruppo di “sopravvissuti” all’epidemia che sta trasformando
in zombi la popolazione trova un angolo sicuro in un centro commerciale deserto,
che gli servirà da rifugio e fonte di sostentamento; ma se tutto questo
– lo shopping mall, lo sfruttamento delle risorse, l’assedio degli
zombi che premono per entrare – era per Romero solo il pretesto per gettare
una sferzante e sarcastica accusa alla società dei consumi, nel film
di Snyder questo aspetto è virtualmente assente, come coerentemente richiesto
da quella che è la rilettura più attuale e contemporanea dei personaggi
degli zombi.” – cinema.castelrock.it
“ad un certo punto si vedono delle
scene nei monitor del centro commerciale nel film dovrebbe trattarsi di servizi
sui riots causati dal dilagare degli zombi in diverse parti del mondo invece
è repertorio ...” – italy.indimedia.com
Un utente ha scoperto che le immagini
in questione provengono da alcune scene del G8 di Genova.

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