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I FIGLI DELL'INVASIONE
- John Wyndham
L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI - Jack Finney
di Paolo
"Exidor" Longarini
Succede poche
volte, ma succede. Se un libro ha successo, sia esso di fantascienza o
no, state pur sicuri che prima o poi se ne trarrà un film. Non
importa se il libro è o meno un capolavoro, l'importante è
che sia famoso, che se ne parli o che se ne sia parlato, se poi ha una
bella trama, tanto di guadagnato.
Di solito i film non sono assolutamente all'altezza.
Poche, ma poche volte la trasposizione cinematografica di un libro appaga
le nostre aspettative, quasi mai è fedele all'originale, in casi
più unici che rari riesce a cogliere appieno l'atmosfera del libro.
Il film non
può barare e si scontra con milioni di film tanto diversi quante
sono le persone che hanno letto il libro, ognuno di noi immagina visivamente
le scene che sta leggendo, fa "indossare" un corpo ai personaggi. Ognuno
di noi ci mette del suo.
Quando invece andiamo al cinema vediamo una unica versione, quella del
regista, e sta alla sua bravura renderci le emozioni e sensazioni vissute
sfogliando le pagine.
Di solito non ci riesce nessuno.
Nei due casi
che sto per elencarvi, a mio avviso, il risultato filmico è nettamente
superiore al letterario.
Intendiamoci, non sto dicendo che siano stati realizzati due bei film
da due brutti libri, i libri sono capolavori, ma seguitemi nel discorso.
I FIGLI
DELL'INVASIONE
Di John Wyndham
Voto: 7,5
In
un tranquillo paesino inglese dimenticato da Dio non si può entrare.
Per due giorni, tutte le persone che cercano di avvicinarsi al paese,
cadono inspiegabilmente addormentate, d'improvviso. La cosa ancora più
strana è che questa "area di sonnolenza" sembra perfettamente delineata:
un passo avanti, dormi, un passo indietro, ti risvegli.
Inutile dire che qualunque organizzazione governativa è immediatamente
sul posto per cercare di capirci qualcosa.
Il fenomeno, così come è arrivato, se ne va. Dopo un primo
periodo di smarrimento la vita ricomincia a scorrere normalmente, almeno
per alcune settimane finche tutte le donne del paese scoprono di essere
incinte. Tutte.
Daranno alla luce dei bambini quasi albini in grado di controllare le
menti altrui.
Il libro analizza
l'accaduto più da un punto di vista sociologico che pratico, pone
anzitutto l'accento di come i grandi cambiamenti, per quanto assurdi possano
essere, se accadono a tutto un paese, passano sul filo dell'indifferenza.
"Degli alieni hanno presumibilmente messo incinte le nostre donne, i bambini
nati hanno il potere di costringerci al suicidio, hanno intenzione di
dominarci una volta raggiunta l'età adulta. Bah, i veri problemi
sono altri."
La
bellezza del libro è nella descrizione della normalità del
male e di come questo possa tranquillamente nascondersi dietro i pantaloncini
corti di un bambino. Da questo libro ne sono state tratte diverse pellicole,
l'ultima, particolarmente insulsa, è di John Carpenter (quello
che ha creato e distrutto il mito di Jena Plinssken, non dimenticherò
mai Peter Fonda fare il "surf nucleare"), la migliore è quella
del 1960.
Caro vecchio bianco e nero.
A dire il vero, e a volerla davvero dire tutta, un vero e proprio confronto
sarebbe improponibile visto che il libro è chiaramente fantascienza
mentre per il film si è decisamente premuto il pulsante dell'horror
(siamo sempre nel 1960), ma la perfetta scelta dei bambini, le luci sfumate
nei visi e le inquadrature dal basso quando questi usano i poteri coercitivi,
sono elementi che fanno accapponare la pelle.
Per la prima volta si scopre un nemico che noi stessi rifiutiamo di individuare
come tale, per abitudine, per incredulità ed anche per presunzione
(dovrei aver paura di quattro bambini?) arriviamo al confronto con un
potere dichiarato ed apertamente malvagio ben diverso dal classico alieno
brutto e deforme, del mostro inumano o dell'adulto con occhio penetrante.
L'INVASIONE DEGLI ULTRACORPI
Di Jack Finney
Voto 7,5
Rimaniamo
nel piccolo paese, questa volta americano.
Ad un medico condotto capitano strani pazienti ed amici che gli chiedono
di esaminare i propri cari, non perché siano malati, semplicemente
perché non sono più loro. Hanno tutti i loro ricordi, hanno
lo stesso corpo, stesse cicatrici, stessi atteggiamenti.
Ma non sono loro.
Dapprima scettico, poi più convinto, il nostro eroe scopre il tentativo
di invasione da parte di misteriosi baccelli che replicano gli abitanti
del paese. Anche in questo caso la normalità del male è
un assunto del libro. Uno dei "baccelloni" spiega al protagonista di come
siano ben consapevoli che la loro "invasione" non ha futuro: non riproducendosi,
si limiteranno ad imitare tutte le forme di vita del pianeta per poi morire
e ricominciare da qualche altra parte, magari tra milioni di anni, trasportati
dai venti solari.
Il film (anche in questo caso ne sono state tratte parecchie pellicole,
la più significativa e quella a cui mi riferisco, è "Terrore
dallo spazio profondo") si discosta molto dal libro; qui i "clonati"
non si limitano passivamente ad aspettare che tutti siano copiati, quando
si rendono conto di essere la maggioranza, spavaldamente lanciano un urlo
(che ancora risuona nelle mie orecchie di adolescente) particolare non
appena vedono un "normale", lo inseguono tutti insieme e lo costringono
alla copia.
Il film, sostanzialmente, è tutto Donald Sutherland.
Uno
straordinario attore che simboleggia con il suo andamento dinoccolato,
il suo fisico improbabile, l'antieroe per eccellenza. Fisicamente non
ha i mezzi per fare alcunché ma una indomita determinazione lo
guida, ha uno scopo, non sa come raggiungerlo ma non si arrenderà
finche non lo avrà raggiunto. Un uomo normale che probabilmente
non sarebbe in grado neanche di compilare correttamente una constatazione
amichevole, si ritrova ad essere una speranza per l'umanità.
Non vi racconto il finale, per quelle quattro persone che non l'hanno
visto, ma mi permetto di mettere un fotogramma con la scena che non mi
ha fatto dormire tranquillamente per diverse notti.
Due bei libri,
due splendide pellicole.
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