UN PEZZO DA 90
Seconda Parte

di Domenico Ciccone


E fu TNG.
Dal 1987 al 1994 Patrick Stewart si trovò impegnato nella serie che ancora oggi la maggior parte dei fan considera la migliore in assoluto di tutta la storia di Star Trek. Alla serie fecero poi seguito quattro film e una popolarità internazionale come Stewart non aveva mai avuto.
Durante l’ultima stagione di TNG, però, Patrick svestì l’uniforme di Picard per girare ben due film: alla luce dei risultati meglio avrebbe fatto a rimanere al comando della sua bella astronave.
Cominciamo col parlare di “Death Train”, film (che parolona…) per la tv del 1993 ; il titolo suggerisce che nella storia c’entri un treno, ed infatti il treno in questione porta allegramente a spasso una bomba nucleare costruita da uno scienziato tedesco in collaborazione con un ex generale sovietico. Naturalmente, per fare ciò, il treno è stato dirottato, e il compito di impedire che la bomba faccia una strage è affidato all’agente Malcolm Philpot, il quale coordina un gruppo di altri agenti scelti provenienti da ogni parte del mondo. Ricapitolando, abbiamo il solito terrorista che commissiona una bomba nucleare ad un paio di scienziati dell’est in rovina, la trasporta su un treno dirottato, e viene fronteggiato da un vitaminico agente di uno sconosciuto ente governativo, aiutato da un gruppo di fedelissimi tutori della legge. Ci vuole una mente superiore per escogitare una trama così innovativa, nevvero? Sottopongo ancora una volta alla vostra attenzione i nomi dei vari comprimari presenti in questo film: John Abineri, Nic D'Avirro, Andreas Sportelli, Ron Berglas, Vili Matula. Insisto a dire che secondo me questa è la locandina di un film porno. Commento trovato in rete: “Non è solo il treno ad essere pieno di morte: è tutto il film”.

Col film successivo si cambia genere, ma il risultato è sempre lo stesso. “Robin Hood-Un uomo in calzamaglia”, girato sempre nel 1993, è la parodia del celebre difensore dei poveri, ed ha la regia di Mel Brooks; per questo film vale in parte il concetto affrontato a proposito di “Porky’s” (vedi articolo di gennaio 2003) sul fatto che, a distanza di tempo, ciò che viene considerato trash possa poi rivalutarsi. È noto che col tempo Brooks abbia tristemente perso il tocco per la parodia che gli fece produrre quel capolavoro assoluto che fu “Frankestein Junior”, ma anche film dignitosamente divertenti come “Balle spaziali”. Certo, “Robin Hood” paragonato a “Frankestein Junior” diventa una ciofeca, ma se accostato a “Dracula morto e contento”, ultimo immondezzaio che squalificò Brooks senza rimedio, è un film che ancora regge. Stewart ha la parte di Re Riccardo, naturalmente visto come un vecchio rincitrullito e incapace.
Con “l’allure” di Picard ancora addosso, Patrick partecipa al film “Gunmen” (1994). Come consuetudine, il manifesto del film dice tutto: un altro bell’action-movie a basso costo pieno di automobili incendiate, sparatorie, scazzottate, e una vena di umorismo che non fa mai male, ed interpretato da una coppia “paghi uno prendi due” della rinomata fabbrica di cloni Norris-Van Damme-Seagall.
La coppia in questione è composta da Christopher Lambert e Mario Van Peebles, l’uno il fratello di un ladro che ha fatto un colpo grosso, l’altro l’agente che lo insegue. L’originale plot narra di un certo Servigo che ruba una barca con 400 milioni di dollari ad un boss della droga di nome Loomis (Patrick Stewart) e la “parcheggia” in un porto del Sud America. Sfortunatamente per lui viene trovato e ucciso, ma della barca e relativo bottino nessuna traccia. Il fratello di Servigo (Lambert) si mette alla ricerca dei soldi, tallonato dall’agente Cole Parker (Van Peebles), e fra i due nasce una inaspettata collaborazione per far fronte all’ulteriore minaccia del boss Loomis, naturalmente anch’egli alla caccia dei soldi, che sguinzaglia il solito scagnozzo brutto sporco e cattivo (Denis Leary). Patetico.
Nell’anno successivo Patrick partecipa al film “Jeffrey”, una pellicola già abbastanza sciapita alla quale il ruolo interpretato da Stewart dà il colpo di grazia. Il film narra la storia del giovane omosessuale, Jeffrey, che rompe il preservativo durante un rapporto, e si terrorizza a tal punto per le possibili conseguenze di un contagio da AIDS che decide di astenersi vita natural durante da qualsiasi atto sessuale, ritenendolo il metodo più sicuro di prevenzione. A complicare le cose arriva però Steve, un ragazzo che Jeffrey conosce in palestra: fra i due scocca la scintilla, e per Jeffrey diventa sempre più duro resistere alle profferte amorose di Steve. Nel momento in cui Jeffrey si convince che Steve è davvero l’uomo dei suoi sogni, quest’ultimo si accorge di essere sieropositivo. Jeffrey si troverà allora a scegliere tra l’amore e la sua paura più grande: indovinate cosa sceglierà alla fine?? (una mentina succhiata dal Navarca a chi dà la risposta esatta). Commento trovato in rete “È vero che tra Steven Weber (Jeffrey) e Michael T. Weiss (Steve) non c’è alcuna alchimia, ma i loro personaggi sono stati scritti così malamente da sfidare qualsiasi altro attore ad interpretarli meglio. (…) Non è tutto cattivo, ci sono alcune scene genuinamente satiriche, momenti spiritosi, ma per la maggior parte è la solita storia lacrimevole trita e ritrita”.
Il cast è di un certo rispetto, e vede accanto al protagonista Steven Weber, Sigourney Weaver, Olympia Dukakis e Katy Najimy; ma il vero buco trash del film è rappresentato dal personaggio di Sterling, il classico amico checca del gay protagonista, tutto mossette e vestitini, che, chissà perché, deve essere presente quasi in ogni film ad argomento omosessuale (cfr. anche l’articolo di Marzo c.a. ndr). E indovinate chi interpreta Sterling? Il nostro pelatone, visibile qui a lato con una magliettina rosa a riporto con il basco e il cellulare. Semplicemente rivoltante.

Al prossimo mese, per la conclusione della saga Stewart.

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