FARSCAPE
di Isabella Allamandri Casano e Giovanni Casano


La prima volta che ho sentito parlare di Farscape è stato grazie ad un amico entusiasta che me lo ha consigliato definendolo “la serie di fantascienza più figa del millennio”. Una breve ricerca su Google alla ricerca di maggiori dettagli ha soddisfatto la mia curiosità sull’argomento, ampiamente trattato da decine e decine di siti web di devotissimi fan, ma la cosa che forse più di tutte mi ha convinto inizialmente a vederlo è stata l’aver letto una battuta di Lani Tupu, uno degli attori del cast: alla domanda "What makes Farscape, Farscape?" la risposta dell’attore, che nel telefilm interpreta il complesso ruolo del Capitano Bialar Crais, è stata: “Discovery, Wonder, Romance, and Humor”. Ho provato ad immaginare una serie di fantascienza che racchiudesse in sé tutti e quattro questi elementi ed ho provato a identificarne una fra quelle che conoscevo che potesse soddisfare tutti questi requisiti. Ho così capito che guardare Farscape sarebbe stata un’esperienza del tutto nuova, perfino per un veterano della fantascienza come me.

Farscape è stato prodotto in Australia dalla Jim Henson Company in collaborazione con lo Sci-Fi Channel, che ne ha trasmesso tutti gli episodi. La serie, il cui titolo originale era Space Chase, si compone attualmente di quattro stagioni, ma gli attori sono da poco tornati al lavoro per la realizzazione di una mini serie conclusiva dopo che lo show era stato bruscamente cancellato lasciando molte domande ancora in sospeso.
Il cast stabile della serie è composto da pochi attori principali: Ben Browder (nei panni dell’umano John Crichton), Claudia Black (la giovane Peacekeeper Aeryn Sun, di razza Sebaceana, una delle pochissime razze davvero “umanoidi” di questo telefilm), Virginia Hey (la sacerdotessa Delviana Zotoh Zhaan dalla pelle azzurra), Gigi Edgley (la ladruncola Chiana), Anthony Simcoe (il prode Ka D’Argo), Lani Tupu (il già citato capitano Crais) e Wayne Pygram (il nemico più temibile, Scorpius).
Dobbiamo però citare un altro cast a parte, che a buon diritto va considerato parte integrante di Farscape ed è ingrediente importantissimo della sua straordinaria ricetta. Chi ha letto con attenzione queste poche righe non potrà non aver notato il nome del produttore citato all’inizio di questo articolo: perché Jim Henson era il più importante marionettista nella storia americana, ed è notissimo anche al pubblico italiano per aver dato vita ai Muppets, in una visione creativa che ha incantato milioni di bambini in ogni parte del mondo. La Jim Henson Company, oggi capeggiata dal figlio di Jim, Brian Henson, ha tratto dai Muppets e dai pupazzi animati la sua notorietà e non poteva non includere in Farscape la sua “firma” creativa. Ed ecco che, al fianco dei nostri eroi “in carne ed ossa”, possiamo trovare a far parte dello stesso equipaggio, in lotta per il raggiungimento dei medesimi fini, il piccoletto Rygel, quasi un parente di ET l’extraterrestre, sgraziato pupazzone dalla testa grande ed un corpo improbabile, e lo straordinario Pilot, una creatura che si fa fatica a descrivere e il cui corpo è composto da una parte superiore, dotata di quattro braccia, ed una inferiore, fatta di “tentacoli” e terminazioni connesse fisicamente a quello che è il più sbalorditivo “pupazzo” di questa serie: Moya, l’astronave vivente biomeccanoide su cui l’equipaggio vive e opera.

Ma come possono coesistere elementi così diversi, come si può mettere insieme la fantascienza e l’arte dei pupazzi animati? Se me lo avessero chiesto prima che mi accingessi a vedere Farscape, avrei probabilmente risposto che era impossibile. Adesso, l’unica risposta che mi viene in mente a questa domanda è che l’unica maniera per mettere insieme questi elementi era considerarli come facenti parte di un’unica realtà, una realtà alternativa alla nostra, una realtà che uscisse dai canoni, una realtà tanto diversa in tutti i suoi aspetti da divenire così totalmente “aliena” da rendere al suo interno tutto possibile. Ed è in questo tipo di mondo che si ritrova improvvisamente John Crichton, l’astronauta terrestre partito per un volo spaziale di routine nel tentativo di dimostrare una teoria scientifica e improvvisamente trascinato, complice un tunnel spaziale che lo cattura durante la missione, in una parte lontanissima di una lontanissima galassia, così lontana da casa che la sua Terra non compare neppure nelle più dettagliate mappe stellari realizzate dai più quotati scienziati “locali”. E nei “Territori Inesplorati”, il cui cuore è in parte ignoto ai loro stessi abitanti, nulla è come Crichton ricorda, e nulla è simile a quanto potrebbe immaginarsi basandosi sulla sua conoscenza -peraltro ben nutrita- della fiction fantascientifica americana.

È in questo modo che ha inizio l’“odissea spaziale” di John Crichton: perché il viaggio di questo personaggio, tuta arancione tipo NASA, t-shirt e pantalone nero stile classico, pesce fuor d’acqua in un mondo sconvolto e sconvolgente in cui sopravvivere dipende non tanto dalle armi o dalla tecnologia a disposizione quanto dalla capacità di conservare una mente aperta e di reagire in maniera creativa seguendo l’istinto e l’improvvisazione, non avrà nulla a che vedere con quelli “per esplorare nuovi mondi” di astronavi come l’Enterprise o con i viaggi interstellari intrapresi eroicamente da coraggiosi ed addestrati team come l’Sg1, per difendere l'umanità da più o meno organizzate minacce aliene; la guerra combattuta da questo insolito eroe è una guerra privata, i nemici di Crichton saranno sì nemici mortali, ma saranno anche fondamentalmente nemici personali, come i suoi nuovi amici saranno alleati personali per il raggiungimento di un fine ultimo comune: la sopravvivenza.

Nonostante il successo di pubblico che Farscape ha riscosso fin dall'inizio, e nonostante avesse vinto molti premi fra cui, nel 2002, due Saturn Awards come miglior serie TV e miglior attore (Ben Browder), lo Sci-Fi Channel ha improvvisamente deciso nel settembre del 2002 di cancellare la serie, spingendo i fan ormai appassionati e non disposti ad arrendersi ad unirsi in un enorme sforzo comune al fine di convincere chi di dovere a rivedere la propria decisione. È nato così il movimento Savefarscape, che ha trovato su internet la sua espressione più naturale e il suo mezzo di diffusione più appropriato. Dopo l'esortazione dello stesso David Kemper, produttore della serie, a concentrare i loro sforzi nel procurare alla quarta stagione dello show il maggior numero di nuovi spettatori, per far aumentare l'indice di gradimento, i fan sono alla fine riusciti nel loro intento ed è stata ufficialmente annunciata la ricostruzione dei set e la ripresa della lavorazione, iniziata nel dicembre del2003, con una mini serie di circa 4 ore che dovrà concludere le vicende di John Crichton e rispondere agli ultimi interrogativi. Si stima che la mini serie, il cui titolo dovrebbe essere Farscape: Peacekeeper War e che è stata scritta da Brian Henson e prodotta da David Kemper, possa essere in programmazione sullo Sci-Fi Channel americano già negli ultimi mesi del 2004.

Per gli spettatori italiani, purtroppo, al momento non ci sono speranze di vedere a breve né la mini serie né gli episodi delle quattro stagioni regolari. Forse anche a causa del suo anticonformismo, infatti, Farscape non ha mai attirato l'attenzione dei network italiani, e chi desidera vederlo non può far altro che acquistare i DVD prodotti dalla Jim Henson Home Entertainment, disponibili via web nei più noti store on line di DVD e VHS, riuniti in splendidi cofanetti che raccolgono i DVD singoli delle prime tre stagioni e in box doppi per quanto riguarda gli episodi della quarta.

Farscape è quindi una serie di fantascienza molto particolare per svariate ragioni, ed ha a disposizione ingredienti in grado di innescare un'alchimia così personale da rendere la serie unica nel suo genere. Non mancano ovviamente episodi curiosi e particolari che contribuiscono ad acuire l’interesse dello spettatore nei confronti, in modo particolare, della realizzazione di un prodotto così complesso. Non è sempre facile per gli attori, e soprattutto per quelli fra loro che devono affrontare ore ed ore di make-up e sedute interminabili di trucco prima di girare, affrontare le “difficoltà tecniche” legate al loro lavoro. La splendida Virginia Hey, per interpretare il ruolo di Zhaan, ha dovuto accettare di radersi capelli e sopracciglia e di dipingere il proprio corpo con strati e strati di pittura (l’ultimo dei quali dipinto a mano); nonostante le precauzioni prese per difendere la pelle l’attrice ha dovuto abbandonare la serie nel corso della terza stagione per gravi problemi di salute legati al make-up. Quanto ad Anthony Simcoe, che un eccezionale e raffinato lavoro dei truccatori trasforma ad ogni ripresa nel “pluritentacolato” (per dirla alla John Crichton) guerriero Luxan Ka D’Argo, lui stesso ha raccontato di essersi recato a Londra per la creazione della figura del suo personaggio presso lo studio di Nigel Booth (truccatore di fama internazionale), che gli ha fatto un calco dal vivo sul volto. La preoccupazione principale dell’interprete, comprensibilmente, era quella di riuscire a mantenere, pur infilato in una maschera così rigida e anticonvenzionale, tutte le possibilità espressive e i movimenti del volto che un attore deve essere in grado di riprodurre per dare al suo personaggio una reale credibilità. Chiunque abbia visto Ka D’Argo ringhiare d’ira o rivolgere uno sguardo di tenerezza a Chiana sa che gli sforzi di Anthony Simcoe non sono stati vani.

Sulla scia del successo e del fascino della serie ha preso il via anche in Italia, su modello di quelli americani ed europei, un movimento di fan che si sono da poco riuniti in una associazione denominataFarScape Italian Club (FS.I.C.). Lo scopo di questa associazione, che ha carattere culturale e non persegue alcun fine di lucro, è quello di diffondere la cultura della fantascienza, e in particolare di Farscape, in Italia. Il primo e più immediato mezzo a disposizione del Club per ottenere questo obiettivo è il sito web che potete visitare alla pagina www.farscape.it, attualmente in costruzione, che disporrà presto, oltre che di un esauriente database ricco di testi, immagini e curiosità per tutti i fan di lingua italiana, anche di una sezione relativa all’associazione e di servizi esclusivi per i soci, nonché di un forum e di un canale di chat sempre attivi che renderanno possibile lo sviluppo di una comunità e lo scambio di informazioni fra gli appassionati italiani del telefilm.

Ripensando, in conclusione, alla frase di Tupu dalla quale siamo partiti, alla luce di quanto osservato, possiamo dunque chiederci anche noi “cosa renda Farscape Farscape”. Tra le quattro definizioni citate, “Discovery, Wonder, Romance, and Humor”, direi che forse “wonder”, “meraviglia”, è la più azzeccata. E anche la caratteristica meno comune. Perché Farscape è davvero una combinazione, un mix unico di elementi che danno alla serie una connotazione più vasta di quella di semplice “telefilm di fantascienza”. La qualità degli effetti speciali, l’accuratezza dei dettagli, l’impeccabile lavoro degli attori, la minuzia delle ricostruzioni e dei costumi, il linguaggio provocante e perfettamente consono al carattere di ciascun personaggio, la sensualità di alcune situazioni, la naturalità della storia d'amore fra John ed Aeryn in cui in fondo ciascuno potrebbe riconoscersi, al di là della straordinarietà della situazione in cui si evolve; il brio delle situazioni presentate, la bizzarria delle varie forme di vita incontrate, la progressività della trama, l’“umanità” dei personaggi non umani (e verrà da chiedersi, nel progredire della storia, se sia John Crichton a diventare più alieno o gli alieni a lui vicini a diventare man mano più umani); la crescita e l’evoluzione in direzioni anche inaspettate della psicologia dell’equipaggio. Sono tutti elementi che si fondono in un perfetto connubio dando vita ad un universo in cui i personaggi trarranno il proprio fascino non dal doversi confrontare con guerre intergalattiche o interminabili esplorazioni scientifiche, ma con la comprensione della propria stessa esistenza, la rivalutazione e il riesame continuo delle proprie priorità, mettendo in discussione in ogni momento la propria esistenza e il proprio posto nel mondo.


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