La
prima volta che ho sentito parlare di Farscape è stato grazie
ad un amico entusiasta che me lo ha consigliato definendolo “la
serie di fantascienza più figa del millennio”. Una
breve ricerca su Google alla ricerca di maggiori dettagli ha soddisfatto
la mia curiosità sull’argomento, ampiamente trattato da
decine e decine di siti web di devotissimi fan, ma la cosa che forse
più di tutte mi ha convinto inizialmente a vederlo è stata
l’aver letto una battuta di Lani Tupu, uno degli
attori del cast: alla domanda "What makes Farscape, Farscape?"
la risposta dell’attore, che nel telefilm interpreta il complesso
ruolo del Capitano Bialar Crais, è stata: “Discovery,
Wonder, Romance, and Humor”. Ho provato ad immaginare una
serie di fantascienza che racchiudesse in sé tutti e quattro
questi elementi ed ho provato a identificarne una fra quelle che conoscevo
che potesse soddisfare tutti questi requisiti. Ho così capito
che guardare Farscape sarebbe stata un’esperienza del tutto nuova,
perfino per un veterano della fantascienza come me.
Farscape è stato
prodotto in Australia dalla Jim Henson Company in collaborazione
con lo Sci-Fi Channel, che ne ha trasmesso tutti gli
episodi. La serie, il cui titolo originale era Space Chase,
si compone attualmente di quattro stagioni, ma gli attori sono da poco
tornati al lavoro per la realizzazione di una mini serie conclusiva
dopo che lo show era stato bruscamente cancellato lasciando molte domande
ancora in sospeso.
Il cast stabile della serie è composto da pochi attori principali:
Ben Browder (nei panni dell’umano John
Crichton), Claudia Black (la giovane Peacekeeper
Aeryn Sun, di razza Sebaceana, una delle pochissime
razze davvero “umanoidi” di questo telefilm), Virginia
Hey (la sacerdotessa Delviana Zotoh Zhaan
dalla pelle azzurra), Gigi Edgley (la ladruncola Chiana),
Anthony Simcoe (il prode Ka D’Argo),
Lani Tupu (il già citato capitano Crais)
e Wayne Pygram (il nemico più temibile, Scorpius).
Dobbiamo
però citare un altro cast a parte, che a buon diritto va considerato
parte integrante di Farscape ed è ingrediente importantissimo
della sua straordinaria ricetta. Chi ha letto con attenzione queste
poche righe non potrà non aver notato il nome del produttore
citato all’inizio di questo articolo: perché Jim Henson
era il più importante marionettista nella storia americana, ed
è notissimo anche al pubblico italiano per aver dato vita ai
Muppets, in una visione creativa che ha incantato milioni
di bambini in ogni parte del mondo. La Jim Henson Company, oggi capeggiata
dal figlio di Jim, Brian Henson, ha tratto dai Muppets
e dai pupazzi animati la sua notorietà e non poteva non includere
in Farscape la sua “firma” creativa. Ed ecco che, al fianco
dei nostri eroi “in carne ed ossa”, possiamo trovare a far
parte dello stesso equipaggio, in lotta per il raggiungimento dei medesimi
fini, il piccoletto Rygel, quasi un parente di ET l’extraterrestre,
sgraziato pupazzone dalla testa grande ed un corpo improbabile, e lo
straordinario Pilot, una creatura che si fa fatica
a descrivere e il cui corpo è composto da una parte superiore,
dotata di quattro braccia, ed una inferiore, fatta di “tentacoli”
e terminazioni connesse fisicamente a quello che è il più
sbalorditivo “pupazzo” di questa serie: Moya,
l’astronave vivente biomeccanoide su cui l’equipaggio vive
e opera.
Ma
come
possono coesistere elementi così diversi, come si può
mettere insieme la fantascienza e l’arte dei pupazzi animati?
Se me lo avessero chiesto prima che mi accingessi a vedere Farscape,
avrei probabilmente risposto che era impossibile. Adesso, l’unica
risposta che mi viene in mente a questa domanda è che l’unica
maniera per mettere insieme questi elementi era considerarli come facenti
parte di un’unica realtà, una realtà alternativa
alla nostra, una realtà che uscisse dai canoni, una realtà
tanto diversa in tutti i suoi aspetti da divenire così totalmente
“aliena” da rendere al suo interno tutto possibile. Ed è
in questo tipo di mondo che si ritrova improvvisamente John Crichton,
l’astronauta terrestre partito per un volo spaziale di routine
nel tentativo di dimostrare una teoria scientifica e improvvisamente
trascinato, complice un tunnel spaziale che lo cattura durante la missione,
in una parte lontanissima di una lontanissima galassia, così
lontana da casa che la sua Terra non compare neppure nelle più
dettagliate mappe stellari realizzate dai più quotati scienziati
“locali”. E nei “Territori Inesplorati”,
il cui cuore è in parte ignoto ai loro stessi abitanti, nulla
è come Crichton ricorda, e nulla è simile a quanto potrebbe
immaginarsi basandosi sulla sua conoscenza -peraltro ben nutrita- della
fiction fantascientifica americana.
È
in questo modo che ha inizio l’“odissea spaziale”
di John Crichton: perché il viaggio di questo personaggio, tuta
arancione tipo NASA, t-shirt e pantalone nero stile classico, pesce
fuor d’acqua in un mondo sconvolto e sconvolgente in cui sopravvivere
dipende non tanto dalle armi o dalla tecnologia a disposizione quanto
dalla capacità di conservare una mente aperta e di reagire in
maniera creativa seguendo l’istinto e l’improvvisazione,
non avrà nulla a che vedere con quelli “per esplorare nuovi
mondi” di astronavi come l’Enterprise o con i viaggi interstellari
intrapresi eroicamente da coraggiosi ed addestrati team come l’Sg1,
per difendere l'umanità da più o meno organizzate minacce
aliene; la guerra combattuta da questo insolito eroe è una guerra
privata, i nemici di Crichton saranno sì nemici mortali, ma saranno
anche fondamentalmente nemici personali, come i suoi nuovi amici saranno
alleati personali per il raggiungimento di un fine ultimo comune: la
sopravvivenza.
Nonostante il successo di pubblico
che Farscape ha riscosso fin dall'inizio, e nonostante avesse vinto
molti premi fra cui, nel 2002, due Saturn Awards come
miglior serie TV e miglior attore (Ben Browder), lo Sci-Fi Channel ha
improvvisamente deciso nel settembre del 2002 di cancellare la serie,
spingendo i fan ormai appassionati e non disposti ad arrendersi ad unirsi
in un enorme sforzo comune al fine di convincere chi di dovere a rivedere
la propria d
ecisione.
È nato così il movimento Savefarscape,
che ha trovato su internet la sua espressione più naturale e
il suo mezzo di diffusione più appropriato. Dopo l'esortazione
dello stesso David Kemper, produttore della serie,
a concentrare i loro sforzi nel procurare alla quarta stagione dello
show il maggior numero di nuovi spettatori, per far aumentare l'indice
di gradimento, i fan sono alla fine riusciti nel loro intento ed è
stata ufficialmente annunciata la ricostruzione dei set e la ripresa
della lavorazione, iniziata nel dicembre del2003, con una mini serie
di circa 4 ore che dovrà concludere le vicende di John Crichton
e rispondere agli ultimi interrogativi. Si stima che la mini serie,
il cui titolo dovrebbe essere Farscape: Peacekeeper War
e che è stata scritta da Brian Henson e prodotta da David Kemper,
possa essere in programmazione sullo Sci-Fi Channel americano già
negli ultimi mesi del 2004.
Per gli spettatori italiani, purtroppo,
al momento non ci sono speranze di vedere a breve né la mini serie né
gli episodi delle quattro stagioni regolari. Forse anche a causa del suo anticonformismo,
infatti, Farscape non ha mai attirato l'attenzione dei network italiani, e chi
desidera vederlo non può far altro che acquistare i DVD prodotti dalla
Jim Henson Home Entertainment, disponibili via web nei più noti store
on line di DVD e VHS, riuniti in splendidi cofanetti che raccolgono i DVD singoli
delle prime tre stagioni e in box doppi per quanto riguarda gli episodi della
quarta.
Farscape
è quindi una serie di fantascienza molto particolare per svariate
ragioni, ed ha a disposizione ingredienti in grado di innescare un'alchimia
così personale da rendere la serie unica nel suo genere. Non
mancano ovviamente episodi curiosi e particolari che contribuiscono
ad acuire l’interesse dello spettatore nei confronti, in modo
particolare, della realizzazione di un prodotto così complesso.
Non è sempre facile per gli attori, e soprattutto per quelli
fra loro che devono affrontare ore ed ore di make-up e sedute interminabili
di trucco prima di girare, affrontare le “difficoltà tecniche”
legate al loro lavoro. La splendida Virginia Hey, per interpretare il
ruolo di Zhaan, ha dovuto accettare di radersi capelli e sopracciglia
e di dipingere il proprio corpo con strati e strati di pittura (l’ultimo
dei quali dipinto a mano); nonostante le precauzioni prese per difendere
la pelle l’attrice ha dovuto abbandonare la serie nel corso della
terza stagione per gravi problemi di salute legati al make-up. Quanto
ad Anthony Simcoe, che un eccezionale e raffinato lavoro dei truccatori
trasforma ad ogni ripresa nel “pluritentacolato” (per dirla
alla John Crichton) guerriero Luxan Ka D’Argo, lui stesso ha raccontato
di essersi recato a Londra per
la creazione della figura del suo personaggio presso lo studio di Nigel
Booth (truccatore di fama internazionale), che gli ha fatto
un calco dal vivo sul volto. La preoccupazione principale dell’interprete,
comprensibilmente, era quella di riuscire a mantenere, pur infilato
in una maschera così rigida e anticonvenzionale, tutte le possibilità
espressive e i movimenti del volto che un attore deve essere in grado
di riprodurre per dare al suo personaggio una reale credibilità.
Chiunque abbia visto Ka D’Argo ringhiare d’ira o rivolgere
uno sguardo di tenerezza a Chiana sa che gli sforzi di Anthony Simcoe
non sono stati vani.
Sulla scia del successo e del fascino
della serie ha preso il via anche in Italia, su modello di quelli americ
ani
ed europei, un movimento di fan che si sono da poco riuniti in una associazione
denominataFarScape Italian
Club (FS.I.C.). Lo scopo di questa associazione,
che ha carattere culturale e non persegue alcun fine di lucro, è
quello di diffondere la cultura della fantascienza, e in particolare
di Farscape, in Italia. Il primo e più immediato mezzo a disposizione
del Club per ottenere questo obiettivo è il sito web che potete
visitare alla pagina www.farscape.it,
attualmente in costruzione, che disporrà presto, oltre che di
un esauriente database ricco di testi, immagini e curiosità per
tutti i fan di lingua italiana, anche di una sezione relativa all’associazione
e di servizi esclusivi per i soci, nonché di un forum e di un
canale di chat sempre attivi che renderanno possibile lo sviluppo di
una comunità e lo scambio di informazioni fra gli appassionati
italiani del telefilm.
Ripensando,
in conclusione, alla frase di Tupu dalla quale siamo partiti, alla luce
di quanto osservato, possiamo dunque chiederci anche noi “cosa
renda Farscape Farscape”. Tra le quattro definizioni citate, “Discovery,
Wonder, Romance, and Humor”, direi che forse “wonder”,
“meraviglia”, è la più azzeccata.
E anche la caratteristica meno comune. Perché Farscape è
davvero una combinazione, un mix unico di elementi che danno alla serie
una connotazione più vasta di quella di semplice “telefilm
di fantascienza”. La qualità degli effetti speciali, l’accuratezza
dei dettagli, l’impeccabile lavoro degli attori, la minuzia delle
ricostruzioni e dei costumi, il linguaggio provocante e perfettamente
consono al caratter
e
di ciascun personaggio, la sensualità di alcune situazioni, la
naturalità della storia d'amore fra John ed
Aeryn in cui in fondo ciascuno potrebbe riconoscersi, al di là
della straordinarietà della situazione in cui si evolve; il brio
delle situazioni presentate, la bizzarria delle varie forme di vita
incontrate, la progressività della trama, l’“umanità”
dei personaggi non umani (e verrà da chiedersi, nel progredire
della storia, se sia John Crichton a diventare più alieno o gli
alieni a lui vicini a diventare man mano più umani); la crescita
e l’evoluzione in direzioni anche inaspettate della psicologia
dell’equipaggio. Sono tutti elementi che si fondono in un perfetto
connubio dando vita ad un universo in cui i personaggi trarranno il
proprio fascino non dal doversi confrontare con guerre intergalattiche
o interminabili esplorazioni scientifiche, ma con la comprensione della
propria stessa esistenza, la rivalutazione e il riesame continuo delle
proprie priorità, mettendo in discussione in ogni momento la
propria esistenza e il proprio posto nel mondo.
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