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UNAMED
di Riccardo "Summer"
Palazzani
Quadrante
Delta. La solita sfortunatissima Uss Voyager che sfarfalla disperata nello
spazio alla ricerca di risorse per alimentare il suo lungo viaggio verso
la Terra.
Nell’episodio Ancora una volta facciamo la conoscenza
della razza più umanoide fra le umanoidi, così umanoide
che è umana. In pratica sono alieni identici ai
terrestri del XX secolo con una sola sostanziale differenza che li particolarizza:
sono vestiti da schifo, con magliette dai colori terribili che li fa sembrare
dei partecipanti a Giochi Senza Frontiere.
Altra particolarità che distingue questa razza è che in
quarantacinque minuti circa di episodio gli sceneggiatori non hanno trovato
una battuta in cui inserire il nome di questa razza o almeno il nome del
loro pianeta o sistema solare. Morale sono la razza X o figlia di NN,
come preferite.
Ma soprattutto questa razza, che ha dimostrato di avere una fortuna sfacciata
in quanto destinata all’estinzione totale a causa della propria
stupidità, viene letteralmente strappata al passato da Janeway
& Co. a dimostrazione che la peggiore capitana della Flotta
non ne combina una giusta nemmeno con le migliori intenzioni.
La Voyager, come dicevo, sfarfallava nello spazio quando viene investita
da un’onda polaronica, l’equivalente di un’onda anomala
per un peschereccio nostrano, e risalendo alla sua origine scopre un pianeta
di classe M che però è completamente privo di forme di vita.
Eppure sulla superficie rilevano chiari segni di una recentissima attività
di una civiltà aliena, tanto recente che le macerie sono ancora
fumanti.
Una squadra di ricognizione, composta dal capitano e da Paris, comprende
chela causa è stata un’esplosione che ha che fare con
l’energia di tipo polaronico, proibita dal 2268 dopo un grave incidente
che su di un avamposto romulano in territorio federale ha spazzato via
ogni forma di vita. Non chiedetemi dove siano finiti i cadaveri, visto
che sulla superficie non ve ne è traccia. Probabilmente tutti polarizz..
polverizzati!
La stessa squadra trova una frattura spazio-temporale causata dall’esplosione
che li trasporta nel passato, a poche ore dal disastro planetario. Janeway
ha la ghiotta occasione di infrangere la Prima Direttiva ed anzichè
preoccuparsi di tornare nel suo tempo decide che vuole fare qualcosa per
salvare il pianeta (e se stessa soprattutto!).
Mentre i compagni rimasti sulla Voyager, comprendendo che Paris e capitano
sono finiti nel passato tentano di costruire un congegno per riaprire
la frattura e riportarli indietro, i due turisti temporali fanno la conoscenza
di due locali, Makul e Terla, membri
di una specie di movimento stile Greenpeace, poco green e men che meno
peace. Movimento che ha compreso che l’energia polaronica, incanalata
e distribuita su tutto il pianeta ed utilizzata per ogni uso, da quello
industriale a quello domestico, è fonte di un grande pericolo.
Una specie di velata critica all’uso dell’energia nucleare
sulla Terra, anche se il paragone non calza gr anché
visto che noi siamo consapevoli del pericolo derivante da un uso inappropriato
di tale fonte d’energia mentre questi furbi non sanno di avere una
specie di bomba ad orologeria fra le mani. Il che è abbastanza
illogico, visto che è improbabile che non abbiano mai avuto problemi
con tale tecnologia in passato tali da costituire un campanello d’allarme,
ma possiamo supporre che li abbiano ignorati per convenienza. In fondo
questo è accaduto ed ac cade
tutt’ora anche da noi.
Janeway, con l’aiuto del solito tricorder tuttofare, riesce a risalire
all’origine del disastro: una centrale per la produzione d’energia
che di lì a poche ore sarà l’inizio di una Chernobyl
su scala planetaria ed è lì che incontrano gli eco-terroristi
che si preparano all’assalto per un’azione dimostrativa. È
evidente che sarà proprio tale azione a causare l’esplosione
fatale e Paris, da bonaccione qual’è, vorrebbe impedirlo,
mentre la Janeway tira fuori la Prima Direttiva: sono affari loro anche
se questo probabilmente friggerà anche noi due. Paris si tocca
gli zebedei e spera che come al solito Kim e Tuvok si i nventino
qualcosa che li tiri fuori dai guai.
Janeway & Co. finiscono con l’essere ritenute delle spie e il
tentativo di spiegare la verità a questi trogloditi dell’ecologia
da quattro soldi non possono certo credere alle parole di due sconosciuti
che dicono di essere alieni ma sono identici a loro!
In realtà hanno torto tutti. L’unica colpevole è la
Voyager, grazie al solito paradosso temporale da mal di testa acuto. Tuvok
& Co. riesce a riaprire la frattura temporale, solo che lo fa a due
passi dal nucleo della centrale polaronica, che nel presente è
una maceria ma nel passato funge benissimo ed è proprio l’iterazione
fra energia polaronica e quella necessaria per aprire la frattura temporale
che causerà l’esplosione. E qui scatta un senso di nausea
e disorientamento: come è possibile che un evento passato sia causato
da un presente? Ma se.. allora... beh... Ma certo... si ho capito.. o
forse no?
Beh non importa comprendere, l’importante è che lo faccia
la capitana che annulla a colpi di phaser gli sforzi della squadra di
soccorso e rompe quindi un ciclo temporale ricorsivo che a questo punto
chissà da quanto continuava e improvvisamente lo scorrere del tempo
ritorna all’istante successivo all’esplosione, con la Janeway
sul ponte della sua carretta e gli innominati ancora integri. L’esplosione
è stata evitata e un pianeta intero è salvo, per ora, e
forse, col tempo, comprenderà che è necessario abbandonare
l’energia di tipo polaronico per qualcosa di più sicuro,
magari
proprio come il nucleare!
Nè l’equipaggio della Voyager nè gli abitanti del
pianeta naturalmente possono ricordare quanto secondo la loro linea temporale
non è mai accaduto. Insomma una bella fortunaccia, visto che oltre
che evitare l’estinzione hanno evitato anche l’incontro con
la Voyager che giudicandoli troppo primitivi ha tirato dritto, limitandosi
a mapparli e forse, dico forse, dare un nome al pianeta, che personalmente
battezzerei “fortunello”!
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