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UN UOMO BEN OLTRE IL SUO TEMPO
di Fabiano "Langley"
Piccione
Sigmund Freud descrisse Leonardo
da Vinci così: "Leonardo da Vinci was like a man
who awoke too early in the darkness, while the others were all still asleep"
(Leonardo da Vinci era un uomo che si risvegliò troppo presto
nell’oscurità, mentre tutti gli altri ancora vi dormivano).
Trovo
molto appropriata la frase di Freud, perché il fascino che ha sempre
suscitato in me questo personaggio storico è proprio dato dalla
sensazione che fosse completamente fuori tempo, quasi fosse nato in un’epoca
sbagliata. Troppo presto. Forse è così, perché pensare
alle invenzioni e ai progetti di Leonardo per me è come pensare
ad un cellulare che fosse stato già inventato e realizzato negli
anni ’20: completamente impensabile e anacronistico, non solo da
realizzare ma anche da immaginare semplicemente, per i mezzi dell’epoca.
Il fascino di questo personaggio è più che mai in auge,
in questo momento, grazie al successo riscosso internazionalmente il romanzo
“Il codice Da Vinci”, in bilico fra fanta-thriller
e noir.
Questo affascinante genio tutto italiano è stato “ospite”
di Star Trek: Voyager. Ma forse in pochi sanno per quali vicissitudini
“ci sia capitato”.
È a Joe Menosky, produttore e scrittore di Star
Trek per molti anni, che dobbiamo l’introduzione di questo personaggio
rinascimentale sul ponte ologrammi della Voyager. Menosky decise di prendersi
un anno sabbatico e di trascorrerlo in Italia, e per la precisione in
Toscana. A contatto con l’architettura e la storia di cui Firenze
è impregnata, trovò quella nuova ispirazione che stava cercando,
per poter dare nuova linfa al suo estro di scrittore; la quarta stagione
di Voyager ha visto così affacciarsi la figura di questo genio
rinascimentale nel ponte ologrammi. La resa linguistica di Leonardo, detto
fra noi, è di dubbia riuscita (Leonardo sembra più avere
un accento spagnolo piuttosto che italiano, nonostante impersonato dal
bravo attore Rhys-Davies (chi non ricorda il famoso “Sallah”
della saga di Indiana Jones?),
ma questo è un dettaglio che si può gustare solo in lingua
originale; versione nella quale il “maestro” è uso
pronunciare delle parole italiane nei modi più improbabili e persino
divertenti. Menosky decise di introdurlo come personaggio ricorrente del
ponte ologrammi a partire da “Il patto dello Scorpione”,
a cavallo fra la terza e la quarta stagione, per poi farlo tornare saltuariamente
in alcune delle puntate della quarta stagione, impostandolo come una sorta
diispirazione tecnico-scientifica, e addirittura quasi spirituale, per
il nostro Capitano Janeway. Lei lo chiama “maestro”,
lo prega di prenderla “a bottega” con lui (come si soleva
dire all’epoca di Leonardo) per permetterle di trarre ispirazione
da questo architetto, pittore, scultore, ingegnere, filosofo, commediografo
e scienziato senza tempo. Il Leonardo olografico, restio da principio
perché tendenzialmente solitario nel condurre i suoi studi, accetta
la compagnia del Capitano e
da lì Janeway troverà l’ispirazione per superare la
grande difficoltà rappresentata dalla guerra fra gli 8472 e i Borg,
trovando una soluzione molto peculiare. È come se Menosky, venuto
in Italia per trovare ispirazione, abbia trovato Leonardo e lo abbia reso
l’ispirazione di cui anche il Capitano Janeway aveva bisogno, come
scienziata e come leader.
Leonardo nacque ad Anchiano, a 3 km
da Vinci, nel 1452. Il padre di Leonardo non sposò mai la vera
madre di suo figlio. Probabilmente perché figlia di un agricoltore
e quindi di ceto troppo basso rispetto a lui. Leonardo visse 5 anni ad
Anchiano, per poi trascorrere gli anni successivi a Vinci. Da ragazzino
mise a dura prova i suoi insegnanti, con le sue domande e i suoi dubbi
continui su quanto gli veniva spiegato. A quattordici anni si trasferì
da Vinci a Firenze, dove il padre, viste le sue particolari predisposizioni
naturali per il disegno, lo fece entrare abottega presso il maestro Verrocchio,
uno degli artigiani più quotati della città. Lo
stesso presso il quale facevano pratica personaggi del calibro di Botticelli
e Perugino, per dirne alcuni.
Durante i primi anni del suo praticantato presso il Verrocchio non c’è
traccia di opere di Leonardo, forse perché non ci sono semplicemente
mai pervenute. A partire dal 1473, invece, ci sono pervenuti i suoi lavori
di pittura. Pare che aprì una sua bottega e iniziò a dedicarsi
quasi subito a studi di meccanica. Ci sono tracce di questi studi a partire
dal 1478, anno in cui Leonardo iniziò a realizzare disegni e schizzi
di apparati meccanici.
Dopo
il florido periodo fiorentino, che durò circa quattordici anni,
Leonardo trascorse un lungo periodo a Milano (circa vent'anni). Sia a
Firenze che a Milano Leonardo approcciò ed approfondì diversi
campi di studi scientifici: oltre che la suddetta meccanica, si dedicò
alla geologia, all’aereodinamica, all’idrologia, all’idraulica,
a studi di anatomia umana e animale (noto a tutti il famoso “Uomo
vitruviano”, disegno col quale Leonardo volle dimostrare
i risultati dei suoi studi sulle proporzioni degli arti umani, inscrivendo
il corpo di un uomo in un cerchio e in un quadrato).
Leonardo iniziò uno dei suoi quadri
più celebri, la Monnalisa, nel 1503. Si dice che Bartolomeo
di Zanobi del Giocondo, uno dei signori più in vista di Firenze, commissionò
a Leonardo la realizzazione di un quadro che ritraesse sua moglie, ovvero Lisa
di Antonio Maria di Noldo Gherardini, all’epoca ventiquattrenne. Non c’è
certezza riguardo all’identità del committente, né sull’identità
della donna ritratta. Solo questa ed altre ipotesi. Si dice che nel 1516, quando
Leonardo andò in Francia, dietro invito del Re, avesse nel suo bagaglio
il ritratto della Monnalisa: forse perché ancora non terminata, forse
perché troppo attaccato a tal quadro perché potesse venderlo.
Di
Leonardo come pittore si potrebbe dire molto, ma di certo si può
dire altrettanto, se non di più, di Leonardo come ingegnere e scienziato:
dalla
progettazione e macchine da costruzione, ai martelli automatizzati, alle
armi da guerra (fra cui un progenitore del carroarmato), alle macchine
per sollevare pesi, agli orologi a balestra, alle dighe, ai ponti mobili,
fino ai battelli di ogni genere (nonché un’anticipazione
di quello che diverrà l’odierno sommergibile).
Leonardo
progettò molte opere ambiziose e incredibilmente moderne per l’epoca
cui apparteneva, sebbene molte di esse rimasero solo progettuali, senza
mai essere realizzate.
Emblematico fu il suo progetto di una città su tre livelli, qui
in fotografia: una
città in cui il livello più basso sarebbe stato dedicato
al commercio, con opere di canalizzazioni per far sì che le imbarcazioni
raggiungessero le botteghe e le attività commerciali direttamente
dal fiume vicino: ci si potrebbe quasi vedere una moderna metropoli stratificata
in quel che Leonardo aveva immaginato.
In molti suoi disegni e schizzi Leonardo fece tesoro di quanto osservava
in natura: amava osservare il mondo, dedicandosi al visibile e al tangibile
per svelarne i misteri e replicarne i concetti nei suoi progetti, e portò
avanti studi di anatomia umana ed animale. Significativi i progetti di
diversi tipi di ali,
ispirati alle diverse tipologie osservate in natura (pipistrelli, falchi
ecc.), per realizzare poi un progetto di una macchina in grado di volare.
I famosi Codici Leonardeschi, di cui fino ad oggi sono
state ritrovati circa ottomila fogli (160.000 pagine, quindi), contengono
progetti e studi del genio rinascimentale, tutti rigorosamente scritti
in modo speculare come solo Leonardo era solito fare. Oltre
a tutti quelli già enunciati, nei Codici è possibile trovare
persino un primo rudimentale schizzo di una bicicletta, studi di grandi
sistemi idraulici (progetti e studi che si concretizzarono, fra le altre
cose, anche nei navigli milanesi, realizzati proprio
su progetto del grande maestro toscano durante il suo ventennio di vita
nella città lombarda), di fisica, di geologia e di idrogeologia.
Fu lui il primo a capire che i fossili dovevano essere tracce dei mari
che un tempo occupavano le terre ormai emerse, e che si erano poi spostati
perché “così come il sangue è la linfa
in movimento del corpo umano, anche le grandi masse d’acqua terrestri
dovevano essere la linfa, sempre in movimento, della Terra”.
Il
genio di Leonardo si esplicò nella sua capacità di vedere
cose che il resto degli umani del suo tempo non potevano nemmeno concepire,
tendendo sempre al concetto di automazione in ogni progetto che realizzava.
Più che scienziato, Leonardo sarebbe più definibile come
“fantascienziato”, rispetto all’epoca
in cui è vissuto, e, con dovizia di particolari, in Voyager il
suo personaggio è stato anche analizzato nella sua frustrazione,
data dall’incomprensione e dallo scetticismo di cui era verosimilmente
vittima da parte dei suoi contemporanei.
Leonardo, precursore a trecento sessanta gradi, progettò l’antenato
dell’elicottero, con il suo studio di “vite aerea”.
Fu
anche il precursore del paracadute, commentando la sua idea proprio così:
“Se un uomo ha un padiglione di pannolino intasato, che sia
dodici braccia per faccia e alto dodici, potrà gittarsi d'ogni
grande altezza senza danno di sé".
Nel 1495 Leonardo progettò e costruì
il primo robot umanoide della storia occidentale, simulando
tendini e muscoli con corde e verricelli. Il robot aveva l’aspetto
di un cavaliere in armatura, e pareva potesse muovere le braccia, la testa
e la mascella.
Proprio in Voyager vediamo una realizzazione del robot umanoide, ne “Il
patto dello Scorpione”, così come vediamo una realizzazione
di macchina volante in “Concerning Flight”
(“Il volo di Leonardo”).
Menosky ha voluto rendere omaggio a queste due incredibili manifestazioni
del genio leonardesco, forse perché quelle più chiaramente
riconducibili alla fantascienza più pura. O forse perché
sono state quelle che hanno colpito maggiormente il suo immaginario.
Perché proprio Leonardo Da Vinci?
La voglia di osservare, di analizzare, di
fare proprie le conoscenze e di esplorare il “perché” dietro
ad ogni mistero che si pone attorno all’uomo, per migliorare se stesso:
sto parlando dello spirito di Star Trek o di Leonardo?
È vero che un sano trekker di origine controllata vedrebbe
la filosofia roddenberriana ovunque, persino nel tostapane di casa…, ma
concedetemi che l’avvenirismo e lo spirito pionieristico di Leonardo sono
stati giustamente presi come fonti ispiratrici di un capitano, in un’avventura
stellare in cui l’uomo espande le sue conoscenze nello spazio inesplorato:
io una certa attinenza ce la vedo, e voi?
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