UN PEZZO DA 90
di Domenico Ciccone

Il caso, a volte.
Un paio di domeniche fa mi trovavo pigramente a fare zapping pomeridiano, tra un Bonolis sudato, una Ventura ipercinetica e un Costanzo I-am-the-King-Yuhuuuuuu.
Ad un certo punto, su Italia 1, la mia attenzione viene catturata dall’apparizione di Patrick Stewart con i pochi capelli tinti di marrone e un paio di baffetti alla Zorro. Incuriosito, continuo la visione del film, una specie di thriller per ragazzi, e realizzo che è una meravigliosa schifezza. Come non cogliere la palla al balzo per parlare della carriera di questo grande protagonista di Star Trek?
La carriera di Stewart è molto nutrita e per questo si rende necessario dividere l’articolo in due puntate, per valorizzare al meglio ogni gemma della vita artistica del mitico capitano Picard. Naturalmente a fianco del trash ci sono anche produzioni qualitativamente importanti, ma i due aspetti, credetemi, vanno numericamente di pari passo.
Comincio l’articolo parlando proprio del film visto, vale a dire “Mastermind” del 1997. È la storia delle imprese di Ozzie Paxton, un ragazzino ribelle, ma genio del computer (ma va?) che viene espulso dalla sua scuola per aver combinato uno scherzo di troppo. Trovatosi ad accompagnare la sorella minore, che frequenta lo stesso istituto, decide di combinare un ultimo grande scherzo. Appostatosi in aula magna, si trova coinvolto nell’azione di un gruppo di criminali capitanati da Rafe Bentley, un ex impiegato della scuola e ora consigliere per la sicurezza: Bentley ha deciso di prendere in ostaggio l’intera scuola e di richiedere un cospicuo riscatto.
Tutti ignorano la presenza di Ozzie, che decide di agire da solo contro tutta la banda (ma va?) con l’aiuto di alcuni suoi amici, complici del previsto scherzo, con i quali è collegato all’esterno via radio (ma va?). Agendo con risultati anche maggiori di quelli della polizia (ma va?), Ozzie riesce a neutralizzare Bentley e a salvare tutti i ragazzi della scuola (ma va?). Considerando che film con una certa trama e diretti ad un certo pubblico, tipo questo, vengono quasi sempre definiti “commediola adolescenziale”, mi viene da pensare che la critica consideri tutti gli adolescenti del mondo un branco di idioti ritardati. Stewart, nei panni del cattivo Bentley, realizza una penosa parodia dei cattivi sequestratori del tipo di “Duri a morire”; nelle immagini a fianco lo si vede mentre ammaestra i ragazzini a non avere paura in caso di colpi di mitra o esplosioni, perché si tratta di una divertente esercitazione. Ridicolo, poi, vedere i sequestratori aggirarsi torvi per la scuola imbracciando mitra e pistole e minacciando di morte chiunque, salvo poi sparare al guardiano un colpo di narcotico con la pistola ad aghi che si usa per tramortire gli animali.

Come ho specificato all’inizio, la carriera di Stewart è molto lunga: prende infatti l’avvio negli anni ’70 con delle buone riduzioni televisive di classici shakespeariani come “Antony and Cleopatra” e “Hamlet Prince of Denmark”.
Nel 1980 troviamo la prima timida apertura al trash con quello che è diventato un classico dei classici: “Il piccolo Lord”. Chi di noi, avendo fatto zapping tra Canale 5 e Rete 4 negli ultimi 20 anni tra l’8 e il 24 dicembre, non si è imbattuto nelle avventure del piccolo Ceddie? Non ha sorriso davanti al modo con cui Ceddie sgelava il cuore del burbero nonno? Non si è commosso di fronte all’abbraccio del piccolo con l’amata madre finalmente accettata nel castello Dorincourt? Non ha ripensato, a posteriori, che il serafico maggiordomo Wilkins assomigliava tanto al pelato capitano di quella nuova serie di Star Trek che aveva cominciato a fare capolino su Italia 1?
Un vero asso, tuttavia, Patrick lo cala nel 1985 con il film “The Doctor and the Devils”, un thriller tratto da una novella di Dylan Thomas, e diretto da Freddie Francis, esponente della “Hammer School” inglese per la realizzazione di film horror (c’è ancora il famoso “Hammer Film Festival”, che premia le migliori opere del genere, a ricordare la l’importanza di questa scuola). Curiosamente il film fu prodotto da Mel Brooks in una delle sue rare incursioni fuori del comico. Non tutte le ciambelle escono col buco, si sa, e questa è stata una ciambellona davvero compatta per il povero Mel e il povero Francis. Il film ricostruisce le gesta del solito scienziato pazzo dottor Thomas Rock (interpretato da Timothy Dalton) che, in nome della solita ricerca scientifica, paga il solito ladruncolo da strapazzo perché gli procuri dei cadaveri su cui fare i suoi esperimenti, il tutto immerso nella solitamente cupa atmosfera inglese vittoriana (a Edimburgo, per essere precisi). Ma il ladro, sempre a contatto con questi cadaveri puzzolenti, subisce una lenta metamorfosi, fino a diventare un sadico non più soddisfatto di cercare cadaveri “pronti all’uso”, ma con tanta brama di produrne egli stesso di nuovi. Stewart interpreta la parte del prof. Macklin, collega del dr. Rock. Commento trovato in rete: “Timothy Dalton è una noia assoluta, e sembra sempre disorientato. Gli altri attori cercano di impegnarsi di più, e l’atmosfera vittoriana viene fuori efficacemente. Comunque non vale proprio la pena di vederlo, tranne per la parte in cui Timothy Broom (altro attore N.d.R.) morde la vecchia signora”.
In un ideale crescendo di trash si passa all’anno successivo (1986) e al film “Wild Geese II”, unanimemente considerato da critica e pubblico un’atroce schifezza. Alla base del film c’è il tentativo di un gruppo di neonazisti che vuole far evadere Rudolf Hesse dal carcere di Spandau. A tale scopo i neonazisti assoldano un gruppo di mercenari, di quelli dalla faccia di cuoio e il coltello sempre fra i denti, come si evince dal manifesto qui a lato. L’intero film è dedicato ad illustrare i vari piani per effettuare questa evasione e i tentativi di metterli in atto, naturalmente destinati al fallimento (un po’ tipo Wile Coyote che cerca di acchiappare Road Runner senza mai riuscirci). Patrick ha la parte di un generale sovietico che viene a conoscenza del piano e contrasta i mercenari. Curiosità: la parte di Hesse è interpretata da Laurence Olivier; è cosa nota che il grande attore inglese negli ultimi anni di vita abbia accettato di girare di tutto, e questo film ne è l’ennesima conferma. Commento trovato in rete : “Lo script non è granché e la storia sembra non andare da nessuna parte. L’azione latita ovunque. Scott Glenn (il capo terrorista N.d.R.) è così legnoso che perfino Chuck Norris avrebbe saputo fare di meglio”.

Dopo questo film, cominciò la lunga avventura di Stewart in Star Trek.
Della sua carriera negli anni ’90, che riserva gustose chicche, parleremo il prossimo mese, stessa STIM-webzine stessa STIM-rubrica.

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