VIAGGI NEL TEMPO E FANTASCIENZA
di Dario "r3m" Lanzafame


Il tema dei viaggi nel tempo fin dagli albori della fantascienza è sempre stato un argomento che ha catalizzato la fantasia e gli sforzi letterari di moltissimi autori e si può considerare di sicuro uno dei cardini dell'intero genere, legandosi spesso a doppio filo con quello che è il vero punto focale della fantascienza e cioè il tentativo di descrivere il futuro e i possibili scenari, paure e aspettative ad esso correlati.
Fino a pochi decenni fa però questo argomento veniva esplorato esclusivamente da un punto di vista strettamente letterario, quasi sempre amalgamato solo dalla fantasia degli scrittori - che spesso sono tutt'altro che esperti conoscitori di leggi fisiche e delle teorie alla base delle stesse che la scienza usa per descrivere il mondo che ci circonda, sia esso una particella elementare o una galassia.
Nel corso degli anni, a partire da uno dei padri del genere fantascientifico, H.G. Wells con il suo “The time machine", fino ai giorni nostri con opere cinematografiche come le trilogie di "Terminator" o di "Ritorno al futuro", o il bellissimo "L'esercito delle 12 scimmie", o rivoltanti b-movie come "Time-cop", i tentativi di affrontare in modo più o meno goffo l'argomento non sono di certo mancati, ma spesso, se non sempre, ad un analisi nemmeno tanto attenta delle trame ci siamo trovati davanti a pasticci pseudoscientifici in molti casi penosi, frutto di un approccio esclusivamente fantasioso e mai scientifico con il quale sono state partorite; approccio scientifico che a mio avviso è fondamentale quando si dà vita a una storia di fantascienza.
Nonostante questo dobbiamo (come già è capitato decine di volte nella storia) proprio alla fantascienza l'uscita del viaggio nel tempo dall'ambito della pura e irrealizzabile fantasia che viola le leggi base della fisica, approdato quindi a qualcosa di concreto e degno di studio da parte della scienza.

Fino alla prima metà degli anni '80 infatti la scienza ufficiale bollava come “impossibili” i viaggi temporali e nessuno scienziato si poneva come obbiettivo uno studio serio sull'argomento; ciò che rendeva così sicuri gli scienziati era un problema insito per logica nel viaggio nel tempo e del quale veniva quasi sempre ignorata dagli scrittori l'importanza fondamentale ai fini di una plausibilità della trama; il paradosso.
Le considerazioni che si traevano erano logicamente valide e sembravano tagliare le gambe a qualsiasi ipotesi anche solo teorica di viaggio nel tempo: infatti chiunque si trovasse a compiere un simile viaggio alterererebbe l'ambiente circostante al punto che non solo il classico esempio di colui che tornando indietro e uccidesse il proprio se stesso genererebbe un evidente paradosso, ma anche chi si limitasse a interagire in maniera infinitesimale con l'ambiente, in accordo con il famoso effetto farfalla tipico di qualsiasi sistema complesso e che si traduce nel fatto che una qualsiasi alterazione a livello locale ed infinitesimale, risulterebbe in una profonda serie di cambiamenti a livello globale che si tradurrebbero in una catena mostruosa di paradossi temporali.
Nessuno quindi si era mai posto il problema di analizzare a fondo le leggi della fisica che attualmente si usano per descrivere il mondo (teoria quantistico-relativistica) alla ricerca di qualche segno che giustificasse anche solo a livello teorico i viaggi temporali, considerando assolutamente innaturale la possibilità che la natura possa permettere il verificarsi di paradossi.

Questo fino alla metà degli anni '80, quando l'astronomo Carl Sagan, conosciuto forse più per i suoi romanzi di fantascienza, non si mise in testa usare nella sua opera “Contact” (che poi anni dopo ispirò l'omonimo film) l'idea di un tunnel spaziale (o wormhole) con il quale l'umanità cercava di raggiungere la stella Vega, espediente che da scienziato cercò di giustificare il più possibile cercando una qualsiasi stiracchiatura delle leggi fisiche che facesse al caso suo.
Non conoscendo approfonditamente l'argomento decise di rivolgersi all'amico Kip Thorne del CalTech, chiedendogli di cercare le giustificazioni scientifiche migliori per la sua idea.
Thorne, insieme ai suoi assistenti Morris e Yurtsever, elaborò un'idea di wormhole che si rifaceva alla soluzione di Schwarzchild, alle equazioni di Einstein e al concetto di ponte di Einstein-Rosen, e nell'eleborarla cercando di renderla il più possibile e scientificamente accettabile, si resero conto che non vi era nulla nelle leggi fisiche che impediva a priori a questo whormhole di collegare due punti dell'universo non solo nello spazio ma anche nel tempo.
Ovviamente realizzare anche solo teoricamente un simile whormhole che fosse anche attraversabile esula della nostre capacità e implicherebbe le conoscenze per manipolare singolarità e buchi neri, ma nonostante questo, una scoperta del genere ci mette davanti al fatto che il viaggio nel tempo, anche se solo in linea assolutamente teorica, è possibile e, cosa ancora più importante, ci porta a doverci confrontare con il problema del paradosso, che comunque resta un' ipotesi potenzialmente contraria alla logica più elementare.

Attualmente, una delle ipotesi più affascinanti che ha preso piede è quella che, in accordo con una delle tante interpretazioni della teoria quantistica, prevede che l'universo, ogni qual volta si trovi davanti a un evento che presume due diverse soluzioni equivalenti, si scinda in due, in modo da consentire ad entrambe le possibilità di verificarsi: ciò porterebbe ad immaginare l'universo scisso in un numero infinito di coppie di universi paralleli.
Ciò renderebbe perfettamente plausibile l'ipotesi di un viaggiatore che uccide un suo antenato, cosa che non genererebbe un paradosso, ma altresì una nuova scissione dell'universo, e una nuova linea temporale dove il viaggiatore non è mai esistito se non dal momento in cui è arrivato dal futuro, futuro di un altra linea temporale che è comune a quella in cui si trova fino al punto di scissione generato dal suo stesso arrivo.
La storia della fantascienza quindi risulta piena di esempi di opere cinematografiche e letterarie che anticipano questa visione o che ne utilizzano forse inconsapevolmente le basi logiche; volendo restare nell'ambito cinematografico degli ultimi anni opere come “Ritorno al futuro”, nello specifico il terzo episodio con la descrizione della scissione dell'universo con la creazione di un universo alternativo (pur con evidenti ulteriori incongruenze), oppure la saga di Terminator dove nonostante una profonda alterazione della linea temporale, non si verifica un paradosso, ma solo un adattamento del futuro in conseguenza dell'alterazione apportata.
Paradossalmente anche da fonti che poco hanno a che vedere con la fantascienza spesso troviamo spunti intriganti in merito, e nello specifico due delle migliori interpretazioni di questo modo di vedere i viaggi nel tempo si trovano in due episodi di due serie a cartoni animati del geniale Matt Groening: mi riferisco all'episodio “Tempo e punizione” presente nella puntata dei Simpson della quinta stagione “La paura fa 90 V” dove Homer viaggia nel tempo tentando di riparare il tostapane e alterando in modo colossale il futuro solo per aver calpestato un fungo nella preistoria, e la puntata della quarta stagione di Futurama intitolata “Il nonno di se stesso” dove Fry uccide per errore suo nonno e finisce per mettere incinta sua nonna.
È chiaro che se queste teorie verranno anche solo in parte verificate dalla moltitudine di studi che sono sorti da quando Thorne nell'85 ha dato inizio a questo silenziosa rivoluzione scientifica, la fantascienza potrà vantare ancora una volta di aver anticipato la scienza e molte delle opere, anche cinematografiche, degli ultimi tempi potranno essere guardate con occhi nuovi e non storcendo il naso per quella che prima ci appariva come un'evidente incongruenza che stava alla base di tutta la trama.



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