Il
tema dei viaggi nel tempo fin dagli albori della fantascienza
è sempre stato un argomento che ha catalizzato la fantasia e
gli sforzi letterari di moltissimi autori e si può considerare
di sicuro uno dei cardini dell'intero genere, legandosi spesso a doppio
filo con quello che è il vero punto focale della fantascienza
e cioè il tentativo di descrivere il futuro e i possibili scenari,
paure e aspettative ad esso correlati.
Fino a pochi decenni fa però questo argomento veniva esplorato
esclusivamente da un punto di vista strettamente letterario, quasi sempre
amalgamato solo dalla fantasia degli scrittori - che spesso sono tutt'altro
che esperti conoscitori di leggi fisiche e delle teorie alla base delle
stesse che la scienza usa per descrivere il mondo che ci circonda, sia
esso una particella elementare o una galassia.
Nel corso degli anni, a partire da uno dei padri del genere fantascientifico,
H.G. Wells con il suo “The time machine",
fino ai giorni nostri con opere cinematografiche come le trilogie di
"Terminator"
o di "Ritorno al futuro", o il bellissimo
"L'esercito delle 12 scimmie", o rivoltanti
b-movie come "Time-cop", i tentativi di affrontare
in modo più o meno goffo l'
argomento
non sono di certo mancati, ma spesso, se non sempre, ad un analisi nemmeno
tanto attenta delle trame ci siamo trovati davanti a pasticci pseudoscientifici
in molti casi penosi, frutto di un approccio esclusivamente fantasioso
e mai scientifico con il quale sono state partorite; approccio scientifico
che a mio avviso è fondamentale quando si dà vita a una
storia di fantascienza.
Nonostante questo dobbiamo (come già è capitato decine
di volte nella storia) proprio alla fantascienza l'uscita del viaggio
nel tempo dall'ambito della pura e irrealizzabile fantasia che viola
le leggi base della fisica, approdato quindi a qualcosa di concreto
e degno di studio da parte della scienza.
Fino
alla prima metà degli anni '80 infatti la scienza ufficiale bollava
come “impossibili” i viaggi temporali e
nessuno scienziato si poneva come obbiettivo uno studio serio sull'argomento;
ciò che rendeva così sicuri gli scienziati era un problema
insito per logica nel viaggio nel tem
po
e del quale veniva quasi sempre ignorata dagli scrittori l'importanza
fondamentale ai fini di una plausibilità della trama; il
paradosso.
Le considerazioni che si traevano erano logicamente valide e sembravano
tagliare le gambe a qualsiasi ipotesi anche solo teorica di viaggio
nel tempo: infatti chiunque si trovasse a compiere un simile viaggio
alterererebbe l'ambiente circostante al punto che non solo il classico
esempio di colui che tornando indietro e uccidesse il proprio se stesso
genererebbe un evidente paradosso, ma anche chi si limitasse a interagire
in maniera infinitesimale con l'ambiente, in accordo con il famoso effetto
farfalla tipico di qualsiasi sistema complesso e che si traduce nel
fatto che una qualsiasi alterazione a livello locale ed infinitesimale,
risulterebbe in una profonda serie di cambiamenti a livello globale
che si tradurrebbero in una catena mostruosa di paradossi temporali.
Nessuno quindi si era mai posto il problema di analizzare a fondo le
leggi della fisica che attualmente si usano per descrivere il mondo
(teoria quantistico-relativistica) alla ricerca di qualche segno che
giustificasse anche solo a livello teorico i viaggi temporali, considerando
assolutamente innaturale la possibilità che la natura possa permettere
il verificarsi di paradossi.
Questo fino alla metà degli anni '80, quando l'astronomo Carl
Sagan, conosciuto forse più per i suoi romanzi di fantascienza,
non si mise in testa usare nella sua opera “Contact”
(che poi anni dopo ispirò l'omonimo film) l'idea di un tunnel
spaziale (o wormhole) con il quale l'umanità
cercava di raggiungere la stella Vega, espediente che da scienziato
cercò di giustificare il più possibile cercando una qualsiasi
stiracchiatura delle leggi fisiche che facesse al caso suo.
Non conosce
ndo
approfonditamente l'argomento decise di rivolgersi all'amico Kip
Thorne del CalTech, chiedendogli di cercare
le giustificazioni scientifiche migliori per la sua
idea.
Thorne, insieme ai suoi assistenti Morris e Yurtsever,
elaborò un'idea di wormhole che si rifaceva alla soluzione di
Schwarzchild, alle equazioni di Einstein
e al concetto di ponte di Einstein-Rosen,
e nell'eleborarla cercando di renderla il più possibile e scientificamente
accettabile, si resero conto che non vi era nulla nelle leggi fisiche
che impediva a priori a questo whormhole di collegare due punti dell'universo
non solo nello spazio ma anche nel tempo.
Ovviamente realizzare anche solo teoricamente un simile whormhole che
fosse anche attraversabile esula della nostre capacità e implicherebbe
le conoscenze per manipolare singolarità e buchi neri, ma nonostante
questo, una scoperta del genere ci mette davanti al fatto che il viaggio
nel tempo, anche se solo in linea assolutamente teorica, è possibile
e, cosa ancora più importante, ci porta a doverci confrontare
con il problema del paradosso, che comunque resta un' ipotesi potenzialmente
contraria alla logica più elementare.
Attualmente, una delle ipotesi più affascinanti che ha preso
piede è quella che, in accordo con una delle tante interpretazioni
della teoria quantistica, prevede che l'universo, ogni qual volta si
trovi davanti a un evento che presume due diverse soluzioni equivalenti,
si scinda in due, in modo da consentire ad entrambe le possibilità
di verificarsi: ciò porterebbe ad immaginare l'universo scisso
in un numero infinito di coppie
di
universi paralleli.
Ciò renderebbe perfettamente plausibile l'ipotesi di un viaggiatore
che uccide un suo antenato, cosa che non genererebbe un paradosso, ma
altresì una nuova scissione dell'universo, e una nuova linea
temporale dove il viaggiatore non è mai esistito se non dal momento
in cui è arrivato dal futuro, futuro di un altra linea temporale
che è comune a quella in cui si trova fino al punto di scissione
generato dal suo stesso arrivo.
La storia della fantascienza quindi risulta piena di esempi di opere
cinematografiche e letterarie che anticipano questa visione o che ne
utilizzano forse inconsapevolmente le basi logiche; volendo restare
nell'ambito cinematografico degli ultimi anni opere come “Ritorno
al futuro”, nello specifico il terzo episodio con la
descrizione della scissione dell'universo con la creazione di un universo
alternativo (pur con evidenti ulteriori incongruenze), oppure la saga
di Terminator dove non
ostante
una profonda alterazione della linea temporale, non si verifica un paradosso,
ma solo un adattamento del futuro in conseguenza dell'alterazione apportata.
Paradossalmente anche da fonti che poco hanno a che vedere con la fantascienza
spesso troviamo spunti intriganti in merito, e nello specifico due delle
migliori interpretazioni di questo modo di vedere i viaggi nel tempo
si trovano in due episodi di due serie a c
artoni
animati del geniale Matt Groening: mi riferisco all'episodio
“Tempo e punizione” presente nella puntata
dei Simpson della quinta stagione “La
paura fa 90 V” dove Homer viaggia nel tempo tentando
di riparare il tostapane e alterando in modo colossale il futuro solo
per aver calpestato un fungo nella preistoria, e la puntata della quarta
stagione di Futurama intitolata “Il nonno
di se stesso” dove Fry uccide per errore suo nonno e
finisce per mettere incinta sua nonna.
È chiaro che se queste teorie verranno anche solo in parte verificate
dalla moltitudine di studi che sono sorti da quando Thorne nell'85 ha
dato inizio a questo silenziosa rivoluzione scientifica, la fantascienza
potrà vantare ancora una volta di aver anticipato la scienza
e molte delle opere, anche cinematografiche, degli ultimi tempi potranno
essere guardate con occhi nuovi e non storcendo il naso per quella che
prima ci appariva come un'evidente incongruenza che stava alla base
di tutta la trama.
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