I BORALIANI
di Riccardo "Summer" Palazzani

I Boraliani, incontrati nell'episodio di The Next Generation Terra Promessa, sono una razza umanoide che si distingue da noi terrestri per il solito bozzo rugoso in mezzo agli occhi (geneticamente parlando deve essere una zona particolarmente sensibile alle alterazioni del genoma…) che ha davvero quello che si dice un "qulo" della miseria.
Boraal II, il loro simpatico pianetino di classe M, è dannatamente difettoso e la sua atmosfera sta per iniziare un processo di dissipazione che distruggerà ogni forma di vita sviluppatasi sulla sua superficie. Picard & Co. sono li in orbita pronti a godersi lo spettacolo, ma non per crudele sadismo, bensì per recuperare Nikolai Rozhenko, fratello non di sangue di Worf, che ricordo è un vero klingon allevato da una famiglia terrestre, i Rozhenko appunto.
Nikolai è uno studioso di culture aliene ed era mimetizzato chirurgicamente fra i Boraliani per studiarne usi e costumi e ora deve venire evacuato dal pianeta in quanto, purtroppo, il suo oggetto di studio ha solo 38 ore di vita a disposizione.
La Prima Direttiva impedisce all'equipaggio dell'Enterprise di intervenire e Picard, seppur dispiaciuto per la sorte dei Boraliani, è intenzionato a stare a guardare il pianeta trasformarsi in una landa desolata. Tanto lui se ne sta al calduccio con la sua tazza di Earl Grey caldo.
Nikolai viene teletrasportato a bordo, pare la solita missione di routine… ed invece il fratello del mitico klingon dell'Enterprise decide per conto suo che lui scalfarianamente "non ci sta" e sempre di testa sua riprogramma uno dei ponti ologrammi della nave di Picard per farlo somigliare alle grotte in cui gli ultimi boraliani superstiti si sono rifugiati, teletrasportandoli tutti senza che se ne rendano conto in questo regno virtuale con la promessa che li guiderà verso nuove terre prospere e felici.
Insomma, la Prima Direttiva è violata alla grande e di conseguenza il buon Picard s'incavola non poco: ma ormai la frittata è fatta e mentre su Boraal l'atmosfera si dissipa completamente, occorre rapidamente trovare una nuova casa per i profughi boraliani. Nikolai però non è che sia un eroe disinteressato, in quanto da osservatore neutro si è mescolato fra i boraliani intrecciando un rapporto sentimentale con una donna del luogo, Dobara (interpretata da Penny Johnson che ha dato il volto anche al personaggio di Deep Space Nine Cassidy Yates) e mica per niente ci ha fatto spesso e volentieri gnoppo gnoppo mettendola anche incinta. Si può quindi comprendere quali siano state le molle che spingono il fratello umano di Worf ad infrangere ogni regolamento, rendendosi colpevole di un reato che gli costerà sicuramente la sua carriera di ricercatore, ma che salverà dalla morte la donna che ama ed il figlio in arrivo. L'Amore può veramente smuovere le montagne. Anche i pianeti. Soprattutto quando la suocera pretende che ripari il danno!
I Boraliani, destinati originariamente dalla trama ad estinguersi, fanno un sei al Superenalotto e si guadagnano un nuovo pianeta di zecca di classe M (che a quanto pare abbondano come l'oro e la Federazione ne ha dozzine da regalare a una manciata di umanoidi che potrebbero venire sterminati dal primo virus autoctono).
Non per niente la destinazione si chiama Vacca VI. Si proprio vacca "sei". Un nome che, al posto delle donne boraliane, mi avrebbe potuto far preferire l'estinzione. Battute e doppi sensi si sprecano. A chi, leggendo questo articolo, si chiedesse come fosse stato possibile teletrasportare milioni di esseri nella sala ologrammi dell'Enterprise, spiego subito che la popolazione di Boraal II era ormai ridotta a poche decine di unità e forse questo è anche uno dei motivi per cui la Federazione è stata tanto inflessibile nell'applicare la Prima Direttiva. Pochi analfabeti alieni non meritano tanto interesse. Forse una miliardata si…
Se ci pensate bene i boraliani ricordano da vicino i Ba'ku del film Insurrection e lo stratagemma che si voleva utilizzare per evacuarli era il medesimo. Chissà se il buon Jean Luc avesse messo incinta Anja e il pianeta fosse stato sul punto di esplodere per cause naturali avrebbe rispettato la Prima Direttiva tanto inflessibilmente.
La cultura boraliana è assai primitiva, ma hanno già sviluppato interesse a registrare i grandi avvenimenti della loro storia, affidata a tavole di legno incise, conservate da una specie di custode delle loro leggende, parificabile ad un nostro cantastorie che però preferisce anche tenere una versione scritta oltre a quella orale.
Nel gruppo in questione, tale ruolo è ricoperto da Vorin, un giovane molto curioso, anche troppo in quanto finisce col trovare l'arco di uscita del ponte ologrammi, che come in ogni buon episodio trek è danneggiato e funziona male, finendo col perdersi fra i ponti della nave. Uno shock che la mente del ragazzo, anche se Picard decide di spiegargli tutta la verità, non è pronta ad accettare al punto di scegliere di suicidarsi, incapace di riunirsi al gruppo tenendo per sé l'incredibile segreto del destino del suo popolo.
Insomma, un episodio in cui, se anziché applicare la Prima Direttiva, la si fosse infranta con un minimo di programmazione ed organizzazione, si sarebbero potuti salvare molti più boraliani e combinare meno pasticci. E Vorin non sarebbe morto oppresso da una verità incapace di gestire.
L'episodio termina con un crescendo di tensione con il ponte ologrammi che fatica mantenere intatta la simulazione delle caverne mostrando distorsioni visive e in alcuni punti veri buchi che evidenziano la griglia giallo-nera delle pareti della sala. Nikolai ed il fratello cercano di inventarsi scuse credibili al fine di non far cadere in un isterico panico collettivo il gruppo superstite, fino a che non vengono teletrasportati sulla superficie di Vacca IV, dopo aver gradatamente uniformato il paesaggio virtuale da quello boraliano a quello del nuovo pianeta. I boraliani non si rendono conto di nulla e non avrebbero nemmeno potuto, incapaci comunque di darsi una spiegazione di quanto accadeva loro intorno.
Nikolai resta coi boraliani e affida a Worf il compito di informare la famiglia.
E vissero tutti felici e contenti verrebbe da dire, comunque chissà se i boraliani sono riusciti a sopravvivere sul nuovo pianeta, visto che erano ridotti ad un numero davvero esiguo tanto da essere a rischio anche a livello di varietà genetica. Una semplice infezione potrebbe spazzarli via in pochi giorni senza considerare che ci vorranno secoli per riuscire a dare vita ad una popolazione numericamente solida.
Ma qualcosa mi dice che il buon Worf ha lasciato al fratello un comunicatore d'emergenza con la raccomandazione tipica fra famigliari: se serve, chiama pure.


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