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ALLA RICERCA DI NEMO
di
Maurizio "Zeno"
Corò
Alla ricerca di Nemo
“Ciao
bello! Cosa ci fa un pesce come te in mezzo all'Oceano?”
Disney e Pixar scendono nuovamente
in campo e sfornano un nuovo prodotto ad alto impatto tecnologico. Storia
spumeggiante e buoni sentimenti, nel solito connubio che porta fiotte
di ragazzini ad invadere sale cinematografiche e McDonald.
Merchandising a parte, la storia
vede protagonista un pesce pagliaccio incapace di far ridere i polli che,
rimasto “vedovo” e privato dell'intera nidiata (con eccezione
di un unico figlio), scopre di essere un padre apprensivo e protettivo
fino all'eccesso: al punto da portare il figlio fino alla ribellione.
Il solito Deus ex machina interviene a scombussolare l'ordine delle cose
ed ecco che un orribile sub di Sidney cattura Nemo, il piccolo pesce pagliaccio,
e se lo porta nel suo acquario.
LA TRAMA
Marlin,
il padre di Nemo, si butta all'inseguimento: lascia la sicurezza della
barriera corallina e si getta nell'oceano aperto... unica traccia la maschera
del sub.
Accanto a lui una compagna di ventura: la versione femminile e ittica
di Memento, ovvero un pesce che scorda tutto quello che le succede entro
due minuti. Dory: tanto blu quanto logorroica.
Le avventure dei due li porteranno
ad incontrare animali improbabili e stravaganti. Abbiamo un gruppo di
squali che hanno giurato di non mangiare mai più altri pesci; graffiante
satira dei gruppi d'incontro tanto cari agli americani... tipo Alcolisti
anonimi, Ninfomani anonime, Fumatori incalliti, e altri gruppi di pseudo
fe deli
che nessun'altra religione del mondo riesce ad affascinare.
In seguito compariranno tartarughe filosofe e gabbiani autistici, il tutto
mentre Nemo viene eletto mascotte dell'acquario dagli altri pesci tropicali,
laddove il paguro sembra il proprietario di Chez Maxime, il pesce palla
rutta come un porco e il leader è tanto tronfio di sé da
non rendersi conto di quanto è brutto.
Il film è politically correct:
Nemo è un fiero portatore di handicap (pinna m enomata)
che impara a vincere le sfide che gli si presentano con la maturità
che nemmeno il Dalai Lama possiede, così come il padre impara ad
essere meno apprensivo, perché si sa che basta parlare dieci minuti
con un filosofo per cambiare radicalmente la propria natura.
Abbiamo anche il pellicano amico dei pesci e rivale dei gabbiani autistici,
oltre ad una stella marina col disegno del volto degno di un bambino dell'asilo.
Fortunatamente mancano le storie d'amore tipiche Disney, ma la morale
non ci viene risparmiata... e in questo film ne compaiono più d'una.
Forse
è vedo che il pregio del film consiste in una storia raccontata
su due livelli (acquario ed oceano), al contrario della solita linearità
Disney... tuttavia, seppur pregevole, questo colpo registico ci sembra
troppo poco per reggere sulle sue spalle l'intero film.
Il personaggio migliore è
Dory: il pesce smemorato. Magistralmente doppiato da Carla Signoris -
moglie di Maurizio Crozza - (ricordate la vecchia pubblicità della
Wind: “... ho detto: potrei!”), stride spaventosamente il
fatto che sappia leggere le scritte in inglese degli umani.
IL FILM
Tecnicamente il film è realizzato
alla solita maniera: cura as soluta
per i dettagli, dalle alghe alle cicatrici sui pesci. Peccato per i colori
scelti per la barriera corallina siano assolutamente privi di senso: un
vero pugno negli occhi.
La storia è un campionato
di banalità, che non ha assolutamente nulla a che spartire con
Monster & Co. o con quel capolavoro di Shrek. Totalmente ridicola
la scena dello squalo che sente l'odore del sangue e cade in Frenzy (Nota
del Direttore: a me sembrava Shining).
In conclusione la cosa che più
si nota è l'assenza del disegno a matita: questo, unito alla notizia
della chiusura degli Studio's di Orlando (250 illustratori professionisti
buttati in mezzo alla strada da un giorno all'altro), non fa che aumentare
il senso di biasimo nei confronti di un'industria che ha ormai completamente
alienato lo spirito del grande Walt, interessata unicamente alla linea
del profitto su un grafico a parete (ultimo baluardo del disegno a mano).
Alla ricerca di Nemo
è un film adatto ai bambini (non solo in termini di età
anagrafica) che non conoscono altri panorami nel mondo dell'animazione,
ma per gli adulti è un prodotto privo di fascino, se non per quello
legato al render 3D, che non trasmette alcuna emozione. Una sola scena
de “Lilli e il vagabondo” appassiona, coinvolge e affascina
assai più di questo film nel suo intero.
Qualcuno può sostenere che sia uno specchio per i genitori moderni,
ma sinceramente riteniamo che imparare a fare i genitori non può
insegnarlo nessuno: tanto meno un prodotto commerciale americano che se
in qualcosa eccelle certo non è per la capacità di educare
i bambini.
RECENSIONI ILLUSTRI
“ occidentalizzazione
dell'oriente, luoghi comuni, formule testate e dal successo garantito,
superficialità, banalità...”
FILM SCOOP
“il film [...] è
una sorta di capolavoro per adulti i quasi si trovano a fare i conti con
il loro presente di genitori”
REFLECTIONS
“questa volta la premiata
ditta [...] non ha raggiunto i livelli di originalità di Monster
& Co.”
FANTASY MAGAZINE
“orribile!”
LA MIA VICINA DI SOTTO
“Nemo è molto dotato”
CANDY LABBRA DI TUONO
“Criminoso!”
SILVIO BERLUSCONI
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