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Jean-Cristophe Grangé
IL CONCILIO DI PIETRA
Collana Superpocket n.51
Voto: 8
di
Paolo
"Exidor" Longarini
Per
come la vedo io, nulla può essere attualmente equiparato all’incredibile
accelerata di creatività che sta avendo la Francia negli ultimi
anni.
Altre nazioni possono dare e fare qualcosa di migliore in termini di produzione,
di lavorazione, di realizzazione finale, ma nessuna potrà eguagliare
l’assoluta originalità del cinema e della letteratura francese.
Signori, stanno creando una scuola.
Si sono seduti intorno ad un tavolo e hanno detto “bene, tutto quello
che è passato ci è servito per imparare il mestiere, da
adesso in poi si cambia tutto”. E ci sono riusciti.
Da noi ancora stiamo al filone dei film di natale, sulla crisi della coppia,
e dagli con gli adolescenti inquieti e, porca zozza, non si esce dal tunnel
del film/libro/canzone sulla generazione dei trentenni col complesso di
peter pan “e siamo quelli dal bianco e nero al colore... e c’abbiamo
un sacco di ideali ma nessuno vale più... e voglio andarmene da
tutto questo, devo scappare ma mamma stasera ha fatto le lasagne...”
etc etc.
Per carità, anche loro fanno le loro brave cappelle, c’hanno
pure un Depardieu che deve mangiare (e quanto mi mangia quello, signora
mia), quindi un pò di filmetti deficenti tipo “La cena dei
cretini” devono pure farli, salvo tirare fuori dei capolavori assoluti
come Ameliè e L’uomo del treno.
Ragazzi miei, hanno fatto quello che in Italia non si fa: hanno tirato
fuori gli zebedei dal cassetto ed hanno rischiato.
Questo
signor Grangé, in particolare, aveva già
dimostrato con il precedente I fiumi di Porpora di essere
un tipino da tenere sott’occhio; mentre in America (ed anche da
noi) si tende a creare un mostro, si accolla quasi la totalità
della storia sulle spalle del cattivo o solo di un personaggio in particolare,
questo signore ha la grande caratteristica che dovrebbe contraddistinguere
ogni bravo signore che si siede con un foglio e la penna con la segreta
speranza di vivere con il raccontare delle storie: ha una fantasia di
primissimo piano.
Tornare a leggere un autore capace di creare degli intrecci ed intrighi
credibili, per quanto assurdi, è una boccata d’aria fresca
dopo tanto tempo passato a leggere le solite cose italiote.
In questo libro seguiamo le vicende di Diane Thiberge, aitante ragazzotta
francese che ha un terribile incidente stradale poche settimane dopo aver
adottato un bambino del sud-est asiatico; nell’incidente lei non
riporta nessuna conseguenza mentre il bambino ha delle ferite all’apparenza
quasi fatali. Trasportato all’ospedale vive alcuni giorni tra la
vita e la morte, quando tutti i dottori hanno perso le speranze ecco arrivare
un misterioso anestesista tedesco che si offre di curare il bambino con
l’agopuntura; dopo alcune reticenze iniziali, Diane accetta.
Neanche a dirlo, il bambino, subito dopo il trattamento, inizia a migliorare.
I guai iniziano quando si scopre morto l’autore del “miracolo”,
senza contare che nessuno lo aveva mai visto nè conosciuto.
Da questo punto in poi inizia una ricerca della verità che si dipana
tra poteri paranormali, misticiscmo orientale, inseguimenti e combattimenti,
esperimenti nucleari e campi di concentramento russi in cui venivano rinchiusi
sensitivi e sciamani allo scopo di carpirne i segreti.
Se vi dicessi di più sarei da prendere a schiaffi.
Mi permetto di fare un paio di appunti al libro, che avrebbe meritato
un voto più alto se non fosse caduto in un paio di sciocchezze:
in un passaggio del libro la nostra protagonista si trova faccia a faccia
contro due spersnatz (prendete un marine, un berretto verde, un seal,
una testa di cuoio, Hulk, Hannibal Lecter e Ken il guerriero ed avrete
uno spersnatz dopo un solo anno di addestramento, sono i corpi scelti
dell’esercito russo) armati fino ai denti e se la cava. L’altro
appunto è il non aver avuto la forza di rinunciare al cattivo che
“tanto sei morto, ti spiego tutto il mio diabolico piano”;
di tutti i modi per arrivare alla fine dell’intrigo, questo è
il più usato.
A parte questo è un libro bellissimo, fidatevi.
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