DIARIO DI UN TREKKER FILO-VOYAGERIANO
di Fabiano "Langley" Piccione


Ebbene, per ricordare quanto sto per scrivere devo fare un tuffo nel passato di circa sette anni, cioè quando ho iniziato ad addentrarmi nel mondo TREK. Anzi no, ancora un ulteriore passo indietro, a quando ero piccolo. Ricordo ancora oggi che da bambino la serie classica era un "must" che non potevo perdere assolutamente. Era d'obbligo guardare "Destinazione Cosmo" in TV, e ricordo che anche mia madre amava farmi compagnia mentre si guardava la serie in tv. Lei guardava e stirava, mentre io avevo lo sguardo ipnotizzato perso sul monitor. Lei, affascinata da Kirk e Spock. Io, affascinato da quell'astronave che sembrava un frisbee, dai laser, dagli alieni, dalle pizze margherite volanti che si appiccicavano alla schiena delle persone… e chi più ne ha più ne metta.
Poi, dopo quella fase della mia vita, un buco.
Un enorme buco di anni… fino a che, quando avevo 14 anni circa, la Mediaset (allora Fininvest) non si è decisa a trasmettere, in seconda serata, il pilot di TNG. A malapena riuscii a registrarlo, perché non potevo stare alzato fino a tardi, ma devo ammettere che non mi appassionò molto e lasciai perdere (non che oggi io abbia un'opinione entusiasta del pilot di TNG, intendiamoci, ma diciamo che l'ho riguardato varie volte volentieri). Un altro buco, a questo punto, di altri 6 anni circa (DS9 devo averla vista, quando fu trasmessa sulla RAI, ma si parla di 4 o 5 episodi al massimo e non mi era piaciuta molto. Perdonatemi se non la conto affatto, quindi). Un altro buco, dicevo, fino a che mio cugino, andato a Londra per turismo, non è tornato con la videocassetta 1.1 e la 1.2 di Star Trek Voyager.
Lui, ignaro…
Erano in inglese, e ancora oggi mi stupisce che mio cugino le abbia comprate, visto che in inglese se la cava sì, ma non abbastanza da capire l'americano parlato della tv. Infatti, dopo essersele guardate una volta, ha deciso di prestarmele e, tempo dopo, di regalarmele addirittura (vista la bava che vedeva scendere dalla mia bocca, solo a sentirne parlare, più che un atto di generosità il suo è stato un atto di pietà, per dirla tutta).
Lui, ignaro…
Mio cugino non lo sapeva… non poteva averne idea, ma da quel momento quel suo semplice prestito di due videocassette ha generato ripercussioni incredibili e mutazioni imprevedibili nella vita di quel ragazzo a malapena ventenne che ero.
Ebbene sì: aveva creato un mostro. Il mio conto in banca ancora oggi ne piange le conseguenze: una mensola di 3 metri circa, piena di videocassette dalla 1.1 alla 7.13, tutte rigorosamente in fila, ininterrottamente allineate e ordinate.

Accendo il videoregistratore, faccio partire la cassetta, e mi sforzo di capire cosa dicono i personaggi. Perché un conto è l'inglese che si studia a scuola, ovviamente, e un conto è quello che si parla in tv, come probabilmente ben sapete. A dire il vero me la cavai meglio del previsto, riuscendo a capire più della metà dei dialoghi. Ma quello che mi colpì di più, subito, fu la voce del Capitano: il mio primo pensiero fu "Che serie pionieristica, Star Trek! Hanno il coraggio addirittura di mettere un travestito come Capitano…". Beh, sì, lo ammetto: il primo impatto con la Janeway fu un po' brusco. Battute a parte, quella voce non mi andava proprio giù, all'inizio, e mi sembrava così urtante! Ma a parte questo, fu amore a prima vista per Voyager. Per la Voyager, per i personaggi, per la storia di fondo che nel pilot era stata delineata e che prometteva tantissimo.
Una prova del mio amore istantaneo ed incondizionato per Voyager l'ho avuta tempo dopo, quando, dopo avere cominciato a comprare le videocassette successive alla 1.2, sono arrivato piano piano alla terza stagione: per essermi visto una decina di volte "Parallax" (Riflessi nel ghiaccio) e "Time and Again" (Ancora una volta), e altre noiose delle prime due stagioni, dovevo essere davvero ottenebrato dall'amore e dalla scarsa obiettività, perché degli scassamenti simili raramente si sono visti in Star Trek!

Ma io ero perso, letteralmente perso.
Ricordo che devo avere consumato letteralmente i nastri di quelle prima due videocassette, a furia di vederle e rivederle e rivederle ancora. Ricordo tuttora certe battute di quegli episodi. Iniziai a sentire la necessità di evolvermi oltre i primi tre episodi che avevo a disposizione. Cominciai quindi a comprare le videocassette che trovavo nei negozi, pur non andando rigorosamente in ordine tutte le volte (dipendeva dalla disponibilità delle VHS dei negozi presso cui mi rifornivo) e a farmi prestare qualcosa qui e lì. Avevo un budget limitato, e ricordo che dovevo scegliere cosa prendere (prendere tutto, fosse stato per me, sarebbe stata la cosa migliore, ovviamente, ma la "dura" realtà economica dei ragazzi che non lavorano è un dato di fatto chiaro a tutti).
Andavo avanti, e la mia passione non accennava a vacillare. Certo è che cominciavo ad avere la chiarezza di pensiero sufficiente, con un campo di episodi più ampio, per poter rivalutare il mio termine di paragone e capire che persino delle "ciofeche" si potevano talvolta annidare fra quelle meravigliose videocassette. Ma le "ciofeche" non mi facevano demordere, nonostante a volte (specie nella seconda stagione) si potessero annidare addirittura due ciofeche sulla stessa videocassetta (portandomi a valutare l'ultimo acquisto fatto come una perdita economica da piangere amaramente). Ma la speranza per la successiva c'era sempre, lo ricordo, e io non cedevo nemmeno di fronte ai picchi di noia più incommensurabili. La mia perseveranza fu premiata, e arrivò la terza stagione.
Era appena cominciata ad uscire, la terza stagione intendo, e io avevo ancora dei grossi buchi nella mia videoteca. Furono colmati solo alcuni anni dopo, con delle videocassette trovate d'occasione.
Ma in quel periodo la grossa novità fu che io cominciai, grazie all'iscrizione allo STIC, a conoscere gente appassionata della saga che risiedeva vicino a casa mia. Como non è mai stata una provincia prolifica dal punto di vista sociale e io, pur conoscendo qualcuno della zona, mi trovai catapultato in un gruppo di appassionati della Svizzera italiana. Sapete come succede: tu conosci qualcuno, che poi conosce qualcun altro e che poi vi presenta a qualcun altro ancora… e alcuni anelli di questa catena sono tutt'oggi miei amici. Altri no, per tristi vicissitudini e/o fisiologici e normali processi della vita. Ma iniziò un meraviglioso periodo all'insegna del confronto con altri trekker. A volte più che incontro si trattò di scontro, perché incappai in un fenomeno che non avevo preventivato: talvolta la mia passione per l'ultima serie arrivata era considerata quasi di seconda classe. Non ho mai capito perché, ma quando si è appassionati da un po' di tempo… si inizia ad inasprire il proprio giudizio. L'intolleranza sale, dimenticandosi che un tempo si è passati per la stessa trafila (perché c'è sempre qualcuno che è diventato fan prima di noi, ricordatevelo! N.d.R.). E si guarda a tutto quello che segue come ad un qualcosa che vive di rendita, ma senza spirito né mordente.

"Si è sempre fan di una serie migliore delle altre"
"Fan come me non c'è nessuno"
"La serie che piace a me… quella sì che è bella! Altro che! Quella è l'unica vera serie di Star Trek!"


Io lo dico perché ho conosciuto molti trekker nella mia vita e ho sperimentato anche sulla mia pelle questa cosa, una volta che Voyager è finita: per me era definitivamente finita un'era, un meraviglioso periodo e uno spirito che era giunto alla sua inevitabile conclusione. Anche se Enterprise mi fosse piaciuta di più, sarei comunque e sempre rimasto un fan di Voyager, come prima cosa.
Enterprise oggi è vittima di questo stesso fenomeno di "nonnismo critico-sentimentale" cui fu soggetta Voyager a suo tempo. E io mi ci trovavo invischiato: conscio di essere trekker, ma sempre un pizzico più voyageriano che altro e obbligato a scontrarmi contro gli incasellamenti sociali dettati dalle divisioni interne fra fan della TOS, fan di TNG, fan di DS9 e fan di Voyager (che erano i meno considerati, a furor di popolo), sentendomi incompreso nella mia passione per Voyager (e mi ricordo litigate paurose a questo riguardo, che solo da ragazzi ci si può permettere di fare, quando non si ha nulla di meglio da fare). Chi ha vissuto un po' da vicino il fandom trekkiano sa bene quanto sia settoriale: c'è chi è fan di questo, chi è fan di quello, chi dell'altro. Ma pochi, davvero pochi, sono fan di tutta la saga dalla testa ai piedi.

Ebbene io appartenevo alla fazione più sfigata, ma non intendevo piegare la testa.
In quel periodo conobbi un sacco di gente, cominciai a fare i mie primi passi alle Convention, e a confrontarmi col resto del fandom. Negli anni dire di essere fan di Voyager divenne sempre meno "vergognoso" per me (prima, lo giuro, pareva quasi che fosse un'onta da tenere celata, specie agli occhi dei più veterani del network italiano di "fan-atici"). Da un lato potevo capire gli altri fan di più vecchia data, se ci penso oggi: come potevano vedere di buon occhio una persona che andava matta per orrendezze del calibro di episodi come "Iniziazioni" o "Alleanze", o di tutti quei noiosissimi episodi coi Kazon che spuntavano da tutte le parti (e giustamente e doverosamente soprannominati "Kaz-zoni", quando scherzavamo in compagnia). Sono cose che si sentono o che non si sentono, come ogni altra passione. Motivarle è possibile, ma non esaustivo.

All'epoca non capivo come i miei amici non potessero adorare questa serie con quel Capitano così determinato, con un' ingegnere donna così impulsiva e passionale, o un medico olografico caustico e irritante. Io mi feci contagiare anche da TNG, grazie alla passione di chi mi stava intorno e contraccambiai, con perseveranza, contagiando un po' gli altri con Voyager. Ma fu difficile! Chissà perché in certe fasi di maturazione della vita è così importante sentire che gli altri la pensano come noi su certe cose, per quanto apparentemente ed obiettivamente frivole come queste. L'appartenenza ad un gruppo e al suo spirito è fonte di determinazione e definizione della nostra stessa identità personale, per uno strano ed inspiegabile bisogno di sentire di appartenere ad un tessuto comune con quelli che ci circondano.
Fu per questo bisogno di conferma della mia identità di appassionato che io "spacciai Voyager" in ogni maniera, e in parte ci riuscii anche, ma non fu solo merito mio, ovviamente: soprattutto fu merito della crescente qualità delle trame che vedevano protagonista l'equipaggio di Janeway. Nel tempo anche Voyager ha trovato la sua collocazione, come i suoi fan, e ora è terminata. Ricordo l'emozione della visione dell'ultimo episodio della serie, visto alla Convention dello STIC, a Bellaria. Tutti applaudirono, alla fine, e io sapevo che un periodo della mia vita, iniziato con quelle due semplici videocassette portate da Londra, per quanto sembri stupido ed eccessivamente melenso dirlo, stava finendo.

E ricordo un altro pensiero che mi attraversò, in quegli istanti di applausi scroscianti; un pensiero che oggi considero di una stupidità immensa, ma anche tutto da ridere: io sentivo dentro di me la consapevolezza che lì, in mezzo a tutta quella gente che applaudiva sorridente e soddisfatta, io fossi comunque e sempre "L'UNICO e SOLO" vero fan di Voyager, mentre tutti gli altri dopo 5 minuti non ci avrebbero più pensato. Per me Voyager aveva significato davvero un periodo ricco e importante, dal punto di vista emotivo, per tutte le ripercussioni sociali che aveva avuto sulla mia vita. Un periodo in cui avevo vissuto STAR TREK in maniera più totalizzante di come faccia oggi (tutti cresciamo, chi prima, chi dopo).
Gli amici, i passatempi, i pensieri erano molto più dedicati al mondo TREK allora, rispetto a quanto lo siano oggi, per quanto tuttora io mi reputi appassionato. Era quella passione che ci legava, che ci aveva dato la scusa di conoscerci e mi aveva dato la possibilità di espandere le mie conoscenze e riabbracciare la fantascienza in senso ampio, oltre che strettamente trekkiano.
Oggi c'è il lavoro, ci sono altri amici, altre storie, persino altre passioni. Quelle vecchie non si cancellano, ma vengono semplicemente vissute in modo diverso, più distaccato, più strettamente personale.
Quella del "fan-atismo" è forse una necessaria, utile, stupida, frivola, meravigliosa fase della vita.



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