COMPRIMARI, MA NON DI MENO TRASH
di Domenico Ciccone

L'articolo di questo mese è interamente dedicato a due comprimari, attori comparsi solo in un episodio della lunga saga di Star Trek. La prima di cui tratterò è Amanda Carlin, interprete della cardassiana Kobb nel doppio episodio di DS9 "I Maquis".
Amanda Carlin ha alle spalle una decorosa carriera di attrice ospite nelle più importanti produzioni televisive americane, come "ER", "CSI", "Friends", e ultimamente "Will & Grace" . Ha inoltre partecipato ad un paio di film di discreto successo, "Liar Liar" (1997) con Jim Carrey (quello del bambino che desidera per il suo compleanno che il padre non dica bugie per almeno un giorno), e "Mumford" (1999) di Lawrence Kasdan.
Ma un paio di scheletri nell'armadio li ha, eccome se li ha. Il primo è un polpettone strappalacrime dal titolo "Passion Fish" (1992). È la storia di un'attrice di soap-opera di grande successo che un giorno rimane paralizzata a causa di un incidente. Decide allora di tornare nella sua vecchia casa natale in Louisiana, ma necessitando di assistenza continua, cerca una badante. Di tutte quelle che prova, nessuna resiste al suo caratteraccio, finché non incontra Chantelle, una donna che ha un disperato bisogno di lavorare a causa di un passato di ex-tossicodipendente. Dopo un iniziale scontro di cocciutaggini, le due donne cominceranno ad avvicinarsi sempre di più, e a darsi aiuto reciproco per le rispettive sventure. Non è un plot commoventissimo? Vi vedo già strizzare i fazzoletti zuppi di calde lacrime.
Ma la vera chicca è il film del 2002 "Blood Work", il quale, come vi suggerisce il faccione che campeggia nel manifesto a lato, è interpretato (oltre che diretto) da Clint Eastwood. Il buon Clint interpreta la parte di un detective dell'FBI, reduce da un trapianto di cuore, che viene contattato dalla sorella della donna che ha donato il suddetto cuore al detective. La donna spiega al detective che la sorella è stata uccisa durante una rapina, e prega il detective di adoperarsi per trovare il killer che ha compiuto il crimine (avevate rinfoderato i fazzoletti di prima?… ecco, ritirateli fuori). Naturalmente l'agente si batterà fino allo stremo delle forze per far sì che la giustizia trionfi. Illuminante, come spesso capita, il sottotitolo del film: "È ad un battito di cuore dal catturare il killer" (l'avete capita, no? Che scaltrezza!!!). Amanda Carlin interpreta un dirigente dell'FBI che sconsiglia al detective di farsi coinvolgere da vicende personali del donatore del suo nuovo cuore. Commento trovato in rete: "È un altro esempio dell'incredibile capacità di Eastwood di combattere l'avanzare dell'età con film da lui stesso diretti".

E ora, sorpresa sorpresa, ci troviamo a parlare di un italiano in Star Trek. Pensavate che i due nanosecondi di Lorella Cuccarini in "Insurrection" fossero l'unico tocco di italico tricolore nella storia recente di Star Trek? E invece no. Prima di lei c'è stato Luigi Amodeo, siciliano di Ragusa, che ha partecipato all'episodio della prima stagione di VOY "La nebulosa", nei panni del gigolò che popola il programma olografico di intrattenimento "Chez Sandrine": episodio rimasto a mio parere mitico per la battuta di Janeway: "Comandante, tracci una nuova rotta! C'è del caffè in quella nebulosa".
Luigi ha una carriera americana costellata di golose chicche trash, anche se la sua prima esperienza attoriale l'ha avuta nella serie di Raidue "I ragazzi del Muretto" (vogliamo considerare trash anche questa? Massì!!!). Spinto dal sacro fuoco, Luigi è emigrato negli States nel 1993 in cerca di fortuna, sperimentando la solita trafila, "ho fatto tanti lavori per mantenermi alla famosa scuola di recitazione", che tanto spesso si legge nei giornali dal parrucchiere, per altre stelline nostrane.
Il lavoro successivo ai "Ragazzi del muretto" è stato "Year of the Gun" (1991), una coproduzione italoamericana che aveva l'intenzione di raccontare agli americani un pezzo della storia italiana degli anni '70 e delle azioni delle Brigate Rosse. Intento senza dubbio lodevole, ma puntualmente affossato da una trama dove l'evento principale è la solita insulsa storia d'amore fra i protagonisti, e gli anni di piombo con le loro tragedie un puro contorno. La trama: David Raybourne (interpretato da Andrew McCarthy) è un giornalista americano corrispondente per il suo giornale dall'Italia nei primi anni '70; viene coinvolto con i terroristi quando tenta di dare aiuto ad una sua amica fotografa, Alison King (interpretata da un'ancora acerba Sharon Stone), che ha fotografato le Brigate Rosse in azione, e per questo viene fatta oggetto di attentati. Nella loro lotta per la sopravvivenza, David e Alison arriveranno anche a scoprire collusioni tra i terroristi e la mafia, a livelli molto alti del potere politico ed economico. Il film segue quella corrente di pensiero per cui, dal caso Watergate in poi, sembra che sui grandi periodi bui della storia di una nazione possano far luce solo dei poveri sfigati che, non si sa bene per quali incroci cosmici, riescono là dove un intero sistema ha fallito (naturalmente perché i vertici sono corrotti o imbecilli o entrambi). Commento trovato in rete: "Tiepido dramma basato sul periodo del terrorismo in Italia (…) Gli americani sono i soliti idealisti passionali che fanno un sacco di sesso, e i terroristi sono i soliti psicopatici inespressivi (…) Ci sono molte belle immagini delle strade e dei monumenti italiani" (e il commento è di uno della California del Nord, non di un militante politico italiano). Da notare la presenza nel film di alcuni dei nomi più rinomati del nostro teatro, da Aldo Mengolini a Mattia Sbragia.

Dal serio (o presunto tale) passiamo al faceto, vale a dire alla sit-com "High-society" di cui Amodeo è stato co-protagonista nel 1995. La serie si proponeva come una specie di "Will & Grace" ante litteram, dal momento che alcune caratteristiche dei personaggi protagonisti della sit-com in onda quotidianamente su Italia 1, per aperta ammissione degli sceneggiatori, si rifanno al modello sperimentato in "High-society". Le due protagoniste principali sono Dot Emerson, proprietaria di una importante casa editrice, e la sua migliore amica Ellie, scrittrice di successo, interpretate da due famosissime caratteriste americane, Jean Smart e Mary McDonnel. Intorno a loro ruotano i membri di quella, appunto, "alta società" americana che viene sbeffeggiata in tutti i modi possibili. Cito la ricca, pluridivorziata madre di Dot, Alice Morgan-DuPont-Sutting-Cushing-Ferruke, e lo stilista gay Stephano, per l'appunto il nostro Luigi. Stephano è rappresentato come la classica checca rosavestita sempre pronta alla battuta con la vocina stridula: un modello al cui confronto Jack di "Will & Grace" diventa un camionista.
Tempi non troppo maturi per una serie del genere? O storie pessime? Fatto sta che la sit-com fece flop alla prova degli ascolti e venne cancellata dopo solo 25 puntate.
Passiamo ora al 1997 e al film "B.A.P.S (Black American Princesses)". Ennesimo sottoprodotto americano dal lussuoso nome di "commedia degli equivoci", "B.A.P.S" narra la storia di Nisi (Hale Berry in una delle sue prime apparizioni) e Mickey (Natalie Desselle), due cameriere di un paesino della Georgia che sognano di aprire un locale tutto loro, una specie di combinazione tra un ristorante e un salone di bellezza. In cerca di soldi per il loro progetto, le due amiche decidono di partire per Los Angeles per affrontare un provino come coriste di un famoso rapper. Il provino fallisce, ma le due vengono avvicinate da Antonio (Luigi Amodeo), l'assistente personale del milionario Mr. Blakemore (Martin Landau… poveraccio). Antonio spiega alle due che Nisi è incredibilmente somigliante ad una ragazza di colore che Blakemore aveva amato in gioventù, ma che non aveva potuto sposare per le rigide convenzioni dell'epoca. Se Nisi avesse accettato di farsi passare per la nipote della ragazza, e di farsi conoscere dal milionario, egli avrebbe tratto giovamento nel suo stato d'animo piuttosto depresso, e Nisi sarebbe stata lautamente ricompensata. Naturalmente le due ragazze entrano come un uragano in casa Blakemore, e vengono affidate alle cure del maggiordomo Manley (Ian Richardson), che ha l'incarico di "scozzicarle" a dovere per renderle donne rispettabili e raffinate. In breve le due ragazze diventano amiche del maggiordomo, e lo aiutano ad essere meno antiquato e a godersi di più la vita. Che originalità!! Che innovazione!! Credo che dai tempi di "Sabrina" con Audrey Hepburn i film con un plot simile siano stati, all'incirca, solo 234986535677. Dalla foto a lato, poi, si evince che il carattere delle due protagoniste richiama molto le protagoniste della band "Le Pumitrozzole" nella quale militava Platinette agli inizi di carriera. Commento di uno spettatore: "È bello vedere che Hale Berry è riuscita a fare film migliori dopo questo".
Di un'altra ciofeca mica male che vede la presenza di Amodeo, cioè il film "Author: the Theory", parlerò più diffusamente in un'altra occasione, visto che ci recitano (vabbè, recitano) anche altre due nostre conoscenze, vale a dire Garrett Wang (il guardiamarina Kim di VOY) e Armin Shimmerman (Quark di DS9).

Mi voglio soffermare invece sull'ultima fatica documentata di Luigi, anche perché è stata lungamente vista in Italia: la partecipazione a "Beautiful" (tadaaaaaaaa!!!). Per chi segue l'intricata vicenda della famiglia Forrester, non sarà difficile ricordare che Luigi vi ha preso parte nel 2002 nel ruolo del tenebroso fotografo italiano Lorenzo Barelli, che si innamora di Macy, moglie di Thorne creduta morta in un incidente, ma in realtà viva e vegeta a Portofino sotto mentite spoglie, salvo poi rimanere fregato perché la tizia in questione torna dal marito con il quale, naturalmente, il ritrovato rapporto si sfascerà ben presto. Non ci avete capito nulla? Pensate che sia immondizia pura? Avete perfettamente ragione.

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