LO ZOO DI TALOS
di Riccardo "Summer" Palazzani


Nel numero 28 dello Stim, Luglio del 2001, affrontai per la prima volta il capitano Pike e il suo equipaggio le cui storie, tranne una, mai furono raccontate sul piccolo schermo. Allora, altri tempi, io lasciavo questa webzine, credendo per sempre, invece rieccomi qui più entusiasta che mai. E ora La7, ex Telemontecarlo, rete televisiva nazionale che sembra aver raccolto tutte le suppliche passate dei trekker italiani, sta mandando in onda vere chicche che prima erano appannaggio solo dei fan più facoltosi/accaniti alla ricerca di materiale raro od inedito. Prima fra tutte la trasmissione in versione integrale del primo episodio di Star Trek.
Primo in senso di ordine di produzione, in quanto ne fu il pilot (per i non anglofoni "episodio pilota"), sostanzialmente la prima versione che Roddenberry riuscì a presentare alla Paramount nel tentativo finalmente di riuscire a guadagnare qualcosa con una propria idea.
E come ogni buon pilot non andò mai in onda. Se è per questo non servì nemmeno a Roddenberry a guadagnarsi un posto di lavoro fisso, in quanto venne sostanzialmente rigettato, anche se non completamente; infatti al povero Gene venne data una seconda possibilità che, fortunatamente per lui ma anche per noi, colse un bel centro. Per la precisione il secondo pilot si intitolava Il mostro della Galassia, episodio ben noto a noi trekker, che presentava già l'equipaggio definitivo.
Lo Zoo di Talos (The Cage) è un bell'episodio, dal quale si evincono già tutte le caratteristiche principali di Star Trek e che per quel tempo rappresentavano un modo alternativo di presentare la fantascienza ed il nostro futuro, nonché un tipo di spettacolo dai contenuti progressisti, sempre per quell'epoca.

Personalmente avevo potuto godere dell'episodio tempo addietro, grazie al gentile prestito della mia direttrice, seppur completamente in inglese, per cui è stato piacevole, visto la mia ancora insufficiente comprensione della lingua d'Albione, poter leggere dei chiari sottotitoli presenti in tutti quegli spezzoni in puro bianco e nero che non furono mai doppiati. Qualcuno è andato chiedendosi il perché di questi spezzoni, la loro provenienza e il motivo per cui fossero in lingua originale. La risposta è semplice e risiede nel doppio episodio della Serie classica intitolato L'ammutinamento, in cui Roddenberry & Co., al fine di fare economia, andarono a recuperare quanto più materiale possibile dal pilot e ne misero insieme due episodi al costo di uno. Per tale motivo, tutte le parti del pilot che furono doppiate quando Star Trek arrivò in Italia tali sono rimaste. Le parti in bianco e nero invece sono quegli spezzoni che vennero esclusi e dimenticati in un magazzino Paramount.
Ma se L'ammutinamento è a colori e quindi anche le parti rubate al pilot lo sono, come mai gli scarti sono in bianco e nero? Sbagliato candeggio? L'unica cosa che sono riuscito a scoprire è una diceria non confermata, secondo cui sulle prime la Paramount dichiarò di non possedere più la versione a colori di quegli spezzoni ma solo quella bicolore. Ma sembra ancora che successivamente siano saltati fuori anche quelli a colori, visto che alcuni fan hanno pubblicamente dichiarato di aver visto la versione integrale dello Zoo di Talos in lingua originale completamente a colori. Staremo a vedere in futuro cosa mamma Paramount inventerà per succhiarci qualche altro euro dai nostri poveri portafogli di fan incapaci di resistere davanti alla più inutile delle memorabilia, quali il piatto di cubetti colorati che costituiva il pranzo della mensa dell'Enterprise o la VHS contenente il backstage della tinteggiatura del primo salotto di Roddenberry a Hollywood.
Anche se lo Zoo di Talos presenta diverse differenze con la Serie Classica, a cominciare da quasi tutto il parco attori protagonisti ad esclusione di Nimoy e della Chapel (che però dovrà rinunciare al ruolo di Numero Uno e scivolare in infermeria, nonché ossigenarsi i capelli, in quanto la brava infermierina bianca americana è sempre bionda), possiede già tutta la carica innovativa nonché una sorprendente, per il target a cui era rivolto il prodotto, profondità delle tematiche affrontate e una solida base scientifica.

Jeffrey Hunter impersona un credibile capitano della Flotta, serio, concentrato sul suo lavoro e con un forte conflitto interiore che lo porta a confidarsi con il dottore di bordo circa il peso di tante responsabilità. Proprio come accadrà per il nostro Kirk. È intelligente, scaltro e dotato di principi morali impeccabili, non è presuntuoso né spaccone, ma sa farsi rispettare. Pike doveva rappresentare la figura dell'uomo coraggioso ma allo stesso tempo riflessivo, una via di mezzo fra un marine dello spazio e uno scienziato innamorato dell'esplorazione. Qualcuno che avesse la forza di spingersi sempre più in là e la capacità di guidare la truppa sulla strada più sicura sapendo imbracciare il fucile quando fosse stato necessario.
Il bianco e nero stride mentre passa sullo schermo del mio televisore. Decido ugualmente per dei fermo immagine e anziché dannarmi a cercare sul web delle immagini degli spezzoni con i sottotitoli in italiano, preferisco fotografarli io stesso, senza nemmeno tanto sbattimento. Penso che siano immagini più sincere da allegare a questo articolo, anche a dimostrarvi che, che possiate o meno condividere le mie riflessioni, io guardo gli episodi prima di scrivere. Anche se naturalmente questo non mi salva.

Roddenberry era un visionario, tanto che nel 1964, anno del pilot, riesce ad immaginare un futuro in cui le donne saranno realmente emancipate, tanto da poter ricoprire incarichi di prestigio. La figura del Numero Uno, che scomparirà successivamente per poi ricomparire vent'anni dopo in TNG, come detto è interpretata da quella che poi diverrà la seconda moglie di Gene, Majel Barrett, alias Christine Chapel, Lwaxana Troi nonché voce di praticamente tutti i computer della Federazione Unita dei Pianeti. Forse qualche volta ha anche pulito il cesso privato di Gene, ma non ne sono certo.
Una scelta forte per quei tempi, forte quanto successivamente piazzare una donna di colore sulla plancia. O un giapponese, recente ex nemico giurato. Purtroppo i tempi non erano ancora maturi e, per coloro che giudicarono il pilot, una donna al comando era una prospettiva troppo fantascientifica. Alieni con le teste grosse come angurie, sì. Quelli probabilmente facevano meno paura.
Roddenberry era caparbio e non abbandonò mai la sua visione di un futuro di pace e cooperazione fra gli esseri umani, lui che seppur dall'alto, aveva vissuto in prima persona gli orrori della seconda guerra mondiale. Dall'alto in quanto aviatore, lo sapevate no?
Lo Spock del pilot è ancora un personaggio senza identità. I vulcaniani, quelli tradizionali, sono ancora ben lontani da venire. È solo un tizio truccato malamente, con orecchie a punta e sopracciglia all'insù. Strambo, più che alieno. Fa effetto vederselo sorridere apertamente, verrebbe voglia di dargli uno scappellotto e rammentargli di tenere le labbra serrate. Ma quello Spock, perché già nel primo pilot il nome dell'alieno avrebbe dovuto essere quello, era ancora nel bozzolo e solo dopo alcuni episodi della TOS troverà la sua dimensione e collocazione, andando a equilibrare la figura, altrimenti troppo centrale, del capitano Kirk, con McCoy a fare da contrappeso. Per nostra fortuna Nimoy, quando venne richiamato l'anno successivo per il secondo tentativo, era ancora libero da contratti importanti e accettò felice di tornare ad interpretare quel ruolo, non tanto perché lo ritenesse di chissà quale prestigio ma semplicemente perché la vita dell'attore può essere fantastica quando si è di successo o semplicemente da fame quando il massimo che si riesce ad ottenere è di fare la comparsa in qualche telefilm a basso costo.
Hunter rifiutò il ruolo di Kirk in quanto aveva ormai ricevuto offerte migliori per dei lungometraggi veri e propri che gli regaleranno fama, seppur breve in quanto morì di lì a poco il 27 maggio 1969 in modo anche piuttosto banale. E quella fu la fortuna di Shatner che ai quei tempi era già un rispettato attorucolo nonostante gli stessi trekker lo considerino capace di circa tre espressioni facciali (sorpreso, concentrato e da pesce lesso con le donne) in tutto. Diciamo allora che se le è sapute vendere bene.
La Paramount voleva un western spaziale. Voleva azione, botte, spari, esplosioni. I Talosiani e le loro fisse (con quelle teste poi!), i principi di Pike e il suo stupido rispetto per la vita, pure quella aliena. Un raggio laser che non riesce nemmeno a far saltare un portello, la bellona di turno che in realtà è vecchia e brutta e tutto sommato così tante parole e poca azione condannarono la pellicola di The Cage a finire avvolta su se stessa e infilata in un contenitore per pizze cinematografiche per lungo tempo. Roddenberry imparò così a sue spese la lezione e preparò un episodio su misura con cui aprirsi la strada e successivamente, una volta avutane la possibilità, riportare la rotta delle storie direttamente sulla sua visione.
Ristrettezze di budget, ascolti non entusiasmanti e le pressioni della dirigenza non permetteranno mai a Gene di materializzare tutto quello che gli frullava nella testa e la tutto sommato precoce stroncatura della serie dopo tre stagioni rimandò tutto di dieci anni, con l'uscita del primo film dedicato alla saga. Ma solo nel 1987, con l'avvio di The Next Generation, Roddenberry ebbe la concreta possibilità di realizzare quello che vent'anni prima non gli era stato possibile, regalandoci sette stagioni di Star Trek puro ed alla massima potenza che ha fatto innamorare milioni di fan in tutto il mondo. Innamorare del sogno, che però noi potremo rendere concreto se lo vorremo, di un futuro di pace, prosperità e fratellanza. E con donne al comando.
E che donne...


Se volete commentare questo articolo scrivete a Warp Mail