LA POLVERE DEL TEMPO
di Fabio Miele


Passa il tempo e le serie TV invecchiano. Star Trek è sempre stato molto resistente a questo genere di usura che porta le nuove generazioni a non vedere più ciò che i primi spettatori hanno colto in questi show. La Serie Classica verrebbe rivista con molta voglia di riderci sopra da tutti coloro che sono nati nei primi anni Ottanta mentre, inconsciamente, spettatori più vecchi ancora sarebbero pronti a giustificarne le imperfezioni poiché il tutto è mediato da ricordi, sensazioni e fantasie di quei giorni passati da tempo. Un po' come guardare i film che ci hanno fatto sognare da bambini e che, rivisti con l'occhio maturo, ci appaiono datati, imperfetti, plasticosi ma ancora carichi di sentimento e di belle sensazioni. Io personalmente ancora mi appassiono ai mostri pupazzosi e scattosi di Harryhausen ripresi in stop motion. Nell'era del digitale, ogni ventenne storcerebbe un po' il naso a rivederli in azione.

Next Generation ha ormai 17 anni. Sembra ieri, ma sono invece tanti anni che ci accompagna. Molti elementi del telefilm cominciano ad essere datati, molti aspetti di quella "filosofia contemporanea" cominciano ad essere intesi come concetti vecchi, superati, e questo perché erano stati confezionati per il sentire di quei tempi, prima di una internet globale, prima dei reality show, prima del Grande Fratello... cioè la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta. Certo, molti degli insegnamenti utopistici di Star Trek vanno bene per ogni epoca, ma è possibile percepire, rivedendo le vecchie puntate, da dove scaturisse quello o quell'altro insegnamento. Star Trek infatti ha sempre avuto la pretesa e la correttezza di insegnare qualcosa all'uomo moderno dimostrando come nel futuro potrebbe diventare la razza umana. Spesso, lo confesso, gli esseri umani di Star Trek mi sono apparsi alieni per quella ostentata perfezione che si portavano addosso. Indefessi difensori della moralità e della fredda e retta perfezione umana. Bellissimi insegnamenti ma difficili da realizzare e a volte complicati da comprendere perché in fondo ci mancano quei due o tre secoli di evoluzione morale, se mai sarà l'umano descritto in Star Trek quello che erediterà il futuro della nostra società. Non parlo di un futuro ricco di alieni o di viaggi nello spazio ma solo dell'evoluzione che compirà l'uomo dentro di sé. Mi domando se mai sarà univocamente integro come un Picard.

Al di là di queste previsioni sull'umanità, tornando all'invecchiamento di TNG, posso certamente dire che, anche se si tratta di un prodotto che certamente subirà gli scossoni portati dalle nuove tecniche cinematografiche, resterà comunque come un gioiello da preservare e che, invecchiando, acquisisce sempre più pregio come un francobollo o un buon vino. Sarà materiale da collezione, e si può dire che già lo sia, anche se la modernità contemporanea sta già cominciando ad intaccare quegli omini pigiamati che giocano a fare gli esploratori della galassia. Guardando un La Forge col suo tricorder alla mano oggi può venirci da sorridere notando che sembra un idiota intento a mandare SMS da un telefonino particolarmente grosso. Così come, a proposito di telefonini, oggi ci fa sorridere quella cosa enorme che era il comunicatore Serie Classica e che per l'epoca era invece l'essenza della miniaturizzazione. Immagino che siano questo genere di difficoltà a rendere sempre più difficile creare e ambientare una nuova serie di Star Trek nel futuro. Miniaturizzare tutto sarebbe stata la prima regola, così come estremizzare la tecnologia. Forse la scelta del prequel e di tornare al passato con Enterprise è stata una scelta davvero poco casuale ma necessaria. I gadget (o i props, in gergo tecnico) sono ciò che rende speciali le serie fantascientifiche. Trovare gadget più innovativi (pensiamo al teletrasporto!) di quelli visti in Star Trek TNG sarebbe stato un ostacolo non da poco e miniaturizzare elementi già esistenti sarebbe stato sconsigliabile poiché nella fantascienza televisiva, almeno fino ad oggi, la tecnologia deve essere visibile e in qualche modo riconoscibile. Ostentata, per far comprendere meglio quel mondo fantastico.

Molto di TNG comunque regge bene alla polvere del tempo ancora oggi; infatti Data resta un ottimo esempio (rughe di Spiner a parte) di forma di vita artificiale e credibile se paragonato al cinema attuale. Insomma, se continua a funzionare Terminator può certamente funzionare anche il nostro cervello positronico preferito. La realizzazione tecnica dell'androide, anche come effettistica su schermo, dopo 17 anni funziona ancora. Molto di più di quanto lo facesse l'uomo da sei milioni di dollari o altri androidi totali o parziali delle precedenti ere televisive. Certo che molto del merito nasce dall'idea originale di Asimov, ma la realizzazione visiva è stata davvero ben sviluppata. Data resta credibile anche quasi un ventennio dopo. Il tricorder, nonostante la mia battuta di poco sopra, è uno strumento ancora pienamente accettabile. Certo, chiunque di voi lo abbia visto da vicino probabilmente non capirà come possa essere possibile governarlo e trarne qualcosa di anche minimamente comprensibile ma è questo il mistero della tecnologia del 24° secolo, no? Nessun uomo contemporaneo potrebbe comprenderlo!
Poi viene da chiedersi come mai quelli di Enterprise avessero un tricorder quasi tascabile contro il tricorder da tracolla di uno Spock cronologicamente più avanti di cento anni, ma solo la famosa regola della miniaturizzazione può (illogicamente, da un punto di vista di continuity) rispondere a questa domanda.
Scherzi a parte, l'Enterprise di Picard, la D intendo, è ancora una delle più innovative trovate tecnologiche degli ultimi anni (parlando di innovazioni della fantascienza e non della scienza, ovviamente!). Il suo design è qualcosa di più alieno rispetto all'originale Enterprise senza lettere e questo la rende quindi credibile in un immaginario del futuro, dove anche le cose prodotte dall'uomo devono apparire distanti dal secolo in cui noi realmente viviamo. E trovo che la D sia ancora più aliena rispetto all'Enterprise-E dei film. La classe Sovereign è fantastica, intendiamoci, ma è più apprezzabile forse perché stilisticamente più vicina a forme e concezioni del mondo contemporaneo. Quindi, artisticamente, ci colpisce per familiarità e vicinanza alla nostra percezione delle forme (guardatela bene, non vi sembra sfruttare il principio di una bella ed elegante auto sportiva da corsa?). La D, invece, era ed è ancora qualcosa di totalmente alieno e, secondo me, molto più rappresentativa di un mondo che dovrebbe esistere fra tre secoli e mezzo.

TNG è quindi un vecchietto ancora in gamba e lo resterà forse a lungo. Probabilmente non ci accorgiamo della sua età sia perché il vecchio, per abitudine, è ormai rappresentato dalla Serie Classica e sia per via di quel "next generation" nel titolo, che in un certo senso sembra costantemente ricordarci che si tratta di qualcosa di nuovo e innovativo, quando questo non è più. La prima stagione ormai, sia come contenuti che come stile, sembra in effetti la continuazione ideale della Serie Classica. Gli effetti speciali sono fatti senza digitale e con pochi mezzi, qualcosa di simile alle svariate esplosioni di luce e macchie varie per rappresentare le astronavi ai tempi di Kirk. Poi col tempo è evoluta e la tecnologia televisiva (e qualche soldo in più) lo ha reso uno show che può essere ora visto come qualcosa di competitivo anche con alcune produzioni correnti.

Per ironia della sorte, sia per vicinanza cronologica che per mezzi tecnici, la serie apparentemente più innovativa e tecnicamente meglio realizzata sarà invece Enterprise, con i suoi ben due secoli di anticipo rispetto alla mai dimenticata Enterprise-D. Mi domando di quanto cambierà il mio pensiero quando, fra vent'anni, dovessi rimettere su un episodio di Picard & soci. Chissà cosa ci vedrò, cosa ricorderò e su quali componenti del telefilm mi ritroverò a ridere. Chissà con quali meraviglie tecnologiche del mondo reale dovrò paragonare il tricorder, il comunicatore, il DiPADD e tutte le altre diavolerie.

Ne riparliamo nel seguito di questo articolo... fra due decenni.



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