BETA III
di Riccardo "Summer" Palazzani

Il mese scorso eravamo nel Quadrante Delta e in questo facciamo nuovamente un bel saltone di settantamila anni luce per tornare nel nostro caro e tutto sommato tranquillo Quadrante Alfa, nonché un balzo temporale di cento anni circa, dai viaggi sfortunati della Voyager a quelli mitici e bislacchi della prima Enterprise.
Precisamente siamo su Beta III, pianeta di classe M che ricorda il nome di una molecola di vitamine, ma che in realtà ospita la solitissima specie umanoide, così umanoide che è umana al 99,9%, il tutto all'interno dell'episodio Il ritorno degli Arconti (The return of the Archons), ventiduesimo della prima stagione della Serie Classica.
Stranamente, di fronte ad un nuovo pianeta e ad una nuova razza, Kirk spedisce Sulu e un certo O'Neil a fare un giretto a conoscenza di questi umanoidi, che probabilmente non dovevano interessarlo più di tanto. Soltanto il fatto che nella sala teletrasporto si rimaterializzi solo il signor Sulu, completamente rimbambito, spinge il nostro capitano ad interessarsi a Beta III e a decidere di mettere insieme la solita squadra, ovvero lui e Spock, per cercare di scoprire cosa sia accaduto a Sulu e dove sia finito O'Neil.
Beta III è abitato da una razza che si scopre che fino a circa seimila anni prima era assai avanzata tecnologicamente ma estremamente litigiosa, dilaniata da frequenti conflitti interni che ne stavano minando la stessa sopravvivenza. Una situazione paragonabile, se si è dotati di un'inclinazione catastrofista, al periodo storico terrestre noto come "The Sixstie's". Finché non compare una figura che predica la pace ed il ritorno ai valori semplici di un tempo. Tale personaggio si chiama Landrù. Un nome che dalle mie parti, preponendogli una S, diventa un epiteto che significa "dall'aspetto non curato".
Questa specie di santone, a differenza di quanto accaduto con i Vulcaniani e Surak, riesce ad imporsi grazie ad un grande sforzo tecnologico planetario, sui cui dettagli non vi è più traccia, con la costruzione del classico supercomputer della TOS che ha il potere di emettere potenti onde telepatiche, in grado di sintonizzarsi sui cervelli di tutti gli abitanti del pianeta, rendendoli docili e falsamente sereni. Seimila anni di tale condizionamento hanno causato l'arenarsi della cultura degli abitanti di Beta III, che ora appaiono di un livello tecnologico simile a quello della Terra del XIX secolo.
La pace imposta dal supercomputer è però destinata a essere messa in discussione dal destino chiamato umanità. Cento anni prima di Kirk, una nave spaziale umana, la Uss Archon precipita sul pianeta, distrutta dai sistemi di difesa orbitali controllati dal computer centrale, obbligando il suo equipaggio a sbarcare e a portare un primo sconvolgimento negli abitanti. Come prevedibile gli umani si ribellano al computer ed alle sue emissioni telepatiche, ma vengono uccisi o si rassegnano al controllo mentale. Tuttavia danno il via alla nascita di un gruppo clandestino che lotta per riavere il controllo delle proprie emozioni e capacità intellettive, che attende il ritorno degli umani della Archon, ovvero gli Arconti.
Il mito di Landrù è sopravvissuto nel tempo, anche perché Landrù apparentemente risulta essere ancora vivo e viene considerato alla stregua di un dio, visto che ha la capacità di apparire dal nulla e risulta immateriale ed è servito da una specie di corpo armato, denominato I Legislatori, vestito alla francescana con cappucci calati sul viso che ricordano Obi Wan Kenoby nel primo mitico Guerre Stellari, muniti di una lancia a forma di cilindro che nasconde un dispositivo che permette a Landrù di sottomettere chi osa ribellarsi al suo controllo, rifiutandosi di entrare a far parte del Corpo, metafora ad indicare l'insieme degli abitanti telepaticamente controllati.
Ma sembra che le emozioni non possano essere represse in eterno, come i vulcaniani insegnano attraverso la febbre del Pon Farr; ogni essere vivente, per quanto si controlli, necessita di sfogare le sue emozioni, pena la morte. E il supercomputer pare saperlo, visto che alle ore diciotto scatta l'Ora Rossa, dodici ore consecutive in cui la popolazione è sconvolta da un afflusso controllato ma ingestibile di emozioni e tutti si lasciano andare a violenze, orge, urli e gesti inconsulti, salvo riprendere un apparente controllo allo scoccare della dodicesima ora, quasi nulla fosse accaduto.
È proprio perché Kirk e Spock non partecipano a tale manifestazione, conosciuta come Festival, che vengono facilmente individuati, ma per loro fortuna ad accorgersi del loro stupore sono tre anziani legati al movimento e che pensano inevitabilmente che Kirk sia un Arconte, venuto a portare loro la libertà dal controllo opprimente di Landrù.
E difatti Kirk, seppur tra alterne vicende, riuscirà, grazie all'aiuto di Spock, a scoprire l'origine delle onde telepatiche, raggiungere la sala del supercomputer e distruggerlo, esattamente come ha fatto e sempre farà il nostro capitano quando si troverà di fronte a supermacchine che si metteranno ad ostacolare il suo cammino. E lo farà convincendo l'essenza vitale del vero Landrù, contenuta nel silicio del computer, che il suo compito non solo è terminato, ma si sta rivelando dannoso alla capacità evolutiva del suo popolo. Seimila anni di dominio incontrastato si fanno abbindolare dal sermone di Kirk e Landrù si autodistrugge. Chissà che succederebbe al mio PC se fosse Kirk a parlargli…
In totale disprezzo della Prima Direttiva, Kirk decide sommariamente che il bene degli abitanti di Beta III è liberarsi del controllo asfissiante di Landrù, affinché tornino a cavarsela da soli, senza più l'appoggio critico delle onde telepatiche a tenere a freno il loro lato emotivo. Costi quel che costi. Naturalmente Kirk non è proprio sconsiderato e lascia sul pianeta una piccola squadra scientifica, con il solito gruppo di esperti che dopo solo pochi giorni dalla disattivazione di Landrù riferisce che su Beta III si manifestano solo piccoli litigi familiari, baruffe di lieve entità, insomma un nonnulla per, penso, miliardi di persone. Il finale dell'episodio è edificante, soprattutto se si ignora il fatto che molto probabilmente gli abitanti di Beta III devono aver passato un gran brutto periodo di disorientamento, vista la loro incapacità di gestire le loro emozioni autonomamente. Ma per Kirk era tutto risolto con una squadretta di esperti.
Il molto più rigoroso universo di The Next Generation non avrebbe mai concesso un finale del genere, si presume che il massimo che Picard avrebbe accettato di fare sarebbe stato dare un certo aiuto ai clandestini, ma poi avrebbe lasciato Beta III al suo destino, in nome della Prima Direttiva e del fatto che in fondo a lui frega solo che il tè sia sempre Earl Grey e ben caldo. Sisko, al contrario, è più kirkiano nei modi e probabilmente avrebbe scagliato sul supercomputer tutti i siluri quantici della Defiant. La Janeway avrebbe perso la milleseicentoventiquattresima navetta consecutiva schiantandosi al suolo del pianeta e sarebbe riuscita solo a far incavolare ancora di più Landrù finendo l'episodio con la Voyager spinta verso l'Alfa da una pedata telepatica fra le gondole. Archer… Archer sarebbe stato pestato come al solito. Di questo ne sono certo.
Come stanno oggi gli ex adoratori di Landrù? Sempre se non si sono estinti a causa della pochezza di vedute di Kirk, probabilmente sono diventati uno dei tanti pianeti che fanno parte della Federazione Unita dei Pianeti e sono tutto sommato grati di essere stati liberati da una schiavitù che, per quanto dorata, è pur sempre peggio della più scalcagnata libertà.


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