IL MALE
di Matteo "Norton" Bistoletti


Bene e male sono due concetti ben chiari al mondo del cinema e della letteratura. Sebbene sia vero che si cerchi sempre maggiormente di creare figure e personaggi in bilico tra i due, è ben raro che non si riesca a decifrare in ogni figura una chiara appartenenza ad uno dei due gruppi. L'esatto contrario della vita di tutti i giorni, dove bene e male diventano puri concetti teorici e applicabili solo a fatti o, al massimo, a personalità irriconoscibili o inavvicinabili (si pensi ad esempio al bene assoluto che potrebbe rappresentare un personaggio come Madre Teresa o, al contrario, al male assoluto rappresentato da figure come Bin Laden, icona pari a un Freddy Kruger, come dimostrano certi demenziali costumi di carnevale americani).
Quello che spesso ci limitiamo a fare è perciò riconoscere determinati comportamenti o azioni che vengono ritenute malvagie, e perciò il più delle volte punibili bollandole come malvagie.
Ma la domanda rimane: perché alcune persone compiono tali gesti e altre no? Hanno loro una predisposizione o siamo noi ad essere migliori di loro impedendo a noi stessi di comportarci così?

Questa riflessione mi è venuta pensando soprattutto a due episodi o film visti di recente.
In "Nemesi", il decimo film di Star Trek, assistiamo all'ennesimo epico scontro tra bene (Picard e soci) e male (Shinzon e soci). Qualcuno ha qualche dubbio su chi sia bianco e chi nero in questo film? Su chi debba infine trionfare? No, penso proprio di no. Eppure il film si sofferma più volte su questo punto: il cattivo e il buono in questo caso sono la stessa persona. O meglio, sono cloni.
Quello che Shinzon cerca di dire a Picard è che lui si riconosce perfettamente nel ruolo di cattivo e che nello stesso tempo riconosce Picard come suo antagonista dalla parte del bene, ma gli ricorda come solo le circostanze della vita, e non quindi loro stessi, abbiano generato le due personalità contrapposte, in quanto, per il resto, essi sono identici. Se Picard fosse vissuto come Shinzon sarebbe diventato anche lui uno spietato e feroce assassino?
Solo il contesto etico e morale nel quale Picard è cresciuto ha impedito alla sua personalità di compiere azioni definibili da un'etica comune sbagliate, o meglio ancora, cattive. Ci sono due posizioni in gioco, in effetti.
Restando sempre nel tema della genetica, esiste una teoria nella quale si postula che ci sia una predisposizione genetica al comportamento aberrante e criminale. Attenzione, non viene detto che esiste un gene che determina la cattiveria (lo studio del genoma umano è ormai stato completato), ma bensì un insieme di geni (nella fattispecie si parla di un cromosoma sessuale maschile "Y" aggiuntivo o modificato) che porta determinati individui a compiere azioni criminali con maggior facilità, perché dotati di un freno inibitore minore. Alcuni studi compiuti su prigionieri in diversi carceri aveva portato a questa scoperta nel loro codice genetico, ma questa teoria rimane solo un'ipotesi, della quale poco si parla e che ancor meno ha riscontrato un grande interesse nella gente comune.
Infatti si preferisce parlare di un male intrinseco che è assopito in ognuno di noi e che si risveglia quando riesce a vincere la nostra razionalità e la nostra predisposizione naturale (o dettata dalla società, come vedremo in seguito) verso il bene. Questa teoria, ben più popolare e veritiera, è alla base anche di molti sistemi religiosi, tra i quali il cristianesimo, che fanno del libero arbitrio e del peccato originale, ossia un male vivo dentro ognuno di noi, il loro punto di partenza.

L'altro giorno ho visto anche "Tempi difficili" della quarta stagione di Deep Space Nine, finalmente in italiano.
Sintesi: O'Brien uccide un uomo. No, non era posseduto né manipolato, né tanto meno lo ha fatto in servizio o per autodifesa. L'ha fatto deliberatamente e… con cattiveria? Poco importa se in effetti era tutta una finzione e l'uomo ucciso non esisteva davvero (chi ha visto l'episodio sa di cosa parlo), il fatto non cambia e le sue reazioni all'interno dell'episodio lo dimostrano. O'Brien dopo vent'anni trascorsi in una prigione da solo con un'altra persona, allo stremo della forza e della fame, perde ogni controllo e uccide il suo compagno per un pezzo di pane anche se il compagno di prigionia era pronto a condividerlo.
Questo esempio ci aiuta a capire come le difese immunitarie del nostro corpo nei confronti del male dentro di noi (proprio come quei batteri che vivono già nel nostro corpo, e che diventano dannosi e ci fanno ammalare solo quando i globuli bianchi del nostro sangue, veri e propri spazzini e disinfestatori, cominciano a scendere di numero) possano scemare e lasciare rifiorire il nostro lato malvagio.
Siamo quindi tutti capaci di uccidere qualcuno? Saremmo tutti noi davvero in grado, in situazioni estreme, di portare la bilancia che normalmente pende verso il bene sempre più nell'altra direzione? Ed ancora: ha ragione Shinzon quando afferma che solo le condizioni e la società mettono quelle barriere che ci impediscono di far sovrastare il bene nei confronti del male in ognuno di noi?

La risposta la possiamo trovare in un bellissimo libro scritto da William Golding intitolato "Il signore delle mosche".
Come forse molti di voi sapranno, un gruppo di bambini si ritrova abbandonato su un'isola deserta. La scelta di bambini non è casuale in quanto le loro difese immunitarie (così come le abbiamo prima definite) contro questo male intrinseco sono molto più labili (si pensi all'episodio "Sul Pianeta Triacon" dove proprio dei bambini diventano vettori del male). Infatti ben presto l'assenza di una società che li controlla e li dirige porta questi bambini al caos più totale. Per gradi, ovviamente, essi passano da una teorica democrazia ad un regime totalitario per finire nell'anarchia più totale e nello scontro aperto. Essi arrivano ad interpretare ogni segno (un paracadutista morto, una testa di maiale mozzata) che una persona normale interpreterebbe in maniera razionale, con irrazionalità e paura, basi di un terreno fertile per la radicazione del male in loro.
Solo l'arrivo, nelle ultime pagine del libro, di un marinaio (simbolo dell'ordine sociale) riporta di colpo quei bambini dall'innocenza perduta, come al risveglio di un incubo, alla razionalità. Come se la visione stessa di quell'uomo in uniforme avesse di colpo eliminato, o meglio fatto riassopire, il male emerso.

Ha quindi Shinzon ragione? Se perfino il dolce e amorevole papà di famiglia O'Brien o dei bambini sono arrivati a uccidere a sangue freddo, pare proprio di sì.
Ma non mi va di lasciarvi con questa terribile sensazione di avere così tanto male assopito dentro di noi e che esso, potenzialmente, possa risvegliarsi senza poterci fare niente dato che questo dipende solo dalla società che ci circonda.
Anche se questa sembra essere la verità più plausibile, vi lascio col ricordo dell'episodio "Il Duplicato": Kirk viene diviso in un Kirk malvagio e in uno buono. Poi si scopre che fanno parte entrambi dello stesso Kirk e che l'uno ha bisogno dell'altro per sopravvivere. Forse il male che c'è dentro di noi è davvero parte di noi. Dobbiamo solo imparare a conviverci.
E ringraziare ogni giorno chicchessia che possiamo ancora dominarlo in favore di sentimenti molto più… buoni.



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