Bene
e male sono due concetti ben chiari al mondo del cinema e della letteratura.
Sebbene sia vero che si cerchi sempre maggiormente di creare figure
e personaggi in bilico tra i due, è ben raro che non si riesca a decifrare
in ogni figura una chiara appartenenza ad uno dei due gruppi. L'esatto
contrario della vita di tutti i giorni, dove bene e male diventano puri
concetti teorici e applicabili solo a fatti o, al massimo, a personalità
irriconoscibili o inavvicinabili (si pensi ad esempio al bene assoluto
che potrebbe rappresentare un personaggio come Madre Teresa o, al contrario,
al male assoluto rappresentato da figure come Bin Laden, icona pari
a un Freddy Kruger, come dimostrano certi demenziali costumi di carnevale
americani).
Quello che spesso ci limitiamo a fare è perciò riconoscere determinati
comportamenti o azioni che vengono ritenute malvagie, e perciò il più
delle volte punibili bollandole come malvagie.
Ma la domanda rimane: perché alcune persone compiono tali gesti
e altre no? Hanno loro una predisposizione o siamo noi ad essere migliori
di loro impedendo a noi stessi di comportarci così?
Questa
riflessione mi è venuta pensando soprattutto a due episodi o film visti
di recente.
In "Nemesi", il decimo film di Star Trek, assistiamo all'ennesimo
epico scontro tra bene (Picard e soci) e male (Shinzon e soci). Qualcuno
ha qualche dubbio su chi sia bianco e chi nero in questo film? Su chi
debba infine trionfare? No, penso proprio di no. Eppure il film si sofferma
più volte su questo punto: il cattivo e il buono in questo caso sono
la stessa persona. O meglio, sono cloni.
Quello che Shinzon cerca di dire a Picard è che lui si riconosce perfettamente
nel ruolo di cattivo e che nello stesso tempo riconosce Picard come
suo antagonista dalla parte del bene, ma gli ricorda come solo le circostanze
della vita, e non quindi loro stessi, abbiano generato le due personalità
contrapposte, in quanto, per il resto, essi sono identici. Se Picard
fosse vissuto come Shinzon sarebbe diventato anche lui uno spietato
e feroce assassino?
Solo il contesto etico e morale nel quale Picard è cresciuto ha impedito
alla sua personalità di compiere azioni definibili da un'etica comune
sbagliate, o meglio ancora, cattive. Ci sono due posizioni in gioco,
in effetti.
Restando sempre nel tema della genetica, esiste una teoria nella quale
si postula che ci sia una predisposizione genetica al comportamento
aberrante e criminale. Attenzione, non viene detto che esiste un gene
che determina la cattiveria (lo studio del genoma umano è ormai stato
completato), ma bensì un insieme di geni (nella fattispecie si parla
di un cromosoma sessuale maschile "Y" aggiuntivo o modificato) che porta
determinati individui a compiere azioni criminali con maggior facilità,
perché dotati di un freno inibitore minore. Alcuni studi compiuti su
prigionieri in diversi carceri aveva portato a questa scoperta nel loro
codice genetico, ma questa teoria rimane solo un'ipotesi, della quale
poco si parla e che ancor meno ha riscontrato un grande interesse nella
gente comune.
Infatti si preferisce parlare di un male intrinseco che è assopito in
ognuno di noi e che si risveglia quando riesce a vincere la nostra razionalità
e la nostra predisposizione naturale (o dettata dalla società, come
vedremo in seguito) verso il bene. Questa teoria, ben più popolare e
veritiera, è alla base anche di molti sistemi religiosi, tra i quali
il cristianesimo, che fanno del libero arbitrio e del peccato originale,
ossia un male vivo dentro ognuno di noi, il loro punto di partenza.
L'altro giorno ho visto anche "Tempi difficili" della quarta
stagione di Deep Space Nine, finalmente in italiano.
Sintesi: O'Brien uccide un uomo. No, non era posseduto né manipolato,
né tanto meno lo ha fatto in servizio o per autodifesa. L'ha fatto deliberatamente
e… con cattiveria? Poco importa se in effetti era tutta una finzione
e l'uomo ucciso non esisteva davvero (chi ha visto l'episodio sa di
cosa parlo), il fatto non cambia e le sue reazioni all'interno dell'episodio
lo dimostrano. O'Brien dopo vent'anni trascorsi in una prigione da solo
con un'altra persona, allo stremo della forza e della fame, perde ogni
controllo e uccide il suo compagno per un pezzo di pane anche se il
compagno di prigionia era pronto a condividerlo.
Questo esempio ci aiuta a capire come le difese immunitarie del nostro
corpo nei confronti del male dentro di noi (proprio come quei batteri
che vivono già nel nostro corpo, e che diventano dannosi e ci fanno
ammalare solo quando i globuli bianchi del nostro sangue, veri e propri
spazzini e disinfestatori, cominciano a scendere di numero) possano
scemare e lasciare rifiorire il nostro lato malvagio.
Siamo quindi tutti capaci di uccidere qualcuno? Saremmo tutti noi davvero
in grado, in situazioni estreme, di portare la bilancia che normalmente
pende verso il bene sempre più nell'altra direzione? Ed ancora: ha ragione
Shinzon quando afferma che solo le condizioni e la società mettono quelle
barriere che ci impediscono di far sovrastare il bene nei confronti
del male in ognuno di noi?
La
risposta la possiamo trovare in un bellissimo libro scritto da William
Golding intitolato "Il signore delle mosche".
Come forse molti di voi sapranno, un gruppo di bambini si ritrova abbandonato
su un'isola deserta. La scelta di bambini non è casuale in quanto le
loro difese immunitarie (così come le abbiamo prima definite) contro
questo male intrinseco sono molto più labili (si pensi all'episodio
"Sul Pianeta Triacon" dove proprio dei bambini diventano vettori
del male). Infatti ben presto l'assenza di una società che li controlla
e li dirige porta questi bambini al caos più totale.
Per
gradi, ovviamente, essi passano da una teorica democrazia ad un regime
totalitario per finire nell'anarchia più totale e nello scontro aperto.
Essi arrivano ad interpretare ogni segno (un paracadutista morto, una
testa di maiale mozzata) che una persona normale interpreterebbe in
maniera razionale, con irrazionalità e paura, basi di un terreno fertile
per la radicazione del male in loro.
Solo l'arrivo, nelle ultime pagine del libro, di un marinaio (simbolo
dell'ordine sociale) riporta di colpo quei bambini dall'innocenza perduta,
come al risveglio di un incubo, alla razionalità. Come se la visione
stessa di quell'uomo in uniforme avesse di colpo eliminato, o meglio
fatto riassopire, il male emerso.
Ha
quindi Shinzon ragione? Se perfino il dolce e amorevole papà di famiglia
O'Brien o dei bambini sono arrivati a uccidere a sangue freddo, pare
proprio di sì.
Ma non mi va di lasciarvi con questa terribile sensazione di avere così
tanto male assopito dentro di noi e che esso, potenzialmente, possa
risvegliarsi senza poterci fare niente dato che questo dipende solo
dalla società che ci circonda.
Anche se questa sembra essere la verità più plausibile, vi lascio col
ricordo dell'episodio "Il Duplicato": Kirk viene diviso in un
Kirk malvagio e in uno buono. Poi si scopre che fanno parte entrambi
dello stesso Kirk e che l'uno ha bisogno dell'altro per sopravvivere.
Forse il male che c'è dentro di noi è davvero parte di noi. Dobbiamo
solo imparare a conviverci.
E ringraziare ogni giorno chicchessia che possiamo ancora dominarlo
in favore di sentimenti molto più… buoni.
Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp
Mail