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LA
CASA DALLE FINESTRE NERE
TERRE ACCANTO
DIZIONARIO KLINGON
di
Paolo
"Exidor" Longarini
CLIFFORD D. SIMAK
La casa dalle finestre nere
Urania Collezione n.11
Voto 8,5
Bellissimo.
L'elemento
che contraddistingue questo libro è la capacità di Simak di aver costruito
una trama priva di apparenti colpi di scena, senza l'ossessione o la presenza
di descrivere oggetti o situazioni che facciano "fantascienza", dal ritmo
neanche troppo serrato ed essere riuscito a tirarne fuori un capolavoro.
Enoch Wallace è custode di molti segreti.
Anzitutto ha l'apparenza di un uomo di mezz'età ma ha più di cent'anni.
Sa che ci sono altre razze intelligenti nell'universo. È il guardiano
dell'unica "stazione ferroviaria galattica" della terra. È un uomo
solo, destinato a rimanere solo per tanti anni, consapevole e cosciente
che il compito affidatogli è molto più grande di lui. Ha un grande potere
e grandi responsabilità (bella questa, me la scrivo che a qualcuno può
servire) e sa che non può fallire, quando, d'un tratto, il mondo si accorge
di lui e tutto rischia di crollare.
La bravura di Simak è sorprendente, segno tangibile di come una grande
storia possa essere composta da tanti piccoli particolari, apparentemente
non originali, ma che messi insieme da chi sa farlo, diventano un amalgama
imperdibile.
ALBERTO COSTANTINI
Terre Accanto
Urania n.1478
Voto 5
Costantini, purtroppo, non riesce laddove Simak è arrivato.
Questo
libro è composto da alcuni raccontini legati dall'originalissimo filo
conduttore delle terre parallele (tutte le volte che alzo la mano per
prendere il limoncello dallo scaffale anziché abbassarla per prendere
le sigarette, si crea un mondo alternativo in cui, anziché fumarmi
una meritata sigaretta, vengo fermato da un odioso tutore dell'ordine
stradale e privato di 10 preziosissimi punti- patente).
Per ogni racconto c'è un tentativo di spiegazione "elevata" al perché
si sia verificata "quella" realtà alternativa (I franchi non sono riusciti
a fermare gli arabi, quindi ora in Europa non conosciamo la pizza ma c'è
il cuscus take-away, ad esempio), il problema dell'autore è che deve farcela
conoscere per forza quindi la "spiegazione elevata" ci viene fornita in
contesti forzati o praticamente inutili, senza contare che elementi come
una possibile dominazione araba (primo racconto), l'inversione di ruoli
tra Africa ed Europa (o più genericamente tra bianchi e neri), presente
nel secondo racconto e, specialmente, le avventure di Lara Croft (terzo
racconto), non sono certo quanto di più originale esista. Ci vuole poco.
Solo, bisogna saperci fare.
Il libro si muove impantanato in paragrafi e pagine in cui lo scopo di
provocare l'applauso è purtroppo talmente palese da risultare fastidioso.
Questo libro ha vinto il premio Urania lo scorso anno.
Non oso pensare agli altri partecipanti.
MARC OKRAND
Il dizionario Italiano/klingon klingon/italiano
Fanucci Editore
Voto sulla fiducia
Allucinante.
Non
oso pensare allo sforzo di questo oscuro signore anglofono che un bel
giorno ha pensato di scrivere un libro per permetterci di imparare i segreti
del klingon, lingua perfetta da usare se c'è rimasto un pezzi di biscotto
in gola.
Oltre al fondamentale alfabeto, troviamo all'interno le indicazioni fonetiche
per la giusta pronuncia (consigliano di incastonarsi un limone nel posto
lasciato libero dalle tonsille) e, soprattutto, delle frasi tipo da pronunciare
in momenti chiave della nostra conquista degli spazi interstellari o nelle
occasioni di società.
Andiamo dal lievemente paranoico nughoStaH nuq (cosa sta procedendo
verso di noi?), all'opzione Scotti, quella dopo l'aiuto a casa, il 50
e 50 ed il pubblico quaHoH bIjatlhHa'chugh (se tu dici la cosa
sbagliata io ti ucciderò), alla frase che precede un avanzamento di carriera
bong yaS vIHoHpu' (io ho ucciso l'ufficiale accidentalmente), alle
semplici giustificazioni qama' vIqIppu' neH (Io ho solo colpito
il prigioniero), a quest'ultima frase manca la naturale prosecuzione (a
morire c'ha pensato da solo).
Anche se messa così sembra più i Ching che un dizionario, ne consiglio
la lettura solo se avete avuto la sfortuna di aver trovato un avvocato
incapace.
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