IL VASO DI PANDORA
di Chiara Codeca'


Star Trek: Deep Space Nine è forse la produzione di Star Trek che ha scatenato le reazioni più forti da parte del Fandom: che si tratti delle critiche più aspre o dell'entusiasmo più sfrenato, DS9 non accetta mezze misure, si ama o si odia. La serie si distacca dall'impostazione dell'originale Star Trek, consolidatasi poi in The Next Generation,offrendo un universo sfaccettato e oscuro, poco rassicurante, dove le certezze vacillano e anche i personaggi in cui ci riconosciamo non sono immuni da fragilità ed errori. Così, mentre i detrattori non perdonano a Rick Berman e Michael Piller di aver scoperchiato il vaso di Pandora, gli appassionati apprezzano i temi crudi e realistici e la profondità dei personaggi riconoscendo la novità di una produzione televisiva che, con la sola eccezione di Babylon 5, non ha eguali nel quadro complessivo della televisione americana degli anni '90.

Data questa premessa, trattare tutte le peculiarità di Deep Space Nine richiederebbe molto tempo e molto spazio, ragion per cui preferisco concentrarmi qui su uno degli ambiti in cui lo staff creativo di DS9 ha affermato maggiormente la propria volontà eversiva rispetto alle altre produzioni di Star Trek, ovvero l'atteggiamento nei confronti della fede religiosa e delle sue manifestazioni: in nessun altra produzione di Star Trek la spiritualità religiosa si concretizza tanto, assumendo un ruolo ben diverso dal semplice mezzo narrativo. Tanto l'atteggiamento di TNG è legato all'impostazione agnostica che Gene Roddenberry aveva voluto per Star Trek negli anni '60, quanto DS9 si sviluppa in una direzione diversa da quella impostata dall'autore, stabilendo un assunto con cui l'universo di Star Trek dovrà d'ora in poi fare i conti: in DS9 per la prima volta si legittima il ricorso al divino rispetto alla ragione, il confidare nel soprannaturale piuttosto che nelle risorse dell'umano ingegno. Non che Star Trek non avesse mai trattato questi temi in passato, ma non aveva mai lasciato che fosse il protagonista (in questo caso Benjamin Sisko) a scegliere confidare nella mistica, vedi gli episodi The Reckoning e What You Leave Behind su tutti: un mutamento di portata immensa in un universo immaginifico che fonda le proprie basi nella tesi esattamente opposta.
Tra l'altro va puntualizzato come questa linea di sviluppo non fosse prevista fin dall'inizio della produzione ma si sia configurata progressivamente, partendo a grandi linee dalla terza stagione per trovare poi piena compiutezza nella sesta e settima. Infatti nel pilot (Emissary) la religione del pianeta Bajor con i suoi annessi e connessi ha una funzione precisa e delimitata, quella di fungere da escamotage narrativo alla creazione di un attrito tra il ruolo di ufficiale della Flotta Stellare di Benjamin Sisko, nuovo comandante della stazione Deep Space Nine, e le responsabilità annesse al titolo religioso di Emissario capitatogli inaspettatamente sulle spalle. In questo caso la religione non viene indagata per se stessa e non ha qualità proprie a prescindere dalle sue funzioni all'interno delle singole storie.
Allo stesso modo nei primi episodi il confronto tra la Flotta e l'universo religioso di Bajor sembra semplicemente un incontro/scontro tra ragione e superstizione, che vede facilmente vincente la prima, nei cui vincoli e nella cui chiarezza i fan di Star Trek avevano imparato a riconoscersi.
In DS9 la grande intuizione dei creatori e dello staff di autori, in particolare Ira Steven Behr, Ronald D. Moore e René Echevarria solo per citare i migliori, è stata proprio quella di scardinare le certezze dei Trekker mettendo in discussione le basi su cui questi avevano imparato a confidare nel corso di 30 anni di tradizione: i nostri eroi possono essere fragili, la Federazione ha i suoi lati oscuri e nulla è perfettamente limpido sotto il sole: sorry, ragazzi.
Non c'è da stupirsi che alcuni non gliela perdonino.
In realtà le ultime stagioni della serie meriterebbero un saggio a parte per la quantità e la qualità di spunti e di riflessioni che offrono, e infatti, come i fan di DS9 sanno, dopo un inizio in sordina la serie subisce un cambio radicale per temi ed efficacia narrativa all'inizio della quarta stagione, in cui lo scontro con i Klingon apre la strada all'ascesa del Dominio. Politica e storie personali si intrecciano mentre si formano nuove alleanze che vedono schierati da una parte vecchi nemici (la Federazione, l'Impero Klingon e in ultima istanza i Romulani) e dall'altra improbabili amici (il Dominio e Cardassia).

Tornando all'argomento specifico che ci interessa, la fede, ciò che gli uomini possono fare per essa è quasi un basso continuo durante le ultime stagioni, fino a diventare il perno centrale della vicenda personale di Sisko, militare e, inizialmente, involontario leader religioso, e a coinvolgere anche altri due protagonisti della serie, Kira Nerys e Worf.
È da notare che si tratta della prima, e finora ultima, volta che in Star Trek ben tre personaggi principali hanno una spiritualità spiccata e una più o meno dichiarata fede religiosa.
Il personaggio di Kira Nerys è forse quello che nel corso delle sette stagioni di DS9 ha il legame più stretto e - inizialmente - più sofferto con la fede, ragion per cui meriterebbe di essere trattato a parte con adeguato spazio. Qui basti dire che nella prima stagione Kira è un ex terrorista, una combattente che ha conosciuto solo la guerra e che ha visto troppo per pensare di trovare alcunché nella fede del suo popolo: come lei stessa spiega con logica stringente, la fede nei Profeti non ha risparmiato nessun orrore a Bajor quindi nessuna risposta e nessun sollievo possono venirle da essa: la critica è sincera e logica, eppure proprio il suo personaggio nel giro di poche stagioni riscoprirà una spiritualità che in ultimo diventerà una delle sue principali caratteristiche (vedi Children of Time, Resurrection, Afterimage). Kira non cerca facili soluzioni ma un confronto diretto con il suo passato, infatti si riavvicina alla religiosità quando smette di vedere nella fede bajoriana una - falsa - forma di assoluzione per le colpe che si porta dentro. In questo campo il suo personaggio è spesso lo specchio di quello di Sisko, e i loro dialoghi nel corso degli anni marcano i cambiamenti più importanti che entrambi attraversano; Sisko sa che lei capirà quello che Dax e Bashir, personaggi volutamente alieni a questo tipo di sensibilità, non possono comprendere.
Lo sviluppo del personaggio di Worf, presente sia in TNG che in DS9, è una perfetta cartina al tornasole delle differenze che attraversano le due produzioni; infatti Worf approfondisce e manifesta maggiormente la sua fede in DS9 che non in The Next Generation, e non a caso. Ai tempi di TNG, pochissimi anni prima, sarebbe stato impensabile vedere in un protagonista un cambiamento esistenziale come quello che Sisko attraversa perché il contesto della serie non l'avrebbe né consentito né giustificato. Prova ne è che quando in TNG il Klingon attraversa una crisi spirituale (Rightful Heir, sesta stagione) sceglie di lasciare temporaneamente la nave e i suoi doveri di ufficiale per cercare aiuto in un luogo più consono.
L'assunto non dichiarato è che la soluzione ideale sarebbe se lui potesse trovare le risposte che cerca, per poi tornare efficientemente in servizio lasciando le credenze personali nella sfera privata, lontano dalla Federazione e dal suo grado.
E non può che essere così, se si pensa alla società fondamentalmente democratica tratteggiata in TNG: l'impostazione della serie è basata su una chiara separazione di spazi in cui la sfera civile e quella religiosa hanno eguale dignità ma non devono sovrapporsi, e in cui valori civili e spirituali hanno piena libertà fino al momento in cui non si ostacolano a vicenda.
Se si riflette un attimo si vede che, per quante lotte e battaglie si siano viste in The Next Generation, Picard non è mai veramente coinvolto nella sfera religiosa di un cultura: da bravo studioso (non a caso è appassionato di archeologia) può studiarne le testimonianze, ma non le condivide mai davvero intimamente (con la sola eccezione di The Inner Light, dove però non si tratta di un'esperienza propriamente religiosa).

Come già accennato il contesto sociale descritto in DS9 è molto diverso e molto più temibile di quello di TNG. Infatti una delle conseguenze di inserire la religiosità tra i cardini attorno a cui ruota una civiltà (in questo caso la bajoriana) è la necessità di tener conto dei rischi che porta con sé: DS9 mostra con inquietante precisione i rischi che si corrono quando la religione entra in politica - vedi tutta l'evoluzione del personaggio di Kai Winn - e quando si compiono abusi in suo nome (Accession, In the Hands of the Prophets, ma l'elenco sarebbe ben più lungo). Merita inoltre una riflessione il fatto che, sebbene Bajor sia un mondo di grande civiltà e raffinatezza, non sembra tenere in gran conto le libertà individuali, prova ne è che fino all'invasione cardassiana la società era divisa in un sistema di caste chiuse e che per tutta la durata di DS9 ci sono seri problemi ad allontanare il potere religioso dal governo (cosa che contribuisce a dargli la stabilità sociale di una polveriera pronta all'esplosione).

Tornando al personaggio di Sisko, possiamo notare come nel corso delle varie stagioni attraversi una costante evoluzione verso un fine preciso, quello del "salto di fede". Quest'uomo, che ha vissuto la propria vita all'interno di una realtà razionale (evidenziata dalla gerarchia militare in cui si riconosce), comincia a perdere le proprie certezze e a trovarsi nella situazione di doverle sostituire con una presa di coscienza mistica. Quando comincia a confidare nel divino più che nelle norme della Flotta Stellare o nelle risorse della logica Sisko rompe con tutti i capitani che l'hanno preceduto (incluso il capitano Archer di Enterprise, a giudicare dalle prime due stagioni).Sisko apre la mente a nuove possibilità, per quanto improbabili (Far Beyond the Stars), e accetta di mettere in discussione le proprie certezze confidando in qualcosa che prescinde dalla razionalità (Rapture, The Reckoning), anche perché è ben consapevole che quando ha deciso di ignorare l'incomprensibile a favore del razionale è stato "punito" nel modo più terribile e personale (Tears of the Prophets).
Alla fine della serie è un uomo diverso da quello incontrato sette anni prima, quando il ruolo di Emissario era un ingestibile fardello; ora che ha conosciuto le luci e le ombre di Bajor Sisko diventa un bajoriano per scelta, consapevolmente, ed è capace di mettere in discussione per fede il mondo a cui è appartenuto e la propria vita (Shadow and Symbols, What You Leave Behind).

Star Trek è un fenomeno che dura da più di 30 anni per più ragioni, una di esse è il modo in cui mostra un mondo in cui l'uomo può migliorare se stesso e affrontare l'incognito confidando nelle proprie risorse, nella comunicazione e nella ragione. Ma se all'epoca in cui Roddenberry creò la serie classica questi erano temi nuovi e scomodi, che avevano bisogno di essere affrontati e che trovarono diffusione nella forma della storia di fantascienza, oggi la sfida è rapportarsi all'attualità dei nostri giorni senza timore di rompere con tradizioni stabilite, anche quando si sa di prestare il fianco a critiche non sempre limpide che si limitano ad attaccare la supposta canonicità dei singoli temi senza vedere che, seppur diversi, i temi sono ugualmente - se non più - scomodi e attuali.
Il rapporto con il divino è una tematica apparentemente molto lontana dall'ottica laica su cui Roddenberry fondò l'universo di Star Trek per cui è possibile che abbia ragione chi ritiene che lui non avrebbe apprezzato la direzione presa dalla serie. Detto questo, ritenere DS9 una produzione "poco trek" a causa della sua evidente indipendenza è superficiale perché la voglia di indagare l'attualità è la stessa: la squadra di autori dietro DS9 ha affrontato con attenzione e misura un campo tanto delicato quanto suscettibile di strumentalizzazioni, trattando temi scomodi senza lasciarsi condizionare dalle inevitabili polemiche. Che si concordi o meno con lo svolgimento di una singola puntata o con il modo in cui la religiosità è affrontata in generale va riconosciuto loro il merito di aver svolto un lavoro di grande qualità creativa e di grande sincerità. Ira Steven Behr, Ron Moore, Echevarria, Robert H. Wolfe, ecc. hanno rotto con schemi già sfruttati studiando nuove possibilità narrative e affrontato argomenti scomodi come religione e guerra e così facendo hanno incarnato perfettamente lo spirito di rottura che ha reso Star Trek celebre ben oltre i limiti del fenomeno televisivo o cinematografico.
I tempi sono cambiati, e con essi le caratteristiche del mezzo televisivo, ma in Star Trek: Deep Space Nine la volontà di mettersi in gioco per raccontare buone storie si è concretizzata in un ottimo risultato.



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