IL CERCHIO SI CHIUDE
di Fabiano "Langley" Piccione


Cosa intendo per cerchio che si chiude?
Tenterò di spiegarvelo, ma non è così immediato come pensavo fino a che non mi sono messo davanti alla tastiera, con la pagina bianca sullo schermo davanti a me, pronta per essere riempita. In sostanza l'avventura di Voyager ha avuto, più di altre serie di fantascienza in generale, un'impostazione che lasciava già presagire anticipatamente quale sarebbe stata la tematica dell'arco finale delle puntate che l'avrebbero conclusa: risultando la nave dispersa all'inizio della serie, con il tentativo di ritornare a casa come fil rouge di tutte le puntate a seguire, era logico presagire che la conclusione avrebbe "toccato" l'argomento del ritorno effettivo dei nostri eroi nel territorio federale.
Tutti se lo aspettavano, tutti lo pretendevano, non tutti avevano la sicurezza che il finale avrebbe visto davvero un ritorno effettivo, perché ci sarebbe potuto anche essere qualche altro escamotage creativo per dire e non dire, per farli tornare ma non davvero, lasciando in sospeso qualcosa.
Chiamatela paranoia da consumatore di cinema e tv del fantastico, ma quando gli scrittori ci si mettono davvero sanno fare veramente i cinici in questo senso! (N.d.R.)
Io, però, devo dire che dentro di me mi aspettavo con quasi totale certezza che la storia conclusiva avrebbe visto la Voyager rimettere piede nel Quadrante Alfa vero e proprio, nella propria realtà, nella propria linea temporale, senza "ma" e "forse".
Questo forse perché non ho mai trovato che Voyager, per come è stata condotta negli anni, si prestasse molto a questo "dico e non dico, risolvo e non risolvo" a cui accennavo prima. Ma la domanda e la mia assoluta curiosità verteva sul "come" sarebbero tornati.
Dopo sette anni di tentativi andati a monte, gente, non potevo immaginare davvero come avrebbero potuto trovare un modo non ancora esplorato e tentato per ritornare a casa. Avevo paura di essere deluso dalla modalità, dal mezzo che avrebbero potuto usare per compiere l'ultimo grande balzo. E invece non lo sono stato.
Sia perché l'idea dell'esistenza di questo fulcro transwarp dei Borg è stata davvero buona, e ha finalmente dato una spiegazione, seppur blanda e ancora imprecisa, su come funzioni la veloce rete di spostamento del popolo di droni, sia perché (e soprattutto) come contorno ha saputo dare origine ad una storia che io trovo abbia magistralmente toccato e citato tutte quelle tematiche che avevano fatto del pilot un interessantissimo episodio: la scelta perfetta non esiste, talvolta le alternative paiono tutte una sconfitta e decidere vuol dire, apparentemente, perdere comunque.
Ho fatto quindi un primo cenno a cosa intendo per "il cerchio si chiude", ma ora approfondirò meglio cosa voglio dire: "Il guardiano" vede un Capitano in una situazione difficile, in cui sono in gioco il bene dell'equipaggio, le sorti di una civiltà aliena e l'equilibrio di un intero quadrante di spazio. La decisione è critica, la scelta parzialmente perdente, qualsiasi essa possa essere, e l'unico criterio che Janeway sa usare è "scegliere per ciò che pare la perdita minore". Janeway sceglie di condannare il proprio equipaggio all'esilio, piuttosto che lasciare morire una civiltà sotto il giogo dei Kazon e un settore di spazio in mano a questi barbari guerrieri, e distrugge quindi la stazione del potentissimo Guardiano per evitare che cada in mano a questi ultimi.
Janeway sceglie, e le sorti della sua nave sono dettate da questa scelta.
Non c'è vincitore, non c'è nessun vinto, ma solo una piccola sconfitta per un Capitano che non ha saputo trovare la famosa "terza alternativa" che invece Kirk pretendeva così ardentemente, urlando in preda alla rabbia ai suoi due amici e compagni fidati, in un episodio della serie classica. Janeway questo lusso non l'ha avuto e ha scelto per la perdita che considerava minore.

Questo tema è stato riproposto stupendamente in "Endgame", mettendo Janeway davanti alla concreta possibilità di tornare a casa e, per la seconda volta, davanti alla concreta consapevolezza che sfruttare tale possibilità vorrebbe dire mettere il destino del proprio equipaggio davanti alle sorti dell'intera galassia.
Janeway deve scegliere: utilizzare il fulcro transwarp dei Borg vorrebbe dire perdere l'occasione di distruggerlo, sprecando così l'opportunità di infliggere un colpo durissimo al popolo cibernetico e di fare in modo che questo non sia più una minaccia, almeno per lungo tempo, per tutte le civiltà dei quattro quadranti della Galassia conosciuta. Distruggere il fulcro, evitando che i Borg possano proseguire indisturbati nella loro inarrestabile opera di violenta assimilazione forzata di altre razze, condannerebbe nuovamente la nave a rimanere lì dove si trovava e a non rivedere casa. Ma Janeway, che nella serie ha dato in qualche occasione cenno di pentimento riguardo alla scelta fatta in principio, o quanto meno di avere modo di rivalutarla dal punto di vista delle conseguenze, si ritrova in una situazione tanto simile a quella in cui tutto è cominciato che, forse inaspettatamente e forse no, sta per prendere la stessa decisione.
Janeway è cambiata, ma i suoi principi morali sono immutati. Il cerchio si chiude proprio perché Janeway si ritrova a dover affrontare lo stesso "demone" che per sette anni ha sancito il suo destino e quello del suo equipaggio: la consapevolezza che la decisione più giusta è quella che condannerebbe il suo equipaggio alla solitudine, forse per il resto della loro vita. Qualcuno potrebbe obiettare, criticamente, che non sia una bella cosa vedere un personaggio sostanzialmente così invariato alla fine della serie rispetto al suo inizio. Ma io rispondo prontamente: Janeway è cambiata, e molto, e la decisione in questo caso le costerebbe visibilmente di più. Da cosa lo si capisce? Dal fatto che dopo sette anni lei, per prendere una simile decisione, ha bisogno del supporto del resto dei suoi fidati ufficiali e amici, quando in precedenza lei decise arbitrariamente e in modo totalmente "antidemocratico". Janeway non si sente di imporre la sua decisione, come un Capitano farebbe o potrebbe fare e come fece anni prima ad un gruppo di semisconosciuti suoi sottoposti, ma si sente di coinvolgere l'intera plancia in una difficile scelta che a malapena lei può pensare di caricarsi sulle spalle una seconda volta; non senza pensare al bene dei propri cari a bordo.
Janeway si è stretta a loro, ha imparato a conoscerli e l'affetto e la vicinanza generati negli anni sono tali per cui la consapevolezza di ciò che sarebbe giusto non è sufficiente comunque a darle la risolutezza necessaria, nemmeno davanti ad un Ammiraglio Janeway, la sé stessa dal futuro, che le annuncia tutte le ripercussioni negative che tale scelta morale avrà su alcuni a bordo.
Janeway non riesce a farsi interamente carico della scelta, non una seconda volta, e coinvolge la famiglia, perché con la vicinanza che si è creata fra loro si rende conto che la sua lucidità e razionalità non sono più tali da farsi carico da sola della questione. Stupendo notare come, se sette anni prima il resto degli sconosciuti che aveva attorno non era stato esattamente d'accordo con la mossa fatta dal Capitano (almeno non tutti), ora è quello stesso piccolo gruppetto di persone, diventato famiglia, che spinge Janeway verso la scelta più costosa per il loro intimo, ma anche doverosa dal punto di vista morale: porre ancora una volta il bene degli altri davanti al loro.
I suoi ufficiali avallano indirettamente, in questo modo, la stessa decisione che Janeway aveva preso anni prima.
I presupposti e i fattori sono gli stessi, le persone anche, le variabili pure, il risultato della scelta identico, ma cambiano totalmente il clima e la generale consapevolezza con cui tale processo decisionale viene affrontato: l'unità.

Che poi sia l'Ammiraglio Janeway a capire che forse la terza alternativa esiste davvero, ed è il suo sacrificio per permettere il balzo della Voyager verso casa e il contemporaneo annientamento del fulcro Borg stesso, è dopo tutto la soluzione più logica e parzialmente prevedibile che si potesse inventare.
Non avrei accettato nulla di meno di un salvataggio di "capra e cavoli", come è stato. Volevo la botte piena e la moglie ubriaca, e come me tutti i fan della serie. E siamo stati accontentati.
Ma quello che mi ha davvero colpito è stata l'idea di porre di nuovo Janeway di fronte alla situazione che aveva dato origine al tutto e giocare con questo: gli anni passano, ma dopo così tante difficoltà, rimpianti apparenti, perdite e rischi, siamo davvero certi che Janeway agirebbe diversamente se si trovasse di nuovo davanti ad una decisione di quel genere? Abbiamo avuto una risposta. L'equipaggio le si stringe attorno e le fa capire che il bilancio di quei sette anni insieme è stato comunque abbondantemente positivo, perché ha reso tutti loro delle persone migliori, più complete, e consce che "a volte è il viaggio che conta davvero, più della meta che si pone alla fine di esso".



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