SALDI TRASH: DUE TUVOK AL PREZZO DI UNO
di Domenico Ciccone

Era da un po' che nella vostra rubrica preferita non si parlava di qualche attore di Voyager. Rimedio con l'articolo di questo mese, interamente dedicato al vulcaniano Tuvok, interpretato dall'attore Tim Russ. Con il buon Tim si torna alla doppia carriera, di cui ho già parlato a proposito di Brent Spiner, cinematografico-televisiva da una parte e canora dall'altra, con esiti, naturalmente, di identica qualità.
Ma andiamo per ordine, cominciando con l'esaminare il suo primo film degno di nota: "Death Wish 4: The Crackdown" (1987). Il titolo ("Desiderio di morte: l'epilogo") e il numero di serie fanno intuire che si tratta di un sequel del sequel del sequel di un film presumibilmente basato su violenza, vendetta e giustizia personale.
E chi era lo specialista indiscusso di film con queste esaltanti tematiche? Ma naturalmente il compianto Charles Bronson. Nel caso specifico il protagonista è l'architetto Paul Kersey, che dopo aver affrontato impicci vari nei precedenti film, si trova a vivere felice con la nuova compagna Karen e la di lei figlia Erica, che Paul ama come se fosse propria. Durante un party al quale si era recata con il suo ragazzo, Erica viene convinta a provare una dose di cocaina, che però le provoca una mortale overdose. Il sangue vendicativo di Kersey torna a ribollire, e si mette alla ricerca dello spacciatore che ha dato la dose mortale alla sua bambina, punto di partenza per fare piazza pulita delle due principali famiglie che controllano il traffico di droga in città. Tim Russ interpreta il ruolo minore di uno spacciatore.
Battute cult del film: Bronson a faccia a faccia con lo spacciatore che ha procurato la dose alla figlia, dopo averlo pestato e prima di sparargli; "Who the fuck are you???" "Death." ("Tu chi cazzo sei???" "La morte").
Saltiamo a piè pari nel 1991 per parlare di un prodotto auto-celebrativo, "Heroes of Desert Storm", film precipitosamente girato alla fine della guerra del Golfo e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto testimoniare il coraggio e l'ardimento dei soldati americani. Intenzioni puntualmente tradite per realizzare il solito polpettone patriottico a basso costo buono per il palinsesto del dopo pranzo, come fa anche rilevare la seguente opinione di uno spettatore americano: "ho partecipato all'operazione Tempesta nel Deserto con la Guardia Nazionale, e ne sono orgoglioso più di qualsiasi altra cosa abbia mai fatto in vita mia (…) Questo film suona come uno schiaffo in faccia a tutti noi. Sembra davvero che lo abbiano fatto uscire il più presto possibile solo per fare soldi. Molti dei protagonisti sono così stereotipati da apparire anche risibili, se tu dimentichi per un momento di esserci passato". Tim Russ aveva la parte di un intrepido soldato.
L'anno successivo non è migliore per la qualità dei film di Tim, in quanto gira il thriller soft-erotico "Night Eyes II". Il plot del film vede l'agente di sicurezza Will Griffith incaricato della protezione di Hector Mejenes, un candidato presidenziale di una imprecisata repubblica delle banane sudamericana, in esilio negli Stati Uniti a causa di minacce di morte e attentati. Per meglio proteggerlo, Griffith fa installare delle videocamere nella sua abitazione, ma in questo modo si ritrova a contemplare anche la bellissima e sensuale Marilyn, giovane moglie americana di Mejenes.
Dopo pochi giorni di frequentazione, Will e Marilyn cadono uno nelle braccia dell'altra (ma no???), ma il fedele amico e collega di Will, Jesse Younger (Tim Russ), mette in guardia il poliziotto dalle implicazioni di una simile relazione. Come un perfetto idiota, Will dimentica di spegnere le telecamere durante uno dei suoi focosi amplessi con Marilyn, e la cassetta viene vista e trafugata da Luis, la fedele guardia del corpo che Mejenes si è portato dal Sudamerica. Luis è coinvolto con i terroristi che vogliono la morte di Mejenes, e viene ucciso dopo uno scontro a fuoco con Will, ma alla fine viene fuori che il reale manipolatore di tutto è Mejenes stesso, il quale vuole passare da martire agli occhi dei suoi connazionali per stravincere le elezioni una volta tornato nel suo Paese. Naturalmente il suo piano prevede anche la morte della moglie fedifraga e del suo amante, ma alla fine è lui a cadere e l'amore a trionfare (puah….). Troppo ovvio che l'intricata trama è solo il pretesto per mostrare quanti più grovigli possibili di culi e tette, avendo l'ambizione di non fare un film porno ma un prodotto vedibile da tutti (o quasi). Tra l'altro, il film si dovrebbe vedere ogni tanto sul circuito Italia 7, anche se non sono sicuro che sia questo o "Night Eyes 1". (Nota del Direttore: il film in questione è passato recentemente sugli schermi e la sottoscritta si è trovata davanti allo spettacolo di Tim Russ che si esibiva in prodezze erotiche soft.)

Ma veniamo al prodotto più succoso, quello che ha visto Tim interprete, autore e produttore (regista no, chissà perché?): "East of Hope Street" (1998). In questo film si narra la storia di Alicia Montalvo, una giovane clandestina latino-americana che scappa dalla sua terra e dagli abusi familiari per approdare in una Los Angeles che lei sa non essere il paese di Bengodi, ma che comunque preferisce alla vita fatta fino a quel momento, aiutata e sostenuta da un giovane poliziotto (Tim Russ) che si innamorerà di lei. Non so perché, ma anche in questo caso i nomi degli attori protagonisti del film mi suscitano qualche perplessità: oltre alla protagonista Judy Ann Herrera e allo stesso Russ, nella locandina figurano gente come Asanio Lara, Greer Bohanon, Magda Rivera, Ranjani Brow, Sebastian Cetina, e William Zucchero. Uno dei siti dedicati a Tim, riporta che questo film è risultato vincitore del New Orleans Urban Film & Video Festival nella categoria migliore attrice e miglior film (sembra uno dei festival studenteschi a cui partecipava Dawson di Dawson's Creek).
Commento di uno spettatore trovato in rete "Per un film con un budget di 100.000 $ lo hanno fatto anche troppo bene".

L'esperienza di cui ora vado a parlare magari non ha grande attinenza con il mondo della televisione o del cinema o dello spettacolo in genere, ma mi sembra degna di nota. A cadenza periodica una grande compagnia di crociere organizza la "Sea Trek", vale a dire una crociera alla quale partecipano attori e addetti ai lavori delle varie serie, i quali sono a quotidiano contatto con i croceristi per la gioia dei fan che vi partecipano.
Tim Russ ha preso parte a due "Sea Trek", nel 1995 e nel 1999, come testimoniano le foto a lato.
La prima, scusate tanto, ma la trovo di una tristezza infinita, nel suo proporre un gruppo di attori in stile vacanziero a tutti i costi, con il nemmeno tanto nascosto sottinteso che sono lì perché professionalmente non hanno di meglio da fare. Spiccano in prima fila Majel Barrett e John Colicos, conciati come vecchi rimbambiti in gita premio fuori dall'ospizio (pure Walter Koenig non scherza, con quelle gambette di sedano).
La seconda foto si riferisce alla crociera del 1999, e mostra Tim durante un'esibizione canora, nello splendore di un sombrero made in Taiwan, triste quasi quanto Colicos e la Barrett di cui sopra.
Le performance crocieristiche di Tim offrono lo spunto per parlare dell'altra carriera di Tim, quella di cantante, e, come ho detto all'inizio dell'articolo, anche questa degna della sua carriera da attore. Tim ha pubblicato tre dischi, il primo, uscito nel 2000 e distribuito dalla GNP - Crescendo Records, dal titolo "Tim Russ", il secondo uscito nel 2001 dal titolo "Kushangaza" e il terzo nel 2003 dal titolo "Brave New World".
Da notare che gli ultimi due non hanno avuto una casa di distribuzione, e vengono distribuiti indipendentemente su Internet e via posta (chissà poi perché, neh?). Vi propongo un assaggio del brano che dà il titolo proprio all'ultimo album, "Brave new world". Con tutto l'affetto che si può avere per Tim, in questo canzone mi sembra di sentire Tina Turner raffreddata in una rielaborazione di "We don't need another hero". Sarà pure un giudizio personale, ma posso capire perché le sue canzoni non abbiano questo gran successo, pur essendo infinitamente meglio di quelle di Brent Spiner.
Vi propongo anche il brano "Crazy", tratto dal primo album, musicalmente un po' più accettabile. Alla prossima.

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