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SULU
E DINTORNI
di Domenico
Ciccone
Il
nuovo anno della vostra rubrica preferita si apre parlando di un pilastro
della serie classica: George Takei, timoniere dell'Enterprise e via via
salito di grado fino a diventare capitano di una sua nave.
La carriera post-trek di Takei può essere considerata un vero modello
di trash, dato che dopo la serie classica e i vari film, il buon George
ha inanellato una serie impressionante di fetecchie cinematografiche e
televisive tale da fare impallidire gente come Maurizio Merli o Annamaria
Rizzoli.
La
sua carriera era comunque cominciata con dei film di buon livello: cito
fra i vari "Hell to Eternity", vera storia di un ragazzo ispano-americano
allevato da una famiglia americana di origine giapponese negli anni '30.
Dopo l'attacco di Pearl Harbour, la famiglia del ragazzo viene rinchiusa
nei famigerati campi di concentramento per coloro che, pur cittadini statunitensi,
avevano la colpa di essere di etnia orientale. Combattendo valorosamente
tra i marines, il ragazzo fa sua la missione di vendicare l'onore dei
genitori adottivi e di tutti i nippo-americani ingiustamente internati.
Del
1968 è invece il famoso "Berretti Verdi", film bellico sull'assedio
ad una postazione americana in Vietnam durante l'omonima guerra; storicamente
a senso unico (gli americani sono i buoni e i vietnamiti sono i cattivi
e non poteva essere altrimenti in quegli anni) ma nondimeno un grande
classico. Nella foto a lato potete ammirare il giovane Takei nei panni
del capitano Nim, dietro al baldanzoso protagonista John Wayne.
Dopo
Star Trek, come detto, il baratro. Per la precisione, la prima schifezza
Takei l'ha prodotta nel 1988, quando ancora aveva da girare un paio di
film di ST; trattasi del film "Il ritorno dal fiume Kwai".
Il titolo suggerisce un rimando al grande classico del 1957, "Il ponte
sul fiume Kwai" e infatti questo film avrebbe l'ambizione di esserne
il sequel. "Il ritorno" comincia da dove finisce l'originale, con l'esplosione
del celebre ponte che i giapponesi avevano fatto costruire dai loro prigionieri
inglesi e australiani in Vietnam per favorire i trasporti di guerra.
Il resto del film, però, tratta dei soldati inglesi e australiani che
vengono deportati in Giappone per essere impiegati come schiavi in campi
di concentramento. Storie di agghiaccianti maltrattamenti e di esecuzioni
sommarie, tentativi di fuga, virili amicizie nel mutuo soccorso per la
sopravvivenza quotidiana, in puro stile "chi per la patria muor non muore
mai" costituiscono l'asse portante di questo drammone: cosa ci azzecchi
tutto ciò con il fiume Kwai del titolo, non è dato saperlo. Takei, comunque,
vi interpreta il cattivo tenente Tanaka.
Saltiamo
a piè pari al 1993 per l'esotico (si fa per dire) "Live by the Fist",
interamente ambientato nelle isole Filippine.
I miei fans più affezionati sanno che un trash doc si riconosce anzitutto
dal manifesto del film; giustappunto potete ammirare qui a quello del
film in questione, il cui sopratitolo, tradotto in italiano suona più
o meno così: "Ha provato a vivere attraverso la legge. Ora deve…vivere
attraverso i cazzotti".
Diretto dal filippino Cirio (sì…proprio Cirio) Santiago,
il film narra la storia di un marine congedato, John Merill, domiciliato
nelle isole Filippine ormai da tempo per sfuggire al solito passato di
tenebrosi ricordi di guerra e amici morti e bla e bla, il quale tenta
di sventare il rapimento di una giovane donna da parte di quattro loschi
individui. Uno di questi, tuttavia, uccide la donna e gli altri riescono
ad accusare Merill del delitto. Per questo, il povero marine viene processato
e condannato all'ergastolo da scontare nel penitenziario dell'isola Bolera,
una specie di Alcatraz locale. Il carcere è governato dal solito imbroglione
sadico, tale Warden Acost (che fine avranno fatto i direttori di penitenziario
onesti) e dal suo tirapiedi Vargas.
Merill, ovviamente, è fatto oggetto di varie prepotenze da parte delle
guardie, ma presto viene preso sotto l'ala protettrice del suo compagno
di cella, zio Coronado (ecco Takei). Coronado è temuto anche da Acost,
poiché sospetta che il prigioniero sappia dell'esistenza di alcuni registri
che proverebbero la gestione corrotta del carcere da parte del direttore.
State pensando che in tutto ciò manchi una bella love-story? Illusi. Un'attivista
americana dei diritti umani, naturalmente bonazza, fa visita al carcere
e comincia a trescare con Merill che la convince della sua innocenza,
anche per portare alla luce tutta la corruzione della gestione Acost.
La faccio breve: sparatorie, scazzottamenti, eroica morte di Coronado
che però fa venire fuori i registri, piena riabilitazione di Merill, pomicione
nell'ultima scena con l'attivista e vissero tutti felici e contenti. Il
protagonista, tra l'altro, è Jeffrey Trimble, campione mondiale
di kickboxing, del quale una critica dice "Non basta essere bravi nelle
arti marziali per avere lo stesso successo di Jean-Claude Van Damme: questo
è un ragazzotto medio, gradevole da vedere, pure ostacolato da una vocetta
graffiante e da una totale mancanza di presenza scenica". Rivoltante.
L'anno
successivo (1994) Takei infila un altro trash mica da poco: Oblivion.
Trattasi di un fantawestern, ambientato sul pianeta che da cui il film
prende il titolo. Oblivion è l'ultimo avamposto di una rete spaziale di
commercio, popolato da ogni sorta di balordi e il cui fulcro è un saloon
retto dalla tenutaria Miss Kitty (Julie Newmar). Fra
i vari personaggi che popolano l'ameno luogo, c'è anche l'alcolizzato
Doc Valentine, il medico del villaggio (Takei). Nella foto qui a lato,
un po' sgranata ma facilmente interpretabile, potete ammirare il buon
George magnificamente calato nei panni di un traballante ubriacone.
A un certo punto piomba sul pianeta il criminale Redeye (Andrew Divoff),
schifoso mutante metà uomo e metà rettile, con una banda di complici che
sembrano usciti direttamente da un cartone animato. Redeye semina il terrore,
uccide lo sceriffo e si impadronisce del potere. L'unica speranza del
popolo di Oblivion è il figlio dello sceriffo, Zack, che il fedele servitore
Buteo (Carel Struycken) salva dalle grinfie di Redeye. Zack
è un "empath", cioè un essere dotato di grandi poteri mentali, ma incapace
di commettere violenze, e si mostra recalcitrante a tornare in città per
combattere contro Redeye. Ma le insistenze di Buteo, miss Kitty e altri
fedeli amici, insieme con le violenze sempre più brutali di Redeye, convincono
il giovane a usare i suoi poteri per un'epica battaglia contro Redeye.
Idee mai sfruttate, neh? Cito un'opinione del film trovata su un forum
"È un piacere quasi perverso vedere insieme in uno space-western Sulu,
Catwoman e Lurch". Sullo stesso forum un'altra persona fa il seguente
riassunto del film: "Nove cadaveri. Nessun seno al vento. Tre attacchi
di scorpioni giganti. Una zuffa in un bar. Un'enorme rana aliena che mangia
carne. Un'operazione chirurgica su un cyborg. Colpi di frusta. Braccia
contorte".
Tutto
ciò è ordinaria amministrazione, però, rispetto a un capolavoro di cui
ho già parlato l'anno scorso nel mio primo articolo di questa rubrica:
"Bug Buster" (1998).
Riprendo l'originale trama dal mio articolo di allora: una ragazza e i
suoi genitori si trasferiscono dalla stressante città in un idilliaco
paesino di campagna. Ad un certo punto un'altra ragazza viene attaccata
da una misteriosa creatura mentre nuota in un lago lì vicino; esaminando
il corpo la veterinaria del paese arriva alla conclusione che la creatura
in questione è qualcosa di "sconosciuto alla scienza". Da quel momento
numerosi abitanti del paesino vengono trovati morti, e i loro corpi infestati
da larve di queste creature. Disastro!! Il paese è invaso dagli insetti
mutanti!! La ragazza e il suo boyfriend tentano di scappare, ma sono circondati
dalla Guardia Nazionale che ha messo il paese in quarantena, e i cui vertici
militari progettano di raderlo al suolo per evitare il propagarsi degli
insetti (ma và??).
Unica speranza per i superstiti abitanti è il leggendario Generale George
"Bug Buster", un ex-militare che piomba nel paese deciso a sterminare
gli insetti. Il Generale, lo sceriffo del luogo, lo scienziato genetico
Dr. Fujimoto, ragazza, ragazzo e veterinaria lottano contro il tempo per
trovare un modo di debellare gli insetti prima che la Guardia Nazionale
compia la sua opera di distruzione totale. Di questo obbrobrio, come ho
detto, ho avuto già modo di parlare per il fatto che lo sceriffo fosse
interpretato da James Dohaan - Scotty (vedi STIM DICEMBRE 2002).
Takei è lo scienziato genetico dr. Fujimoto e con la sua interpretazione
dà un nuovo significato al concetto di "affiatamento in un cast": infatti
non si trova una scena che sia una in cui compaia con qualche altro attore,
limitandosi a parlare al telefono con ognuno di loro da una specie di
laboratorio super-segreto. Battute cult del film: "È stato un eroe del
Vietnam" (a proposito del Generale George); "Cosa ha fatto?"; "È sopravvissuto…."
Stando così le cose non stupisce il fatto che Takei si sia battuto fino
allo stremo perché il suo personaggio in STAR TREK avesse una serie tutta
sua. Per dovere di cronaca, comunque, diciamo anche che Takei è molto
ricercato come doppiatore e voce fuori campo, grazie a un caldo timbro
di voce (dimenticate la vocetta del doppiaggio italiano) e a una dizione
perfetta.
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