UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE
di Maurizio "Zeno" Coro'


Il panorama cinematografico straborda di film dedicati al secondo conflitto mondiale, tuttavia i nostri palati sono abituati alla chiave di lettura americana di quella orribile pagina di storia: capolavori come "Il Giorno Più Lungo" o "I Cannoni di Navarone" o "Tora Tora Tora!" o ancora il recente "Salvate il Soldato Ryan", offrono una visione decisamente distorta degli avvenimenti. Fortunatamente sappiamo tutti quanto agli americani piaccia giocare alla guerra e quanto siano fieri del loro intervento che così provvidenzialmente ha posto fine al micidiale Asse Roma-Berlino-Tokio ("ro-ber-to", come lo chiamavano i fascisti).
Questa è la ragione per cui tanta importanza ha questo splendido lungometraggio di animazione: consente agli spettatori di dare una lunga e intensa occhiata al di là della barricata, ci fornisce gli strumenti per osservare il modo in cui il conflitto mondiale sia stato vissuto dall'orgoglioso Giappone e di come i civili abbiano vissuto i terribili e continui momenti di ansia dovuti ai bombardamenti americani.

Una Tomba Per le Lucciole offre uno spaccato di circa sei mesi, gli ultimi della guerra. Nella stazione di Kobe il quattordicenne Seita abbandona la vita mortale, spegnendosi lentamente. Il suo fantasma ripercorre gli ultimi mesi di guerra e ne rivive il dramma, quando con tutte le sue forze cerca di mantenere viva la propria sorella Setsuko nel corpo e soprattutto nello spirito.
Ma la guerra è un mostro famelico che divora tutto ciò che lo circonda senza lasciare nulla da mangiare, nulla per cui sperare o vivere: distrugge le persone che amiamo, distrugge le nostre abitudini, ci fa sprofondare indietro di millenni nel tempo...
A causa di uno dei bombardamenti la madre dei due ragazzi muore e Seita si trova solo, tiranneggiato da una zia troppo orgogliosa del proprio Paese per vedere al di là del proprio naso, a mandare avanti una vita che sembra aver perso ogni scopo.
Il film si svolge lentamente, lasciando a tutti il tempo di riflettere, di pensare, di ragionare sulle piccole cose che riescono ancora a dare un briciolo di serenità alla piccola Setsuko (4 anni), come la scatola di caramelle che il fratello usa come dolce rituale per incoraggiarla e darle la forza per superare i momenti difficili.
Splendidi sono i particolari della vita giapponese, fatti e oggetti altrimenti comuni e banali ma che ai nostri occhi sono tutto fuorché scontate: l'altare delle preghiere, l'importanza di una foto o di un abito, la felicità di poter gustare una ciotola di riso bollito…
Terribili sono, invece, i momenti in cui i giapponesi cercano di superare il trauma: vanno a scuola come se nulla fosse, costruiscono le case distrutte dalle bombe come se fosse cosa naturale, commerciano acquistando e vendendo… ma il cibo è scarso e i soldi sono quasi finiti ed ecco, dunque, sorgere dalle proprie ceneri il più antico dei mercati: il baratto, o peggio: il furto.

A noi occidentali molte delle scene a cui assistiamo possono apparire prive di senso, ma non bisogna dimenticare che ci troviamo di fronte a un Paese orgoglioso e dalle antiche radici, in cui la tradizione è parte integrante della vita moderna (cosa che non farebbe male nemmeno a noi) e in cui per la maggioranza della popolazione dell'Impero Giapponese appare impossibile non poter vincere una guerra, quale che sia il sacrificio da compiere… Invece la guerra va a rotoli, la gloriosa Flotta Imperiale affonda nell'oscurità dell'oceano, i bombardamenti distruggono campi coltivati, abitazioni, città… e nemmeno l'amore di Seita può combattere le privazioni e gli stenti che logorano sempre più il corpo di Setsuko, fino consumarlo del tutto.
Chiari sono i riferimenti a Hiroshima e Nagasaki, che nei film giapponesi tornano sempre, come un fantasma che non vuole smettere di tormentare, che si rifiuta di accettare l'oblio e che ancora e ancora torna con il suo lenzuolo sporco del sangue di migliaia di persone innocenti…

Non si tratta, in conclusione, di un film facile. È una pellicola che lascia l'amaro in bocca e anche se il misticismo nipponico ci mostra i fantasmi dei due fratelli riuniti, ben poca è consolazione dopo aver assistito alle condizioni di vita nelle quali i due sono stati gettati da una guerra ingiusta e non voluta.
Un'ultima nota per il titolo: si tratta di un riferimento a una sequenza del film. I due ragazzi sono andati a vivere in una grotta vicino al lago e usano le lucciole per dare un tocco di allegria allo squallore della loro dimora. Ma le lucciole hanno vita breve: solo un battito d'ali prima di spegnersi per sempre… e allora Setsuko crea delle piccole tombe dove raccogliere gli insetti privi di vita.
Si tratta ovviamente di una metafora, è in questo momento che la bambina si rende realmente conto che la propria madre è morta e che anche lei, come tutte le lucciole, si è dovuta spegnere… anche se non avrebbe voluto, anche se era ingiusto, anche se avrebbe potuto continuare a splendere a lungo.

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