EARTH 2: QUESTA VOLTA GLI ALIENI SIAMO NOI
di Matteo "Norton" Bistoletti


"We came to this planet a group of strangers. And now we head out, still strangers, but united toward a single purpose, braving this new land. Four days ago, aliens landed on a distant planet, and we are them. Now, we struggle across an unknown planet, an uncharted world, looking all the while for that moment when we must fulfill our promise, and wondering what will stand in our way."
Devon Adair
The Pilot, First Contact

Noi Trekker dovremmo sapere come vanno certe cose: ci sono serie che riescono ad arrivare fino alla nona stagione quando forse sarebbe stato più opportuno stilisticamente, anche se forse non economicamente, fermarsi in bellezza molto prima senza sfruttare fino in fondo le risorse della suddetta (vedi un esempio fra tutti: X-Files), ci sono invece serie, potenzialmente altrettanto valide, a cui al contrario sono state tagliate le gambe troppo presto, impedendoci di godere a fondo di quello che esse volevano e avrebbero potuto esprimere.
Alla fine che decide è sempre il tornaconto economico più che artistico. Se il più delle volte, per fortuna, i due fattori coincidono (vedi Buffy o The Next Generation in senso positivo o, in negativo, si pensi per esempio a serie come Roswell che sono riuscite a mala pena ad arrivare alla terza stagione prima di essere cancellate), altre volto questo non avviene. Mi sento di sostenere che uno degli esempi più sfortunati di questo sbilanciamento sia stata proprio Earth 2 (da noi Progetto Eden), serie altamente interessante e tutt'altro che stupida e banale, ma che per motivi di costi eccessivi e incassi non alla pari delle aspettative (anche se non del tutto deludenti, visto l'enorme seguito che sembra aver poi riscontrato) è stata cancellata alla fine della prima stagione.
Motivi legittimi o meno la serie è durata per volontà della NBC (sì…sì…sempre lei!) solo 21 episodi. Una manciata di episodi che però è bastata a farmi apprezzare fortemente questa serie, lasciandomi un'immensa amarezza, quando ho appreso che non avrei mai potuto vedere come la serie sarebbe proseguita (per giunta la stagione si chiude con un episodio cliffhanger, cioè non autoconclusivo!)

Per chi non conoscesse la storia, Earth 2 è la storia di un gruppo di coloni che decide di lasciare le stazioni orbitanti terrestri (la Terra è ormai divenuta inabitabile per motivi che non mi dilungo a spiegare ma che sono penso ormai scontati per tutti) per colonizzare un nuovo pianeta disabitato. Sulle stazioni orbitanti si stava infatti espandendo tra i bambini mai stati sulla Terra una forma di malattia legata all'ambiente settico in cui erano costretti a vivere. Il Governo, pur di tenere sotto banco l'intera questione, decide quindi di inviare queste famiglie su un pianeta lontano, con lo scopo di colonizzarlo e dove poter crescere in salute.
Una nave più veloce con a bordo Devon Adair, a capo del progetto definito appunto Eden, e il piccolo figlioletto Uly, affetto dalla suddetta malattia, affiancati ed accompagnati da un gruppo di coloni e membri dell'equipaggio (che quindi non sarebbero dovuti restare sul nuovo pianeta) parte per prima e più velocemente accumulando due anni di anticipo per installarsi sul pianeta creando la colonia New Pacifica prima dell'arrivo di altre mille famiglie in stasi su una nave più grande e lenta. Ovviamente nulla va come previsto e tutti i membri della prima nave spaziale precipitano sul pianeta, costretti a rimanervici. Li attende quindi la colonizzazione del pianeta e l'impegno di una sorta di esodo alla volta di New Pacifica, dove, in due anni, sarebbe giunta l'altra nave per installarsi definitivamente.
Oltre a Devon e Uly, tra i nuovi coloni troviamo diversi nuovi interessanti personaggi: Yale, ex criminale "rieducato" dal governo ed ora tutore di Uly, John e True Danziger, il padre capo ingegnere a bordo della nave con rispettiva figlia, la controversa ed affascinante dottoressa Julia Heller, il pilota Alonso, unico vero contatto, come vedremo in seguito, col pianeta, nonché la coppia Martin, Morgan e Bess, in cui lui originariamente svolgeva il compito di contatto tra il Progetto e il Governo.
Il gruppo è poi composto da una serie di comprimari di cui conosciamo poco ma vediamo regolarmente.
Purtroppo anche il pianeta non si rivela essere come previsto: infatti, tanto per cominciare non è disabitato come era stato loro promesso…
Ed ecco che nel tentativo di raggiungere New Pacifica sotto forma di un vero e proprio viaggio, inizia l'intenso lavoro di colonizzazione di un pianeta.

Volenti o nolenti, i nostri amici non hanno scelta se non quella di vivere su questa nuovo pianeta, nel tentativo di colonizzarlo. Questo li porterà ad una serie di esperienze nuove e totalmente inaspettate, fino alla lenta consapevolezza di appartenere ad un nuovo gruppo, ad una nuova piccola società.
Questo è, al di là del lato avventuroso della serie, uno degli aspetti più interessanti della serie. Il viaggio compiuto dai nostri protagonisti nel corso delle puntate è in realtà una metafora del viaggio introspettivo che compie ognuno di loro.
In effetti una serie che si svolge su un unico pianeta disabitato (o almeno in parte) non può che giocare tutte le sue migliori carte che nello sviluppo dei personaggi, dei loro conflitti interiori ed esteriori (cioè con gli altri membri del gruppo) e della loro crescita personale, compresa l'accettazione di questa loro nuova condizione. E il corredo di personaggi è davvero impressionante per diversità ed intensità: ognuno di loro cresce episodio dopo episodio proprio tramite lo svolgersi delle storie e delle loro avventure. Nuovi legami si creano, altre tensioni salgono in superficie: tutti hanno qualcosa da dire, si sviluppano e crescono nel corso delle puntate. Questo avviene tramite colpi di scena inaspettati, storie divertenti o altre molto commoventi. A volte anche attraverso la semplice avventura o un più complesso dramma sociale.

Stile X Files, anche qui il Governo fa un po' da nemico invisibile dei nostri amici (con annesso colpo di scena finale di cui mai sapremo lo sviluppo).
Come dicevamo, il pianeta è tutt'altro che disabitato: i Grendlers sono dei tozzi alieni un po' ladroni e non dotati di un'intelligenza impressionante, ma quanto basta per rompere le scatole ai nostri più di una volta. Inoltre il pianeta si scopre essere una prigione dove venivano mandati dei terrestri criminali: non esattamente un'ottima compagnia per i nostri amici come avranno modo più volte di constatare.
Ma l'aspetto più affascinante delle serie e che la rende ancora un altro scalino superiore a tutti i prodotti di fantascienza del giorni d'oggi sono i veri alieni protagonisti della serie nonché veri e propri abitanti del pianeta: i Terrani.

I Terrani sono una razza aliena, nel vero senso della parola e come poche se ne vedono ancora nella quotidianità dell'attuale fantascienza televisiva. Infatti la loro diversità culturale rispetto agli umani è talmente vasta che buona parte della serie è dedicata proprio al tentativo degli umani di comunicare con i Terrani e viceversa. I Terrani non sono assolutamente cattivi, ma ci vengono presentati come la razza nativa del posto che si vede arrivare sul proprio pianeta una razza sconosciuta ed incomprensibile (da qui il sottotitolo: "questa volta gli alieni siamo noi"). Inutile dire quindi che incomprensioni e disguidi tra le due razze saranno alla base e al centro di molte vicende che riguardano il gruppo. Inoltre il pianeta che gli umani vogliono come nuova casa sembra essere vivo e parte integrante del sistema Terrano; lo definiscono la loro madre, vivono al suo interno come un feto nel grembo materno e sembrano potersi spostare con naturalezza attraverso di esso.
I legami e i contrasti tra Terrani e Umani non sono dettati quindi da banali motivazioni quali la cattiveria, ma sono dovuti alla semplice incomprensione. Progressi ne vengono fatti: Uly verrà infatti curato dalla Sindrome grazie ai Terrani e Alonso diverrà l'unico sul pianeta e a poter comunicare con loro in sogno.

Se nell'impostazione del concetto di alieno e nel suo approccio da parte nostra questa serie gioca le sue carte migliori, dimostrando una maturità e una profondità squisita, tipica e non poi tanto dissimile solo a Star Trek dei tempi d'oro, ne è stata forse anche la debolezza: che il grande pubblico si annoiasse nel vedere sempre i soliti sette personaggi o poco più alle prese coi loro crucci personali e coi soliti alieni? Io no di certo.

Altro aspetto assolutamente estetico ma altamente apprezzabile è nella realizzazione della serie. La cosa che più mi ha colpito sono state le locations dove la serie è stata girata: finalmente immensi spazi aperti, montagne, vallate, deserti, mari e oceani, boschi…ogni avventura ha come sfondo un paesaggio naturalistico dalle bellezza imparagonabile alle solite asettiche ambientazioni dei prodotti di fantascienza comuni.
Insomma, tutto quanto detto finora, e il titolo della serie ne sarebbe un'ennesima prova, dimostra che il pianeta, dallo sterile nome di G-889, è in realtà il vero e proprio protagonista della serie: un organismo vivo per i Terrani, una nuova casa per gli Umani.
Ho letto un tempo un articolo che riassumeva la serie parlando di rinascita. Il tema di base di tutta la serie si può riassumere dicendo che Earth 2 ha cercato, puntata dopo puntata, di far rinascere ognuno dei suoi personaggi: una rinascita ad una nuova vita, con nuovi compagni, in una nuova casa. Erano venuti per colonizzare un pianeta e hanno trovato, a 22 anni luce da casa, loro stessi.

"It's an extraordinary new world, and survival is simply a question of whether we can reach deep enough to find the extraordinary in ourselves."
Morgan Martin,
"Better Living Through Morganite," part 2



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