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NEWS
a cura di Paolo
"Exidor" Longarini
Devo chiedere scusa ad un sacco
di gente.
Da parecchi mesi, a detta di alcuni, forse, troppi, ("Longarini, quando
non sei sicuro, buttaci dentro almeno il doppio delle virgole che la decenza
consentirebbe. E' sempre chi legge che pensa di aver torto"), parlo male
di Nemesis. Roba vecchia, direte voi. Nemesis è uscito da un sacco di
tempo, ormai è acqua passata, Logan (John Logan, sceneggiatore di Nemesis,
lo stesso de "Il Gladiatore", unico film nel quale i soldati romani, tra
una battaglia e l'altra, si rilassano con la playstation) ha fatto in
tempo a scrivere un altro paio di cavolate (tra cui "L'ultimo Samurai"
un film con Tom Cruise in cui un americano va ad insegnare ai giapponesi
a combattere. Plausibile come stare seduti vicino al camino perché
si è chiesto a Babbo Natale in regalo Monica Bellucci vestita di gocce
di pioggia), dicevo, non dovrei più parlare di Nemesis.
In fondo cosa fa di male nel vorticoso mondo della cinematografia mondiale?
Perché accanirsi?
Perché.
Quando in giro c'è Gabriele Muccino.
John, Stuart, please pardon me, i am only a half sock writer who don't
know what to think. I can't know. I don't want to see that film but today
i fall into with all the shoes. I see "Remember me" or "Remember of me"
(this dicks how is the correct traslation) and in confront Nemesis is
a chiefwork who merit the oscar for better dramatic pause, also.
Mamma mia che frescaccia.
Film tanto brutto almeno quanto è bona, o meglio bbona, Laura Morante.
Non è misurabile quanto sia bona (che non è "bella", non è "carina", non
è "sensuale" è qualcosa di inspiegabile che si può tradurre solo con bona),
da chiedere il permesso e, in caso di risposta positiva, farsi dare una
settimana di ferie e saltargli addosso senza passare dal via.
Ma parliamo di roba trek.
TIRA UNA BRUTTA ARIA
Ormai
anche i corvi che passano regolarmente sopra gli studi Paramount lo fanno
a velocità curvatura. Inutile aggiungere che chiunque non abbia i propri
affari ormai indissolubilmente (questo è un lavoro per il Correttore di
bozze!!) legati ad un franchise Trek sta spostando i propri mezzi, energie
e, soprattutto soldi, su lidi più tranquilli. Adesso come adesso anche
un obbligazione Cirio è un investimento meno a rischio.
Secondo Michael Starr del New York Post (e dico il New York
Post, mica l'eco di Terontola), il marchio Trek ha stufato.
Il Magazine americano Star Trek: The Magazine ha chiuso i battenti,
questo, secondo il sig. Starr, (virgole Longarì, virgole, famme fà bella
figura coo a commissione) è un chiaro segno. L'esimio scrittore del New
York Post (mica Isa e Bea, streghe) sostiene che l'uscita di un film Trek,
senza avere dietro una serie cadente e fatiscente come Enterprise, sarebbe
meglio.
Altri chiari segni di decadenza sono l'ammosciamento delle tette della
Blalock e la perdita di floridezza del pacco di Bakula (che so, adesso
quando lo vedo in mutande, mentre gioca col cane o detta il diario al
computer, mi fa tanto bicchiere mezzo vuoto. Prima era l'invidia dei modelli
di Calvin Klein.
DAVVERO UN ARIACCIA
Io
mese per mese mi siedo davanti al mio bravo monitor, mi collego alla fantastica
velocità di 56 k alla rete (rubando tempo ai miei hobbies preferiti come
nascondere lo zerbino al vicino di casa, pestare i piedi e girare con
i zoccoli ai piedi per far impazzire quello di sotto e usare photoshop
per truccare una foto di "Scandagliami" e metterci le facce della moglie
dell'interno 8 e quella del marito dell'interno 12) e scandaglio il mondo
alla ricerca di notizie.
Ma il vero giornalismo non è questo. Chi mi credo di essere?
Il vero giornalista è lacrime e sangue, è contatti con la malavita, appuntamenti
alle 3 del mattino ai docks (a me nessuno mi ci porta mai, ai docks) con
la pistola sotto l'ascella per paura di Jimmy Naso, o ritrovarsi faccia
a faccia col cadavere della nostra fonte.
Questo è quello che deve aver provato il tizio di Sci-fi che ha parlato
con una "fonte" interna all'UPN che gli ha confidato non solo il taglio
di due episodi dalla prossima stagione di Enterprise, lo spostamento di
Enterprise alla seconda serata di venerdì (fascia oraria che in America
viene di solito occupata dalle repliche di "protestantesimo") ma anche
e soprattutto la prossima, ennesima, svestizione della Blalock.
Ormai c'è rimasto solo il bikini.
MA PER FORTUNA C'E' SEMPRE LUI
Insisto,
se non ci sbrighiamo ce lo portano via, poi ci viene a costare troppo
portarlo in quel ridente paesello in provincia di Oslo che è Bellaria.
Non per lui, lui è modesto e frugale (sono convinto che si nutra di lacrime
di pioggia e briciole avanzate dai passeri, non come quando venne Shatner
che chiese un aereo personale anche per i suoi maledetti cagnacci smerdacchiosi,
caviale del volga pescato da non più di venti minuti per colazione, fenice
in umido per pranzo e braciole di panda per cena. Le braciole a taglio
unico: una braciola, un panda), è la situazione ed il fatto che potrebbe
non avere tempo. Se mi davate retta, invece di invitare per la sessantesima
volta il ciccione con le terrificanti camice hawaiane o il tizio che sveniva
dietro Kirk nella puntata 22, potevamo essercelo già sceso a quel ridente
paesello in provincia di Katmandu che è Bellaria.
Il ragazzo, oltre a tenermi uno dei blog migliori e più seguiti del Web,
mi recita, mi canta e adesso mi scrive.
Un
suo libro intitolato "Dancing Barefoot", che inizialmente aveva
pubblicato a sue spese, è stato acquistato dalla O'Reilly Associates.
Una casa editrice con le contropalle, tanto per parlare in punta di metafora.
Potevamo prenderlo quando il suo impegno più pressante erano i Power Rangers
e portarlo in quel ridente paesello in provincia di Urano che è Bellaria.
Ma possiamo ancora farlo.
Scrivi allo STIC, scrivi al caro vecchio Wil.
Io lo voglio in Italia.
Voglilo anche tu.
(Per il correttore di bozze: è voluta, non mi sono rincretinito di colpo,
è un processo che mi curo da anni)
L'INDISCUTIBILE FACCIA DA FESSO DEL MESE
 Qualcuno
mi ha scritto lamentandosi di troppo fervore nel perorare (Mamma, mamma,
ho detto "perorare"! Bravo, adesso puoi tornare a fare i castelli con
il cerume come sempre) la causa del vecchio Wil.
Per dimostrare che non ho nessun favoritismo nei suoi confronti gli dedico
queste due belle foto che lo ritraggono in tutto il suo splendore.
In una sembra Verdone che vuole fare il duro in "troppo forte" o Matisse
che fa il "gattaccio di strada", nell'altra... beh, dell'altra lasciamo
perdere.
Alla prossima ragassuoli.
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