SPECIALE ANTEPRIMA: IL RITORNO DEL RE
di Matteo "Norton" Bistoletti



Presumibilmente tutti coloro che leggeranno questo articolo sanno come finisce la storia de "Il signore degli anelli" quindi non mi limiterò ai cosiddetti spoiler normalmente tanto fastidiosi. Si considerino, quindi, avvisati coloro che ancora non sanno cosa li aspetta nell'ultimo capitolo della trilogia tolkeniana.
Ieri sera ho infatti avuto la fortuna di poter assistere, sul grande schermo, alle ultime tre ore e trenta minuti della saga, sforzandomi ancora di capire, o giustificare, l'ostinazione italiana di farlo uscire in ritardo rispetto a quasi tutto il mondo, per infarcire i cinema natalizi con Boldi, De Sica e compagnia bella.
"Il ritorno del re" è stato, più che una piacevole sorpresa, un'entusiasmante conferma. Con una sala gremita di gente ho vissuto emozioni che spaziano dalla meraviglia alla tensione alla commozione più profonda. E in questo caso posso certamente dire che il finale è stato all'altezza delle aspettative finora qui riservateci. No, questo conclusivo capitolo della trilogia, se lo si paragona ad altri film che coprivano lo stesso ruolo, non è certamente un tassello mediocre rispetto ai suoi predecessori al pari de (fatte delle dovute distinzioni) Il ritorno dello Jedi, Ritorno al futuro 3, Matrix Revolutions o Il padrino parte III: qui siamo davanti a una vera e propria esplosione, un finale col botto, fatta di un susseguirsi di scene epiche, a volte toccanti e profonde, altre volte spettacolari e impressionanti.
Sento ancora dentro la commozione che ho provato davanti all'addio tra Sam e Frodo ai Rifugi Oscuri e al loro ultimo momento insieme sul Monte Fato, mentre potevo origliare, con ovvia scarsa attenzione, un susseguirsi di estrazione di fazzoletti e tirate su di naso provenienti dal resto della sala. Senza contare gli applausi a scena aperta (raramente mi era capitato durante la visione di un film al cinema), due dei quali dedicati a Sam e uno a Legolas.
Se i primi due film si erano rivelati, per i più, un'ottima trasposizione cinematografica di un libro fin troppo eccezionale per poterlo trasformare in un film senza tirarsi addosso l'ira dei fan più accaniti, questo terzo capitolo non sarà da meno. Anzi, in svariate sequenze ho rivissuto pari pari le emozioni del libro, ma attraverso il cinema, mio mezzo mediatico preferito, ho potuto moltiplicare quelle emozioni per mille.
E chi lo sa che anche i fan più puristi non ritrovino in questo film molta più fedeltà al romanzo di quanto sia stato finora? In rete gireranno sicuramente esperti migliori di me, ma oserei quasi dire con convinzione di sì.

Minas Tirith fa accapponare la pelle ogni volta che appare sullo schermo: la sua grandiosità e la sua bellezza bellezza sono talmente impressionanti da farsi perdonare ogni indizio che sia solo una fantasia generata da un'ottima CGI. È come vedere un perfetto dipinto su tela: la sua magnificenza prescinde la sua credibilità realistica.
Le battaglie sono talmente epiche da far sembrare quelle di Braveheart delle scaramucce per la merendina alle scuole elementari. Anche in questo caso gli effetti speciali e la minuziosità della regia sono stati sicuramente di grande aiuto. La dimensione epica della vicenda è perfettamente mantenuta e il fosso di Helm ora sembra davvero solo un assaggio!
Che poi le scenografie e i paesaggi siano ancora una volta da lasciare incantati non è di certo una sorpresa (una scena da antologia è sicuramente l'accensione dei fari per richiedere aiuto lungo tutta Rohan) e che la musica diventi sempre più coinvolgente e intensa mano a mano che ci si avvicina al finale è un'ennesima riprova della bravura di Shore.
Ritroviamo poi tutti i personaggi fin qui incontrati in piena forma: oltre a Frodo e Sam, di cui parlerò dopo, Merry e soprattutto Pipino hanno modo di brillare particolarmente in questo film; Aragorn è degno re, ruolo non indifferente dal momento che è anche il titolo del terzo tassello della trilogia. Ancora una volta un grande Gandalf, grazie soprattutto a un interprete coi fiocchi. Un peccato solo che la sua controparte Saruman sia stata tagliata definitivamente dal film (avremo modo di rivederlo nella versione integrale su DVD). Un po' sottotono, come già nel film precedente, il buon Faramir, uno dei miei personaggi preferiti nel libro, ma solo abbozzato nei film (anche in questo caso però la extended version dei DVD migliora notevolmente la cosa!).

Frodo, Sam e Gollum sono ancora una volta uno dei fulcri di maggiore interesse della storia. Gollum, sempre splendidamente rappresentato in tutta la sua pazzia e il suo tormento interiore e in grado di farci passare da uno stato di compassione a uno di odio nel giro di poche sequenze, appare finalmente a Sam per quello che è e che vuole realmente. Ma ormai Frodo è troppo lontano dalla candida innocenza e obbiettività di Sam e troppo vicino alla corruzione protratta dall'Anello verso il male di Gollum per poterlo capire.
Il ruolo di Gollum nell'intera vicenda, così come predetto fin dal principio da Gandalf, verrà svelato alla fine, quando egli, dopo aver all'ultimo rubato l'anello dalle mani di un Frodo ormai incapace di distruggerlo perché posseduto dal male, cadrà nelle voragini incandescenti del Monte Fato con un espressione di serenità mai vista nei suoi occhi. Felice di riavere il suo tesoro, poco gli importa di morire.
Così Gollum, estremizzando forse un poco, non solo salva Frodo dall'eterna dannazione che l'anello gli avrebbe inflitto, ma salva l'intera Terra di Mezzo.
Tutto questo avviene ovviamente solo grazie alla tenacia, all'affetto e alla devozione di Sam (la più grande rivelazione positiva del terzo film e a cui va sicuramente la palma d'oro nella schiera dei personaggi), che fino alla fine resta accanto al "suo padron Frodo". Non solo: Sam diviene anche per un attimo portatore dell'anello e in questo terribile momento si rivela il vero eroe della situazione: per la prima volta egli riesce a cederlo a Frodo senza (quasi) titubare. E mentre Frodo sembra ormai perso sulle pendici del Monte Fato lo stesso Sam decide, se non può essere nuovamente il portatore dell'anello, di essere il portatore di Frodo e, in una delle scene più forti del film, prende in spalla Frodo e lo porta fino alla cima del vulcano.

Mi ritrovo oggi a riflettere ancora una volta, la prima fu anni or sono dopo la lettura del libro, sul significato di questa grande avventura. Perché, diciamocelo senza falsità, tutti noi appassionati, davanti alla pagine di Tolkien o alle sequenze di Jackson, ci siamo letteralmente lasciati trascinare in un mondo fantastico e abbiamo vissuto ogni momento tragico o avventuroso, trionfale o commovente, accanto agli eroi di questa avventura.
Ma cosa ci può spingere in fondo a lasciare i confortevoli divani su cui siamo comodamente sdraiati davanti a una buona tazza di tè, rigorosamente Earl Gray, per lasciarsi trasportare in un mondo così brutale e pericoloso, prossimo alla fine e dove guerra e disperazione sono all'ordine del giorno?
Se è vero che questi film sono l'apoteosi di valori come fedeltà, onore, amicizia e amore, questi sono poi gli elementi che rendono un film d'avventura qualcosa di più grande e profondo. Il sacrificio intrinseco, il valore di ogni singolo uomo (o piccolo hobbit, o elfo, o nano), di ogni suo singolo gesto e il valore dei legami che li uniscono rendono questa storia degna della nostra più alta stima e immaginazione.
Già nel finale del secondo film, Sam ci spiega come le avventure vadano vissute per quello che sono, perché viverle è meglio che raccontarle e sentirsele raccontare.
E alla fine quello che ci colpisce tanto non sono tutte le tragedie che vengono vissute dai vari personaggi dei film, ma le loro vittorie. Le loro vittorie personali, quelle sentimentali, quelle che dopo tutto quel mangiar polvere, hanno portato loro alla consapevolezza di avere partecipato a qualcosa di più grande.

Ma in fondo è anche bene ricordare che anche questa avventura, come tutte, ha un suo prezzo che deve essere pagato. Frodo sopravvive, ma lo fa nel vero senso della parola, non riesce a lasciarsi tutto ciò che ha passato alle spalle e decide quindi di partire con gli elfi. Egli capisce di non riuscire più a vivere in questo mondo e sceglie quindi di recarsi verso un mondo migliore.
Il finale del libro- film è molto melanconico: paragonare la partenza di Frodo con una dolce morte sarebbe troppo banale, ma forse poi non del tutto sbagliato. Egli va in un luogo dove Sam non può seguirlo ("non questa volta, Sam" egli dice) e dal quale non può far ritorno, ma dove egli sa che potrà ritrovare la pace. Sam lo potrà seguire un giorno, ma solo dopo aver portato a termine tutti quei doveri e piaceri che solo una vita nella Contea -leggi terrena?- gli possono dare.
Un addio?
Forse solo un arrivederci.
Come tutti i grandi eroi, o i grandi attori, anch'esso abbandona la scena alla fine della grande epica avventura, lasciando noi, come Sam, alla banalità e alle gioie della vita di tutti i giorni…nella Contea…sulla -nella- Terra (di Mezzo).



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