SIMILITUDE
di Susanna Ricci

Vedete, ho da pochissimo riparato il divano.
Fino a pochi giorni fa avevo una sorta di tatami sul quale, avvoltolata in un morbido e caldo piumino, mi guardavo la tv, il più delle volte scivolando in un benefico dormiveglia.
Ero esattamente così: semiaddormentata sul mio materassone, a guardarmi North Star, l'ennesimo noiosissimo telefilm di Star Trek stile western.
Con il capitano vestito da pistolero, Trip e T'Pol che fanno finta di non aver mai visto un cavallo vero, un pianeta lontano anni luce dalla terra ed un paesucolo di un centinaio di anime sperdute e convinte che lo stile di vita di Clint Eastwood sia il meglio cui poter aspirare.
E intanto pensavo a che cosa avrei mai potuto scrivere nella recensione di gennaio…
Poi è iniziato il secondo episodio intitolato Similitude e il mio occhio a mezz'asta e sonnecchioso si è immediatamente riaperto con vigore ed attenzione, fino ad arrivare alla fine del telefilm grondante calde lacrime di commozione: non so voi, ma io non mi diverto se al cinema (o in tv) non piango almeno un po'.
A parte gli scherzi, Similitude è veramente una bella storia, a parte un paio di scivoloni che si potevano evitare ed una scelta finale che rimane poco coraggiosa.
Ma andiamo con ordine.

Il telefilm si apre sull'orazione funebre che Archer sta facendo, decantando le lodi di un valoroso membro dell'equipaggio: Charles Tucker III sta per essere sepolto nello spazio, dentro ad una capsula.
La storia è semplice: Trip, cercando di migliorare le performance del motore a curvatura, rimane coinvolto in un incidente, entra in coma e sembra che per lui ci siano poche speranze di guarigione.
L'astronave inoltre, con i motori inutilizzabili a causa dell'incidente, entra in una zona di spazio dove del materiale altamente magnetico si sta pericolosamente depositando sulla superficie dello scafo, danneggiandolo sempre di più.
La situazione sta degenerando rapidamente e per di più l'unico che potrebbe accelerare le operazioni di riparazione del motore a curvatura giace in infermeria senza possibilità di rimedio.
Il Dottore ha però un asso nella manica: uno degli innumerevoli "animali" che tiene con sé ha delle doti in un certo senso da camaleonte. Si tratta di una specie di mozzarella di bufala, contenuta in un liquido arancione, che, se opportunamente trattata con il DNA di chicchessia, è in grado di ricostruire attorno a sé l'intero organismo da cui il DNA deriva.
La cosa è particolarmente interessante in quanto, per far uscire Trip dal coma, è necessario fargli un trattamento medico tipo trasfusione o trapianto (le mie conoscenze dell'inglese alle volte non sono sufficienti), e costruire un clone con il preciso scopo di utilizzarne tessuti ed altro potrebbe salvare il bell'ingegnere.
È eticamente corretto? chiede il Dottore al Capitano. La missione contro gli Xindi ha la priorità su tutto, e fermare il genocidio dell'umanità è la driving force dell'Enterprise: se non riescono a riparare i motori, non riusciranno ad uscire dalla nube magnetica e se non usciranno da lì, moriranno. Se l'Enterprise verrà distrutta, non ci saranno possibilità, per la terra, di fermare la minaccia degli Xindi.
E l'unico che può riparare i motori in tempo è Trip.
Il Capitano dà l'ordine di creare il clone, che nel giro di pochi giorni nasce, è un infante, è un bambino di pochi anni, è un ragazzino, è un adolescente e infine è Trip. Solo che lo chiamano Sim.
La situazione si complica per il fatto che il "nuovo" arrivato ha le sembianze dell'ingegnere, ma non solo: ne ha anche la memoria. Ricorda perfettamente come si pilota una navetta o come si riparano dei componenti o quale è il suo piatto preferito o la fiaba che gli raccontava la mamma prima di addormentarsi… in un bellissimo dialogo con T'Pol le rivela di essere frustrato dal fatto di non sapere se i sentimenti che prova per la giovane vulcaniana siano suoi o siano il ricordo di quanto prova il vero Trip… e con questo ho detto tutto.
A parte le mie personali idiosincrasie da telenovela sul fatto che i personaggi di Star Trek dovrebbero interagire maggiormente sul piano sentimentale, e quindi vado in brodo di giuggiole non appena una storia sembra sviluppare questo particolare aspetto della vita, la forza del telefilm sta proprio nei dialoghi e nella profondità dell'argomento trattato. Il clone, Sim, è una persona: è un essere a sé stante, indipendente dall'ingegnere originale quanto può esserlo un fratello gemello.
Sa di essere stato creato in laboratorio, con il preciso intento di essere utilizzato come riserva di materiale organico, e sa anche che, proprio per questo, non ha possibilità di sopravvivenza. Il Dottore infatti è molto chiaro: l'operazione chirurgica cui i due umani andranno incontro prevede la sopravvivenza di uno solo di loro.
Il Capitano è veramente ad un bivio morale non indifferente, ma non si lascia fuorviare neanche per un istante dal suo obiettivo principale: Archer ha bisogno dell'ingegnere originale, non può fare affidamento sulla memoria del nuovo, cresciuto troppo in fretta e troppo paurosamente simile ad un novello Frankenstein. E questo nonostante Sim si dia attivamente da fare per salvare l'Enterprise dalla nube di materiale magnetico, portando avanti idee e soluzioni innovative e salvando di fatto la nave pur non avendo ancora completato la riparazione dei motori a curvatura.
Sim è un animale da laboratorio.
È un esperimento che cammina e parla.
È un serbatoio di materiale per la vita di un altro essere umano.
È un dead man walking.
E sulla nave ne sono tutti consapevoli e fanno degli sforzi immani per non affezionarcisi, peraltro con ben pochi risultati, prima fra tutte proprio T'Pol.

Parlavamo di scelte coraggiose da parte degli autori: avrebbero potuto scegliere di lasciare Trip al suo destino e continuare l'avventura con un clone dell'originale. Ma non lo fanno.
Forse in fondo la scelta coraggiosa da parte degli sceneggiatori è stata proprio quella di mettere Archer nelle condizioni di fare la scelta più difficile della sua carriera: mandare a morte un essere umano per salvarne un altro.
Ovviamente alla fine si capisce che il funerale è quello di Sim, mentre Trip, guarito anche se molto scosso, presenzia alla funzione assieme a tutti gli altri. Sim viene trattato con onore, certo. Archer ne loda la nobiltà d'animo ed il coraggio, l'intelligenza e lo spirito di sacrificio.
Ma non è che Sim non abbia lottato per rimanere vivo, non è che non abbia cercato di convincere con tutte le sue forze il capitano a scegliere diversamente, non è che non abbia anche provato a fuggire a bordo di una navetta, per salvarsi.
La decisione di compiere il sacrificio deriva solo da un ricordo: il ricordo della sorella morta per mano dell'attacco Xindi, e la consapevolezza che forse solo il vero Trip potrà effettivamente fare la differenza.
I dialoghi sono molto belli e gli interrogativi lasciati in sospeso sono in puro stile Trek: sono di quelli che fanno pensare, di quelli che lasciano il segno.
Buffo come debbano alternarsi in maniera così pesante telefilm veramente inutili come North Star e telefilm così belli come Similitude: e non è nemmeno la prima volta che succede una cosa del genere.
In attesa delle prossime dormitine e delle prossime "alzate d'ingegno", mi chiedo come sarebbe sapere di essere il clone di qualcun altro…



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