PRESENTAZIONE
Mi è capitato spesso, da futura laureata, di sentirmi porre la seguente
domanda: di che cosa parlerà la tua tesi? Quando rispondevo che l'argomento
scelto era Star Trek, le reazioni erano delle più disparate.
C'era chi mi guardava come se fossi un'aliena venuta da un altro pianeta
e mi snobbava affermando che per noi studenti di cinema la vita è facile;
altro che giurisprudenza! Altro che economia! Ma anche i miei colleghi
di corso erano perplessi. Certo, per chi è intento a studiare i significati
delle immagini speculari nel cinema di Kubrick, i messaggi impliciti
di Fight Club, o il rapporto tra cinema e psicoanalisi, l'argomento
Star Trek appare come poco intellettuale e decisamente per nulla
accademico. Anche il professore con cui ho svolto la tesi, lui sì entusiasta
del tema che avevo scelto, mi ha avvertita: "Mi raccomando, di fronte
alla commissione, dobbiamo presentare il suo argomento di discussione
nel modo più serio possibile. Sa, molti dei professori che si troverà
davanti quel giorno, guadano la televisione al massimo per rivedere
le commedie di Eduardo de Filippo."
Non è una novità affermare che la televisione viene snobbata dai così
detti "intellettuali", i quali si vantano di non vederla mai, o al massimo
di dare un'occhiata al telegiornale e a qualche tribuna politica, ma
i telefilm, quelli no, assolutamente no! Se poi si comincia a parlare
di fantascienza, si capisce quanto essa sia davvero un argomento tabù.
Anche quella letteraria, che pure ormai ha avuto un riconoscimento internazionale
grazie a scrittori come Asimov, Clarke, Bradbury, viene guardata negli
ambienti accademici italiani, come un genere di serie B, quasi che la
scrittura di intrattenimento fosse un brutto mostro senza alcun merito
da dover accuratamente evitare. È mio parere invece che la televisione,
la fantascienza e tutti i genere di intrattenimento di massa, non siano
negativi di per sé, ma anzi che in una parte di essi ci sia la vera
e autentica espressione del nostro tempo.
Da bambina ho guardato molta televisione, dai cartoni animati giapponesi,
ai telefilm americani, compreso naturalmente Star Trek. È stata
mia madre a infondermi la passione per la fantascienza e per questo
gliene sarò sempre grata. Ero davvero molto piccola quando per la prima
volta ho cominciato a seguire le avventure di Kirk e compagni e, anche
se non mi rendevo conto molto bene di ciò che stavo guardando, l'atmosfera
e i viaggi spaziali di questo bellissimo serial in qualche modo sono
penetrati nella mia coscienza. Poi, con gli anni, sono diventata un'appassionata
di cinema, ho deciso di studiare il suo linguaggio e i suoi meccanismi,
e quando mi sono ritrovata a decidere quale sarebbe stato l'argomento
della mia tesi, non ho dovuto pensarci su molto.
La televisione e il cinema, per quanto possano apparire molto simili,
in realtà appartengono a due mondi diversi. La mia curiosità era di
mettere a confronto questi due mondi, senza alcun preconcetto. La TV
non deve sempre essere considerata come la cugina commerciale dell'arte
cinematografica. Così la domanda che mi sono posta è la seguente: cosa
succede se prendiamo un ottimo prodotto televisivo, come è appunto Star
Trek, e lo portiamo al cinema? A rigor di logica, se già in televisione
ha raggiunto risultati notevolissimi, sul grande schermo potrebbe addirittura
fare cose migliori. E invece… Ma non voglio anticipare nulla. L'analisi
che qui segue è un riassunto di una ricerca più ampia, che per ovvie
ragioni di spazio non può essere riportata completamente. Credo, comunque,
che tanto basti a dare un'idea abbastanza completa della mia ricerca.
Martina Grusovin
È un'operazione molto difficile quella di comparare dal punto
di vista del linguaggio, un film e un telefilm, perché, entrambi usano
mezzi molto simili, ossia le immagini in movimento. È vero che
da una parte c'è il grande schermo e dall'altra il piccolo, com'è vero
che lo spettatore da una parte si trova di fronte ad un fascio di luce
proiettata su una superficie, mentre dall'altra ha una scatola che proietta
la luce sul suo viso, ecc.
È ovvio che una cosa è guardare un film in Tv e una cosa è guardare
il medesimo film al cinema e ciò anche a causa del formato, delle interruzioni
pubblicitarie ecc., così come è profondamente diverso un prodotto fatto
appositamente per la televisione e un fatto per il cinema. Ma se è vero
che cinema e televisione usano gli stessi codici (inquadrature, montaggio,
ecc.) lo fanno però in modo completamente diverso e questo perché appartengono
a due apparati diversi. Semplificando si potrebbe parlare di una semplice
questione di budget e di interessi differenti. Ciò è vero, ma non bisogna
dimenticare quanto in questi ultimi anni ci sia stata una compenetrazione
tra l'industria del cinema e quella televisiva. Già dagli anni cinquanta
in America, le maggiori reti televisive ricorrevano a Hollywood per
i loro telefilm e per i lungometraggi. Oggi non è più possibile distingue
in modo tanto netto tra le due industre, poiché molte major non solo
usano la Tv per distribuire i loro film ma possiedono delle reti televisive
satellitari, così come la televisione (si pensi alla RAI in Italia)
contribuisce alla produzione di film per il cinema.
Dunque non è solo una questione di investimenti ma di ambiti differenti.
Esiste un mondo del cinema a cui un film fa riferimento ed esiste un
mondo della Tv. Ad esempio se oggi venisse prodotto un film in cui grande
importanza devono avere le arti marziali, questo senza dubbio farebbe
riferimento a Matrix, cosa che non è invece richiesta ad un telefilm.
Un film di fantascienza non può astenersi dall' avere come modello Guerre
Stellari e un thriller Il Silenzio degli Innocenti.
Interessante a tal proposito il discorso fatto da Roy Menarini
sul valore del sequel. Secondo lui il problema di Hannibal (sequel del
Il Silenzio degli Innocenti), non è quello di eguagliare il film di
Demme, "quanto piuttosto di ritagliarsi uno spazio di esistenza nell'ingolfato
universo dei serial killer cinematografici ¹". Ha fatto scuola,
si potrebbe dire.
Se il cinema da questo punto di vista ne risulta stereotipato, ancora
di più lo è la Tv. Quante situation comedies sembrano delle fotocopie
di altre? Da quando è comparsa la famiglia Cunningham, sembra che in
ogni casa americana, debba per forza esserci un salotto nel quale la
famiglia di turno litiga, o fa la pace. Per non parlare di veri e propri
cloni come nel caso degli Addams e i Munsters, o E.R
e Chicago Hospital, i vari avvocati come Perry Mason e
Matlock, gli investigatori un po' eccentrici come Colombo
e Kojak, o le coppie di investigatori come Starsky e Hutch,
Miami Vice ecc.
Questi sono solo alcuni esempi, ma ciò che mi interessa rendere chiaro
è che esistono due universi e cioè quello del cinema e quello della
televisione e se il loro modo di parlare è simile, il loro mondo di
riferimento è diverso. Nasce allora spontanea una domanda: per mantenere
lo spirito di un telefilm, bisogna per forza mantenere anche le medesime
coordinate visive e storiche della serie? In altre parole bisogna mantenere
a tutti i costi lo stesso look televisivo e narrare la stessa storia
già seguita in TV? D'altronde perché qualcuno dovrebbe andare a comprare
un biglietto quando può vedere la stessa cosa gratis a casa?
È possibile riuscire a mantenere lo "spirito" ed allo stesso
tempo introdurre un certo grado di originalità tale da motivare la realizzazione
di un film? A mio parere per compiere questa indagine il serial più
adatto e senza dubbio Star Trek, il quale non può essere fatto
rientrare nella categoria di semplice blockbuster per le innegabili
qualità della serie ed, a livello temporale, l'approdo sul grande schermo
è avvenuto dieci anni dopo l'interruzione dello show e quindi né troppo
presto, né troppo tardi.
Detto questo, quale trasformazione subisce un prodotto televisivo portato
al cinema? Perde il suo universo di riferimento e ne acquista un altro
e ciò sia a causa di un diverso impegno produttivo, che comporta una
modificazione dello stesso linguaggio (inquadratura, montaggio ecc.)
da un media all'altro, sia da un diverso sistema culturale.
Mi sembra allora interessante mettere a confronto tre momenti tratti
da Star Trek - L'attacco dei Borg e Star Trek - Primo Contatto.
¹ Roy Menarini, "L'altra faccia del seriale. Di tutto
un po'. Dalla serie alla parodia passando per l'autore", (a cura
di) Roy Cenerini, Segnocinema, maggio/giugno 2001, anno XXI, n 109,
p.23
Parte prima
ANALISI
1) IL PROLOGO
Se
in un telefilm, esiste quasi sempre un prologo ben circoscritto che
precede la sigla, è possibile riconoscerne uno inteso come introduzione
alla storia, anche in molti film. Nel caso di Star Trek cinematografico
il prologo ha la funzione di informare lo spettatore occasionale di
quegli elementi che gli saranno indispensabili per comprendere la storia.
Nel telefilm ha invece solo il compito di introdurla.
Non esiste nessuna analogia narrativa nel prologo di Primo Contatto
e L'attacco dei Borg, ma sarà utile vedere come il cinema conduce
lo spettatore nell'avventura narrata e come lo fa la Tv. Per
quanto riguarda il film, come prologo intenderemo i primi 11 minuti
della pellicola, cioè fino alla distruzione del cubo Borg. Nel telefilm
abbiamo inteso il prologo anche oltre la sigla e cioè fino a quando
il tenente Shelby conferma con le sue analisi, che proprio i Borg hanno
attaccato la colonia.
La prima cosa che salta agli occhi sono le similitudini più che le differenze.
La durata del prologo è praticamente la stessa (11minuti, 13secondi
il film; 11minuti il telefilm). Anche il numero delle diverse ambientazioni
è praticamente lo stesso (7 film; 6 telefilm), c'è una leggera differenza
tra il passaggio da un ambiente all'altro (15 film; 11 telefilm).Eppure
vedendo questi prologhi l'impressione che se ne ha è profondamente diversa,
soprattutto per quanto riguarda il ritmo.
Nel
film lo spettatore viene proiettato dal primo minuto in un incubo allucinante.
Assiste non solo alla prigionia del capitano ma anche alla sua trasformazione
in Borg attraverso un montaggio che non avviene in modo cronologico.
La fase dell'operazione, e cioè quella più cruenta della ferita all'occhio,
è posta alla fine della sequenza. Prima di questa Picard era già stato
trasformato completamente in un Borg. Questa inquadratura è particolarmente
significativa non solo perché si sente per la prima volta la voce della
regina Borg, ma per l'effetto della luce rossa che disturba la visione
dello spettatore. Il capitano si è trasformato in un essere mostruoso
e il Trekker lo sa perché conosce il suo passato, ma non si può dire
altrettanto per lo spettatore occasionale. È chiaro che anche
per chi non è al corrente di nessun antefatto, il sogno di Picard risulta
un incubo, ma l'ingegnoso utilizzo della luce rossa, mette lo stesso
spettatore in una condizione di disagio. Il disagio non c'era fino a
che era visibile solo il profilo del capitano, la luce si vede solo
quando questi si volta e mostra il suo viso ricoperto dall'impianto
Borg.
Questa inquadratura appare praticamente identica anche ne "L'attacco
dei Borg", quando la squadra di Shelby è stata teletrasportata sulla
nave aliena per cercare di salvare Picard. Nel film risulta avere allora
una doppia funzione: strizzare l'occhio al Trekker affezionato per assicurargli
che ciò a cui sta assistendo, pur essendo al cinema, è pur sempre Star
Trek, ed introdurre lo spettatore occasionale nel mondo dei Borg.
Dicevamo, il primo sogno si conclude con l'occhio del capitano che sta
per essere ferito. Ma l'incubo non si è ancora concluso. Pare di sì,
visto che con quella carrellata vorticosa in avanti Picard sembra svegliarsi.
C'è ancora il deturpamento, questa volta non più dall'esterno, ma dall'interno,
come se qualcosa, una specie di virus che prende la forma del ragno
meccanico, non aspettasse altro che di esplodere. È ancora una
volta il dolore a fare svegliare Picard e con sorpresa anche lo spettatore,
che ad un sogno aveva pensato, ma non a due.
Come si vede, già da queste due sequenze il ritmo risulta incalzante
e lo spettatore viene informato su quanto Picard sia rimasto traumatizzato
dall'esperienza che ha dovuto subire. Tale sapere gli viene dato non
attraverso un dialogo con un altro protagonista, ma visivamente, facendogli
vivere in prima persona che cosa vuol dire fare parte del collettivo,
che cosa vuol dire venire operato, o bisognerebbe dire tagliato, e diventare
un essere senza personalità.
È interessate notare che questo aspetto non è presente nel telefilm.
Picard ci viene mostrato quando ormai è già praticamente un Borg e non
assistiamo ad alcuna operazione. Solo in una scena, vediamo il capitano,
che comunque è già quasi del tutto trasformato, steso su un lettino
dove una macchina sta lavorando sui suoi impianti, ma ciò che sta facendo
non viene inquadrato. La m.d.p. si sofferma soltanto su una lacrima
che scende dal suo viso impassibile. Qui l'impressione non è data dal
dolore dovuto alle operazioni ma dalla perdita della propria individualità.
Ma procediamo con l'analisi del film. Dopo questo primo momento incalzante,
abbiamo una serie di sequenze di relativa calma, la prima delle quali
ci mostra l'Enterprise. La cosa che si nota maggiormente è che, a differenza
del telefilm, essa non viene mostrata semplicemente nello spazio nero,
ma lo sfondo è una coloratissima nebulosa.
Sembra davvero che l'intento sia quello di dimostrare che questo è un
prodotto cinematografico e non televisivo, e che lo spazio sul grande
schermo non è soltanto un fondo nero sul quale brillano piccole stelle,
ma un universo colorato e bellissimo. Non basta più il fascino esercitato
dalla sola Enterprise in quanto nave spaziale, perché al cinema di navi
spaziali se ne sono già viste fin troppe. Essa deve essere inserita
in un ambiente, o scenografia, che incantino lo spettatore e che lo
faccia sognare.
Quanto sono lontani i tempi della vecchia Enterprise della serie classica
quando venivano utilizzate le stesse immagini della nave in ogni puntata
e al massimo veniva cambiato il colore del pianeta attorno al quale
stava orbitando! Ma nel telefilm (anche nella TNG) l'inquadratura
dell'Enterprise nello spazio ha una pura funzione di raccordo poiché
gli sfondi hanno un compito orientativo. Vedere l'Enterprise in un telefilm
serve a far capite che nella prossima scena vedremo dei personaggi muoversi
al suo interno e dunque non serve attribuirle nessuna particolare valore
estetico. Nel caso del film invece, la nave ci viene mostrata parecchi
minuti dopo il suo inizio. Le priorità sono dunque cambiate poiché al
primo posto viene messo il ritmo e il coinvolgimento dello spettatore
che giocano anche sul suo disorientamento (i due sogni) e solo in un
secondo momento, si potrebbe dire in "modo cinematografico", viene mostrato
al pubblico dove si trova. Ciò non avverrà mai in un telefilm dove la
chiarezza è senza dubbio la regola più importante.
Ne "L'attacco dei Borg", infatti, la prima scena è proprio quella dell'Enterprise
che orbita attorno ad un pianeta e che quindi non è semplicemente nello
spazio. La voce off del capitano ci informa dai primi secondi della
situazione. Non c'è dunque alcuna ambiguità.
È interessante poi notare i modi con i quali i due media
decidono di informare sui fatti lo spettatore. Nel caso de "Primo Contatto"
le informazioni che il prologo deve trasmettere sono:
- Il rapimento del capitano, la sua trasformazione in Borg e il relativo
shock che ne è derivato;
- L'attacco dei Borg alla Terra;
- L'esclusione dell'Enterprise dalla battaglia a causa di Picard;
- La giustificazione della presenza di Worf a bordo dell'Enterprise;
- L'infondatezza dei timori della Federazione su Picard;
In "L'attacco dei Borg" abbiamo invece:
- La presentazione di Shelby esperta di Borg che si unirà all'equipaggio
fisso;
- Il timore della Federazione visto che si ritiene ancora impreparata
ad un attacco diretto;
- La riluttanza di Riker a lasciare l'Enterprise;
Si noti che le informazioni trasmesse nel film sono maggiori rispetto
a quelle del telefilm. Come già detto in precedenza tale risultato è
ovvio poiché il film non può dare per scontate troppe informazioni,
deve cioè tener presente non solo ciò che sa il Trekker più esperto,
ma anche lo spettatore occasionale. Nel telefilm invece non serve rendere
esplicito chi sono i Borg, poiché viene dato per scontato che lo si
sappia già. Tutte le informazioni del prologo non sono riferite al mondo
di Star Trek - TNG, ma a ciò che fino ad ora non si era ancora
visto. La stessa introduzione di un nuovo personaggio in questo senso
è emblematica. Shelby è sia un'esperta di Borg, elemento utile nell'economia
della storia, ma è anche colei che mira al ruolo di primo ufficiale
al posto di Riker. Lo spettatore del telefilm sa che in un modo o nell'altro
Riker non abbandonerà l'Enterprise, eppure il solo fatto che qualcuno
possa turbare l'ordine familiare di Star Trek lo infastidisce. Ciò viene
reso bene non solo nel dialogo a quattrocchi tra i due, ma anche durante
la partita a poker, quando Shelby riesce a battere Riker al suo stesso
gioco. È forse questo un presagio di ciò che accadrà in futuro?
Un film, poi, tende di più a mostrare, mentre il telefilm a raccontare.
In "Primo Contatto" vediamo Picard venire assimilato, vediamo l'attacco
del cubo Borg alla Terra, vediamo Worf in difficoltà e vediamo le navi
della Flotta Stellare impegnate in una vera e propria battaglia stellare
(o andrebbe bene dire anche Guerra!). In "L'attacco dei Borg" assistiamo
invece ad un lungo dialogo tra Picard e l'Ammiraglio, al discorso tra
Shelby e Riker e la stessa partita a poker non è altro che uno scambio
di battute tra i protagonisti.
Quando il telefilm fa vedere, lo sguardo che ne risulta è sempre piuttosto
meccanico e poco realistico. Nonostante l'alto budget, il cratere lascito
dai Borg dopo aver distrutto la colonia è chiaramente un disegno e per
quanto curato sia, è sempre riconoscibile. Per questo il valore di Star
Trek non è mai consistito nella spettacolarità, quanto, nella sua
trattazione filosofica e morale di alcune problematiche dell'umanità.
Per fare questo non è necessario mostrare catastrofiche esplosioni spaziali,
ma basta, come nel caso dell'episodio della serie classica, "Il mostro
dell'oscurità", creare un essere alieno con un po' di gomma piuma. È
chiaro che lo spettatore smaliziato del duemila, oggi pretende di più
e TNG si è dimostrata al passo con i tempi con effetti speciali
più che dignitosi. Ciò che voglio dire è che per parlare dell'incomunicabilità
tra esseri troppo diversi e della volontà di comprensione, non serve
per forza spendere milioni di dollari, ma basta un piccolo set che rappresenti
le miniere di un pianeta e Kirk, Spock e McCoy che riescono a comprendere
la situazione.
Al cinema non è così. Nessuno si sognerebbe mai di girare oggi un film
di fantascienza in cui non c'è almeno un'esplosione spaziale o comunque
qualcosa che motivi l'impegno massiccio di effetti speciali. L'importante
sembra essere vedere più che raccontare, ma è un vedere, diremmo,
fine a se stesso, che molte volte non trova motivazioni. Sono rari i
casi in cui la componente spettacolare si unisce ad una storia ben narrata
e possibilmente originale (Matrix), mentre sono molto più frequenti
i semplici blockbuster. Si pensi, per esempio, al filone di film catastrofici.
Anche in Star Trek si ripercuote questo modo di fare cinema,
e la sequenza del bombardamento del cubo Borg e relativa esplosione,
ne sono una prova.
Per concludere questa prima analisi del prologo, ritorniamo ancora un
momento sul ritmo. Come abbiamo già notato, il ritmo del film è molto
più incalzante rispetto a quello del telefilm. Ciò e dovuto non solo
per i motivi sopra elencati, vedere/narrare, maggiori informazioni
da trasmettere, ecc. ma anche da strutture profondamente diverse.
Il telefilm è obbligatoriamente diviso in cinque "atti" a causa delle
interruzioni pubblicitarie. Alla conclusione di ogni atto la curiosità
deve essere portata al massimo proprio perché lo spettatore deve essere
motivato a non cambiare canale. Il ritmo risulta allora essere profondamente
segnato da questo andamento a scalino. Infatti, dopo la pubblicità,
la situazione prima di ritornare ad essere critica per la conclusione
di un altro "atto", procede in un momento di relativa calma. È
il caso del IV "atto" ne "L'attacco dei Borg". Alla fine del III abbiamo
assistito ad una lite molto pesante tra Shelby e Riker, dove quest'ultima
consigliava al comandante di ritirarsi e lasciare il posto a lei, visto
che è un uomo che non sa rischiare. Nella sequenza successiva allo stacco
pubblicitario, sentiamo la voce off di Picard che ci informa della situazione
della nave e sulle sue preoccupazioni. Lo vediamo entrare al bar di
prora e parlare con Guinan. Questa conversazione non ha alcuna valenza
all'interno della storia raccontata, si parla semplicemente delle tradizioni
marittime del in passato e cioè sull'abitudine del capitano di fare
il giro della propria nave prima di una battaglia, eppure è estremamente
importante per il ritmo. È come assistere alla quiete prima dell'uragano.
Maggiore è il silenzio, maggiore sarà la tragedia ed, infatti, da lì
a poco Picard verrà rapito dai Borg.
Questa situazione di pausa esiste anche nel film, eppure il risultato
appare molto più macchinoso. In "Primo Contatto" l'avventura si svolge
sia sull'Enterprise che sulla Terra. Sull'astronave si svolgono gli
avvenimenti drammatici i quali vengono intervallati da siparietti comici
in cui si vede ciò che avviene sul pianeta. Tali siparietti hanno lo
stesso scopo dei "cali di tensione" alla fine di ogni atto televisivo
e cioè quello di spezzare il ritmo e di concedere un attimo di respiro
alla spettatore. Nel film però essi snaturano il carattere dei personaggi,
provocando queste pause in modo piuttosto convenzionale.
Sembra quasi che proprio lo schema rigido al quale deve attenersi la
serie, crei un ritmo per nulla banale e ben regolato, in cui i colpi
di scena risultano perfettamente dosati all'interno dell'economia della
storia. Al contrario il film, non solo sbaglia nella scelta dell'uso
di pause ironiche, ma utilizza un modo per spezzare il ritmo davvero
stereotipato.
Questo discorso vale ovviamente solo in questo caso specifico e dunque
non voglio estenderlo ad altri prodotti televisivi o cinematografici.
Ultima annotazione, anche se ovvia, il prologo in "Primo Contatto" non
è ben definito come nel telefilm, e non c'è un momento di vero e proprio
stacco prima di proseguire nella storia. Infatti, dopo l'esplosione
del cubo Borg, Enterprise si muove subito all'inseguimento della sfera
per poi ritrovarsi nel ventunesimo secolo. Non abbiamo dunque un andatura
a scalino ma diremo a onda.
La seconda parte nel prossimo numero dello Star Trek Italia Magazine.
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Martina Grusovin
Sono
nata a Gorizia il 14 ottobre 1977. Mi sono diplomata all'Istituto d'Arte
con il punteggio di cinquantadue sessantesimi, voto grazie al quale
ho potuto realizzare il mio sogno e cioè andare in Egitto, il
paese più bello del mondo, con una vacanza premio.
Mi sono laureata all'università di Trieste in lettere moderne
con una tesi, in filmologia, dal titolo: Declinazioni della serialità
cinematografica e televisiva: il caso Star Trek, ottenendo il punteggio
di cento e nove.
Attualmente collaboro con il Messaggero Veneto di Gorizia e tra poco
terrò una mia rubrica di cinema su un'emittente televisiva locale.
Sono appassionata di cinema, adoro leggere libri e fumetti, e naturalmente
amo tutto ciò che appartiene al mondo della fantascienza e del
fantasy.
Il mio uomo ideale? Orlando Bloom, versione Legolas!
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