SPAZIO, ULTIMA FRONTIERA: LA TELEVISIONE INVADE IL CINEMA
Prima Parte

di Martina Grusovin


PRESENTAZIONE


Mi è capitato spesso, da futura laureata, di sentirmi porre la seguente domanda: di che cosa parlerà la tua tesi? Quando rispondevo che l'argomento scelto era Star Trek, le reazioni erano delle più disparate. C'era chi mi guardava come se fossi un'aliena venuta da un altro pianeta e mi snobbava affermando che per noi studenti di cinema la vita è facile; altro che giurisprudenza! Altro che economia! Ma anche i miei colleghi di corso erano perplessi. Certo, per chi è intento a studiare i significati delle immagini speculari nel cinema di Kubrick, i messaggi impliciti di Fight Club, o il rapporto tra cinema e psicoanalisi, l'argomento Star Trek appare come poco intellettuale e decisamente per nulla accademico. Anche il professore con cui ho svolto la tesi, lui sì entusiasta del tema che avevo scelto, mi ha avvertita: "Mi raccomando, di fronte alla commissione, dobbiamo presentare il suo argomento di discussione nel modo più serio possibile. Sa, molti dei professori che si troverà davanti quel giorno, guadano la televisione al massimo per rivedere le commedie di Eduardo de Filippo."
Non è una novità affermare che la televisione viene snobbata dai così detti "intellettuali", i quali si vantano di non vederla mai, o al massimo di dare un'occhiata al telegiornale e a qualche tribuna politica, ma i telefilm, quelli no, assolutamente no! Se poi si comincia a parlare di fantascienza, si capisce quanto essa sia davvero un argomento tabù. Anche quella letteraria, che pure ormai ha avuto un riconoscimento internazionale grazie a scrittori come Asimov, Clarke, Bradbury, viene guardata negli ambienti accademici italiani, come un genere di serie B, quasi che la scrittura di intrattenimento fosse un brutto mostro senza alcun merito da dover accuratamente evitare. È mio parere invece che la televisione, la fantascienza e tutti i genere di intrattenimento di massa, non siano negativi di per sé, ma anzi che in una parte di essi ci sia la vera e autentica espressione del nostro tempo.

Da bambina ho guardato molta televisione, dai cartoni animati giapponesi, ai telefilm americani, compreso naturalmente Star Trek. È stata mia madre a infondermi la passione per la fantascienza e per questo gliene sarò sempre grata. Ero davvero molto piccola quando per la prima volta ho cominciato a seguire le avventure di Kirk e compagni e, anche se non mi rendevo conto molto bene di ciò che stavo guardando, l'atmosfera e i viaggi spaziali di questo bellissimo serial in qualche modo sono penetrati nella mia coscienza. Poi, con gli anni, sono diventata un'appassionata di cinema, ho deciso di studiare il suo linguaggio e i suoi meccanismi, e quando mi sono ritrovata a decidere quale sarebbe stato l'argomento della mia tesi, non ho dovuto pensarci su molto.
La televisione e il cinema, per quanto possano apparire molto simili, in realtà appartengono a due mondi diversi. La mia curiosità era di mettere a confronto questi due mondi, senza alcun preconcetto. La TV non deve sempre essere considerata come la cugina commerciale dell'arte cinematografica. Così la domanda che mi sono posta è la seguente: cosa succede se prendiamo un ottimo prodotto televisivo, come è appunto Star Trek, e lo portiamo al cinema? A rigor di logica, se già in televisione ha raggiunto risultati notevolissimi, sul grande schermo potrebbe addirittura fare cose migliori. E invece… Ma non voglio anticipare nulla. L'analisi che qui segue è un riassunto di una ricerca più ampia, che per ovvie ragioni di spazio non può essere riportata completamente. Credo, comunque, che tanto basti a dare un'idea abbastanza completa della mia ricerca.

Martina Grusovin



È un'operazione molto difficile quella di comparare dal punto di vista del linguaggio, un film e un telefilm, perché, entrambi usano mezzi molto simili, ossia le immagini in movimento. È vero che da una parte c'è il grande schermo e dall'altra il piccolo, com'è vero che lo spettatore da una parte si trova di fronte ad un fascio di luce proiettata su una superficie, mentre dall'altra ha una scatola che proietta la luce sul suo viso, ecc.
È ovvio che una cosa è guardare un film in Tv e una cosa è guardare il medesimo film al cinema e ciò anche a causa del formato, delle interruzioni pubblicitarie ecc., così come è profondamente diverso un prodotto fatto appositamente per la televisione e un fatto per il cinema. Ma se è vero che cinema e televisione usano gli stessi codici (inquadrature, montaggio, ecc.) lo fanno però in modo completamente diverso e questo perché appartengono a due apparati diversi. Semplificando si potrebbe parlare di una semplice questione di budget e di interessi differenti. Ciò è vero, ma non bisogna dimenticare quanto in questi ultimi anni ci sia stata una compenetrazione tra l'industria del cinema e quella televisiva. Già dagli anni cinquanta in America, le maggiori reti televisive ricorrevano a Hollywood per i loro telefilm e per i lungometraggi. Oggi non è più possibile distingue in modo tanto netto tra le due industre, poiché molte major non solo usano la Tv per distribuire i loro film ma possiedono delle reti televisive satellitari, così come la televisione (si pensi alla RAI in Italia) contribuisce alla produzione di film per il cinema.
Dunque non è solo una questione di investimenti ma di ambiti differenti. Esiste un mondo del cinema a cui un film fa riferimento ed esiste un mondo della Tv. Ad esempio se oggi venisse prodotto un film in cui grande importanza devono avere le arti marziali, questo senza dubbio farebbe riferimento a Matrix, cosa che non è invece richiesta ad un telefilm. Un film di fantascienza non può astenersi dall' avere come modello Guerre Stellari e un thriller Il Silenzio degli Innocenti.

Interessante a tal proposito il discorso fatto da Roy Menarini sul valore del sequel. Secondo lui il problema di Hannibal (sequel del Il Silenzio degli Innocenti), non è quello di eguagliare il film di Demme, "quanto piuttosto di ritagliarsi uno spazio di esistenza nell'ingolfato universo dei serial killer cinematografici ¹". Ha fatto scuola, si potrebbe dire.
Se il cinema da questo punto di vista ne risulta stereotipato, ancora di più lo è la Tv. Quante situation comedies sembrano delle fotocopie di altre? Da quando è comparsa la famiglia Cunningham, sembra che in ogni casa americana, debba per forza esserci un salotto nel quale la famiglia di turno litiga, o fa la pace. Per non parlare di veri e propri cloni come nel caso degli Addams e i Munsters, o E.R e Chicago Hospital, i vari avvocati come Perry Mason e Matlock, gli investigatori un po' eccentrici come Colombo e Kojak, o le coppie di investigatori come Starsky e Hutch, Miami Vice ecc.

Questi sono solo alcuni esempi, ma ciò che mi interessa rendere chiaro è che esistono due universi e cioè quello del cinema e quello della televisione e se il loro modo di parlare è simile, il loro mondo di riferimento è diverso. Nasce allora spontanea una domanda: per mantenere lo spirito di un telefilm, bisogna per forza mantenere anche le medesime coordinate visive e storiche della serie? In altre parole bisogna mantenere a tutti i costi lo stesso look televisivo e narrare la stessa storia già seguita in TV? D'altronde perché qualcuno dovrebbe andare a comprare un biglietto quando può vedere la stessa cosa gratis a casa?
È possibile riuscire a mantenere lo "spirito" ed allo stesso tempo introdurre un certo grado di originalità tale da motivare la realizzazione di un film? A mio parere per compiere questa indagine il serial più adatto e senza dubbio Star Trek, il quale non può essere fatto rientrare nella categoria di semplice blockbuster per le innegabili qualità della serie ed, a livello temporale, l'approdo sul grande schermo è avvenuto dieci anni dopo l'interruzione dello show e quindi né troppo presto, né troppo tardi.
Detto questo, quale trasformazione subisce un prodotto televisivo portato al cinema? Perde il suo universo di riferimento e ne acquista un altro e ciò sia a causa di un diverso impegno produttivo, che comporta una modificazione dello stesso linguaggio (inquadratura, montaggio ecc.) da un media all'altro, sia da un diverso sistema culturale.
Mi sembra allora interessante mettere a confronto tre momenti tratti da Star Trek - L'attacco dei Borg e Star Trek - Primo Contatto.


¹ Roy Menarini, "L'altra faccia del seriale. Di tutto un po'. Dalla serie alla parodia passando per l'autore", (a cura di) Roy Cenerini, Segnocinema, maggio/giugno 2001, anno XXI, n 109, p.23


Parte prima


ANALISI

1) IL PROLOGO

Se in un telefilm, esiste quasi sempre un prologo ben circoscritto che precede la sigla, è possibile riconoscerne uno inteso come introduzione alla storia, anche in molti film. Nel caso di Star Trek cinematografico il prologo ha la funzione di informare lo spettatore occasionale di quegli elementi che gli saranno indispensabili per comprendere la storia. Nel telefilm ha invece solo il compito di introdurla.
Non esiste nessuna analogia narrativa nel prologo di Primo Contatto e L'attacco dei Borg, ma sarà utile vedere come il cinema conduce lo spettatore nell'avventura narrata e come lo fa la Tv. Per quanto riguarda il film, come prologo intenderemo i primi 11 minuti della pellicola, cioè fino alla distruzione del cubo Borg. Nel telefilm abbiamo inteso il prologo anche oltre la sigla e cioè fino a quando il tenente Shelby conferma con le sue analisi, che proprio i Borg hanno attaccato la colonia.

La prima cosa che salta agli occhi sono le similitudini più che le differenze. La durata del prologo è praticamente la stessa (11minuti, 13secondi il film; 11minuti il telefilm). Anche il numero delle diverse ambientazioni è praticamente lo stesso (7 film; 6 telefilm), c'è una leggera differenza tra il passaggio da un ambiente all'altro (15 film; 11 telefilm).Eppure vedendo questi prologhi l'impressione che se ne ha è profondamente diversa, soprattutto per quanto riguarda il ritmo.
Nel film lo spettatore viene proiettato dal primo minuto in un incubo allucinante. Assiste non solo alla prigionia del capitano ma anche alla sua trasformazione in Borg attraverso un montaggio che non avviene in modo cronologico. La fase dell'operazione, e cioè quella più cruenta della ferita all'occhio, è posta alla fine della sequenza. Prima di questa Picard era già stato trasformato completamente in un Borg. Questa inquadratura è particolarmente significativa non solo perché si sente per la prima volta la voce della regina Borg, ma per l'effetto della luce rossa che disturba la visione dello spettatore. Il capitano si è trasformato in un essere mostruoso e il Trekker lo sa perché conosce il suo passato, ma non si può dire altrettanto per lo spettatore occasionale. È chiaro che anche per chi non è al corrente di nessun antefatto, il sogno di Picard risulta un incubo, ma l'ingegnoso utilizzo della luce rossa, mette lo stesso spettatore in una condizione di disagio. Il disagio non c'era fino a che era visibile solo il profilo del capitano, la luce si vede solo quando questi si volta e mostra il suo viso ricoperto dall'impianto Borg.
Questa inquadratura appare praticamente identica anche ne "L'attacco dei Borg", quando la squadra di Shelby è stata teletrasportata sulla nave aliena per cercare di salvare Picard. Nel film risulta avere allora una doppia funzione: strizzare l'occhio al Trekker affezionato per assicurargli che ciò a cui sta assistendo, pur essendo al cinema, è pur sempre Star Trek, ed introdurre lo spettatore occasionale nel mondo dei Borg.
Dicevamo, il primo sogno si conclude con l'occhio del capitano che sta per essere ferito. Ma l'incubo non si è ancora concluso. Pare di sì, visto che con quella carrellata vorticosa in avanti Picard sembra svegliarsi. C'è ancora il deturpamento, questa volta non più dall'esterno, ma dall'interno, come se qualcosa, una specie di virus che prende la forma del ragno meccanico, non aspettasse altro che di esplodere. È ancora una volta il dolore a fare svegliare Picard e con sorpresa anche lo spettatore, che ad un sogno aveva pensato, ma non a due.
Come si vede, già da queste due sequenze il ritmo risulta incalzante e lo spettatore viene informato su quanto Picard sia rimasto traumatizzato dall'esperienza che ha dovuto subire. Tale sapere gli viene dato non attraverso un dialogo con un altro protagonista, ma visivamente, facendogli vivere in prima persona che cosa vuol dire fare parte del collettivo, che cosa vuol dire venire operato, o bisognerebbe dire tagliato, e diventare un essere senza personalità.

È interessate notare che questo aspetto non è presente nel telefilm. Picard ci viene mostrato quando ormai è già praticamente un Borg e non assistiamo ad alcuna operazione. Solo in una scena, vediamo il capitano, che comunque è già quasi del tutto trasformato, steso su un lettino dove una macchina sta lavorando sui suoi impianti, ma ciò che sta facendo non viene inquadrato. La m.d.p. si sofferma soltanto su una lacrima che scende dal suo viso impassibile. Qui l'impressione non è data dal dolore dovuto alle operazioni ma dalla perdita della propria individualità.
Ma procediamo con l'analisi del film. Dopo questo primo momento incalzante, abbiamo una serie di sequenze di relativa calma, la prima delle quali ci mostra l'Enterprise. La cosa che si nota maggiormente è che, a differenza del telefilm, essa non viene mostrata semplicemente nello spazio nero, ma lo sfondo è una coloratissima nebulosa.
Sembra davvero che l'intento sia quello di dimostrare che questo è un prodotto cinematografico e non televisivo, e che lo spazio sul grande schermo non è soltanto un fondo nero sul quale brillano piccole stelle, ma un universo colorato e bellissimo. Non basta più il fascino esercitato dalla sola Enterprise in quanto nave spaziale, perché al cinema di navi spaziali se ne sono già viste fin troppe. Essa deve essere inserita in un ambiente, o scenografia, che incantino lo spettatore e che lo faccia sognare.
Quanto sono lontani i tempi della vecchia Enterprise della serie classica quando venivano utilizzate le stesse immagini della nave in ogni puntata e al massimo veniva cambiato il colore del pianeta attorno al quale stava orbitando! Ma nel telefilm (anche nella TNG) l'inquadratura dell'Enterprise nello spazio ha una pura funzione di raccordo poiché gli sfondi hanno un compito orientativo. Vedere l'Enterprise in un telefilm serve a far capite che nella prossima scena vedremo dei personaggi muoversi al suo interno e dunque non serve attribuirle nessuna particolare valore estetico. Nel caso del film invece, la nave ci viene mostrata parecchi minuti dopo il suo inizio. Le priorità sono dunque cambiate poiché al primo posto viene messo il ritmo e il coinvolgimento dello spettatore che giocano anche sul suo disorientamento (i due sogni) e solo in un secondo momento, si potrebbe dire in "modo cinematografico", viene mostrato al pubblico dove si trova. Ciò non avverrà mai in un telefilm dove la chiarezza è senza dubbio la regola più importante.
Ne "L'attacco dei Borg", infatti, la prima scena è proprio quella dell'Enterprise che orbita attorno ad un pianeta e che quindi non è semplicemente nello spazio. La voce off del capitano ci informa dai primi secondi della situazione. Non c'è dunque alcuna ambiguità.

È interessante poi notare i modi con i quali i due media decidono di informare sui fatti lo spettatore. Nel caso de "Primo Contatto" le informazioni che il prologo deve trasmettere sono:
- Il rapimento del capitano, la sua trasformazione in Borg e il relativo shock che ne è derivato;
- L'attacco dei Borg alla Terra;
- L'esclusione dell'Enterprise dalla battaglia a causa di Picard;
- La giustificazione della presenza di Worf a bordo dell'Enterprise;
- L'infondatezza dei timori della Federazione su Picard;
In "L'attacco dei Borg" abbiamo invece:
- La presentazione di Shelby esperta di Borg che si unirà all'equipaggio fisso;
- Il timore della Federazione visto che si ritiene ancora impreparata ad un attacco diretto;
- La riluttanza di Riker a lasciare l'Enterprise;

Si noti che le informazioni trasmesse nel film sono maggiori rispetto a quelle del telefilm. Come già detto in precedenza tale risultato è ovvio poiché il film non può dare per scontate troppe informazioni, deve cioè tener presente non solo ciò che sa il Trekker più esperto, ma anche lo spettatore occasionale. Nel telefilm invece non serve rendere esplicito chi sono i Borg, poiché viene dato per scontato che lo si sappia già. Tutte le informazioni del prologo non sono riferite al mondo di Star Trek - TNG, ma a ciò che fino ad ora non si era ancora visto. La stessa introduzione di un nuovo personaggio in questo senso è emblematica. Shelby è sia un'esperta di Borg, elemento utile nell'economia della storia, ma è anche colei che mira al ruolo di primo ufficiale al posto di Riker. Lo spettatore del telefilm sa che in un modo o nell'altro Riker non abbandonerà l'Enterprise, eppure il solo fatto che qualcuno possa turbare l'ordine familiare di Star Trek lo infastidisce. Ciò viene reso bene non solo nel dialogo a quattrocchi tra i due, ma anche durante la partita a poker, quando Shelby riesce a battere Riker al suo stesso gioco. È forse questo un presagio di ciò che accadrà in futuro?

Un film, poi, tende di più a mostrare, mentre il telefilm a raccontare. In "Primo Contatto" vediamo Picard venire assimilato, vediamo l'attacco del cubo Borg alla Terra, vediamo Worf in difficoltà e vediamo le navi della Flotta Stellare impegnate in una vera e propria battaglia stellare (o andrebbe bene dire anche Guerra!). In "L'attacco dei Borg" assistiamo invece ad un lungo dialogo tra Picard e l'Ammiraglio, al discorso tra Shelby e Riker e la stessa partita a poker non è altro che uno scambio di battute tra i protagonisti.
Quando il telefilm fa vedere, lo sguardo che ne risulta è sempre piuttosto meccanico e poco realistico. Nonostante l'alto budget, il cratere lascito dai Borg dopo aver distrutto la colonia è chiaramente un disegno e per quanto curato sia, è sempre riconoscibile. Per questo il valore di Star Trek non è mai consistito nella spettacolarità, quanto, nella sua trattazione filosofica e morale di alcune problematiche dell'umanità. Per fare questo non è necessario mostrare catastrofiche esplosioni spaziali, ma basta, come nel caso dell'episodio della serie classica, "Il mostro dell'oscurità", creare un essere alieno con un po' di gomma piuma. È chiaro che lo spettatore smaliziato del duemila, oggi pretende di più e TNG si è dimostrata al passo con i tempi con effetti speciali più che dignitosi. Ciò che voglio dire è che per parlare dell'incomunicabilità tra esseri troppo diversi e della volontà di comprensione, non serve per forza spendere milioni di dollari, ma basta un piccolo set che rappresenti le miniere di un pianeta e Kirk, Spock e McCoy che riescono a comprendere la situazione.
Al cinema non è così. Nessuno si sognerebbe mai di girare oggi un film di fantascienza in cui non c'è almeno un'esplosione spaziale o comunque qualcosa che motivi l'impegno massiccio di effetti speciali. L'importante sembra essere vedere più che raccontare, ma è un vedere, diremmo, fine a se stesso, che molte volte non trova motivazioni. Sono rari i casi in cui la componente spettacolare si unisce ad una storia ben narrata e possibilmente originale (Matrix), mentre sono molto più frequenti i semplici blockbuster. Si pensi, per esempio, al filone di film catastrofici.
Anche in Star Trek si ripercuote questo modo di fare cinema, e la sequenza del bombardamento del cubo Borg e relativa esplosione, ne sono una prova.

Per concludere questa prima analisi del prologo, ritorniamo ancora un momento sul ritmo. Come abbiamo già notato, il ritmo del film è molto più incalzante rispetto a quello del telefilm. Ciò e dovuto non solo per i motivi sopra elencati, vedere/narrare, maggiori informazioni da trasmettere, ecc. ma anche da strutture profondamente diverse.
Il telefilm è obbligatoriamente diviso in cinque "atti" a causa delle interruzioni pubblicitarie. Alla conclusione di ogni atto la curiosità deve essere portata al massimo proprio perché lo spettatore deve essere motivato a non cambiare canale. Il ritmo risulta allora essere profondamente segnato da questo andamento a scalino. Infatti, dopo la pubblicità, la situazione prima di ritornare ad essere critica per la conclusione di un altro "atto", procede in un momento di relativa calma. È il caso del IV "atto" ne "L'attacco dei Borg". Alla fine del III abbiamo assistito ad una lite molto pesante tra Shelby e Riker, dove quest'ultima consigliava al comandante di ritirarsi e lasciare il posto a lei, visto che è un uomo che non sa rischiare. Nella sequenza successiva allo stacco pubblicitario, sentiamo la voce off di Picard che ci informa della situazione della nave e sulle sue preoccupazioni. Lo vediamo entrare al bar di prora e parlare con Guinan. Questa conversazione non ha alcuna valenza all'interno della storia raccontata, si parla semplicemente delle tradizioni marittime del in passato e cioè sull'abitudine del capitano di fare il giro della propria nave prima di una battaglia, eppure è estremamente importante per il ritmo. È come assistere alla quiete prima dell'uragano. Maggiore è il silenzio, maggiore sarà la tragedia ed, infatti, da lì a poco Picard verrà rapito dai Borg.
Questa situazione di pausa esiste anche nel film, eppure il risultato appare molto più macchinoso. In "Primo Contatto" l'avventura si svolge sia sull'Enterprise che sulla Terra. Sull'astronave si svolgono gli avvenimenti drammatici i quali vengono intervallati da siparietti comici in cui si vede ciò che avviene sul pianeta. Tali siparietti hanno lo stesso scopo dei "cali di tensione" alla fine di ogni atto televisivo e cioè quello di spezzare il ritmo e di concedere un attimo di respiro alla spettatore. Nel film però essi snaturano il carattere dei personaggi, provocando queste pause in modo piuttosto convenzionale.
Sembra quasi che proprio lo schema rigido al quale deve attenersi la serie, crei un ritmo per nulla banale e ben regolato, in cui i colpi di scena risultano perfettamente dosati all'interno dell'economia della storia. Al contrario il film, non solo sbaglia nella scelta dell'uso di pause ironiche, ma utilizza un modo per spezzare il ritmo davvero stereotipato.
Questo discorso vale ovviamente solo in questo caso specifico e dunque non voglio estenderlo ad altri prodotti televisivi o cinematografici.
Ultima annotazione, anche se ovvia, il prologo in "Primo Contatto" non è ben definito come nel telefilm, e non c'è un momento di vero e proprio stacco prima di proseguire nella storia. Infatti, dopo l'esplosione del cubo Borg, Enterprise si muove subito all'inseguimento della sfera per poi ritrovarsi nel ventunesimo secolo. Non abbiamo dunque un andatura a scalino ma diremo a onda.

La seconda parte nel prossimo numero dello Star Trek Italia Magazine.

-------------------------------------------------

Martina Grusovin

Sono nata a Gorizia il 14 ottobre 1977. Mi sono diplomata all'Istituto d'Arte con il punteggio di cinquantadue sessantesimi, voto grazie al quale ho potuto realizzare il mio sogno e cioè andare in Egitto, il paese più bello del mondo, con una vacanza premio.
Mi sono laureata all'università di Trieste in lettere moderne con una tesi, in filmologia, dal titolo: Declinazioni della serialità cinematografica e televisiva: il caso Star Trek, ottenendo il punteggio di cento e nove.
Attualmente collaboro con il Messaggero Veneto di Gorizia e tra poco terrò una mia rubrica di cinema su un'emittente televisiva locale.
Sono appassionata di cinema, adoro leggere libri e fumetti, e naturalmente amo tutto ciò che appartiene al mondo della fantascienza e del fantasy.
Il mio uomo ideale? Orlando Bloom, versione Legolas!



Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp Mail