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Chi è Armando Adolgiso? Sessantatreenne
napoletano, in soldoni possiamo definirlo un uomo di cultura, ma chissà
se questa definizione gli piacerebbe. Sceneggiatore, regista e produttore
teatrale, autore di sceneggiati televisivi e trasmissioni culturali per
l'Istituto Luce (che con grossa dose di autoironia definisce robe pallosissime,
del tipo la cultura come noia), ha creato e allestito per Radio RAI alcuni
dei romanzi radiofonici che hanno fatto storia, da Brecht a Dino Buzzati,
da Cechov (Anton, Anton!) a Moravia... ma è impossibile sintetizzare la
sua variegata carriera in poche righe.
Ma...
che c'entra tutto questo con Star Trek? Armando ha dedicato uno spicchio
del suo tempo e dei suoi gusti alla creatura televisiva di Gene Roddenberry.
Sul sito è archiviato un nutrito database di interviste realizzate ad
esponenti del mondo del cinema, del teatro, dell'imprenditoria... a cui
Armando rivolge una serie di domande, distaccandosi però dal format di
un'intervista tradizionale, e avvicinandosi all'informale chiacchierata
davanti ad un bicchiere di vino. A chi il Bianco Fiagre di Antonio Caggiano,
a chi il Malvasia Dolce dei Colli Piacentini... e siamo pronti a scommettere
sulla presenza di qualche piatto di affettati sotto al naso dell'interlocutore
di turno.
Dialoghi spazianti fra filosofia e informatica, libri e fantascienza,
leccornie da slow food e Star Trek, in un percorso assolutamente non frammentato.
Intriganti le domande, a volte spiazzanti, ma è anche divertente leggere,
qua e là, gl'imbarazzi dell'interlocutore, che comunque non esita a mettersi
in gioco, improvvisando divertito quando non sa e compiaciuto di dilungarsi
quando sa. Illuminante in questo filone la risposta che dà ad Armando
Errico Buonanno, ventiquattrenne autore di testi teatrali e di sceneggiature
per il cinema e la televisione, vincitore della XIV edizione del Premio
Calvino con il titolo mozartiano "Piccola serenata notturna", suo
romanzo d'esordio.
Armando - A tutti gli ospiti di questa taverna spaziale, prima
di lasciarci, chiedo di fare una riflessione su Star Trek, non necessariamente
elogiativa…che cosa rappresenta quel videomito nel nostro immaginario?
Errico - Mille lodi all'Enterprise! Io mi sono domandato sempre
se Star Trek prendesse la fantascienza come semplice pretesto oppure se,
meglio di tutti, avesse capito quale fosse l'essenza del genere. Pensa
alla tutina gialla del Capitano Kirk (L'ultima volta che l'ho visto aveva
fatto carriera: fagli le mie congratulazioni). Era così ignara di astrofisica
o meccanica, quella tutina! Kirk era l'esploratore inglese nell'Ottocento
che andava in India in smoking. Star Trek è Kipling, è fanta-esplorazione,
è l'incontro con l'altro. E questo può essere un "altro" filosofico, letterario,
cinematografico addirittura: ricordi quando nella Next Generation l'Enterprise
finisce su un pianeta fatto come la Chicago anni '40 di un film noir?
È fantascienza, questa? E l'Odissea, è veramente un libro di viaggio?
Illuminante e divertente al contempo, questo in fondo è il modo ideale
di fruire di Star Trek: un'opera televisiva d'intrattenimento, ma contenente
molteplici livelli di lettura. Come diceva quel vecchio motto che omaggiava
la nostra serie preferita?
"It makes us wonder. It makes us smile. But most of all, it makes us
think."
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