Il
caldo torrido di questi giorni e il conseguente drammatico aumento del
livello di ozono in alcune delle regioni più trafficate della regione,
ha portato il governo del mio paese a prendere alcuni provvedimenti,
laddove possibile, per limitare, allorché frenare sarebbe a dir poco
utopico, l'avanzamento di questo problema. Così l'altro giorno, mentre
mi immettevo nell'autostrada con una lunga lista di cose da fare e come
al solito di corsa e in ritardo sulla mia tabella di marcia, mi accorsi
di un piccolo cambiamento: la segnaletica limitava la velocità ai soli
80 chilometri orari su tutto l'arco autostradale. Vi garantisco che
ridurre così la velocità su un tratto di autostrada i cui limiti normali
di 120 chilometri orari stanno già stretti e col la nostra solita smania
di correre e fare il tutto il prima possibile é tuttaltro che impresa
facile.
La tentazione di superare quella soglia fu forte, soprattutto quando
nella mia testa cominciarono a risuonare frasi come "Come può influire
la mia piccola auto sulla tragica situazione mondiale dell'inquinamento?"
Alcune auto rispettavano come il sottoscritto il limite imposto, altre,
invece, sfrecciavano incuranti di questa iniziativa.
Gli esperti confermano che se tutti limiteremo la nostra velocità su
tutte le strade del cantone, potremo abbassare notevolmente il tasso
dell'inquinamento (dati alla mano di un analogo esperimento fatto anni
addietro), ma come non sentirsi davvero un granello di sabbia nel deserto
davanti alla grandezza del problema? Eppure, in cuor mio, ho fatto di
tutto per rispettare quel limite e ci sono, bene o male, riuscito. Non
so come in coscienza avrei potuto ancora criticare Bush e la sua politica
incurante dell'ambiente o mal giudicare cacciatori illegali o grandi
industrie inquinanti se io nel mio piccolo non facevo qualcosa.
Forse il caldo ha bruciato anche i pochi miei neuroni rimasti e sto
entrando nel grande padiglione dei luoghi comuni, ma è lo stesso esempio
di chi non va a votare sostenendo che di sicuro il suo voto non cambierà
l'esito della votazione.
Tutta questa premessa per dire che alla fine, noi, uomini comuni, singoli
individui normali che tutti i giorni ci alziamo la mattina presto per
andare a lavorare e che torniamo la sera casa stanchi morti, a volte
ci sentiamo davvero troppo piccoli ed insignificanti in questo grande
mondo…o universo. Tutto sembra nelle mani di pochi uomini, noi ci sentiamo
pedine alla balia delle loro decisioni. A noi non ci resta che protestare,
lamentarci, c'è chi si riunisce e scende in piazza, c'è chi invece impazzisce
di continuo tra le mura domestiche: ma alla fine il problema è sempre
quello: noi come singoli individui valiamo davvero qualcosa su grande
scala?
Quale significato possiamo dare alle nostre esistenze? Non siamo Supereroi
o santi che verranno ricordati per le loro grandi gesta, né politici
ricordati per le loro grandi decisioni (giuste e sbagliate che siano),
né artisti ricordati per quello che hanno saputo donare alla nostre
menti e alle nostre anime, né grandi scienziati che verranno ricordati
ogni volta che si usa una pila o si accende la televisione.
Facciamo
parte di quel 99% della popolazione che vive nell'ombra, e che, spesso,
quando guarda verso le stelle, non può che provare un'immensa solitudine
e piccolezza.
L'unica consolazione che avevano i dannati dell'Inferno dantesco era
quella di essere ricordati dai mortali ancora in vita. Spesso chiedevano
a Dante e Virgilio se le loro gesta, per quanto peccaminose, venissero
ancora discusse e chiacchierate tra gli uomini del mondo. È poi
davvero solo una magra consolazione?
L'altro giorno ho visto uno dei più squisiti episodi di Deep Space Nine,
facente parte della prima stagione, "Duet" ("Colpevole ad
ogni costo") Il personaggio di Marritza mi ha comunicato
tutta quella tristezza e angoscia che vi ho descritto sopra, solo che
nel suo caso possiamo affermare che le motivazioni sono ancora più forti.
Per chi si fosse perso o dimenticato la puntata, negligenza alla quale
consiglio caldamente di porre rimedio, ricorderò che Marritza arriva
a bordo della stazione spaziale Deep
Space
Nine e fa in modo di portare le indagini verso la scoperta, da parte
di Kira, che lui altri non è se non Gul Darhe'el, a capo dei
campi di concentramento di Gallitep, dove venivano barbaramente
rinchiusi, seviziati e uccisi i Bajoriani e che Kira stessa aveva aiutato
a liberare. In realtà si scopre successivamente che Marritza altri non
è che un semplice e banale archivista che lavorava sì a Gallitep, ma
che non aveva mai fatto nulla di male. Tutte le notti al campo, però
egli doveva fare i conti con la sua inutilità, la sua piccolezza e la
sua incapacità di fare concretamente qualcosa per aiutare tutte quelle
persone di cui sentiva in lontananza le grida e i lamenti. Così piangeva
e si torturava. Oggi Marritza ha deciso di cercare una redenzione a
tutto questo e ha voluto donarsi ai Bajoriani quale colpevole per poter
dare un significato a quella trasparente esistenza finora vissuta, nonostante
questo gli costi l'onore e la vita.
Il personaggio di Marritza stringe il cuore. La sua insignificanza rispetto
ai grandi intrighi politici e di guerra lo pone davanti ad una scelta
estrema. Pur di venire ricordato e di dare un significato alla sua vita,
egli rinuncia alla sua integrità, al suo onore e alla sua vita stessa.
Egli cerca, nell'aiutare i Bajoriani, un significato più alto alla sua
"banale" esistenza.
Dove sbaglia, se poi sbaglia davvero, Marritza? Difficile giudicare
un personaggio del genere. Di sicuro egli capisce di non poter continuare
a vivere con questo fardello di insignificanza e cerca di fare qualcosa
che prima di tutto plachi i suoi sensi di colpa e che, secondariamente,
possa dare a lui stesso un significato: sceglie quindi di diventare
un martire. Ha successo?
Il finale della puntata è volutamente aperto. Alla fine, quando il suo
piano viene smascherato, sembra di no, ma l'ultima scena riapre almeno
in parte il dibattito. A prescindere dal successo o meno della sua impresa,
il suo errore, se c'è stato, è forse stato quello di voler esagerare.
Forse non era necessario dover a tutti i costi spingersi così in là
per poter sentirsi qualcuno con la "Q" maiuscola.
Ma come biasimarlo? Quante volte avrà anche lui guardato il cielo e
la strade gremite di Cardassia e si sarà sentito un'impotente formica
del formicaio?
Come
detto prima, proprio come ci sentiamo noi a volte! Ad un certo punto,
tornando al mio banale esempio autostradale, ho avuto la forte tentazione
di fare anche io qualcosa di più. Stufo di vedere altri automobilisti
fregarsene dei nuovi limiti di velocità, o forse stufo io di sentirmi
l'unico granello di sabbia ad avere un concetto più globale (leggi:
"l'unico idiota del branco a sorbirsi tutta la strada a quella
velocità"), avevo quasi voglia di mettermi sulla corsia di sorpasso
a velocità ridotta, bloccando così la corsa di tutti quegli automobilisti
incuranti del nostro ambiente. Forse in quel momento, nonostante le
giuste intenzioni, avrei varcato il limite della mia possibilità di
intervento. Avrei anche potuto sdraiarmi in mezzo alla strada impedendo
così alle macchine di passare o architettare qualcosa di peggio ancora.
Ma ognuno di noi, alla fine, deve vivere nelle sue giuste dimensioni,
per quanto piccole.
Deve capire che anche se al cospetto del mondo possiamo sembrare insignificanti,
viceversa ognuno di noi è immenso per il mondo stesso e per coloro che
ci circondano.
Forse siamo davvero solo un granello di sabbia nel deserto, ma davanti
a tutta questa immensità ognuno di noi ha ancora la possibilità e la
capacità di distinguersi sugli altri granelli e questo fa di noi esseri
unici: un gesto, un sorriso, una parola, un limite di velocità rispettato,
una mano tesa verso il nemico di sempre…e siamo tutti un universo intero.
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