APELLE
di (in ordine rigorosamente alfabetico)
Paolo Longarini e Francesco Spadaro



Non ho nessuna intenzione di lasciare la Luna. I cantieri di Utopia Planitia sono la mia vita. Sì, lo so che il progetto dell'ultimo modello di astronave è stato sospeso dalla Federazione, ma non ci si può arrendere così facilmente. Non deve essere così difficile rimettersi al lavoro dopo aver considerato che se i Ferengi adesso fanno astronavi veloci a buon mercato, non fanno certo navi che hanno la classe di quelle fatte da noi. L'ultima Enterprise era una meraviglia, Picard in persona è venuto a complimentarsi da noi del reparto tappezzerie. Poi sono arrivati gli ingegneri dell'Accademia di Sirio, quelli che passavano il tempo a bere caffè nel Mare della Tranquillità. E iniziò il progetto "Apelle". "Non appena un nuovo tipo di astronave ma un nuovo concetto di astronave" dicevano, ma nessuno sapeva nulla di quello che avevano intenzione di fare.
La prima cosa da fare, comunque, è dare una ripulita alla casa.
Frargh ha lasciato impronte dappertutto, e non c'è un tegame che non sia incrostato.
L'isolatore spettrografico è fuori uso, il pulitore ad accoppiamento spettrale è a riparare, il sistema di dissipazione polarizzata fa un rumore infernale e io ho mal di testa, come tutte le volte che eccedo con i gamberi di Amargosa.
Alle venti arriva Luisa, già la sento: "Come sta il mio piccolo George?".
Ma perché non mi chiama mai col mio vero nome, Piergiorgio?
Sette anni di matrimonio e già non la sopporto.
L'anno scorso la tolleravo a stento.
Due anni fa ero bravo a nascondere il disgusto quando mi si avvicinava.
Sei anni fa riuscivo a stare un solo giorno fuori per ogni giorno passato in casa.
Al matrimonio l'ho addirittura baciata.
So che sta per arrivare la domanda. Siete come tutti gli altri, non potete resistere. Gli alluci vi tremano, le palpebre battono, siete in uno stato quasi allucinatorio in cui potreste rinunciare a tutto (all'ultima fetta di Viennetta, alla Kamchtatka, che va difesa fino alla morte contro ogni tipo di strategia, a scrivere il numero di telefono della Bombazzi, ex-compagna di accademia che, per motivi a voi oscuri chiamano "Folletto", ma cominciate a sospettare che non si riferiscano a nessuna favola), ma non al formulare LA domanda: perché diamine l'ho sposata?
"Amo i suoi difetti", mi dicevo. "Le sue imperfezioni la rendono irresistibile" mi ripetevo quando era necessario spiegare a me stesso perché non riuscivo a stare senza di lei e la volevo sposare per averla con me pure sulla Luna. Ogni cosa che vivevo, nel momento stesso che accadeva, esisteva anche per raccontarla a lei, per sentire il suo partecipare con gioia o dolore ad ogni istante della mia vita sulla terra. Ma sulla luna qualcosa rese tutto differente, cominciai a non sentirmi più il suo "piccolo George" sin dalle prime volte che cominciammo ad andare al cinema a bassa gravità, guardavo il film con lei e avrei voluto essere andato da solo.

Le venti e trenta e nessuna notizia di Luisa.
Suona il Videoprunch. Perché lo hanno chiamato così? È solo un videocitofono, ma gli hanno messo il retinografo, lo scandaglio caratteriale e il dissuasore per propagandisti ed è diventato Videoprunch.
"Piergiorgio Ferrazza?" "Così c'è scritto sulla targhetta del Videoprunch".
Accento napoletano. Ferengi. Mai visto.
"Non ho ordinato pizze, ma se ne avete una coi carciofini la prendo".
"Non sono qui per portare pizze. Deve venire con me. Problemi al reparto tappezzeria".
"Si è raggrinzita la finta pelle di Gtarf nelle poltroncine? Non è un problema da risolvere a tarda sera".
"Scenda. È importante".
"Mi risulta che ci sia un team efficientissimo, gli ingegneri di Sirio. Il mio reparto è chiuso per ristrutturazione".
"C'è bisogno di lei. Adesso".
"All'Accademia di Sirio non insegnavano bene a tagliare il Dacron? O sono i soliti sfilacciamenti del Carbonio?"
"Ne parliamo ai Cantieri. Scenda e venga con me".
"Non so neppure chi sia lei. Può anche essere un maniaco che vende foto di chiappe di terrestri. Mio cugino si è ritrovato con mezza Risa che trafficava interi album col suo posteriore. Non scendo".
"C'è una persona con me. Le parlerà lui".
Sullo schermo del Videoprunch apparve il volto inconfondibile di Kartuat, il Luriano. Era stato il mio capo per un anno e mezzo. Quando arrivo ai Cantieri, noto subito che il reparto tappezzerie è stato riverniciato di azzurro, e che hanno ripiastrellato i pavimenti.
Poi vedo ciò che non mi sarei mai aspettato di vedere.
Luisa.

Un'uniforme della flotta stellare.
Un grado superiore al mio.
Il tutto contemporaneamente.
Sarei stato in grado di sopportarlo in una qualsiasi altra combinazione: Luisa, che dopo averla buttata nel più grande Wok che la storia ricordi abbia un grado di cottura superiore al mio; Luisa in un'uniforme della flotta stellare che fa il mozzo di bordo ed io l'intrepido capitano che deve punirla perché lei gli ha appena rovesciato sui pantaloni il caffè (ma lasciamo perdere, ho ancora addosso questi sottilissimi pantaloni del pigiama). Ma non questo.
"Piccolo George!"
"Luisa, ma cosa… Che stai facendo qui?… cosa succede?". Questo è tutto quello che riesco a balbettare. Riesco quasi miracolosamente a riprendere il controllo di me e delle mie sinapsi neurali quando i miei occhi si posano sull'innominabile:
Campioni di tende di fustagno.
Vacillo.
Un cadetto sta togliendo dall'imballo un carillon portasigarette.
Le ginocchia tremano (Twist! Twist!).
La scatola della Radio Cubo Brionvega.

Le caviglie stanno cedendo ma reggono. Il peggio arriva nel momento in cui mi rendo conto cosa sta tenendo in mano Luisa.
Moquette bianca e nera in disegni optical.
Le gambe sono andate, il pavimento si avvicina sempre di più. Mentre vado giù penso "per fortuna siamo al chiuso, di solito nei film quando uno pensa che nulla possa andare peggio di come sta andando, quello è il momento in cui inizia a piovere". Durante l'interminabile tragitto che separa la mia mascella dal tanto agognato ricongiungimento con le piastrelle e dall'oblio che ne scaturirà, i miei occhi si puntano sull'equivalente di un acquazzone oceanico:
Una lampada a fibre ottiche multicolori.
Se esiste un Dio buono e misericordioso, e se è in zona raggiungibile, mi faccia morire in questo preciso istante.

Impatto.

Non mi ero mai reso conto di quanto fosse lucido il soffitto del reparto tappezzeria. Ora mi spiego perché guardandolo mi veniva in mente Picard.

Perdita di conoscenza.

Mi trovo sul lettino dell'infermeria. La dottoressa è carina, ha il seno grosso. Le due frasi precedenti non potrebbero esistere l'una senza l'altra. Qui, sulla Luna, chi ha grandi tette passa ore nelle zone a gravità lunare. Non ho nessuna intenzione di lasciare la Luna, ma questo l'ho già detto. Riesco a dire solo:
"Rapatapal!"
"Rapatapal?" fa la dottoressa.
"Non ho preso il Rapatapal, oggi, ho problemi di pressione arteriosa".
"La sua pressione va benissimo, adesso. Non è necessario il Pratapatal"
"Rapatapal!"
"Quello che è!"
"Dottoressa, non conosce il Rapatapal?"
"Con un milione e mezzo di farmaci in commercio nell'Universo conosciuto non sono tenuta a sapere il nome di ogni pillola che esiste!"
"Il Rapatapal non è una pillola, sono gocce!"
Si china su di me per guardarmi bene sotto le palpebre. Ha le mani profumate. Ha il camice aperto e una scollatura vertiginosa. Per stare bene non serve il Rapatapal, mi ha convinto.

"Ferrazza, adesso possiamo parlare?".
La voce è quella di Kartuat, il Luriano: "Siamo al disastro, come ha potuto notare. Gli ingegneri dell'Accademia di Sirio hanno affidato al Tenente Comandante Luisa Gerotti…"
"…coniugata Ferrazza…"
"Appunto. Le hanno affidato tutte le rifiniture delle Navi. Piergiorgio, cosa sa di Apelle?"
"Apelle figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo. Tutti i pesci vennero a galla per vedere la palla di pelle di pollo fatta da Apelle figlio di Apollo".
"Il progetto Apelle, dico. Da Utopia Planitia dovrebbe venir fuori a giorni un'astronave di nuovo tipo. Fresche tecnologie, occultamento perfetto, condotti di cavitazione statica con la recente risonanza a particelle, convertitori di derivazione isolineare potenziati. Ma il Tenente Comandante Luisa Gerotti…"
Kartuat fece una specie di singhiozzo.
"Ho visto" disse Piergiorgio.
"Ha visto ben poco, se avesse dato un'occhiata al Ponte di Comando con l'organzino di seta e i rosoni stilizzati, e il broccato sulle paratie, e i computer rosa shocking…"
Altro singhiozzo.
Poi riprese: "Su quella Nave ci saranno anche dei klingon, e un vulcaniano".
"La vedo brutta".
"Anch'io. Per questo ho voluto che venisse qui a rendersi conto".
"Sì, ma io che dovrei fare?"
"Non faccia finta di niente, la responsabilità di questo casino è anche sua!"
"Mia?"
E che diamine avrei fatto? Mi ritrovo di colpo una moglie, che amo ma non sopporto, che può ordinarmi di portare fuori la spazzatura, che volendo (sigh) potrebbe finalmente costringermi ad andare in vacanza con sua madre pena il declassamento o peggio… o peggio…… o peggio…………
NOOOooOOOooOO!!!!
Potrebbe addirittura trasferirmi al temuto REPARTO SANITARI.
Nessuno, trasferito al reparto Sanitari, è mai tornato indietro, nessuno ha mai avuto più notizie di lui, nessuno ne ha neanche più sentito parlare.
Nessuno ha mai più visto……
Nessuno ha mai……
Nessuno può dire di aver……
Non oso neanche pensarlo. Lo so che è una leggenda metropolitana come i coccodrilli albini o Mark Hateley, ma si dice che il solo mettere in dubbio l'esistenza dei sanitari sulle navi della flotta sia l'ultimo pensiero coerente prima di una morte orribile.
"Ferrazza! Se lei non avesse portato sua moglie vestita da ufficiale alla festa in maschera dell'ammiraglio, tutto questo non sarebbe successo: la moglie dell'ammiraglio non avrebbe parlato con lei di "svecchiamento" e di "aria nuova nella flotta" e non avrebbe costretto il marito a promuoverla istantaneamente a capo del Reparto Tappezzeria"
Oddio, è stato solo per quello? Lei SAPEVA ed ha taciuto, in tutti questi giorni rientravo a casa e non mi ha mai detto nulla, aspettava per la zampata definitiva. Maledetta strega, ma chi ho sposato?
La adoro.

"D'accordo, basta con le chiacchiere e gli infantili scambi di accuse, adesso dobbiamo assolutamente porre rimedio a tutto questo, i Romulani ci prenderebbero per il culo almeno per i prossimi due secoli." Mi armo del mio sguardo più duro, del mio cipiglio più deciso, mi esibisco in una camminata che farebbe passare Robert Mitchum per Anbeta di Saranno Famosi.
Due addette alle tendine svengono mentre passo accanto a loro, la Signorina Belastozzi, zitella da 50 anni, ricorda d'improvviso di come da giovane ruzzolava sulle bobine di fase con buona parte del 5° reparto cadetti, il Tenente Anja Marivicich regredisce dalla menopausa.
Arrivo davanti a Luisa con due Anturiane avvinghiate ai polpacci.
Le mando via con un'alzata di sopracciglio.
"Luisa, dobbiamo parlare".
"Non qui".
Quando dice "Non qui" so cosa intende.

"Luna tu parli solamente a chi è innamorato
chissà quante canzoni ti hanno già dedicato
ma io non sono come gli altri
per te ho progetti più importanti, Luna…"


Il "Gianni Togni" è il locale preferito da Luisa. La statua del cantautore romano che ha scritto e cantato nel XX secolo l'inno del satellite si erge su una fontana con giochi di luci multicolori. I tavolini a forma di fagiolo accolgono gente di ogni razza e ogni ceto sociale, puoi trovare il Comandante di astronave allo stesso tavolo della spogliarellista, il Magistrato allo stesso tavolo della spogliarellista, il Professore di Università allo stesso tavolo della spogliarellista.
È l'una.

"Luna non essere arrabbiata,
dai non fare la scema
il mondo è piccolo se è visto da un'altalena
sei troppo bella per sbagliare,
solo tu mi puoi capire, Luna…"

"Non hai idea, Luisa, di quello che sta accadendo. Ogni astronave oramai ospita un mucchio di forme di vita delle razze più disparate, l'ambiente deve il più possibile far sentire a proprio agio le diverse culture, favorire l'integrazione…"
"Questa Lemonsirio è deliziosa!"
"Mi stai ascoltando? Come fai a bere la Lemonsirio? Sa di succo di peperoni!"
"Mi piace il succo di peperoni, piccolo George, non ricordi la Luna di miele?"
La ricordo, certo. Il suo alito ai peperoni, corbezzoli se lo ricordo.
"Luisa, ti dicevo, credo che con le innovazioni decorative delle astronavi ti stia spingendo troppo oltre e che…"
Un Cardassiano che vende rose? Non c'è più mondo. Ha un sorriso mellifluo. Porge una rosa alla mia signora, Luisa la prende ricambiando il sorriso da coma diabetico.
Ma perché mette in mano una rosa anche a me?
Perché la sto afferrando come un idiota?
Perché sento questa strana sensazione?
Numi della Terra! Fantasmi da Marte! Monti di Venere!
Ci stanno teletrasportando.

"Ditemi che è finita! Ditemi che è finita!!!"
"Luisa, cosa stai dicendo? Dove diamine siamo? Voi chi siete e cosa volete da noi?"
Ok, manca solo chiedere "che pasta butto" e le domande cardine dell'esistenza sono fatte tutte.
"Adesso voglio una missione cazzuta, voglio combattere contro i vermi carnivori su Altar 3, voglio sedare risse sul terzo anello, voglio fare il magistrato in Italia, tutto, ma basta con questo ridicolo tappezziere!!!"
Adesso mi rendo conto di dove siamo. Sarò anche solo un tappezziere, cara la mia Luisa, ma ho un addestramento della flotta stellare alle spalle, l'esperienza ci tirerà fuori da tutto questo.
Dunque: intorno a noi ci sono sette cardassiani, c'è un lettino da ospedale e dei legacci, tutto il kit del bravo torturatore, penombra, schizzi di sangue sul pavimento, pezzi di anatomia ancora mobili sulle pareti, i Pooh come sottofondo.
Direi senza dubbio che siamo nella deiezione animale non compattata.
Santa pace, ho lasciato acceso il correttore ortografico del Word.
"Vuoi lasciarmi andare, idiota terrestre?"
"Luisa, non farti prendere dal panico, troverò una soluzione" e sorrido duro e deciso: Clint, torna alle elementari.
Luisa si scrolla da me e si avvia verso i cardassiani, si avvicina ad una femmina e la bacia appassionatamente.
Qualcosa mi sfugge.
"Ve lo avevo detto che era un idiota! Non ha ancora capito nulla e mi avete fatto fare sette anni sotto copertura per sorvegliare un tappezziere imbecille!"
Qualcosa continua a sfuggirmi.
Il cardassiano più grosso si avvicina a Luisa e le fa saltare un dente con un pugno. Non le dice nulla, quasi non la guarda, ma come per magia lei si azzitta all'istante.
Le solite vacanze a Bahia del mio dentista si allungano di almeno dieci giorni.
Non c'è niente da fare, qualcosa mi sfugge sempre. Da solo non ce la faccio, chiedo l'aiuto del pubblico: si può sapere, visto che "gli dispiace e deve andare, visto che il suo posto è là ed il suo amore si potrebbe svegliare", con chi ce l'ha Dodi Battaglia?
Però, adesso che ci penso, Luisa continua a chiamarmi idiota, ha appena baciato una cardassiana e, non ultimo, mi farà aumentare l'assicurazione odontotecnica.
Qualcosa non quadra.
"Luisa, io non sarò un diplomatico ma credo che baciare uno dei rapitori non sia il modo migliore per intavolare una trattativa, il signore, giustamente, si incazza".
Il tizio grosso di prima mi fa male già con lo spostamento d'aria, il pugno che mi arriva è un in più. Faccio la conta, ne mancano un paio.
Sento già nelle orecchie il Dott. Mengozzi: "Brigittebardòbardò…..brigittebegiòbegiò…meo amigo charlie…"
"Piantala di chiamarmi Luisa! Il mio nome è Gontak, legato Osvaldo Gontak, per la precisione".

Oh, mamma.

È una sedia quella? Perlomeno le somiglia. Avrà pure fili e bottoni dappertutto ma ho bisogno di sedermi. Credo che sei gocce di Rapatapal non ci starebbero male ma non si può avere tutto. Il legato Osvaldo Gontak si accende un sigaro cubano. Non sapevo che Luisa fumasse, ma credo che questa non sia la caratteristica di Luisa per la quale dovrei sorprendermi maggiormente. Sì. Sì. Lo so. Chimica, chirurgia, protesi di supporto genetronico, membrane di ricircolo cellulare, induttori di filtraggio neuronico, ma ho fatto gnoppo gnoppo per anni con una spia cardassiana che fuma cubani e ho bisogno di ritrovare me stesso.
Okay.
A posto.
Posso rialzarmi, adesso.
Non posso rialzarmi. Sono bloccato su questa specie di sedia. Ullallà, spengono le luci. È l'ora del brandy?
Ho un cerchio alla testa. Nel senso che so di avere un cerchio di metallo applicato al cranio, fili attaccati dappertutto, gli arti bloccati. Sono andati via tutti? No, ci sono quattro luci che illuminano un tavolino e un cardassiano mi fissa.
"Hai fame, Pispolo? Vuoi un uovo di Pitiorgh sodo?".
Pispolo? Non mi chiamavano Pispolo dalle elementari, odio quel nomignolo.
"Odio le uova di Pitiorgh. Non mi chiamo Pispolo".
"Sappiamo tutto di lei, Pispolo. Non sottovaluti la più grande attività di spionaggio di ogni pianeta conosciuto".
"Gnegnegnè, non avete neanche una squadra in Champions League e fate gli smargiassi, chi è lei?".
"Gul Liabel, Servizi Segreti Cardassiani".
"Ferrazza Piergiorgio. Fatte le presentazioni, adesso mi slegate da questa simpatica sedia e mi rimandate a casa. Luisa può restare, non voglio puzza di sigaro a casa mia".
"Quante luci vedi?".
"Ci sono sette luci".
"Sono cinque":
"Ho sbagliato. Sono otto",
"No, non funziona così; tu vedi quattro luci, io ti dico che sono cinque e tu insisti che sono quattro".
"Ce ne sono sei, più l'abat-jour e la lucetta. Contiamo anche la luce-spia del condizionatore?"
"Non ci sono abat-jour. Ci sono cinque luci"
"E la lucetta dello stereo?"
"Non c'è lo stereo! Guarda le luci! Uno, due, tre, quattro!"
"Avevi detto cinque".
"Niente da fare. Cambiamo argomento. Cosa sai del progetto Apelle?"
"Apelle figlio di…" Preme un bottone. Dolore. Immenso dolore. Alla testa, ai gomiti, alla schiena. Troppo dolore. Riprendo fiato per parlare. "Astronavi con sistema di occultamento ineguagliabile, condotti di cavitazione statica con risonanza a particelle, convertitori di derivazione isolineare potenziati".
"E questo lo sappiamo. Abbiamo impiegato i nostri migliori agenti per rendere tutto inutile. La Federazione si ritroverà presto astronavi tecnicamente avanzate ma invivibili dal punto di vista estetico, dagli alloggi alla Sala Macchine ogni vostro Ufficiale non potrà che sentirsi fuori posto. Quando si troveranno il bottone del lanciasiluri a forma di portacandele con gli orsetti, quando la moquette dei turboascensori darà la nausea a quasi ogni Ufficiale della vostra flotta, sarete sempre più inermi di fronte alla grandezza di Cardassia, le vostre nuove Navi saranno la rovina della Federazione".
"Per questo mi avete spiato per anni e permesso che Luisa prendesse in mano le tappezzerie di Utopia Planitia? Per questo adesso mi avete sequestrato? Perché noi eroici tappezzieri non potessimo impedire il vostro piano diabolico?"
"Sì, Pispolo. Ma c'è dell'altro".
Preme di nuovo il bottone del dolore. È più forte di prima.
"Cribbio! L'accendisigari è il bottone a fianco, lo vedo perfino io da qui!!"
"Insomma! Fai il torturato e non rompere. Hai idea di quante poltrone agonizzanti ci mandano ogni semestre? Solo i vecchi libretti d'istruzioni occupano metà dell'ala est del palazzo".
Puoi sfuggire a tutto ma non alla burocrazia.
"Ok, iniziamo l'interrogatorio o continuiamo il simpatico giochetto delle lucine? Perché se è così me lo si dica che inizio subito a farmi uscire il filetto di bava dalla bocca e biascicare frasi senza senso. Non sia mai detto che io, Piergiorgio Ferrazza, non rispetti tutti i cliché del caso".
Mi arriva una sberla da Manuale del torturatore, pag. 4.
"Lo so, tanta tecnologia a disposizione e mi affido ancora ai metodi manuali ma sono sempre i migliori, come dice Gul Onan: se vuoi una cosa fatta per bene, fattela da solo".
"Mi perdoni, avrei una certa fretta" - tento di farlo parlare, dicono funzioni contro la rabbia - "oltretutto questo è il momento in cui il cattivo, avendo tra le mani il buono inerme e completamente sotto controllo, vuota il sacco sul diabolico piano dando la possibilità all'eroe (che sarei io) di sventarlo".
Si avvicina al quadro comandi della sedia.
Preme un pulsante.
DOLORE!
Una vibrazione che entra nel cervello riducendo a poltiglia la dura madre, convertendo la materia grigia a base per cocktail.
"Chi fermerà la musicaaaaaa…… l'aria diventa elettricaaaaaaaa……"
"I bei vecchi tempi" - dice con aria sognante - "i primi incarichi sotto copertura di Gul Canzian. Pensi che ha smesso perché diceva che non c'era gusto a torturare i masochisti".
Mentre la sua mente vaga, la porta si apre facendo entrare l'equivalente cardassiano di un camallo.
"Ciao tesoro".
Ossignur.
"Probabilmente ti starai chiedendo cosa vogliamo da te. Nulla. Avrai un semplice incidente e morirai. Prima però, ti faremo soffrire orribilmente"
Bene, avevo paura di non meritare il servizio completo.
"Sta per iniziare una nuova era per Cardassia. Una nuova era per la Federazione. Abbiamo provato a sconfiggervi in tutti i modi, militarmente, con lo spionaggio, con l'inganno, con le tattiche, coi Pokemon e con le Beyblade ma non c'è stato nulla da fare. Vi siete abituati a tutto, avete contrastato tutto. Siete dei gran rompipalle, come si fa la guerra con voi?".

Cavolo, non so neanche farmi conquistare come si deve.

"In ogni caso, tutto questo è destinato al passato. Una risata vi sommergerà: la cerimonia del varo della nave supersegreta Apelle sarà trasmesso in ultravision odorplay, ogni razza civilizzata potrà vedere una nave ridicola sotto ogni aspetto. Questa è stata la grande idea: ridicolizzarvi, rendervi un ricordo imbarazzante e lontano come la Duna o, peggio, l'Arna."
Beh, messa così la situazione è un tantinello preoccupante.

Piergiorgio Ferrazza! La Federazione conta su di te. Sei l'unico che possa risolvere la situazione, sei l'unico in grado di sventare questo diabolico piano. Alzati e fai vedere a queste lucertole cosa sei in grado di fare!

"Scusa, hai detto qualcosa?"
"No, borbottavo tra me e me soprappensiero".
"A me è sembrato dicessi una roba del tipo 'La Federazione conta su di te. Sei l'unico che possa risolvere la situazione, sei l'unico in grado di sventare questo diabolico piano. Alzati e fai vedere a queste lucertole cosa sei in grado di fare!' "
"Ah, si è sentito?"
"Sì, ma non puoi alzarti perché sei legato alla sedia. Adesso azioneremo due lanciafiamme che ti bruceranno le mani, mentre un trapano-laser ti perforerà le caviglie, poi arriva un trinciatutto che ti taglia le orecchie, il naso e il… come lo chiamate?"
"Lascia perdere. Non fate prima a farmi fuori senza tutto questo spreco di tecnologia?"
"Siamo Cardassiani, non certo i cattivi di 'Tequila e Bonetti'. Dicevo… poi ti scaraventeremo nella vasca degli squali, dove verrai divorato, mentre…"
Sento un forte muggito diffuso dagli altoparlanti. Capisco che è una specie di sirena d'allarme o una roba del genere. Gul Liabel guarda l'orologio.
"Ci si mette a chiacchierare e il tempo vola. È finito il mio turno e anche quello dei tecnici. Se ci trovano ancora qui quelli delle pulizie fanno le solite proteste e allora sarà meglio continuare domani. Proverai per una notte l'ospitalità delle prigioni cardassiane".
Il camallo cardassiano mi slega dalla sedia, mi da due schiaffoni. Arrivano due "Faccia di ramarro" in tuta verde. Non so perché, ma mentre mi portano via, urlo: "Ci sono sette luci!". Il corridoio è buio e lungo, man mano che lo percorro, trascinato da Ramarro Uno e Ramarro Due, sento sempre più forte una canzone diffusa da altoparlanti:
"Li incontri dove la gente viaggia e va a telefonare col dopobarba che sa di pioggia e la ventiquattro ore, perduti nel Corriere della Sera nel va e vieni di una cameriera, ma perché ogni giorno viene sera?"
"Ma perché ogni giorno viene sera?" chiedo al Ramarro Uno.
Con un calcio nel sedere mi lancia dentro una cella. Il pavimento è sporchissimo. Ramarro Due mi sputa addosso. Chiudono la porta. No, non devo piegarmi. Ho i miei diritti, una dignità.
So cosa devo fare. Soprattutto so cosa devo dire. Ed è per questo che urlo con tutte le mie forze:
"Ehi! Non ho cenato!".
"Meglio per te! La cena qui fa schifo!".
A parlare è stato un tizio seduto per terra. Ho un compagno di cella. Ha un faccione grande e uno strano accento. Mi pare un umano.
"Piacere, Miles O' Brien".
"Il centravanti dell'Irlanda! Che coppia facevate con il mitico Cascarino!"
"Non sono un calciatore, anche se da ragazzo…"
"E' vero! Che sciocco, mi scusi la tortura deve avermi annebbiato i sensi, lei è quello del whisky….. Michele, tu che sei un intenditore….. e tutto il resto, mi scusi eh, ma ho avuto una giornata che non le dico".
Si alza in piedi -
"No, non sono neanche quello del whisky, anche se da ragazzo… oddio, anche ieri e l'altroieri…"
"Il cantante dei Deep Purple?"
"No".
"Il ballerino della Cuccarini?"
"Neanche".
"Un flirt estivo della Arcuri?"
"NO!"
"Ok, compro una vocale".
Mi prende la faccia tra le mani e comincia a pizzicarmi e smaneggiarmi, visto che si trova mi piazza anche due sberloni.
Non me la prendo, in fondo Luisa/Camallo mi ha smaneggiato per sette anni.
"Non mi sembri un cardassiano modificato, forse sei solo un terrestre idiota".
Sempre così, tutti sanno chi sono ancora prima che mi presenti. Sarà il carisma animale di cui sono dotato da ragazzo, voi ridete, ma a volte è una condanna.
"Potrai anche non crederci, ma sei esattamente quello che mancava al mio piano di fuga".
"Avevi un piano a cui mancava Sex Appeal?"
"No, guarda, avevo bisogno di…"
"Uno sguardo assassino!" - Gli mostro la faccia assassina.
"Neanche, tutto quello che mi serviva era…"
"Sorriso magico?" - Gli mostro un sorriso figlio del Re di Bahia.
"Zitto! Quello che volevo era…"
"Torace scolpito e culetto marmoreo?"
"BASTA! Che perdo tempo a spiegarti, un gesto vale più di mille parole".
Mi solleva da terra prendendomi per le spalle e mi mette una mano dietro la testa. Devo dire che adesso sono molto preoccupato. Mi tranquillizzo quando mi percuote contro il muro finché non sono una maschera di sangue e svengo.
Che fortuna, avevo paura volesse baciarmi.

Riprendo i sensi a sprazzi.
Un corridoio. Spari.
Un orecchio. Spari.
Un ponte di carico. Spari.
Il pannello di controllo di un'astronave. Niente spari.
"Ehi, che diavolo è successo?"
"Nulla, nulla, dormi".
Pugno.
Che bel passo in avanti.

Non so quanto ho dormito. Non è facile descrivervi cosa vedo adesso. Sono su un'astronave, questo lo capisco, se guardo da un oblò vedo le stelle e credo, tanto per cambiare, di essere in un'infermeria. Solo ieri il mio problema più grosso era la cefalea da gamberi di Amargosa, adesso sono un sopravvissuto alle torture cardassiane. Mi tocco un po' la faccia, niente segni di lividi, niente ferite. Viva le infermerie del XXIV secolo!
Davanti a me c'è O'Brien, insieme a un alto Ufficiale, dai gradi capisco che è il comandante dell'astronave.

Il mese prossimo potrete leggere la conclusione di questa appassionante vicenda!!!!!


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