 |
|
LA
GALILEO
di Riccardo "Summer"
Palazzani
Questo
mese, dopo la pausa per eccesso di Sticcon, torna la rubrica dedicata
all'indimenticata Serie Classica e ho deciso di presentare un commento
breve su un altro degli episodi che considero migliori di tutta la serie.
L'episodio intitolato 'La Galileo', in originale 'The Galileo
Seven', è uno di quelli che amo in quanto potrebbe essere il prototipo
dell'episodio trek inteso nel modo più classico: una missione apparentemente
semplice, un incidente non previsto, delle scelte vitali che coinvolgono
la vita di membri dell'equipaggio e un capitano dannatamente fortunato.
Solo che nell'episodio in questione il vero protagonista non è il solito
Kirk ma il vulcaniano Spock. È Spock stavolta ad essere al comando, senza
l'appoggio del suo capitano, con solo la sua logica a sorreggerlo mentre
il cinico McCoy e il pratico Scott lo pungolano ai fianchi.
E come capita nel più classico degli episodi trek, la Logica non basta,
anche se i vulcaniani si ostinano a non riconoscerlo.
La trama è semplicissima,
quasi banale. L'Enterprise deve consegnare degli urgenti rifornimenti
medici su Markus III, tanto urgenti che a bordo della nave vi è un Commissario
Galattico, Ferris, che per tutto l'episodio non farà che premere su Kirk affinché
la popolazione di Markus III riceva quanto gli spetta. Sulla sua rotta
però vi è anche la formazione quasar denominata Murasaki 312, una ghiottoneria
per quei mezzi scienziati ed esploratori dell'Enterprise, tanto da meritare
una piccola sosta e un giretto con una delle navette dell'Enterprise,
la Galileo appunto.
E chi meglio di Spock al comando di una simile spedizione?
Sulla
navetta oltre al vulcaniano trovano spazio il dottor McCoy, Scotty e quattro
membri dell'equipaggio: il tenente Boma, il signor Gaetano e Latimer e
l'attendente Mears. Ed ecco l'imprevisto: una sconosciuta onda ionizzante
manda in tilt i sistemi della Galileo e pure i sensori dell'Enterprise
mettendoli fuori uso per parecchie ore.
La Galileo precipita su un pianeta di classe M, Taurus IV, dall'atmosfera
respirabile e apparentemente deserto; per fortuna gli occupanti se la
cavano senza un graffio. Spock prende il comando e decide che l'unica
via d'uscita è tentare di riparare la navetta, visto che pare impossibile
comunicare ed affida a Scott il compito di trovare una soluzione tecnica.
Intanto manda Gaetano e Latimer ad esplorare i dintorni e uno dei due
non fa ritorno, ucciso da una lancia primitiva, scagliata dagli abitanti
di Taurus, ovvero degli umanoidi di proporzioni gigantesche e molto bellicosi.
La morte dell'ufficiale causa un ulteriore incremento della tensione,
anche se parzialmente aiuta a risolvere il problema del peso eccessivo
che a quanto dice Scott sarebbe il problema principale da superare per
riuscire a riprendere l'orbita.
Mentre il tasso emotivo attorno al vulcaniano cresce, Spock
insiste nell'usare senza nessuna modulazione la sua logica, fredda e apparentemente
crudele, commettendo il primo grave errore del suo comando, rifiutandosi
di partecipare ai brevi funerali del povero Latimer, adducendo come scusa
che preferisce occuparsi dei lavori alla Galileo, considerati logicamente
di primaria importanza. Ma questo naturalmente finisce con il gettare
delle ombre sulla sua figura, incrinando la fiducia del resto dell'equipaggio
nelle sue capacità di comando.
Mentre Gaetano e Boma insistono per un attacco diretto contro le creature
con lo scopo di spaventarle ed allontanarle, Spock critica tale scelta
ritenendola barbara e ritiene sia sufficiente spaventarli mostrando semplicemente
la loro superiorità. Ordina un attacco non diretto, e lascia Gaetano solo
di guardia, convinto che, secondo logica, gli alieni non torneranno tanto
presto.
Ma si sbaglia. Le creature tornano e uccidono il povero Gaetano. Spock
non si capacita dei suoi errori e per rimediare si lancia in una missione
solitaria di recupero del corpo dell'uomo, cominciando a mostrare i primi
segni di cedimento della sua logica a favore di un comportamento più umano.
Intanto Kirk spedisce un'altra navetta, la Columbus, in orbita attorno
a Taurus IV, nel disperato tentativo di rintracciare i superstiti, ma
le difficoltà coi sensori rendono l'opera difficile da concludere nelle
quarantotto ore che il commissario Ferris
ha concesso a Kirk, prima di pretendere che abbandoni i suoi uomini al
loro destino. Kelowitz, al comando della Columbus, rientra sull'Enterprise
con un morto ed alcuni feriti.
Anche la squadra di salvataggio si è imbattuta negli alieni.
È opinione di Kelowitz che se anche gli occupanti della Galileo si sono
salvati dall'impatto essi sono sicuramente spacciati a causa degli alieni.
Ferris fa valere la sua autorità ed obbliga Kirk a ripartire verso Markus
III. Kirk ha ancora 23 minuti prima che la Columbus rientri.
Pochi, ma non demorde.
Il primo tentativo di Scott di riparare i motori fallisce e causa la completa
dissipazione del carburante rimasto. L'unica soluzione alternativa pare
sia utilizzare l'energia dei phaser per alimentare la propulsione della
navetta, anche se questo significherebbe perdere ogni possibilità di difesa
dagli alieni bellicosi.
I superstiti si barricano nella Galileo mentre all'esterno un alieno inizia
ad utilizzare un macigno per aprirla come una scatoletta di sardine. Il
panico cresce all'interno e Boma perde le staffe prendendosela con Spock
e le sue logiche scelte. Con delle scariche elettriche l'alieno viene
scacciato, e approfittando della calma Spock acconsente, questa volta,
alla sepoltura di Gaetano, dimostrando di avere capito la lezione precedente.
E proprio durante la cerimonia gli alieni tornano all'attacco. Spock si
ritrova con una gamba incastrata da un macigno lanciato da un alieno e
incita McCoy e Boma a lasciarlo al suo destino, ma i due umani rischiano
la pelle per liberarlo dimostrando ancora una volta al vulcaniano quanto
sia diversa la natura umana, così incline alle emozioni e alle scelte
irrazionali. La Galileo non riesce a decollare, gli alieni la trattengono
e Spock decide di utilizzare i post-bruciatori per scacciarli, anche se
tale scelta li condanna ad un impossibile rientro nell'atmosfera nel caso
in cui nessuno li avesse avvistati in orbita.
Una volta in orbita, con il destino praticamente scritto, Spock sorprende
tutti rinunciando alla logica e comportandosi in maniera molto umana:
in preda a vera disperazione dà tutto gas, consumando la scorta di carburante
e condannando tutti a morire molto prima del previsto, ma emettendo così
una scia luminosa che permette all'Enterprise, ancora nelle vicinanze,
di
scorgerli e salvarli prima che la Galileo, ingloriosamente, finisca per
bruciarsi nel rientro nell'atmosfera.
Il finale vede Kirk in plancia domandare a Spock da dove fosse nato il
gesto di disperazione che ha permesso il loro recupero e Spock nicchia
tentando di giustificare il gesto come ultima possibilità una volta che
tutte le altre vie dettate dalla logica sono esaurite.
Ultima possibilità ma pur sempre logica. Kirk e McCoy invece sono assolutamente
convinti che Spock abbia avuto un eccesso emozionale, il primo che sia
mai capitato loro di vedere, anche se il vulcaniano non dà loro la soddisfazione
di ammetterlo apertamente. L'episodio ha lo scopo di mettere il perfettino
Spock in difficoltà, mettendolo a confronto con una situazione perdente,
in stile Kobayashy Maru, e in fondo testare le sue reazioni. Spock dimostra
tutti i suoi limiti, soprattutto quando si tratta di interagire con il
resto dell'equipaggio. La sua logica lo aiuta nelle scelte ma lo fa apparire
freddo ed inumano, impedendogli quindi di guadagnarsi il necessario carisma
per poter guidare con sicurezza i suoi sottoposti. In
più manca di flessibilità, incapace di abbandonare una linea logica, ma
perdente, alla ricerca di soluzioni alternative seppur meno razionalmente
preferibili.
L'umanità del suo gesto finale, per altro risolutore, non dimostra tutto
sommato nulla, anche perché non dimentichiamolo, Spock è vulcaniano solo
per metà.
Morale: fare la cosa più logica non sempre significa fare la cosa giusta.
Lasciarsi andare seguendo il proprio istinto o in genere una certa vena
irrazionale che ognuno di noi, in misura diversa, ha dentro di sé, potrebbe qualche volta cavarci dai guai, ma con altrettanta facilità causarceli.
Come al solito nella vita ci vuole talento, discernimento, occhio e l'immancabile
buona stella dalla propria parte.
Se volete commentare
questo articolo scrivete a Warp
Mail
|