WESLEY E RO: SFALDAMENTO FAMILIARE
di Matteo "Norton" Bistoletti

L'idea di accomunare i personaggi di Ro Laren e Wesley Crusher in un unico articolo non nasce né da una scelta casuale né tanto meno da un mio pazzo sogno notturno dalla considerevole mole di fantasia. A questi due personaggi ricorrenti della serie, pur essendo due figure completamente diverse tra loro, è stato infatti riservato, alla loro ultima apparizione nel corso della serie regolare, un destino comune: entrambi, prima devoti alla Federazione, ai suoi principi e ai suoi valori nonché membri integranti della ideale famiglia federale costituita dall'equipaggio dell'Enterprise, hanno deciso infine di voltare le spalle a tutto ciò per intraprendere una nuova strada.

Per ambedue non si è trattata di una scelta facile e la stessa è stata dettata, come vedremo e come voglio focalizzare in questo articolo, non solo da una scelta drammaturgica ma, nel modo, da una nuova concezione dei più tipici aspetti su cui poggia Star Trek, avvenuta verso la fine di TNG e l'inizio delle nuove serie spin-off (Deep Space Nine, Voyager e Enterprise, ovvero le tre serie create dopo la morte di Roddenberry).
Non a caso infatti le due puntate in questione ("La fine del viaggio" e "Il tenente Ro") sono state girate e trasmesse a poca distanza tra loro ed entrambe fanno parte dell'ultima fascia di puntate della settima e ultima stagione di TNG. Stagione che, nonostante mantenga un altissimo livello di qualità, comincia a denotare segni di un cambiamento che poco si confà con gli stili a cui essa ci aveva finora abituati e ci permette di non rimpiangere eccessivamente l'assenza di un'ottava stagione.
Insomma: cosa e perché ha portato due personaggi tanto devoti a fare una scelta tanto drastica? Ma, soprattutto, cosa li ha spinti addirittura a tradire i loro fedeli compagni e quello per cui avevano tanto lavorato e in cui avevano creduto? Il primo, fin da piccolo, non aveva mai concepito altro per la sua vita se non la carriera nella Flotta nella quale era dopotutto cresciuto. La seconda invece doveva tutto, e ne era ben conscia, ad una Federazione ed un equipaggio che l'avevano aiutata, credendo in lei, nel momento del bisogno. Evidentemente qualcosa di grosso deve essere cambiato nella prospettiva delle loro vite per farli arrivare ad una tale decisione, e questo, come vedremo, non nasce unicamente dal loro "io" interiore.

In realtà per capire a fondo il loro tradimento, fatto al tempo unico per un personaggio principale della saga, dobbiamo proprio partire dalle fondamenta su cui poggia la nostra serie preferita.

La parola che più spesso viene accomunata a Star Trek, come volle il suo stesso creatore, è "utopia". Il sogno e il desiderio di un futuro migliore, dove l'uomo possa finalmente dare il meglio di sé, sprigionando quel potenziale finora racchiuso, e dimostrandolo attraverso l'esplorazione pacifica dell'universo, sono l'essenza base su cui si basa la serie creata da Roddenberry. Questa utopia, più volte espressa in diversi aspetti della serie (la Prima Direttiva è forse uno degli esempi più calzanti di grandi valori dettati da un nuovo livello evolutivo raggiunto dall'umanità), è forse la caratteristica più unica e celebre della nostra amata serie, ed è la prima che noi stessi fan spesso citiamo quando ci viene chiesto di cosa tratti Star Trek al di là di astronavi e alieni con le orecchie a punta.
Come viene espressa, cioè attraverso quali elementi chiave, questa dimensione futuristica ed utopica?
Sostanzialmente tramite due fattori: dapprima i personaggi principali che, pur coi loro difetti e le loro complesse caratterizzazioni, rimangono comunque pur sempre delle icone positive. Sebbene sia vero che Star Trek si sia da sempre distinto nell'evitare di caratterizzare i propri personaggi in modo assolutistico, preferendo sfaccettature tra bene e male, non si può dire che questo valga anche per i membri dell'Enterprise, dotati di positività ma soprattutto complementari tra di loro: laddove uno sbaglia, c'è sempre un altro membro della cosiddetta famiglia che cerca di aprirgli gli occhi facendo da bilanciere alla situazione. Per questo l'equipaggio di TNG (come nella serie classica lo fu il mitico trio) viene definito compatto come una famiglia vera e propria e assolutamente positivo nel suo insieme. Non saranno forse i supereroi di stampo classico americano, ma essi si amalgamano generando un insieme di valori rappresentati e supportati con fierezza dall'uniforme che indossano (cioè quelli della Federazione Unita dei Pianeti).
Ed è proprio la Federazione la seconda entità utopistica della serie. La Federazione, pur essendo una costante di entrambe le prime due serie, raramente acquista un valore che va al di là del simbolico. Si sa che la Federazione c'è, ed è una cosa buona. La Federazione racchiude tutto quello che c'è di positivo in Star Trek e lo rende reale: i vari protagonisti, la loro missione, la loro amicizia e collaborazione, la nave sulla quale viaggiano e tutti gli altri mezzi che essi adoperano, i valori quali rispetto e amicizia nei confronti di tutto e tutti a cui essi hanno giurato di ubbidire.
Questi due essenziali ingredienti altro non sono che il punto di partenza per le varie storie che ci vengono raccontate (l'universo di Star Trek non è ovviamente un universo puramente utopico, altrimenti ci sarebbe ben poco di interessante da raccontare), ma, come le fondamenta di una casa, sono anche il comune denominatore con cui vengono affrontati i problemi e le avventure che i nostri eroi incontrano lungo il loro vagabondare nell'universo.

Nella settima stagione di TNG denotiamo l'inizio di un mutamento che ha portato ad un ridimensionamento dell'utopia che sta alla base di Star Trek, vistosi soprattutto poi nelle serie successive create dai nuovi artefici dell'universo Trek. Evidentemente si è creduto che questo ingrediente fosse in realtà un fattore troppo difficile da gestire e di scarso impatto verso il pubblico a causa della sua infantile ingenuità e totale astrazione. In realtà era proprio la particolarità più peculiare di Star Trek nonché la sua più grande ricchezza spirituale, ed era un ingrediente ben lungi dall'essere banale o infantile, anche se così poteva facilmente apparire all'occhio di un profano o di chi poco credeva in questo modo di raccontare storie.

Wesley e Ro lasciano la Federazione. Wesley e Ro abbandonano letteralmente la loro famiglia voltando loro le spalle in modo anche piuttosto drastico: essi infatti tradiscono la Federazione e i loro compagni.
Anche Worf lascia la Federazione, per poi tornarci a breve, per combattere al fianco dei Klingon ne "La via dei Klingon" e Troi era anche sul punto di farlo per seguire le tradizioni del suo popolo natale sposando Wyatt Miller. Ma loro non hanno dovuto fare una scelta tanto drastica e univoca. Loro non hanno tradito la Federazione per doverla lasciare.
Wesley tradisce e lascia la Federazione perché scopre che essa vuole scacciare dei poveri indigeni dal loro pianeta natale per seguire un patto stipulato su un tavolo delle trattative ad anni luce di distanza dal suddetto pianeta.
Ro lascia la Federazione perché si trova costretta a tradirla per poter combattere per i diritti di un gruppo di persone che sono state ampiamente e brutalmente maltrattate ma di cui nessuno, la Federazione in primis, è mai riuscito a curarsi.
Come poter dar loro torto?
Ma il punto è proprio questo: in fondo nulla di sbagliato ci viene mostrato nei due episodi (soprattutto il secondo poi è davvero un episodio di notevole bellezza). La Federazione non è in torto più di quanto lo siano i due nostri amici: ella ha semplicemente cercato la migliore soluzione possibile per accontentare il maggior numero di persone e ci è riuscita. Con dei sacrifici, certo, ma ci è riuscita. Come dimenticare il celebre "Le esigenze dei molti contano di più di quelle dei pochi" dettato dalla logica vulcaniana e suggerito da Spock nel secondo film della serie?
Cosa non va allora? Cosa risulta tanto stonato?
Ovvio: "la miglior soluzione possibile". E' proprio la parola "possibile" che racchiude il drastico cambiamento portato all'interno di Star Trek. Finora la Federazione era il meraviglioso luogo dell'"impossibile", era il luogo dove c'era sempre una soluzione ad ogni problema e questa soluzione non era solo la migliore possibile, ma era la soluzione perfetta e che accontentava tutti. Banale, voi dite? No, è semplicemente un sogno: questa é l'utopia di cui parlavo sopra.
Consideriamo "La fine del viaggio": non ci sono dubbi: la Federazione (e Picard con esso) ha le mani legate. E' anche però palese, e la puntata non si fa certo remore nel puntare a questo, che viene, per noi spettatori, da patteggiare per i poveri indigeni del pianeta che vogliono venire scacciati da quei brutti e cattivi Cardassiani. La puntata è, pur nella sua ambiguità, piuttosto ovvia e insinua una situazione davvero senza soluzioni. Ecco che avviene per la prima volta una scissione tra i sentimenti dello spettatore e i "buoni della situazione", in questo caso "cattivi loro malgrado". Lo spettatore non riesce più a rispecchiarsi né in Picard e soci, né nella Federazione. Seppur comprendendo le motivazione che li spinge, il pubblico non può accettare lo sradicamento dei coloni, proprio perché è quello che la puntata mira a provocare in esso. Aspetta quindi che qualcuno prenda in mano la situazione e faccia qualcosa e questo qualcuno, a caro prezzo, è proprio Wesley. La soluzione finale è di per sé buona, ma non è la soluzione perfetta che a cui la filosofia Trek ci aveva abituato. Non è, per dirla breve, una soluzione che accontenta tutti, non è la soluzione perfetta.
Ed ecco ne "Il tenente Ro" comparire i Maquis. Essi altro non sono che cittadini Federali; o, meglio, cittadini della Federazione scontenti. Già questo intacca l'utopia dalla quale siamo partiti. E anche Ro sarà in questo caso l'anello sacrificale: seguire le persone a lei care al prezzo della sua stessa coscienza personale? Come può un organizzazione dall'utopistica positività porre davanti ad una tale scelta?
Due membri della famiglia hanno dovuto distaccarsi dalle persone che amavano e dalle quali venivano amati e rispettati, per poter seguire quello in cui credevano fosse giusto. Indossando quell'uniforme essi non sarebbero riusciti a dimostrare ed esprimersi quei valori che essi sentivano dentro. E che dire di Picard e soci che, pur simpatizzando per la loro situazione, si trovano costretti ad agire brutalmente solo in nome di quell'uniforme che indossano? La stessa uniforme che più e più volte era stata, al contrario, simbolo di correttezza, lealtà e rispetto e che rispecchiava la loro scala di valori e che quindi indossavano con onore.
Insomma in queste due puntate Star Trek diventa reale, alcuni dicono cresce. La Federazione ci appare infine per quello che è: ella resta sì un'ottima organizzazione ma, come tutte le cose, ha dovuto pagare i suoi prezzi, giungendo anche a svariati compromessi. Non che prima questi aspetti fossero assenti, ma semplicemente non ci venivano mostrati; non erano di interesse ai fini di quello che voleva venire raccontato. Star Trek non era ingenuo o infantile, era semplicemente interessato a mostrarci dell'altro.
Star Trek sceglie così una nuova strada, che sarà poi lo stile più proprio a Deep Space Nine, che è quello ci far cozzare la fantasia con una maggiore dose di realtà. Si può parlare di una crescita, di un ampliamento della visione dell'universo di Star Trek; io mi limito a definirlo cambiamento. E sarà proprio Sisko a svegliarci dal sogno quando dirà che quello che abbiamo visto finora era solo il lato bello e gioioso, quasi edulcorato, della Federazione, ma che esistevano anche lati più oscuri di cui occuparsi.
In realtà questo lo sapevamo già prima, ma, come in ogni sogno che si rispetti, abbiamo preferito trascuralo. Almeno fino a quando non è arrivato qualcun altro ad irrompere in quel sogno durato almeno dieci stagioni: perché, guardando oggi "Enterprise", a volte mi sembra che quella nostra piccola, modesta e probabilmente un po' ingenua ma positiva utopia, sia rimasta solo forse nei titoli di testa.


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