 |
|
MITOLOGIA
FAI DA TE
di Fabio
Miele
Anticamente
era una cosa seria. Si raccontavano storie, magari attorno ad un fuoco
presso il sito di un oracolo. Si raccontava di come Perseo avesse sconfitto
Medusa, di come Achille avesse combattuto a Ilio, di come Teseo avesse
lottato col Minotauro, di come Zeus avesse amato donne mortali visitandole
con mille travestimenti diversi. Spesso per pura vanità si aggiungevano
dettagli a storie già conosciute. "Le ho sentite da un viaggiatore
di Corinto alle scorse Panatenee..." diceva il narratore, e tra quei
venti, trenta spettatori c'era chi assimilava il dato e lo tramandava
agli altri.
Nel giro di secoli tutte queste storie, con dovizia di particolari e di
dettagli sono diventate il tessuto, mai preciso, ambiguo e affascinante
del mito. Anzi, del Mito. C'era indubbiamente Fede, ma anche buona
fede, magari per il gusto di stupire, quando si cambiava la storia dei
propri stessi dèi. Si può dire quasi banalmente che è
stata la fantasia umana a tenere viva la mitologia. La voglia di creare
e di essere parte di un mondo fantastico l'ha tenuta viva.
Certo, non tutto quadrava ovunque: le storie si modificavano,
erano diverse, gli stessi rapporti di parentela o caratteristiche degli
dèi variava di luogo in luogo. Soprattutto quando nuovi dettagli
si tramandavano oralmente su apparati narrativi già consolidati,
su scritture ormai vergate e su concezioni ormai assodate. Ma una certa
condizione di ambiguità e imprecisione era sempre presente, portata
dall'elemento umano, dalla fantasia sfrenata.
Per fare un esempio prendiamo, dalla mitologia classica, la figura di
Priapo, dio grottesco della fertilità (la cui caratteristica
fisica più evidente ve la lascio immaginare): in alcune tradizioni
lo si considera figlio di Afrodite ed Adone; in altre lo si dice generato
da un incantesimo di Era, moglie di Zeus; altri, vista la natura orientale
del mito, lo consideravano figlio di Dioniso. Una storia narra che Priapo
volesse avvicinare una ninfa nel sonno, ma grazie ad un asino che si mise
a ragliare questa riuscì ad accorgersene e a scappare; un'altra
storia, del tutto analoga, vede Priapo intento ad avvicinare la dea Vesta
che viene salvata sempre da un asino. Non vi pare di scorgere l'errore,
o la furbizia, dell'uomo in queste varianti?
Certamente il succo della storia, una volta creato e tramandato, restava.
Ma il passa parola a lungo andare doveva confrontarsi con lapsus, modifiche
volontarie, abbellimenti giustificabili, vuoti di memoria, ed ecco che
i nomi cambiavano, i rapporti di parentela soprattutto, e le origini dei
miti erano quelle più soggette a modifiche. Soprattutto in certe
realtà geografiche e presso alcune comunità che cercavano
di ottenere un vanto e del prestigio dall'accomunare una divinità
alla propria tradizione.
L'elemento guida, l'elemento portante era in ogni caso la volontà
fantastica dell'uomo. La stessa volontà, probabilmente, che in
età Ellenistica, anticipando di secoli lo "stardom" tipico
del ventesimo secolo, creava le proprie stelle e i propri divi nell'unico
modo immaginabile all'epoca: attribuendo a uomini mortali onori divini,
scoprendo miracolosamente che Alessandro Magno era figlio di Ammone/Zeus
e Lisandro, eroe spartano della guerra del Peloponneso, era un dio in
terra.
Che i contemporanei ci credessero realmente o fossero consapevoli del
gioco intrinseco che avevano volontariamente messo in moto è ancora
tutto da vedere e gli storici del pensiero stanno lavorando anche per
questo. Ciò che è comunque chiaro è che la volontà
del mito è legata a doppio filo all'elemento umano. Alla fantasia
che non può mai riposare.
Oggi, nell'età contemporanea, l'uomo è
diventato molto abile nel creare infiniti nuovi mondi (narrativi, si intende!)
per il solo gusto di farlo. Ha scoperto che è una pratica naturale
e vecchia come il mondo. Ed è il creatore del mito, un mito per
scherzo, a diventare il vero essere venerato dalle masse oggi giorno.
Uno scrittore affermato è un creatore di mondi e realmente chiunque,
con più o meno successo, può realizzare un cosiddetto mito
fai da te, prendendo in prestito conoscenze, idee, spunti da altre storie
seguendone il filone o cercando faticosamente nuovi temi originali. I
miti più conosciuti ai giorni nostri sono le miriadi di mondi fantasy
che adornano scaffali interi delle nostre librerie. Grandi nomi della
letteratura hanno sfruttato la propria fantasia per dare corpo a finzioni
spesso degne di un Edda di Snorri o degli antichi testi sacri.
L'uomo continua a creare i suoi miti, non si è
mai fermato, e anche l'uomo comune, a modo suo, contribuisce. Uno dei
più efficaci kit di Mitologia dai da te infatti sono i cosiddetti
giochi di ruolo. Qui, il fuoco da campo è sostituito da un tavolo
e l'elemento orale è sostituito da fogli di carta e matite. Il
destino degli eroi è lasciato ai numeri di una manciata di dadi.
Il gioco si fonde con la narrazione ma il succo non cambia: Gino, Piero,
Carlo, Marco creano nuovi miti, nuovi mondi, grandi eroi, nuovi dèi.
Lo fanno per quattro ore alla settimana davanti a statuine di piombo e
pop-corn. Diventa un mondo virtuale con le sue regole e le sue "realtà".
La
televisione e i produttori di Hollywood creano costantemente nuove mitologie.
Anche Star Trek è un intero universo mitologico, un mondo del futuro
con i suoi eroi, le sue guerre, i suoi dèi. Si può quasi
dire che questi miti abbiano intere schiere di seguaci; alcuni basano
le loro vite su questi elementi o ne hanno la vita così toccata
da lasciare che questa cambi in base a quelle regole. Certo, per ovvie
ragioni di logica nessuno al giorno d'oggi crede che ciò che legge,
che vede alla TV, sia reale, ma così come chi gioca un ruolo con
gli amici nel Dungeons&Dragons del giovedì, in quel momento
finge di crederci. Finge di essere realmente un mago che sta lottando
contro un dio malvagio che vuole assoggettare il regno degli Elfi. Così
come guardando Star Trek, Xena, Buffy, X-Files o leggendo un fumetto si
sospende l'incredulità e si vive nella finzione della storia, trasalendo
nei colpi di scena o piangendo la morte di un personaggio al quale siamo
particolarmente affezionati.
In questo vasto panorama, dove scegliersi una propria
mitologia all'acqua di rose non è più eresia (ma ci sono
casi limite: provate a dire in giro che vi piace Buffy!), l'uomo cerca
di dare corpo ai propri sogni, alle proprie ideologie, attribuendo notevole
importanza a questi miti personali forse più di quanto egli stesso
ammetta pubblicamente. Spesso, tra la gente "comune", l'uomo
tende a non rendere note queste sue passioni da sognatore, certamente
per il timore che nel suo ufficio, dai colleghi in giacca e cravatta,
possa essere deriso. Pensate a quando dovete dire ad un vostro collega
che in quel dato fine settimana siete andati alla convention di Star Trek
a Bellaria per quattro giorni. Normalmente o lo si omette volontariamente
(e sapete di averlo fatto in più occasioni), o timidamente trovate
il coraggio di accennarlo e quasi puntualmente vi guardano come se aveste
confessato di andare in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo o a Lourdes.
Stessa cosa.
Il
mito e il desiderio di manipolarlo, di crearlo, di farlo nostro, è
tra noi. È vivo, usa gli stessi meccanismi che funzionavano nella
notte dei tempi e contemporaneamente si avvale delle nuove tecnologie,
della nuova sensibilità pubblica. Non abbiate paura di creare un
vostro mondo, magari anche uno segreto che serva solo a voi stessi. Vi
serve così come può servire l'aria nei vostri polmoni, il
cibo nel vostro stomaco, l'amore nel vostro cuore, la cultura nella vostra
mente, il balsamo sui vostri capelli (c'è anche chi può
fare a meno del balsamo, lo riconosco!).
Sognare aiuta a vivere, come un adagio di marzulliana memoria può
banalmente ricordarci, e se siamo particolarmente efficienti, particolarmente
bravi, particolarmente ricchi di talento, il nostro voler sognare potrebbe
aiutare molti altri a farlo. Rendendo partecipe il prossimo dei nostri
voli pindarici lo aiutiamo a volare al nostro fianco. Siamo tutti sognatori,
siamo tutti, chi più chi meno, creatori di mondi. Chi saprà
metterli su carta, su pellicola o su tela, farà un dono prezioso
all'umanità e a quelli che verranno dopo di noi. Se invece il giovamento
è solo ed unicamente del tutto personale va comunque bene lo stesso;
scrivere per se stessi è terapeutico, fortemente catartico. Serve
di giorno così come sognare serve la notte. L'unica differenza
è che con una penna in mano si ha il pieno e totale controllo dei
propri sogni.
Se volete commentare questo articolo scrivete a
Warp
Mail
|