INTO EVERY GENERATION A SLAYER IS BORN
di Fabiano "Langley" Piccione


"Into every generation a Slayer is born. One girl in all the world, a Chosen One. She alone will have the strength and skill to fight the vampires, to stop the spread of their evil and the swell of their numbers"
"In ogni generazione nasce una cacciatrice. Una ragazza in tutto il mondo, una prescelta. Lei sola avrà forza e abilità tali da poter combattere i vampiri, per fermare il diffondersi del loro male e l'ingrossarsi delle loro fila".

"Buffy the Vampire Slayer" è giunta alla sua conclusione, dopo sette anni di programmazione. La serie ha spopolato, ha conquistato, ha incantato: è diventata un fenomeno di culto che non si poteva prevedere per varie ragioni.
La prima e la più plateale: il film che aveva segnato la nascita di quest'idea di Joss Whedon non piacque per niente. Non valse la presenza di un attore del calibro di Donald Sutherland per far decollare una pellicola senza mordente. L'idea venne archiviata, ma non nella testa di Whedon, il quale la ripropose, sicuro della sua creatura nonostante questo fallimento iniziale, sotto forma di serie TV. La casa WB, cauta a causa del flop cinematografico suddetto, accettò producendo però una prima stagione di sole dodici puntate. Sarebbero state solo dodici per poter permettere un investimento ridotto da parte della stessa WB e, quindi, una perdita contenuta in caso di ulteriore flop rispetto ad una stagione composta dalle classiche 22/26 puntate.

La serie partì, con qualche acciacco e incertezza, ma piacque abbastanza. Alla prima stagione di prova seguì quindi la seconda, che iniziò veramente quello che da allora "Buffy the Vampire Slayer" non ha mai smesso di fare: spopolare.
Persino in Italia, nonostante il solito maltrattamento censorio che subì, come tutti i telefilm nel Bel Paese.

La storia di Buffy è abbastanza semplice, se vogliamo, e non è certamente la sola chiave del suo successo: la razza demoniaca, occupante della Terra prima che nascesse la razza dei mortali nella notte dei tempi, lasciò questa dimensione a favore di "altri lidi" ad essa più congeniali. Ma non tutti i demoni varcarono la soglia dimensionale ed abbandonarono la Terra: alcuni restarono. Il male demoniaco, come un virus, iniziò a diffondersi di nuovo, e le fila di creature infernali e vampiresche crebbero. La razza umana, che aveva ereditato la Terra e ne era ormai indiscussa occupante, non era più al sicuro da questa piaga, e fu così che un gruppo di potenti stregoni, a capo di alcune tribù di esseri umani, si riunirono ed invocarono il potere più grande che poterono, per far sì che esso potesse difenderli dalla stirpe demoniaca dilagante. Il potere che invocarono prese forma nel corpo di una ragazza, che essi chiamarono "Slayer" (lett. "Uccisore"; nella versione italiana tradotto col termine "cacciatrice"). Questa ragazza, dotata di forza, agilità e capacità di guarigione soprannaturali, sarebbe stata il baluardo contro il diffondersi di demoni e vampiri e avrebbe avuto la forza di annientarli. Alla morte di una cacciatrice (probabile, visti i suoi avversari) se ne sarebbe susseguita un'altra, attivata dalla scomparsa della precedente; poi un'altra… e un'altra, dato che il potere sarebbe passato da una slayer alla successiva, che avrebbe quindi continuato il compito lasciato dalla precedente.
Esse sono da sempre istruite e guidate da un gruppo di uomini detti "osservatori", lontanissimi eredi e discendenti degli stregoni che invocarono il potere della cacciatrice originale. Ed è così che Buffy, ennesima slayer e nostra contemporanea, arriva a Sunnydale, fantomatica cittadina californiana che ironicamente, nonostante il nome bucolico che porta, sorge proprio sulla bocca dell'inferno (ovvero il passaggio prediletto tra la dimensione infernale e la nostra realtà), sopra la quale l'attività vampiresca è più forte che mai.

La forza di questa serie non è stata l'originalità estrema della trama di fondo, perché , se vogliamo, nella storia dell'uomo sono state scritte trame anche più originali: dopo tutto si tratta di una variazione sul grande ed infinito tema dell'eroe fumettistico. La carta vincente di Buffy, l'ingrediente segreto del suo successo, la sua forza trascinante è stato il sapiente mix di ingredienti che l'hanno contraddistinta: ironia, sarcasmo, ambientazioni dark, trame più o meno orrorifiche, sentimenti, azione, tensione, romanticismo, intrecci complessi fra i personaggi e loro evoluzioni psicologiche. Buffy è un "fumettone" che sa alternare tensione ed umorismo, azione e dissacrante ironia con eccezionale efficacia, facendosi prendere un po' sul serio e un po' no, senza però mai cadere nel parodistico o nella schiera dei feuilleton. Alla prima stagione, in cui Buffy affronta il Maestro (capo di tutti i vampiri), francamente abbastanza claudicante e frivola a causa di trame più da telenovela adolescenziale pseudo-demenziale che da serie orrorifica pseudo-ironica (N.d.R.), se ne sono susseguite altre sei di ben altro spessore (sebbene non tutte totalmente vincenti, secondo me) e con storie ben più ricche di quella azzeccata alternanza di ironia e tensione, in cui l'abbiamo vista affrontare l'ex vampiro buono di cui si era innamorata, lupi mannari, un sindaco malvagio che voleva assurgere al rango di demone, un'altra cacciatrice (attivata dalla morte di quella che era stata "chiamata" in seguito al fermarsi del cuore di Buffy per alcuni istanti, durante lo scontro col Maestro, nel quale era stata infatti quasi uccisa), un'organizzazione governativa segreta, una dea maligna, la morte e la resurrezione, una sua cara amica divenuta strega malvagia e distruttiva, vampiri a centinaia… ed il Primo Male ("The First Evil", o "The First").
Oltre a ciò, Buffy vanta qualcosa che persino telefilm che molti considerano di "maggiore spessore" (fra cui Star Trek stesso) non possono vantare: nel cast è stato inserito un intreccio amoroso lesbico, decisamente sereno e maturo, fra due personaggi principali. Un traguardo piuttosto pionieristico per una serie che molti considerano "poco seria".

Dopo sette anni di lotta contro nemici corporei e sfide ripetute alla morte stessa, Buffy arriva ad affrontare, nell'arco della sua stagione conclusiva, la fonte di tutto il male che esiste. In quanto tale, esso è incorporeo, è pura essenza, ma sta organizzando un'armata di Supervampiri (detti "Ubervamps"): una forma pura e primordiale del vampiro, molto più potente di tutte quelle che Buffy abbia mai affrontato. La sfida finale di Buffy sembra porla davanti al fatto che il potere della cacciatrice non è più sufficiente per vincere. Se in passato lo è stato, sebbene spesso ricevendo aiuti mistici o più prosaici dai suoi amici e compagni di lotta, ora non lo è più e nemmeno le sue risorse esterne possono aiutarla contro la fonte di tutto quello che è demoniaco nell'universo. Buffy fatica ad uccidere ed a non essere uccisa da uno di questi Ubervamps al soldo di "The First" e, come se non bastasse, alcuni sicari dello stesso stanno uccidendo misteriosamente delle ragazze in tutto il globo. Buffy & C. scopriranno che le ragazze che vengono uccise a decine e decine in tutti gli angoli della Terra altre non sono che delle potenziali cacciatrici: esse fanno parte della stirpe delle Slayer, ed il loro potere, solo potenziale, dovrebbe essere attivato dalla morte della cacciatrice vera e propria. Una alla volta, esse dovrebbero andare a ricoprire il ruolo lasciato dalla precedente. Ma se esse venissero tutte uccise quando ancora il loro potere non è stato attivato, quindi mentre sono delle semplici e vulnerabilissime ragazze, la stirpe della slayer verrebbe annientata. Eliminate tutte le potenziali slayer, a "The First" non resterebbe che eliminare la cacciatrice vera e propria per far si che la genealogia mistica di queste guerriere non venga più perpetrata e che nulla si opponga più alla sua dominazione e al suo dilagare sulla Terra.

"No more slayer…." ("Niente più cacciatrice").

Proteggere tutte le potenziali cacciatrici che riesce a trovare, accogliendole entro le sue mura domestiche e tentando di addestrarle alla lotta nonostante la loro "normalità", non sembra bastare. Né basta l'arrivo e l'aiuto di Faith (l'altra cacciatrice che Buffy aveva affrontato in passato e che ora pare avere messo la testa a posto). Tutti gli sforzi sembrano vani e il punteggio vede in schiacciante superiorità la schiera di "The First", aiutato dal suo braccio destro Caleb (un giovane prete dal fare davvero terrificante e che sembra essere molto più forte della cacciatrice).
Buffy è affranta e si accorge che questa volta perderà; e con essa tutto il mondo.

Uno spiraglio di speranza scaturisce dalla scoperta che Caleb sta nascondendo un oggetto che non vuole cada in mano a Buffy. Lei capisce che se il nemico le nasconde qualcosa, questo qualcosa deve essere importante per le sorti dello scontro. Buffy se ne impossessa, dopo aver affrontato coraggiosamente Caleb (evitandolo, più che attaccandolo, perché in uno scontro diretto avrebbe sicuramente poche speranze di scamparla): l'oggetto che Caleb nascondeva è un'ascia mistica, forgiata in segreto, nella notte dei tempi, da una setta segreta di donne (osservatrici degli osservatori, in pratica). L'ascia è dotata di una grande energia, ed è nata per essere usata dalla cacciatrice.
Buffy nutre qualche speranza in più, e con l'ascia abbatte finalmente Caleb. Ma lei è comunque da sola… sola contro tutta l'armata che "The First" sta creando. L'armata di Ubervamps non è ancora pronta, ma quando lo sarà Buffy non basterà per affrontarla, ascia o non ascia.
"The First" appare a Buffy avendone preso le sembianze: Buffy ha davanti a sé un'immagine speculare che si insinua nelle sue insicurezze e la pone davanti all'inevitabile, recitando la stessa millenaria litania che si riferisce alla caccatrice:

"Into every generation a Slayer is born. One girl in all the world, a Chosen One. She alone will have the the strength and skill to fight…hey, that word again! That's what you are and how you'll die: ALONE!"
("Per ogni generazione nasce una cacciatrice. Una ragazza, una prescelta. Lei sola avrà la forza e l'abilità di combattere….ehi, ancora quella parola! È così che sei e così che morirai: SOLA!")

The First svanisce, lasciando Buffy intimorita dalle sue parole, ma nel contempo epifanica grazie a ciò che lo stesso nemico ha pronunciato:

"I just realised something that never occured to me before. We are gonna win!"
("Ho appena capito una cosa alla quale non avevo mai pensato prima. Noi vinceremo!")

Ed ecco che arriva il fulcro del finale del vulcanico Joss Whedon: creare una storia ed un mondo con delle regole precise e sue proprie, per poi cambiarle sul più bello!
Buffy è da sempre stata sola nel combattere demoni e compagnia; sola nel portare il peso della missione, come sole sono state tutte le slayer prima di lei. È tale la scontatezza di questa situazione che Buffy non aveva mai pensato prima a questa ipotetica soluzione. Ma….

"Into every generation a slayer is born. A bunch of men who died thousands of years ago made up that rule…..[…] I think it's time we change the rule"
("Per ogni generazione nasce una cacciatrice. Un gruppo di uomini morti migliaia di anni fa fece questa regola…[…] Credo sia giunto il momento per noi di cambiare la regola")

dirà Buffy al silenzioso gruppo di sfiduciate potenziali cacciatrici nel suo salotto.
Willow, sua amica e potentissima strega, e l'ascia mistica che Buffy ha appena scoperto, saranno le chiavi di volta del suo piano: quello che è stato per millenni verrà cambiato, perché Willow, attraverso i suoi poteri e attingendo all'essenza stessa dell'ascia, farà in modo che il potere potenziale in tutte le ragazze che potrebbero essere delle slayer diventi effettivo. E mentre Buffy, Faith, Spike e tutte le potenziali cacciatrici aprono il sigillo della bocca dell'inferno versandoci sopra il loro sangue e scendono nell'antro del nemico, dove la sua armata si sta potenziando ed ingrandendo, Willow compie il miracolo.
La regola che ha sempre accompagnato le cacciatrici di tutti i tempi viene cambiata e, tramite il potere insito nell'ascia e collegato con quello della cacciatrice, Willow attiva tutte le potenziali slayer del mondo: chiunque potrebbe diventare una cacciatrice diverrà una cacciatrice.

"Are you ready to be strong?!"
(Siete pronte ad essere forti?!)

Le potenziali che sono scese assieme a Buffy nella bocca dell'inferno sentono in loro attivarsi quello che era prima un potere solo dormiente, e lo scontro che prende forma è quello fra un'armata di Ubervamps e una piccola armata di cacciatrici. La lotta non è più impari. Le slayer "kick lots of asses" (danno tanti calci nel sedere): qualche perdita sul fronte delle neonate eroine, moltissime nelle fila del nemico.
Buffy stessa viene ferita pesantemente nello scontro, senza però demordere. Un po' strano come Buffy & C. possano ora darle di santa ragione a quelle centinaia di Ubervamps, comunque, mentre Buffy era a malapena riuscita a non farsi uccidere da uno solo di essi nelle puntate precedenti. Forse la spiegazione è che l'armata di "The First" non è ancora pronta e al massimo delle proprie potenzialità, o forse è solo una piccola grande incoerenza… ma poco importa quando lo spettacolo che si para davanti allo spettatore, che per anni ha guardato Buffy con dedizione, è qualcosa di incomparabile: una musica epica ed incalzante, una battaglia furibonda, la resa di tutti i conti… e soprattutto un panorama, dal lato degli eroi, a cui non si è abituati: tante slayer in una volta!
Se ci pensiamo, la regola che sanciva l'esistenza di una sola slayer alla volta era già stata "infranta" quando Buffy era apparentemente morta, alla fine della prima stagione. Il suo cuore si fermò per pochi istanti, per poi essere rianimata dai suoi amici. Ma quei pochi istanti di morte momentanea furono sufficienti per "aggirare" la regola imposta dagli stregoni di millenni or sono: la cacciatrice non era più da sola, un'altra era comparsa. Dalla momentanea morte di Buffy venne attivata Kendra, che morì poco dopo e venne sostituita da Faith.
Buffy fu aiutata davvero solo per poco, perché Faith si rivelò quasi subito inaffidabile e doppiogiochista. La regola venne aggirata, quindi, ma Buffy restò, di fatto, comunque sola, almeno moralmente: tutto il peso della missione continuò a gravare sulle sue sole spalle, togliendole la possibilità, come ogni eroe che si rispetti, di avere una vita serena e tranquilla, come tutte quelle della sua età. Ora la stirpe della slayer si è risvegliata in toto, e la lotta le vede prevalere. Il piano di Buffy ha funzionato, e la regola che l'ha sempre condannata a portare avanti da sola la missione è stata infranta. Sarà Spike, grazie all'amuleto portato a Buffy da Angel, a chiudere la bocca dell'inferno, portando la luce del sole nei meandri del "sottomondo" e ad annientare quel poco che resta dell'armata di "The First", decimata dalle cacciatrici.
Spike si sacrifica e dice a Buffy di uscire insieme agli altri e di allontanarsi: lui intende restare e chiudere la bocca dell'inferno grazie al medaglione, sacrificando se stesso pur di farlo. Buffy lo saluta con un "I love you", al quale Spike risponde:

"No, you don't. But thanks for saying it"
("No, non mi ami,. Ma grazie per averlo detto").

Buffy scappa dalla grotta che sta franando, mentre Spike brucia a causa dello stesso sole che sta portando all'interno della bocca dell'inferno…e muore. I nostri eroi fuggono da una Sunnydale che sta franando……e al posto della quale resterà un enorme cratere apocalittico. Sunnydale non esiste più, perché il crollo della bocca dell'inferno ha portato con sé anche la cittadina sovrastante.

Ho trovato un piccolo, grande difetto in questo finale: Anya è stata trattata in una maniera davvero barbina. Non metterò in dubbio la correttezza o meno della decisione di uccidere il suo personaggio in coincidenza della fine della serie: credo che, al contrario di quello di Willow, non ci fosse la minima intenzione di portare il personaggio di Anya nella serie Angel, come occasionale o meno occasionale guest-star,dopo la fine di Buffy. Anya aveva forse già dato tutto quello che poteva dare, con il suo instancabile, cinico e caustico sarcasmo. Forse era la cosa più giusta da fare, e di sicuro qualche perdita dal lato dei buoni non ha fatto altro ( e credo che quella fosse l'intenzione) che dare ulteriore pathos e senso di asprezza a questo scontro: se la lotta è davvero quella finale, la più dura mai affrontata, anche i buoni devono subire perché questo sia credibile. Ma comunque trovo che la morte di Anya sia avvenuta quasi in sordina: pugnalata alle spalle in pochi secondi e poi mai più inquadrata fino a quando non si intravede il suo cadavere in mezzo alle rovine della scuola, che sta crollando dietro ai nostri eroi in fuga.
Dopo averci regalato l'ennesima battuta ironica come solo lei sa fare, proprio pochi istanti prima di affrontare i sicari di "The First", Anya meritava qualcosa di più. Diciamo che la sua morte sarebbe stata un'idea molto buona, se non fosse stata rovinata un po' da questa fretta nell'affrontarla e nel passare oltre.

Spike, invece, nonostante subisca un triste destino che ha messo sicuramente un po' di magone in tutti noi fan, si è visto maneggiare stupendamente dagli sceneggiatori nell'arco di tutti e sei gli anni di show ai quali ha partecipato, fino all'ultimo secondo. Nonostante anche io abbia un gran nodo alla gola per questa sua triste fine, devo dire che è un'idea che calza a pennello e che rappresenta un giusto epilogo per questo personaggio che tanto si è evoluto nello show, passando da subdolo e cattivo a buono per forza, per poi arrivare alla vera bontà grazie all'anima che ha ottenuto per amore di Buffy.
Uno dei personaggi più affascinanti della serie. Forse anche inaspettatamente per gli stessi produttori e sceneggiatori, quando all'inizio lo avevano creato come avversario di Buffy. Ora Spike finisce quello che le cacciatrici hanno iniziato, e compie un miracolo: chiudere la bocca dell'inferno grazie alla sua anima e all'amuleto che Buffy gli ha dato. Non è dato sapere se Buffy abbia detto "I love you" a Spike solo perché lui era in punto di morte o se, invece, lo abbia inteso davvero. Non riceveremo mai una risposta in questo senso, e lo scetticismo di Spike riguardo alla manifestazione dei sentimenti di Buffy è la prova che Whedon voleva lasciarci proprio il dubbio su questo punto. Ma quel che conta non è solo questo: conta anche ricordarsi da dove Spike è partito, all'inizio della seconda stagione, e dove è arrivato in questo finale stupendo: un personaggio poliedrico che hanno saputo gestire, giostrare e rigirare da capo a piedi con una maestria inaspettata e continua. Pensare allo Spike assieme alla perfida Drusilla e allo Spike di "Chosen" (titolo dell'ultima puntata della serie, appunto) fa subito venire in mente come solo il look esterno del personaggio sia rimasto lo stesso, mentre il punto di partenza e quello di arrivo di ciò che c'è dietro, se paragonati, sono davvero antitetici.

Questa conclusione mi ha davvero colpito. E per un aspetto prima di tutto: è un finale in cui la soluzione per la vittoria è qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Non c'è cosa migliore, per un fan di un'opera televisiva, cinematografica o letteraria, che il farsi stupire positivamente da quello che vede, sente, legge in quello che è la sua passione: noi piccoli amanti della serie "Buffy the Vampire Slayer" siamo stati abituati da subito e così totalmente al fatto che la cacciatrice potesse essere solo una, o al massimo un paio (concediamolo) a causa di un plausibile incidente di percorso e fatalità, da dare questo dato totalmente per assodato. Faith, e Kendra prima di lei, erano e restavano una stranissima ma scusabile eccezione all' incontrovertibile regola con cui la serie era nata. Credo di avere una capacità di fantasticare più che discreta rispetto alla media nazionale (da buon amante della sci-fi non posso che cavarmela sotto questo aspetto), ma nonostante questo non avrei mai pensato che la fine di Buffy potesse sovvertire, per di più su larga scala e dietro espressa intenzionalità, quella regola cui ero stato abituato.
La trovo una soluzione geniale nella sua estrema semplicità.

E quello che Willow compie non è solo un incantesimo per attivare un esercito di cacciatrici e riequilibrare le parti in lotta: è la soluzione al cruccio dell'eroe che è da sempre, per antonomasia, condannato dal suo stesso potere alla privazione e alla solitudine. Non chiediamoci perché gli stregoni di millenni prima avessero scelto di fare esistere una sola cacciatrice alla volta: non riusciremmo a darci una spiegazione razionale, per quanto la cercassimo, semplicemente perché la missione di annientare il male sarebbe stata, come è logico, più efficacemente compiuta da una squadra di slayer piuttosto che da una sola.
Così come sarebbe stata più efficace se il potere della cacciatrice fosse stato più grande di quello che abbiamo visto nello show. L'unica spiegazione è che l'eroe è tale quando le sue sono caratteristiche fisiche e psicologiche peculiari, uniche e non comuni, ed il suo fascino viene anche e soprattutto dal fatto che l'eroe è essenzialmente solo nella lotta. Così come il fascino della lotta che l'eroe conduce viene dal fatto che le potenzialità di questo siano grandi, ma limitate allo stesso tempo; ciò per evitare che l'esito degli scontri sia scontato e la vittoria troppo facile. Quando la lotta è impari e l'eroe vince ugualmente, di fondo c'è molto più pathos e soddisfazione nella vittoria. Molta più partecipazione dello spettatore. Chiamiamolo "sano e giusto dovere di copione", perché il personaggio e la sua causa possano bucare il video.

La bocca dell'inferno è chiusa, Sunnydale non c'è più, "The First" è stato fermato. Buffy e compagnia scendono dall'autobus che li ha messi in salvo dal crollo. Contemplano il cratere che giace là dove prima c'era Sunnydale

Willow: "We changed the world! I can fell them, Buffy. All over. Slayers are awakening everywhere"
("Abbiamo cambiato il mondo! Le sento, Buffy. Ovunque. Le cacciatrici si stanno risvegliando dappertutto").

Faith chiede retoricamente: "Hey, you are not the one and only chosen anymore. It's time to live like a person. How does that feel?"
("Ehi, non sei più la sola e unica prescelta. È ora di vivere come una persona. Come ci si sente?").

Ma la domanda di Faith, che per lei stessa può davvero restare retorica ( dato che non ha quasi mai partecipato o sentito sua la missione che avrebbe dovuto portare avanti, avendo sempre vissuto il suo potere di slayer più che altro come una sorta di rivalsa verso il mondo intero), non è così scontatamente retorica per Buffy che, mentre contempla il silenzioso e desolante cratere lasciato dalla battaglia, resta in silenzio e sorride.
Dal suo sorriso e dal suo sguardo si può capire una cosa sola: finalmente si apre davanti a lei un mondo la cui salvezza e la cui protezione, se mai ce ne dovesse essere ancora bisogno, non graveranno comunque più sulle sue sole spalle, ma verrà retto da tutte quelle come lei.
La missione di Buffy, se mai continuerà (e pare di no, visto che nel fumetto di J. Whedon "Fray", ambientato nel futuro, verrà detto che questa di "Chosen" resterà la battaglia conclusiva per secoli e secoli), non sarà più solo sua e lei non sarà davvero più sola.
Buffy potrà davvero dedicarsi alla sua vita, qualsiasi cosa lei voglia fare. Se l'essenza dell'eroe è data anche e soprattutto dalla sua unicità, dalla sua rarità… ebbene, Buffy non è più né unica né rara. Lei ha compiuto il suo ciclo, e non è più un'eroina. Ha perso questo suo ruolo, diventando un piccolo numero nella grande mischia. È questo risvolto della puntata "Chosen" (che vuol dire, appunto, "Prescelta" o "Prescelte"), più fra le righe che palese, che fornisce a questo finale un senso di vera conclusione, di epilogo del personaggio e della sua "liberazione".
La missione è compiuta ed il potere è una dannazione dalla quale Buffy è sfuggita, condividendolo con altre.
È davvero il tempo di cominciare a vivere come una persona, da ora in poi.


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