"Into
every generation a Slayer is born. One girl in all the world, a Chosen
One. She alone will have the strength and skill to fight the vampires,
to stop the spread of their evil and the swell of their numbers"
"In ogni generazione nasce una cacciatrice. Una ragazza in tutto
il mondo, una prescelta. Lei sola avrà forza e abilità
tali da poter combattere i vampiri, per fermare il diffondersi del loro
male e l'ingrossarsi delle loro fila".
"Buffy the Vampire Slayer" è
giunta alla sua conclusione, dopo sette anni di programmazione.
La
serie ha spopolato, ha conquistato, ha incantato: è diventata
un fenomeno di culto che non si poteva prevedere per varie ragioni.
La prima e la più plateale: il film che aveva segnato la nascita
di quest'idea di Joss Whedon non piacque per niente. Non valse
la presenza di un attore del calibro di Donald Sutherland per
far decollare una pellicola senza mordente. L'idea venne archiviata,
ma
non
nella testa di Whedon, il quale la ripropose, sicuro della sua creatura
nonostante questo fallimento iniziale, sotto forma di serie TV. La casa
WB, cauta a causa del flop cinematografico suddetto, accettò
producendo però una prima stagione di sole dodici puntate. Sarebbero
state solo dodici per poter
permettere
un investimento ridotto da parte della stessa WB e, quindi, una perdita
contenuta in caso di ulteriore flop rispetto ad una stagione composta
dalle classiche 22/26 puntate.
La
serie partì, con qualche acciacco e incertezza, ma piacque abbastanza.
Alla prima stagione di prova seguì quindi la seconda, che iniziò
veramente quello che da allora "Buffy the Vampire Slayer"
non ha mai smesso di fare: spopolare.
Persino in Italia, nonostante il solito maltrattamento censorio che
subì, come tutti i telefilm nel Bel Paese.
La
storia di Buffy è abbastanza semplice, se vogliamo, e non è
certamente la sola chiave del suo successo: la razza demoniaca, occupante
della Terra prima che nascesse la razza dei mortali nella notte dei
tempi, lasciò questa dimensione a favore di "altri lidi"
ad essa più congeniali. Ma non tutti i demoni varcarono la soglia
dimensionale ed abbandonarono la Terra: alcuni restarono. Il male demoniac
o,
come un virus, iniziò a diffondersi di nuovo, e le fila di creature
infernali e vampiresche crebbero. La razza umana, che aveva ereditato
la Terra e ne era ormai indiscussa occupante, non era più al
sicuro da questa piaga, e fu così che un gruppo di potenti stregoni,
a capo di alcune tribù di esseri umani, si riunirono ed invocarono
il potere più grande che poterono, per far sì che esso
potesse difenderli dalla
stirpe
demoniaca dilagante. Il potere che invocarono prese forma nel corpo
di una ragazza, che essi chiamarono "Slayer" (lett.
"Uccisore"; nella versione italiana tradotto col termine "cacciatrice").
Questa ragazza, dotata di forza, agilità e capacità di
guarigione soprannaturali, sarebbe stata il baluardo contro il diffondersi
di demoni e vampiri e avrebbe avuto la forza di annientarli.
Alla
morte di una cacciatrice (probabile, visti i suoi avversari) se ne sarebbe
susseguita un'altra, attivata dalla scomparsa della precedente; poi
un'altra
e un'altra, dato che il potere sarebbe passato da una
slayer alla successiva, che avrebbe quindi continuato il compito lasciato
dalla precedente.
Esse sono da sempre istruite e guidate da un gruppo di uomini detti
"osservatori", lontanissimi eredi e discendenti degli
stregoni
che invocarono il potere della cacciatrice originale. Ed è così
che Buffy, ennesima slayer e nostra contemporanea, arriva a Sunnydale,
fantomatica cittadina californiana che ironicamente, nonostante il nome
bucolico che porta, sorge proprio sulla bocca dell'inferno (ovvero il
passaggio prediletto tra la dimensione infernale e la nostra realtà),
sopra la quale l'attività vampiresca è più forte
che mai.
La
forza di questa serie non è stata l'originalità estrema
della trama di fondo, perché , se vogliamo, nella storia dell'uomo
sono state scritte trame anche più originali: dopo tutto si tratta
di una variazione sul grande ed infinito tema dell'eroe fumettistico.
La carta vincente di Buffy, l'ingrediente segreto del suo successo,
la sua forza trascinante è stato il sapiente mix di ingredienti
che
l'hanno
contraddistinta: ironia, sarcasmo, ambientazioni dark, trame più
o meno orrorifiche, sentimenti, azione, tensione, romanticismo, intrecci
complessi fra i personaggi e loro evoluzioni psicologiche. Buffy è
un "fumettone" che sa alternare tensione ed umorismo, azione
e dissacrante ironia con eccezionale efficacia, facendosi prendere un
po' sul serio e un po' no, senza però mai cadere nel parodistico
o nella schiera dei feuilleton. Alla prima stagione, in cui Buffy affronta
il Maestro (capo di tutti i vampiri), francamente abbastanza
claudicante e frivola a causa di trame più da telenovela adolescenziale
pseudo-demenziale che da serie orrorifica pseudo-ironica (N.d.R.), se
ne sono susseguite altre sei di ben altro spessore
(sebbene
non tutte totalmente vincenti, secondo me) e con storie ben più
ricche di quella azzeccata alternanza di ironia e tensione, in cui l'abbiamo
vista affrontare l'ex vampiro buono di cui si era innamorata, lupi mannari,
un sindaco malvagio che voleva assurgere al rango di demone, un'altra
cacciatrice (attivata dalla morte di quella che era stata "chiamata"
in seguito al fermarsi del
cuore
di Buffy per alcuni istanti, durante lo scontro col Maestro, nel quale
era stata infatti quasi uccisa), un'organizzazione governativa segreta,
una dea maligna, la morte e la resurrezione, una sua cara amica divenuta
strega malvagia e distruttiva, vampiri a centinaia
ed il Primo
Male ("The First Evil", o "The First").
Oltre a ciò, Buffy vanta qualcosa che persino telefilm che molti
considerano di "maggiore spessore" (fra cui Star Trek stesso)
non possono vantare: nel cast è stato inserito un intreccio amoroso
lesbico, decisamente sereno e maturo, fra due personaggi principali.
Un traguardo piuttosto pionieristico per una serie che molti considerano
"poco seria".
Dopo
sette anni di lotta contro nemici corporei e sfide ripetute alla morte
stessa, Buffy arriva ad affrontare, nell'arco della sua stagione conclusiva,
la fonte di tutto il male che esiste. In quanto tale, esso è
incorporeo, è pura essenza, ma sta organizzando un'armata di
Supervampiri (detti "Ubervamps"): una forma pura e
primordiale del vampiro,
molto
più potente di tutte quelle che Buffy abbia mai affrontato. La
sfida finale di Buffy sembra porla davanti al fatto che il potere della
cacciatrice non è più sufficiente per vincere. Se in passato
lo è stato, sebbene spesso ricevendo aiuti mistici o più
prosaici dai suoi amici e compagni di lotta, ora non lo è più
e nemmeno le sue risorse esterne possono aiutarla contro la fonte di
tutto quello che è demoniaco nell'universo. Buffy fatica ad uccidere
ed a non essere uccisa da uno di questi Ubervamps al soldo di "The
First" e, come se non bastasse, alcuni sicari dello stesso stanno
uccidendo misteriosamente delle ragazze in tutto il globo. Buffy &
C. scopriranno che le ragazze che vengono uccise a decine e decine in
tutti gli angoli della Terra altre non sono che delle potenziali cacciatrici:
esse fanno parte della stirpe delle Slayer, ed il loro potere, solo
potenziale, dovrebbe essere attivato dalla morte della cacciatrice vera
e propria. Una alla volta, esse dovrebbero andare a ricoprire il ruolo
lasciato dalla precedente. Ma se esse venissero
tutte
uccise quando ancora il loro potere non è stato attivato, quindi
mentre sono delle semplici e vulnerabilissime ragazze, la stirpe della
slayer verrebbe annientata. Eliminate tutte le potenziali slayer, a
"The First" non resterebbe che eliminare la cacciatrice vera
e propria per far si che la genealogia mistica di queste guerriere non
venga più perpetrata e che nulla si opponga più alla sua
dominazione e al suo dilagare sulla Terra.
"No more slayer
." ("Niente
più cacciatrice").
Proteggere
tutte le potenziali cacciatrici che riesce a trovare, accogliendole
entro le sue mura domestiche e tentando di addestrarle alla lotta nonostante
la loro "normalità", non sembra bastare. Né
basta l'arrivo e l'aiuto di Faith (l'altra cacciatrice che Buffy
aveva affrontato in passato e che ora pare avere messo la testa a posto).
Tutti gli sforzi sembrano vani e il punteggio vede in schiacciante superiorità
la schiera di "The First", aiutato dal suo braccio destro
Caleb (un giovane prete dal fare davvero terrificante e che sembra
essere molto più forte della cacciatrice).
Buffy è affranta e si accorge che questa volta perderà;
e con essa tutto il mondo.
Uno
spiraglio di speranza scaturisce dalla scoperta che Caleb sta nascondendo
un oggetto che non vuole cada in mano a Buffy. Lei capisce che se il
nemico le nasconde qualcosa, questo qualcosa deve essere importante
per le sorti dello scontro. Buffy se ne impossessa, dopo aver affrontato
coraggiosamente Caleb (evitandolo, più che attaccandolo, perché
in uno scontro diretto avrebbe sicuramente poche speranze di scamparla):
l'oggetto che Caleb nascondeva è un'ascia mistica, forgiata in
segreto, nella notte dei tempi, da una setta segreta di donne (osservatrici
degli osservatori, in pratica). L'ascia è dotata di una grande
energia, ed è nata per
essere
usata dalla cacciatrice.
Buffy nutre qualche speranza in più, e con l'ascia abbatte finalmente
Caleb. Ma lei è comunque da sola
sola contro tutta l'armata
che "The First" sta creando. L'armata di Ubervamps non è
ancora pronta, ma quando lo sarà Buffy non basterà per
affrontarla, ascia o non ascia.
"The First" appare a Buffy avendone preso le sembianze: Buffy
ha davanti a sé un'immagine speculare che si insinua nelle sue
insicurezze e la pone davanti all'inevitabile, recitando la stessa millenaria
litania che si riferisce alla caccatrice:
"Into
every generation a Slayer is born. One girl in all the world, a Chosen
One. She alone will have the the strength and skill to fight
hey,
that word again! That's what you are and how you'll die: ALONE!"
("Per ogni generazione nasce una cacciatrice. Una ragazza, una
prescelta. Lei sola avrà la forza e l'abilità di combattere
.ehi,
ancora quella parola! È così che sei e così che
morirai: SOLA!")
The First svanisce, lasciando Buffy intimorita dalle
sue parole, ma nel contempo epifanica grazie a ciò che lo stesso
nemico ha pronunciato:
"I
just realised something that never occured to me before. We are gonna
win!"
("Ho appena capito una cosa alla quale non avevo mai pensato prima.
Noi vinceremo!")
Ed ecco che arriva il fulcro del finale del vulcanico
Joss Whedon: creare una storia ed un mondo con delle regole precise
e sue proprie, per poi cambiarle sul più bello!
Buffy è da sempre stata sola nel combattere demoni e compagnia;
sola nel portare il peso della missione, come sole sono state tutte
le slayer prima di lei. È tale la scontatezza di questa situazione
che Buffy non aveva mai pensato prima a questa ipotetica soluzione.
Ma
.
"Into
every generation a slayer is born. A bunch of men who died thousands
of years ago made up that rule
..[
] I think it's time we
change the rule"
("Per ogni generazione nasce una cacciatrice. Un gruppo di uomini
morti migliaia di anni fa fece questa regola
[
] Credo sia
giunto il momento per noi di cambiare la regola")
dirà Buffy al silenzioso gruppo di sfiduciate
potenziali cacciatrici nel suo salotto.
Willow,
sua amica e potentissima strega, e l'ascia mistica che Buffy ha appena
scoperto, saranno le chiavi di volta del suo piano: quello che è
stato per millenni verrà cambiato, perché Willow, attraverso
i suoi poteri e attingendo all'essenza stessa dell'ascia, farà
in modo che il potere potenziale in tutte le ragazze che potrebbero
essere delle slayer diventi effettivo. E mentre Buffy, Faith, Spike
e tutte le potenziali cacciatrici aprono il sigillo della bocca dell'inferno
versandoci sopra il loro sangue e scendono nell'antro del nemico, dove
la sua armata si sta potenziando ed ingrandendo, Willow compie il miracolo.
La regola che ha sempre accompagnato le cacciatrici di tutti i tempi
viene cambiata e, tramite il potere insito nell'ascia e collegato con
quello della cacciatrice, Willow attiva tutte le potenziali slayer del
mondo: chiunque potrebbe diventare una cacciatrice diverrà una
cacciatrice.
"Are
you ready to be strong?!"
(Siete pronte ad essere forti?!)
Le potenziali che sono scese assieme a Buffy nella
bocca dell'inferno sentono in loro attivarsi quello che era prima un
potere solo dormiente, e lo scontro che prende forma è quello
fra un'armata di Ubervamps e una piccola armata di cacciatrici. La lotta
non è più impari. Le slayer "kick
lots of asses" (danno tanti calci nel sedere): qualche
perdita sul fronte delle neonate eroine, moltissime nelle fila del nemico.
Buffy stessa viene ferita pesantemente nello scontro, senza però
demordere. Un po' strano come Buffy & C. possano ora darle di santa
ragione a quelle centinaia di Ubervamps, comunque, mentre Buffy era
a malapena riuscita a non farsi uccidere da uno solo di essi nelle puntate
precedenti. Forse la spiegazione è che l'armata di "The
First" non è ancora pronta e al
massimo
delle proprie potenzialità, o forse è solo una piccola
grande incoerenza
ma poco importa quando lo spettacolo che si
para davanti allo spettatore, che per anni ha guardato Buffy con dedizione,
è qualcosa di incomparabile: una musica epica ed incalzante,
una battaglia furibonda, la resa di tutti i conti
e soprattutto
un panorama, dal lato degli eroi, a cui non si è abituati: tante
slayer in una volta!
Se ci pensiamo, la regola che sanciva l'esistenza di una sola slayer
alla volta era già stata "infranta" quando Buffy era
apparentemente morta, alla fine della prima stagione. Il suo cuore si
fermò per pochi istanti, per poi essere rianimata dai suoi amici.
Ma quei pochi istanti di morte momentanea furono sufficienti per "aggirare"
la regola imposta dagli stregoni di millenni or sono:
la
cacciatrice non era più da sola, un'altra era comparsa. Dalla
momentanea morte di Buffy venne attivata Kendra, che morì
poco dopo e venne sostituita da Faith.
Buffy fu aiutata davvero solo per poco, perché Faith si rivelò
quasi subito inaffidabile e doppiogiochista. La regola venne aggirata,
quindi, ma Buffy restò, di fatto, comunque sola, almeno moralmente:
tutto il peso della missione continuò a gravare sulle sue sole
spalle, togliendole la possibilità, come ogni eroe che si rispetti,
di avere una vita serena e tranquilla, come tutte quelle della sua età.
Ora la stirpe della slayer si è risvegliata in toto, e la lotta
le vede prevalere. Il piano di Buffy ha funzionato, e la regola che
l'ha sempre condannata a portare avanti da sola la missione è
stata infranta. Sarà Spike, grazie all'amuleto portato
a Buffy da Angel, a chiudere la bocca dell'inferno, portando
la luce del sole nei meandri del "
sottomondo"
e ad annientare quel poco che resta dell'armata di "The First",
decimata dalle cacciatrici.
Spike si sacrifica e dice a Buffy di uscire insieme agli altri e di
allontanarsi: lui intende restare e chiudere la bocca dell'inferno grazie
al medaglione, sacrificando se stesso pur di farlo. Buffy lo saluta
con un "I love you", al
quale Spike risponde:
"No, you don't. But
thanks for saying it"
("No, non mi ami,. Ma grazie per averlo detto").
Buffy scappa dalla grotta che sta franando, mentre
Spike brucia a causa dello stesso sole che sta portando all'interno
della bocca dell'inferno
e muore. I nostri eroi fuggono da una
Sunnydale che sta franando
e al posto della quale resterà
un enorme cratere apocalittico. Sunnydale non esiste più, perché
il crollo della bocca dell'inferno ha portato con sé anche la
cittadina sovrastante.
Ho
trovato un piccolo, grande difetto in questo finale: Anya è
stata trattata in una maniera davvero barbina. Non metterò in
dubbio la correttezza o meno della decisione di uccidere il suo personaggio
in coincidenza della fine della serie: credo che, al contrario di quello
di Willow, non ci fosse la minima intenzione di portare il personaggio
di Anya nella serie Angel, come occasionale o meno occasionale guest-star,dopo
la fine di Buffy. Anya aveva forse già dato tutto quello che
poteva dare, con il suo instancabile, cinico e caustico sarcasmo. Forse
era la cosa più giusta da fare, e di sicuro qualche perdita dal
lato dei buoni non ha fatto altro ( e credo che quella fosse l'intenzione)
che dare ulteriore pathos e senso di asprezza a questo scontro: se la
lotta è davvero quella finale, la più dura mai affrontata,
anche i buoni devono subire perché questo sia credibile. Ma comunque
trovo che la morte di Anya sia avvenuta quasi in sordina: pugnalata
alle spalle in pochi secondi e poi mai più inquadrata fino a
quando non si intravede il suo cadavere in mezzo alle rovine della scuola,
che sta crollando dietro ai nostri eroi in fuga.
Dopo averci regalato l'ennesima battuta ironica come solo lei sa fare,
proprio pochi istanti prima di affrontare i sicari di "The First",
Anya meritava qualcosa di più. Diciamo che la sua
morte
sarebbe stata un'idea molto buona, se non fosse stata rovinata un po'
da questa fretta nell'affrontarla e nel passare oltre.
Spike, invece, nonostante subisca un triste destino
che ha messo sicuramente un po' di magone in tutti noi fan, si è
visto maneggiare stupendamente dagli sceneggiatori nell'arco di tutti
e sei gli anni di show ai quali ha partecipato, fino all'ultimo secondo.
Nonostante anche io abbia un gran nodo alla gola per questa sua triste
fine, devo dire che è un'idea che calza a pennello e che rappresenta
un giusto epilogo per questo personaggio che tanto si è evoluto
nello show, passando da subdolo e cattivo a buono per forza, per poi
arrivare alla vera bontà grazie all'anima che ha ottenuto per
amore di Buffy.
Uno dei personaggi più affascinanti della serie. Forse anche
inaspettatamente per gli stessi produttori e sceneggiatori, quando all'inizio
lo avevano creato come avversario di Buffy. Ora Spike finisce quello
che le cacciatrici hanno iniziato, e compie un miracolo: chiudere la
bocca dell'inferno grazie alla sua anima e all'amuleto che Buffy gli
ha dato. Non è dato sapere se Buffy abbia detto "I love
you" a Spike solo perché lui era in punto di morte o
se, invece, lo abbia inteso davvero. Non ric
everemo
mai una risposta in questo senso, e lo scetticismo di Spike riguardo
alla manifestazione dei sentimenti di Buffy è la prova che Whedon
voleva lasciarci proprio il dubbio su questo punto. Ma quel che conta
non è solo questo: conta anche ricordarsi da dove Spike è
partito, all'inizio della seconda stagione, e dove è arrivato
in questo finale stupendo: un personaggio poliedrico che hanno saputo
gestire, giostrare e rigirare da capo a piedi con una maestria inaspettata
e continua. Pensare allo Spike assieme alla perfida Drusilla e allo
Spike di "Chosen" (titolo dell'ultima puntata della
serie, appunto) fa subito venire in mente come solo il look esterno
del personaggio sia rimasto lo stesso, mentre il punto di partenza e
quello di arrivo di ciò che c'è dietro, se paragonati,
sono davvero antitetici.
Questa conclusione mi ha davvero colpito. E per
un aspetto prima di tutto: è un finale in cui la soluzione per
la vittoria è qualcosa che
non
mi sarei mai aspettato. Non c'è cosa migliore, per un fan di
un'opera televisiva, cinematografica o letteraria, che il farsi stupire
positivamente da quello che vede, sente, legge in quello che è
la sua passione: noi piccoli amanti della serie "Buffy the Vampire
Slayer" siamo stati abituati da subito e così totalmente
al fatto che la cacciatrice potesse essere solo una, o al massimo un
paio (concediamolo) a causa di un plausibile incidente di percorso e
fatalità, da dare questo dato totalmente per assodato. Faith,
e Kendra prima di lei, erano e restavano una stranissima ma scusabile
eccezione all' incontrovertibile regola con cui la serie era nata. Credo
di avere una capacità di fantasticare più che discreta
rispetto alla media nazionale (da buon amante della sci-fi non posso
che cavarmela sotto questo aspetto), ma nonostante questo non avrei
mai pensato che la fine di Buffy potesse sovvertire, per di più
su larga scala e dietro espressa intenzionalità, quella regola
cui ero stato abituato.
La trovo una soluzione geniale nella sua estrema semplicità.
E quello che Willow compie non è solo un
incantesimo per
attivare
un esercito di cacciatrici e riequilibrare le parti in lotta: è
la soluzione al cruccio dell'eroe che è da sempre, per antonomasia,
condannato dal suo stesso potere alla privazione e alla solitudine.
Non chiediamoci perché gli stregoni di millenni prima avessero
scelto di fare esistere una sola cacciatrice alla volta: non riusciremmo
a darci una spiegazione razionale, per quanto la cercassimo, semplicemente
perché la missione di annientare il male sarebbe stata, come
è logico, più efficacemente compiuta da una squadra di
slayer piuttosto che da una sola.
Così come sarebbe stata più efficace se il potere della
cacciatrice fosse stato più grande di quello che abbiamo visto
nello show. L'unica spiegazione è che l'eroe è tale quando
le sue sono caratteristiche fisiche e psicologiche peculiari, uniche
e non comuni, ed il suo fascino viene anche e soprattutto dal fatto
che l'eroe è essenzialmente solo nella lotta. Così come
il fascino della lotta che l'eroe conduce viene dal fatto che le potenzialità
di
questo
siano grandi, ma limitate allo stesso tempo; ciò per evitare
che l'esito degli scontri sia scontato e la vittoria troppo facile.
Quando la lotta è impari e l'eroe vince ugualmente, di fondo
c'è molto più pathos e soddisfazione nella vittoria. Molta
più partecipazione dello spettatore. Chiamiamolo "sano e
giusto dovere di copione", perché il personaggio e la sua
causa possano bucare il video.
La bocca dell'inferno è chiusa, Sunnydale
non c'è più, "The First" è stato fermato.
Buffy e compagnia scendono dall'autobus che li ha messi in salvo dal
crollo. Contemplano il cratere che giace là dove prima c'era
Sunnydale
Willow: "We changed
the world! I can fell them, Buffy. All over. Slayers are awakening everywhere"
("Abbiamo cambiato il mondo! Le sento, Buffy. Ovunque. Le cacciatrici
si stanno risvegliando dappertutto").
Faith
chiede retoricamente: "Hey, you are not the one and only chosen
anymore. It's time to live like a person. How does that feel?"
("Ehi, non sei più la sola e unica prescelta. È ora
di vivere come una persona. Come ci si sente?").
Ma la domanda di Faith, che per lei stessa può
davvero restare retorica ( dato che non ha quasi mai partecipato o sentito
sua la missione che avrebbe dovuto portare avanti, avendo sempre vissuto
il suo potere di slayer più che altro come una sorta di rivalsa
verso il mondo intero), non è così scontatamente retorica
per Buffy che, mentre contempla il silenzioso e desolante cratere lasciato
dalla battaglia, resta in silenzio e sorride.
Dal suo sorriso e dal suo sguardo si può capire una cosa sola:
finalmente si apre davanti a lei un mondo la cui salvezza e la cui protezione,
se mai ce ne dovesse essere ancora bisogno, non graveranno comunque
p
iù
sulle sue sole spalle, ma verrà retto da tutte quelle come lei.
La missione di Buffy, se mai continuerà (e pare di no, visto
che nel fumetto di J. Whedon "Fray", ambientato nel
futuro, verrà detto che questa di "Chosen" resterà
la battaglia conclusiva per secoli e secoli), non sarà più
solo sua e lei non sarà davvero più sola.
Buffy potrà davvero dedicarsi alla sua vita, qualsiasi cosa lei
voglia fare. Se l'essenza dell'eroe è data anche e soprattutto
dalla sua unicità, dalla s
ua
rarità
ebbene, Buffy non è più né
unica né rara. Lei ha compiuto il suo ciclo, e non è più
un'eroina. Ha perso questo suo ruolo, diventando un piccolo numero nella
grande mischia. È questo risvolto della puntata "Chosen"
(che vuol dire, appunto, "Prescelta" o "Prescelte"),
più fra le righe che palese, che fornisce a questo finale un
senso di vera conclusione, di epilogo del personaggio e della sua "liberazione".
La missione è compiuta ed il potere è una dannazione dalla
quale Buffy è sfuggita, condividendolo con altre.
È davvero il tempo di cominciare a vivere come una persona, da
ora in poi.